Orim a Ecomondo 2026, nuovi impianti e materie prime critiche: "Dal rifiuto una risorsa per l'industria"
Dai catalizzatori esausti ai metalli preziosi, dalla grafite dei sistemi di accumulo al silicio dei pannelli fotovoltaici. Il recupero delle materie prime critiche è una delle sfide su cui si gioca il futuro dell'economia circolare e ORIM punta a rafforzare il proprio ruolo in un settore sempre più strategico. A Ecomondo 2026, la manifestazione di Rimini dedicata alla green economy, l'azienda maceratese ha raccontato i progetti in corso, gli investimenti e le prospettive di sviluppo, senza trascurare temi come la sicurezza della filiera e l'innovazione tecnologica. Una presenza che si rinnova da 29 anni, fin dalla prima edizione del 1997, quando la manifestazione si chiamava ancora Ricicla. «Siamo tra i fondatori di questa manifestazione, che sta diventando sempre più importante a livello mondiale», ricorda Alfredo Mancini, fondatore e amministratore delegato di ORIM. «Siamo passati da una fase in cui trattavamo i rifiuti soltanto in un'ottica di smaltimento a una in cui cerchiamo di recuperare il valore contenuto in ogni materiale. Con la vecchia filosofia dell'usa e getta distruggevamo una montagna di valore». ORIM amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione nel settore del riciclo e del riuso, presentando a Ecomondo un progetto dedicato al recupero di platino, palladio e rodio dai catalizzatori automobilistici esausti, con l’obiettivo di rafforzare la filiera italiana e ridurre la dipendenza dall’estero. Tra i momenti centrali della partecipazione alla fiera, il convegno del 3 novembre organizzato insieme all’Università degli Studi dell’Aquila e ad altre realtà industriali, durante il quale è stato presentato il processo idrometallurgico brevettato Gold-REC 2, sviluppato dall’ateneo abruzzese e validato da ORIM in condizioni rappresentative di scala pilota. La tecnologia consente di recuperare i tre metalli preziosi, con percentuali di recupero raggiunte in laboratorio pari rispettivamente al 92% per il platino, al 99% per il palladio e al 73% per il rodio. Ma il progetto si inserisce in una strategia industriale più ampia. Roberta Vecchiola, ingegnere chimico e responsabile delle operazioni di recupero di ORIM, illustra lo sviluppo dei nuovi impianti destinati alle materie prime critiche: «Abbiamo iniziato con due calcinatori che recupereranno metalli non ferrosi dai rifiuti e stiamo terminando il terzo forno, dedicato ai metalli preziosi, come platino, palladio e rodio». L'azienda ha inoltre ottenuto il primo riconoscimento End of Waste, che consente a un materiale recuperato di cessare di essere qualificato come rifiuto e di rientrare nella filiera produttiva come risorsa. A questo si aggiungono due progetti europei: uno dedicato al recupero della grafite e del rame dagli scarti di lavorazione delle batterie, l'altro, denominato Circular, al recupero di silicio e argento dai pannelli fotovoltaici. L'obiettivo è reintrodurre questi materiali nei rispettivi cicli produttivi, riducendo il ricorso alle materie prime estratte dalle miniere. A sostenere le prospettive di crescita c'è anche l'investimento di Xenon, fondo che opera nell'economia circolare italiana. Georg von Kriegsheim spiega le ragioni della scelta: «ORIM è una società unica in Italia e tra le poche in Europa a recuperare metalli preziosi e non ferrosi da materiali complessi come i catalizzatori esausti. È un target ideale per creare un'entità più importante a livello europeo e mondiale». La strategia punta alla costruzione di un gruppo industriale attraverso acquisizioni e investimenti diretti. «Abbiamo investito oltre 10 milioni di euro in questo nuovo impianto, proprio per creare una società tra le poche al mondo che sanno fare questo mestiere», aggiunge von Kriegsheim. Sullo sfondo c'è anche la questione dell'autonomia europea nell'approvvigionamento delle materie prime critiche, oggi fortemente dipendente dai mercati esteri. Tra i temi affrontati da Mancini anche la sicurezza nella gestione dei rifiuti. L'amministratore delegato ha recentemente inviato una lettera aperta ai clienti per richiamare l'attenzione sulla responsabilità degli operatori lungo tutta la filiera, con particolare riferimento alla normativa Seveso. «Su 10.650 aziende che in Italia gestiscono rifiuti, soltanto 27 operano secondo questa normativa», afferma Mancini, sottolineando l'importanza di scegliere partner che garantiscano adeguati standard di sicurezza e formazione del personale. Un'altra questione riguarda l'intelligenza artificiale, rispetto alla quale Mancini esprime una posizione di cautela, soprattutto per la tutela della proprietà intellettuale e del know-how industriale. «Il problema fondamentale è la garanzia della proprietà intellettuale. Dopo cinquant'anni di studi, ho costruito questo impianto anche perché sono stato rigidissimo nel condividere le informazioni».L'AI, tuttavia, può offrire applicazioni concrete, soprattutto nelle attività amministrative ripetitive, come la gestione dei formulari di identificazione dei rifiuti (FIR). Completa il quadro il Bilancio di Sostenibilità 2025, appena concluso e presentato a Ecomondo. Come spiega Giacomo Mariani, responsabile del sistema di gestione integrata, quest'anno ORIM ha scelto di rafforzare la propria rendicontazione, introducendo uno strumento più strutturato rispetto ai report realizzati negli anni precedenti. Il documento, disponibile gratuitamente sul sito aziendale, è stato sviluppato coinvolgendo anche gli stakeholder attraverso un percorso di confronto e raccolta di osservazioni. Dalla ricerca ai nuovi impianti, dagli investimenti alla responsabilità ambientale, la direzione indicata da ORIM è quella di trasformare sempre più il recupero in una risorsa industriale. Con una sfida che riguarda non soltanto le singole aziende, ma la capacità dell'Europa di valorizzare i materiali che già possiede, riducendo la dipendenza dalle forniture estere.

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