Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione.
Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili.
«Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare».
Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness.
È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria.
Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora».
Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire».
Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere.
E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi.
«Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata».
Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.
Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione.
Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili.
«Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare».
Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness.
È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria.
Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora».
Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire».
Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere.
E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi.
«Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata».
Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.
Una donna di 38 anni è stata investita questo pomeriggio a Sforzacosta, mentre stava attraversando la strada insieme a un uomo. L'incidente si è verificato intorno alle 17:30 in via Borgo Sforzacosta, all'altezza del Caffè Dino e Dina.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli agenti della polizia locale di Macerata, i due pedoni stavano attraversando la strada quando sono stati travolti da un'auto, condotta da un uomo di 57 anni, che aveva appena svoltato da via Natali.
Ad avere la peggio è stata la donna, soccorsa sul posto dal personale sanitario intervenuto con il 118 e successivamente trasferita all'ospedale di Torrette di Ancona, dove è arrivata intorno alle 19:30 in gravi condizioni.
Anche l'uomo che si trovava con lei è stato colpito dalla vettura. Dopo essere stato soccorso, ha però rifiutato il trasferimento in ospedale. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i sanitari, la polizia e la polizia locale, impegnata anche nella gestione della viabilità. L'investimento ha, infatti, provocato pesanti ripercussioni sul traffico, con code che si sono formate fino alla superstrada.
Per consentire le operazioni di soccorso e limitare ulteriori rallentamenti, la polizia locale ha deviato i mezzi in direzione di Piediripa. Restano in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell'incidente.
La chiusura delle gallerie di Pioraco sulla SS 361 Septempedana è destinata a proseguire fino alla fine di ottobre e i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata alzano il livello della protesta. Matteo Cicconi, Pietro Tapanelli e Vincenzo Felicioli contestano le modalità con cui Anas sta gestendo i lavori e chiedono che venga garantito il transito continuativo sulla strada, annunciando, in caso contrario, il ricorso alle sedi giudiziarie competenti.
Il provvedimento, inizialmente previsto per il periodo dal 14 al 25 settembre, era stato disposto per consentire il completamento dei lavori di unione tra le gallerie "Scoglio del Paradiso" e "della Cartiera". La nuova proroga porta invece le limitazioni fino alla fine di ottobre, prolungando ulteriormente i disagi per le comunità dell'Alta Valle del Potenza.
Secondo i tre sindaci, la decisione sarebbe stata comunicata senza un preventivo confronto istituzionale. La vicenda, ricordano, affonda le proprie radici nel distacco roccioso dell'autunno 2021, quando alcuni massi caddero sulla carreggiata colpendo un'automobile. Da allora, quello che avrebbe dovuto essere un intervento risolutivo si è protratto nel tempo tra ritardi nell'acquisizione dei casseri, periodi di stallo dei cantieri e successive proroghe delle scadenze.
La chiusura notturna della strada rappresenta un problema particolarmente rilevante per il territorio. La SS 361 è infatti il principale collegamento della vallata e l'unico accesso stradale diretto a Pioraco, oltre a costituire un collegamento fondamentale per Sefro e Fiuminata. Le limitazioni alla circolazione nelle ore notturne incidono, secondo i primi cittadini, sui turni serali e notturni degli addetti alle attività industriali del polo cartario, sul rientro delle famiglie e sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a ricorrere a percorsi alternativi.
A guidare la protesta è il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, che contesta soprattutto l'ulteriore allungamento dei tempi: "Siamo stanchi di subire la totale indifferenza per le comunità montane. Avevamo concordato due settimane di sacrificio dal 14 al 25 settembre per chiudere una partita aperta nel novembre 2021. Apprendere solo per vie traverse che la chiusura notturna slitterà fino a fine ottobre costituisce un insulto al nostro senso civico e alla lealtà istituzionale".
Cicconi ribadisce quindi la necessità di una soluzione che permetta di mantenere aperta la strada: "La SS 361 non è un cantiere sperimentale abbandonato a sé stesso: è l'unica via d'accesso a Pioraco. Non accetteremo più rinvii, né chiusure di nessun tipo, né di giorno né di notte. Non lasceremo i nostri borghi ostaggio di un cantiere eterno".
Dura anche la posizione del sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, che parla di una situazione legata a una programmazione che, a suo giudizio, non sarebbe stata adeguata: "Abbiamo dimostrato comprensione negli anni scorsi, riconoscendo che i lavori di consolidamento fossero necessari dopo l'evento franoso del 2021. Oggi però siamo di fronte a una totale incapacità di programmazione".
Il primo cittadino di Fiuminata contesta anche le modalità di comunicazione delle decisioni: "Dilatare i tempi all'infinito e farlo comunicando le decisioni all'ultimo minuto significa paralizzare l'intera economia locale". Da qui la richiesta ad Anas di intervenire per garantire la continuità della circolazione: "L'Alta Valle del Potenza non è una periferia dimenticata: o si adotta all'istante un modello operativo che mantenga aperta la carreggiata senza alcuna interruzione, oppure chiameremo la magistratura a fare piena luce su ritardi, varianti e responsabilità contrattuali".
Il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli parla invece di "pazienza finita", dopo anni di modifiche ai cronoprogrammi e periodi di stallo. "Non è ammissibile che per collegare due gallerie e mettere in sicurezza poche decine di metri si impieghino anni di transito a singhiozzo e si chieda ancora di chiudere la strada", afferma.
Tapanelli chiede quindi la revoca immediata dei blocchi alla circolazione notturna e soluzioni tecniche compatibili con il transito continuo. "Il diritto alla mobilità non si svende. Il comportamento dei vertici di Anas è ingiustificabile sotto il profilo tecnico e amministrativo", sostiene il sindaco, annunciando anche possibili iniziative legali: "In caso contrario, affiancheremo la protesta civile con ogni azione legale consentita dalla legge: presenteremo un esposto per interruzione di pubblico servizio e chiederemo il risarcimento dei danni arrecati ai nostri territori".
I tre sindaci chiedono infine la convocazione immediata di un tavolo di crisi in Prefettura, alla presenza dei dirigenti regionali e nazionali di Anas. La richiesta è quella di ottenere garanzie formali sul mantenimento del transito e sulla conclusione definitiva dei lavori. "Nessuna nuova proroga sarà accettata", ribadiscono i primi cittadini, avvertendo che, in assenza di risposte, la vertenza approderà nelle aule giudiziarie competenti.
È finito in carcere un 56enne residente a Civitanova Marche, nei cui confronti il Tribunale di Macerata ha disposto l’aggravamento della misura cautelare dopo una serie di violazioni delle prescrizioni legate al braccialetto elettronico. L’uomo era sottoposto, dalla fine di agosto, al divieto di avvicinamento alla madre, persona offesa, con l’applicazione del dispositivo.
Nel corso delle settimane successive, però, avrebbe più volte violato le prescrizioni, rendendosi irreperibile e sottraendosi ai controlli della polizia di Stato. In una delle circostanze contestate, dopo essere stato informato che la batteria del dispositivo era scarica, si sarebbe rifiutato di metterlo in carica, arrivando a dire agli operatori: "Io non sto alle vostre dipendenze. Venitemi ad arrestare".
Durante la notte l'uomo si era poi reso irreperibile. Il mattino seguente avrebbe riferito di aver lasciato il dispositivo mobile collegato al sistema di controllo all'interno di un night club di un comune limitrofo, dove lo aveva lasciato in carica, impedendo di fatto il monitoraggio della sua posizione.
Nonostante un successivo richiamo formale del Tribunale al rispetto delle prescrizioni e all'obbligo di mantenere la costante reperibilità telefonica, il 56enne avrebbe nuovamente spento il cellulare, risultando irreperibile. Gli accertamenti condotti dagli investigatori del Commissariato di pubblica sicurezza di Civitanova Marche hanno inoltre evidenziato che l'unità mobile risultava scarica e non più sincronizzata con il braccialetto elettronico.
La situazione aveva reso necessario anche rafforzare la vigilanza presso l'abitazione della madre, ultraottantenne, per garantirne la sicurezza. Alla luce delle reiterate violazioni e dell'impossibilità di assicurare il controllo attraverso il dispositivo elettronico, il Tribunale di Macerata ha disposto la sostituzione della misura dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento con la custodia cautelare in carcere.
Il provvedimento è stato eseguito nella serata di ieri dagli agenti dell'Ufficio anticrimine del Commissariato di Civitanova Marche. Il 56enne è stato accompagnato nella casa circondariale di Montacuto, dove è stato posto a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Non si ferma all'alt dei carabinieri e, anziché arrestare la marcia, accelera e tenta di allontanarsi. È scattato così un inseguimento lungo la Strada Statale 77, terminato dopo alcuni chilometri con il conducente bloccato dai militari.
L'episodio è avvenuto durante un normale servizio di controllo del territorio svolto dai Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Camerino.
Secondo quanto riferito dai militari, il protagonista della vicenda è un 43enne originario di San Severino Marche e residente a Serravalle di Chienti, che si trovava alla guida della propria Fiat Panda.
L'uomo, durante il controllo lungo una strada del territorio camerte, non avrebbe rispettato l'alt imposto dai carabinieri. Di fronte alla richiesta di fermarsi, invece di accostare, avrebbe accelerato allontanandosi a velocità sostenuta e immettendosi sulla Statale 77.
A quel punto è scattato l'inseguimento. I militari hanno seguito l'autovettura per alcuni chilometri, fino a riuscire a raggiungerla e a bloccarla in condizioni di sicurezza.
Al termine degli accertamenti, il 43enne è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica con l'ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Nei suoi confronti è stato inoltre disposto il ritiro immediato della patente di guida, finalizzato alla successiva sospensione. La vicenda è ora all'attenzione dell'autorità giudiziaria.
Ci sono annunci politici che arrivano con il fragore della novità e poi, andando a scavare appena sotto la superficie, si scopre che la novità era già lì. Magari da qualche anno. A volte da qualche decennio.
È un po' quello che sta succedendo in questi giorni con Giorgia Meloni, il tetto agli studenti stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab a scuola.
La premier, alla festa di Gioventù Nazionale, ha annunciato che in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe e per vietare a scuola burqa e hijab, parlando anche dell'obbligo per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di imparare l'italiano.
Un annuncio bello carico. Poi, però, arrivano le carte.
Il famoso 30 per cento degli stranieri in classe esiste già dal 2010. Non è una scoperta dell'altro ieri e nemmeno un'idea partorita nelle stanze di Palazzo Chigi dopo il caldo dell'estate. È scritto nella circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010, che fissava proprio quel limite come criterio ordinario per la composizione delle classi. Lo scriveva allora lo stesso Ministero dell'Istruzione, nero su bianco.
Certo, una circolare non è una legge. Ed è proprio questo l’argomento del governo: secondo il ministro Giuseppe Valditara, il limite non è stato applicato efficacemente e ora serve una norma con forza di legge. Anche i presidi hanno ricordato che una circolare non ha valore cogente e che il problema, soprattutto nelle scuole di quartiere, è come applicare concretamente il tetto.
Ma il punto resta: il 30 per cento non nasce oggi.
E nelle Marche il tema non è affatto astratto. Secondo i dati dell’Ufficio scolastico regionale per il 2026/27, nella provincia di Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana: 7.114 studenti su 38.804, la percentuale più alta tra gli ambiti territoriali marchigiani. La media regionale è del 15,57%.
Il dato, però, va letto insieme a un’altra informazione: 191 delle 208 istituzioni scolastiche marchigiane sono sotto la soglia del 30%. Le sedi che la superano sono 17, cinque delle quali sono CPIA, cioè centri per l’istruzione degli adulti.
Poi c’è il capitolo del velo. E qui serve un piccolo corso accelerato di vocabolario.
Hijab, niqab e burqa non sono la stessa cosa. L’hijab copre i capelli e lascia scoperto il volto; il niqab copre anche il volto, lasciando normalmente visibili gli occhi; il burqa copre integralmente corpo e volto.
La distinzione non è secondaria, perché nelle cronache sull’annuncio di Meloni si sono alternati riferimenti a burqa e hijab e, in altre ricostruzioni, a burqa e niqab.
E anche qui la novità va maneggiata con cautela. Il problema del volto coperto non è comparso nel settembre 2026: l’Italia dispone dal 1975 di una norma generale sull’identificabilità delle persone nei luoghi pubblici. Il tema della sua applicazione a burqa e niqab è discusso da anni. L’hijab, invece, lascia scoperto il volto ed è un’altra questione.
A questo punto entra in scena l’altro elemento politico del racconto: Roberto Vannacci e lo spazio a destra di Fratelli d’Italia.
Il 4 settembre un sondaggio YouTrend per Sky TG24 attribuiva a Futuro Nazionale il 7,9%, contro il 7,1% di Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia era al 26,5%. Un dato che fotografa un consenso rilevato in quel momento, non una previsione elettorale.
È quindi inevitabile che l’annuncio di Meloni venga letto anche alla luce della competizione politica a destra. Immigrazione, identità, integrazione, sicurezza e scuola sono infatti temi sui quali Vannacci ha costruito una parte importante della propria proposta politica.
E lo stesso Vannacci, dopo l’annuncio della premier, si è detto «assolutamente d’accordo» con i provvedimenti, aggiungendo però che sarebbero dovuti arrivare anni fa.
Perché annunciare come una nuova battaglia qualcosa che in parte esiste già? Perché trasformare una vecchia circolare in una nuova bandiera politica? Perché riprendere il tema del volto coperto come se l'Italia fosse improvvisamente diventata un Paese senza strumenti normativi per affrontarlo?
La comunicazione politica non serve soltanto a cambiare le regole. Serve anche a dire agli elettori da che parte stai.
E quando scegli di parlare proprio di stranieri nelle classi, di burqa, di integrazione, di identità e di "bambini italiani diventati minoranza", stai scegliendo un terreno politico. E quel terreno, oggi, è esattamente quello sul quale Vannacci sta cercando di costruire la propria casa.
Ed è qui che la faccenda smette di essere soltanto una discussione sul burqa o sugli studenti stranieri. Diventa una discussione sul modo in cui la politica costruisce le proprie emergenze.
Perché forse il vero obiettivo non è soltanto dire cosa farà il governo.Forse è anche ricordare chi è il governo a quegli elettori che cominciano a guardare qualche centimetro più a destra di Fratelli d'Italia.
Coincidenza? Può darsi. Ma in politica, quando le coincidenze iniziano a presentarsi tutte insieme, almeno una domanda vale la pena farsela.
A chiudere il discorso è arrivato poi il presidente Sergio Mattarella, che ad Amatrice ha ricordato come “la scuola è la più efficace leva di integrazione”, richiamando anche l’articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”. Parole che, nel pieno del dibattito sul tetto agli studenti stranieri, suonano come un richiamo alla funzione della scuola: includere, non alzare barriere, produrre coesione sociale.
Sorpresi mentre vendevano una dose di cocaina a un residente del posto: due 46enni finiscono in manette a Recanati. L'operazione è stata condotta nella notte dai Carabinieri della Stazione locale nell'ambito di un servizio mirato al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti.
I militari hanno sorpreso e bloccato in flagranza di reato i due soggetti, un uomo originario di Cerignola e un cittadino tunisino residente a Senigallia, entrambi già noti alle forze dell'ordine, proprio nell'atto di cedere un grammo di cocaina all'acquirente.
La successiva perquisizione scattata a bordo della Fiat Bravo in uso ai due ha permesso di far scattare il sequestro. All'interno del veicolo i Carabinieri hanno rinvenuto altri 5,82 grammi di cocaina già divisi in dosi, un bilancino di precisione utilizzato per il confezionamento dello stupefacente e la somma contante di 200 euro, considerata il guadagno dell'attività illecita.
Su disposizione dell'autorità giudiziaria, i due arrestati sono stati trasferiti nelle camere di sicurezza delle Stazioni dei Carabinieri di Recanati e Porto Recanati, in attesa dell'udienza di convalida.
Principio d'incendio all'interno di un'azienda in via dell'Artigianato, a Montecassiano. L'allarme è scattato poco prima delle ore 16:00, quando, per cause ancora in corso di accertamento, le fiamme hanno avvolto il filtro di aspirazione dei fumi collegato a un macchinario per il taglio laser. La combustione ha generato del fumo all'interno del capannone, spingendo il personale presente a richiedere l'intervento immediato dei soccorsi.
Sul posto è giunta tempestivamente una squadra dei Vigili del Fuoco del comando centrale di Macerata. Gli operatori hanno domato l'incendio prima che le fiamme potessero propagarsi al resto della struttura o ad altri macchinari vicini. Successivamente, i pompieri hanno provveduto alla bonifica del filtro interessato e alla completa messa in sicurezza dell'area aziendale.
Non si registrano feriti né persone intossicate tra i lavoratori presenti al momento dell'incendio.
Secondo il quadro emerso dall’elaborazione dei dati Istat di Ires Cgil, diminuisce il numero degli occupati nelle Marche nel secondo trimestre del 2026. Sono 651 mila le unità presenti, lo 0,4% in meno (circa 3000 occupati) rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa della diminuzione continua della popolazione in età attiva.
A salire è però il tasso di occupazione, che si attesta al 67,8% cresciuto dello 0,7% rispetto a quello dello scorso anno (67,1%). Un dato più alto sia della media nazionale (63,4) che di quella del centro Italia (67,7%).
Il tasso di occupazione (percentuale) può infatti vedere un aumento anche se il numero assoluto dei lavoratori diminuisce. Ciò a causa del fatto che la percentuale è calcolata rispetto alla popolazione in età lavorativa: se a causa di fattori quali l'invecchiamento e il calo demografico (che interessano anche le Marche) essa diminuisce più velocemente rispetto ai posti persi, il rapporto percentuale aumenta, anche se gli occupati effettivi sono meno.
Gli autonomi subiscono il crollo più grande, con una diminuzione di 38 mila unità (-25,1%), passando dai 150 mila del 2025 ai 112 mila del 2026.
I dipendenti, invece, osservano un aumento del 7%. Rispetto al 2025, infatti, passano da 503 mila a 538 mila.
Relativamente ai settori produttivi, quello che ha subito una frenata maggiore è quello delle costruzioni, che scende di 7 mila occupati (-17%), seguito da commercio, alberghi e ristoranti che hanno subito una diminuzione di occupati del 4,4%.
Un dato positivo, al contrario, lo vede l’agricoltura, che passa dai 10 mila occupati del 2025 ai 13 mila del 2026, osservando un incremento del 34,8%.
I disoccupati vedono un crollo di 8 mila unità (-19,2%), di molto superiore rispetto alla media nazionale che si attesta a -9,8%, di pari passo al tasso di disoccupazione che passa dal 5,9% al 4,9% (la media nazionale passa dal 6,6% al 5,9%).
Osservando il fenomeno attraverso la lente del genere è possibile notare che l’aumento di occupazione maschile di 11 unità rispetto al 2025 (+3,1%) non riesce a sopperire alla diminuzione delle occupate donne, che scendono di 13 mila unità (-4,4%), passando da 301 mila a 288 mila. Queste ultime subiscono una diminuzione del tasso di occupazione del 1,5%.
Simile la situazione degli inattivi, dove le donne vedono un aumento di 13 mila unità (dell’8,9%) mentre gli uomini scendono di 12 mila unità (-10,8%).
Sotto questo punto di vista, positivo il dato relativo ai disoccupati (che segue quello generale della regione), dove le donne diminuiscono del 32%, con un tasso di disoccupazione ad esse relativo che scende dell’ 1,9%.
Stretta sull'utilizzo dell'acqua potabile. Dopo un’estate particolarmente calda e siccitosa, gli acquiferi che alimentano la rete idrica sono in sofferenza e il Comune di Macerata corre ai ripari con un’ordinanza che limita gli utilizzi non essenziali della risorsa.
Il provvedimento, firmato dal sindaco Sandro Parcaroli, è in vigore con decorrenza immediata e resterà valido fino al 15 novembre 2026. La decisione arriva dopo la segnalazione dell’A.P.M. – Azienda Pluriservizi di Macerata, gestore del servizio idrico, che ha evidenziato la situazione degli acquiferi e chiesto all’amministrazione comunale di intervenire per contenere i consumi.
L’obiettivo è garantire la disponibilità dell’acqua per i bisogni primari e prevenire una situazione di crisi idrica. Per questo l’ordinanza introduce una serie di divieti per l’utilizzo dell’acqua proveniente dal pubblico acquedotto.
In particolare, "è vietato lavare cortili e piazzali, utilizzare acqua potabile per il lavaggio domestico delle automobili, riempire piscine private e vasche da giardino, ornamentali e simili. Stop anche all'irrigazione di giardini e orti nella fascia oraria compresa tra le 6 e le 22".
Non si tratta dunque di un divieto generalizzato all'utilizzo dell'acqua, ma di una limitazione dei consumi considerati non strettamente necessari, con l'obiettivo di concentrare la risorsa sugli usi alimentari e igienici.
Il Comune invita inoltre i cittadini a prestare particolare attenzione agli sprechi. Tra le raccomandazioni c'è quella di controllare periodicamente il contatore, verificando che non continui a registrare consumi quando tutti i rubinetti sono chiusi: un'anomalia potrebbe infatti segnalare una perdita occulta.
Viene inoltre raccomandato di riparare tempestivamente anche le piccole perdite di rubinetti e sciacquoni e di installare i cosiddetti rompigetto, dispositivi che consentono di ridurre i consumi mantenendo un flusso d'acqua adeguato.
Il Comune suggerisce poi di limitare la ricarica degli sciacquoni, utilizzare lavatrici e lavastoviglie soltanto a pieno carico e preferire la doccia al bagno. Altri consigli riguardano le attività quotidiane: evitare di lasciare scorrere inutilmente l'acqua mentre ci si lava i denti o ci si rade, utilizzare l'acqua di lavaggio di frutta e verdura per innaffiare le piante e, quando possibile, recuperare anche l'acqua di cottura della pasta per il lavaggio manuale delle stoviglie.
A vigilare sul rispetto dell'ordinanza sarà la Polizia municipale, che potrà avvalersi del supporto del personale Apm.
Il provvedimento è immediatamente esecutivo ed è stato pubblicato all'Albo Pretorio online del Comune. La durata dell'ordinanza è fissata fino al 15 novembre, salvo eventuali successivi provvedimenti legati all'evoluzione della situazione della risorsa idrica.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso pieno sostegno alla misura annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un tetto al numero di alunni stranieri per classe.
"Voglio fare un plauso alla presidente Meloni e al governo, perché questo è un tema molto sentito che aspettava una risposta da tanto tempo", ha dichiarato Acquaroli, spiegando di aver raccolto negli anni le testimonianze di numerosi insegnanti in difficoltà nel gestire classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri.
Il tema ha aperto un fronte di tensione all'interno del centrodestra marchigiano dopo le critiche mosse ieri da Daniele Silvetti, sindaco di Ancona (Forza Italia) e vicepresidente vicario dell'Anci, secondo cui le scuole avrebbero bisogno di "integrazione vera, autentica, e non di numeri".
Interpellato sul punto, Acquaroli ha preso le distanze dalla posizione del collega di partito: "Quella è la posizione personale di Silvetti e non c'entra niente con la posizione del centrodestra, che è compatta sul tema".
Il governatore ha poi ribadito la sua lettura della misura, sottolineando che introduce un riferimento amministrativo su una questione già molto sentita nelle scuole. Ha infine chiarito che, a suo avviso, il tema dell'integrazione resta distinto dalla capacità didattica dei docenti: "Credo che l'integrazione sia un fenomeno che non abbia nulla a che vedere con la capacità di insegnare bene nelle nostre scuole".
La gestione dei rifiuti in provincia di Macerata continua a far discutere e a preoccupare politica e residenti. A riaccendere i riflettori su una crisi oramai strutturale è Paolo Dignani, coordinatore del movimento Tolentino Civico 22, che denuncia lo stallo decisionale e il conseguente impatto economico sulle tasche dei contribuenti.
Una battaglia, quella sulla trasparenza dei servizi ambientali, che il gruppo porta avanti da tempo in Consiglio comunale attraverso le azioni dell'ex consigliere Massimo D'Este e che oggi vede arrivare «tutti i nodi al pettine». «Lo stallo sull’individuazione del nuovo sito provinciale e la necessità di conferire i rifiuti fuori territorio stanno facendo schizzare le tariffe TARI alle stelle, scaricando sui cittadini i costi dell'inconcludenza politica», accusa Dignani.
La situazione della discarica di Cingoli resta uno dei nodi principali: nonostante l’iter per l'ampliamento con una nuova vasca da 250mila metri cubi sia concluso, i tempi operativi si preannunciano lunghi e scontrano con la ferma opposizione del sindaco cingolano, contrario a nuovi invasi senza la precisa indicazione del sito che ne raccoglierà l'eredità. Un'indicazione che l'autorità d'ambito non ha ancora formalizzato, malgrado la graduatoria redatta dall'Università Politecnica delle Marche.
«Riteniamo ormai sterile lo scontro e il continuo rinfacciarsi le colpe tra destra e sinistra — prosegue il coordinatore di Civico 22 —. Il pericolo reale è che la gestione sia ormai talmente compromessa da rischiare il ricorso ai privati, cedendo una fetta significativa del servizio pubblico con pesanti conseguenze economiche per l'utenza».
Nel mirino dell'associazione civica finiscono anche i ritardi del passato, in primis la mancata realizzazione del biodigestore al Cosmari e la perdita dei relativi fondi Pnrr: «Un'occasione persa che avrebbe consentito di ammodernare l'impianto e ricavare risorse dalla vendita del biometano, evitando forse che il sito di Tolentino diventi oggi candidato ad ospitare il nuovo termovalorizzatore previsto dal piano regionale».
Con una stoccata ironica sulle recenti misure regionali, Dignani conclude assicurando che il movimento non abbasserà la guardia: «Continueremo a batterci per fermare i rincari in bolletta e impedire che l'incapacità della politica trasformi un patrimonio pubblico in una risorsa da svendere o in una minaccia per il territorio».
Una giornata dedicata alla prevenzione cardiovascolare con controlli gratuiti aperti a tutti. Sabato 26 settembre l’Unità Mobile di Prevenzione Sanitaria sarà presente nel piazzale del Centro Commerciale Val di Chienti, dove i cittadini potranno sottoporsi a uno screening cardiologico senza costi.
L’iniziativa è promossa dal Rotary Club di Macerata e dal Rotary Club Macerata "Matteo Ricci", in collaborazione con il Rotary International – Distretto 2090, con il supporto di Croce Verde e Croce Rossa.
Le attività si svolgeranno dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. A bordo dell’unità mobile saranno presenti il dottor Palpacelli e il dottor Luzi, direttore dell'UOC di Cardiologia di Macerata.
L'obiettivo è portare la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati quotidianamente dalla popolazione, favorendo l'accesso ai controlli e richiamando l'attenzione sull'importanza della salute cardiovascolare e della prevenzione dei fattori di rischio.
Lo screening rappresenta anche un'occasione per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita corretto, nell'ottica di una maggiore attenzione alla propria salute.
"La prevenzione è tanto più efficace quanto più riesce a raggiungere le persone nei luoghi della loro quotidianità spiegano i promotori –. Con questa iniziativa vogliamo offrire ai cittadini un’opportunità semplice e gratuita per dedicare attenzione alla propria salute e, allo stesso tempo, contribuire a diffondere una maggiore cultura della prevenzione".
L'appuntamento è aperto alla cittadinanza e rientra nelle attività attraverso cui il Rotary rinnova il proprio impegno sul territorio sui temi della salute, della prevenzione e della sensibilizzazione della comunità.
"Una politica che significhi anche cuore e sentimento": con queste parole il presidente dell'ATS XVIII Alessandro Gentilucci ha aperto ieri l'inaugurazione dei nuovi spazi del centro diurno dedicato ai malati di Alzheimer e demenza a Camerino, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell'Alzheimer.
Il centro, che porta il nome "Tempo alle famiglie", ha ampliato la propria capacità di accoglienza proprio pensando ai nuclei familiari coinvolti nella gestione della patologia. "È stata una straordinaria sinergia che ha messo insieme varie sensibilità, istituzionali, associative e private, per dare il segno di una operatività forte e concreta in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e proporre servizi di qualità", ha spiegato Gentilucci.
La struttura può oggi ospitare fino a 20 persone, assistite da personale qualificato, con attività pensate per stimolare la memoria e le capacità cognitive. Il presidente dell'ATS XVIII ha ricordato come il progetto si inserisca in un percorso avviato più di dieci anni fa, reso oggi ancora più necessario dall'invecchiamento della popolazione e dal conseguente aumento del rischio di patologie legate alla sfera cognitiva: un'esperienza che colloca l'ATS XVIII tra le più avanzate a livello regionale.
All'inaugurazione erano presenti numerosi sindaci del territorio, tra cui Roberto Lucarelli, primo cittadino di Camerino, che ha definito l'ampliamento "un punto importante per tutta la comunità", sottolineando come il servizio, già di eccellenza, si arricchisca ora di nuovi spazi e nuovi arredi, diventando "un fiore all'occhiello" per la città e per l'intero territorio.
Per la Regione Marche è intervenuto il presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui, che ha evidenziato il valore della collaborazione istituzionale: "Quando le istituzioni fanno rete e mettono al centro le persone e le famiglie, i progetti non restano sulla carta: crescono e diventano servizi concreti per la comunità".
Alla cerimonia hanno preso parte anche i rappresentanti degli altri enti e realtà che hanno contribuito al progetto: l'Unione Montana Potenza Esino Musone, con il presidente Denis Cingolani; l'AST 3, con il direttore sanitario Massimiliano Cannas; l'Università di Camerino; il GAL Sibilla; i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, FNP-CISL e UILP-UIL; la Fondazione Carima; l'AFAM; il Rotary Club Camerino; l'Inner Wheel Camerino e Micarelli Costruzioni.
Come ricordato dal direttore dell'ATS XVIII Valerio Valeriani, l'inaugurazione "non rappresenta un punto di arrivo ma una nuova partenza: è già in programma un ulteriore ampliamento del centro diurno, con la realizzazione di un percorso sportivo e cognitivo all'aperto".
La Gruppo Associati Fisiomed Macerata si prende la rivincita contro la Cucine Lube Civitanova. Finisce 3-1 in favore dei maceratesi l’allenamento congiunto al Banca Macerata Forum, prima volta in cui il sodalizio cuciniero tornava in città dopo lo scisma del 2014 e il trasferimento a Civitanova Marche.
Un match contraddistinto dallo spirito amichevole e dai tanti ex in campo da ambo le parti, militati nelle giovanili dell’una o l’altra squadra. Nessun dramma per la Lube, a ranghi ridotti con nove assenze con cui fare i conti causa nazionali, mentre Macerata vince il primo test stagionale dopo le sconfitte con la Lube a campi invertiti e contro Pineto.
L’equilibrio e i tanti errori, dovuti al bisogno di rodare ancora gli ingranaggi sono le caratteristiche della sfida. Best scorer per la Lube Gargiulo in compagnia di Hetman con 14 punti, mentre nei maceratesi spiccano le prestazioni di Novello e Frage (a segno rispettivamente 21 e 20 volte).
Nel primo set due squadre viaggiano a braccetto (14-14), prima che il cuciniero Gardini concretizzi due difese nei compagni per lo strappo Lube e il +3 (18-21). Novello trova le mani alte del muro per -1 (21-22), ma un servizio vincente di Hetman chiude i conti (22-25) e 0-1 Lube. Nel secondo parziale Macerata rompe l’equilibrio (11-8). La Lube incappa poi in un momento di confusione che paga col +5 Fisiomed (17-12). Hetman guida il riaggancio sul 20-20 ma Dadash piazza l’ace (24-22) e un monster block biancorosso chiude (25-23).
Nel terzo set dopo una sostanziale parità (12-12) Frage al servizio rompe l’equilibrio (16-14). Nel finale Dadash e Frage fanno male ai cucinieri dai nove metri, con due aces di fila di quest’ultimo che fissano il 25-20. Nel quarto set si fanno sentire tra le fila ospiti le assenze e la stanchezza. Macerata scatta meglio sospinta dal servizio (8-5), poi i troppi errori dei cucinieri permettono alla Pallavolo Macerata di allungare (15-9).
Frage dal servizio trova il campo (22-13), poi chiude i conti il solito Novello con un mani out (25-16). La Lube riprenderà il suo cammino nel preseason sfidando in un doppio derby la Yuasa Battery Grottazzolina sabato 26 (a domicilio) e mercoledì 30 (in trasferta), la Cisterna Volley in casa il 4 ottobre e la Jesi Volley Cup al PalaTriccoli il 10 e l’11.
Debutto in campionato il 18 in trasferta contro la quotata Rana Verona. Stesso giorno per la Pallavolo Macerata, anch’essa lontano dalle mura amiche contro la Virtus Volley Napoli. Nel mezzo numerosi allenamenti congiunti previsti: si ripartirà già oggi, sempre la Banca Macerata Forum in un altro derby contro la Essence Hotels Fano, da sfidare poi il 4 a campi invertiti.
Il 26 invece verrà ospitato il Memorial Furiassi Valenti, da giocarsi contro Pineto (già sfidata in Abruzzo) e Campobasso. Infine mercoledì prossimo trasferta a Perugia contro i campioni di tutto della Sir, mentre il 7 verrà ospitata la Yuasa Battery Grottazzolina.
TABELLINO
GRUPPO ASSOCIATI FISIOMED MACERATA 3: Novello 21, Dadash 4, Marchetti 1, Esposito, Zillio 2, Diaferia 4, Becchio 1, Frage 20, Randazzo 13, Sandu 3, Marchisio (L), Dolcini (L). All. Giannini.
CUCINE LUBE CIVITANOVA 1: Wang, Gargiulo 14, Zamparini 1, Polo 6, Gardini 9, Penna 3, Talevi, Hetman 14, Gatto 3, Zoppellari, Amadio 2, Bisotto (L). All. Medei.
PARZIALI: 22-25, 25-23, 25-20, 25-16.
Ace: Macerata 10, Lube Civitanova 7. Errori in battuta: Macerata 23, Lube Civitanova 14. Muri: Macerata 6, Lube Civitanova 8.
La Cbf Balducci Hr è finalmente al completo: è arrivata a Macerata Bianca Farriol, centrale argentina classe 2001, che si è aggregata oggi alla squadra dopo l'esperienza con la Nazionale argentina ai Campionati Sudamericani. Per Farriol si apre così una nuova importante pagina della sua carriera: quella dove vestirà per la prima volta la maglia di una squadra italiana e affronterà il campionato di LVF A1 Fineco. Dopo le esperienze maturate in Argentina e all'estero, la centrale è pronta a misurarsi con una nuova realtà e con il massimo campionato italiano.
“Sono davvero molto contenta perché Macerata mi ha accolto bene e mi ha aspettato. Sono qui per portare tanta energia alla squadra e per ottenere dei buoni risultati”, racconta Bianca Farriol al suo arrivo. L'ultima esperienza con la maglia delle Las Panteras, come viene soprannominata la Nazionale argentina, ha rappresentato per Farriol un percorso intenso e importante: “È stato un lavoro molto lungo, non siamo riuscite a raggiungere tutti gli obiettivi che desideravamo, ma credo che anche questo mi abbia fatto crescere come giocatrice”.
Ora l'attenzione è tutta sulla nuova avventura con la Cbf Balducci Hr. Per Farriol sarà il primo approccio con il volley italiano, un campionato che si aspetta intenso e competitivo: “Penso che le partite saranno molto dure e sarà interessante vedere come si svilupperanno il livello e la crescita della squadra. Bisogna farsi trovare pronti a tutto, al fatto che possiamo ottenere delle belle vittorie, e questo è quello che vogliamo”.
Con il suo arrivo, il roster della CBF Balducci HR è ora al completo e coach Valerio Lionetti può lavorare con l'intero gruppo in vista dell'inizio della stagione. La centrale argentina ha già le idee chiare anche su ciò che vuole portare alla sua nuova squadra: “Posso portare tanta grinta e passione. Ho tanta voglia di dare tutto qui e credo che siano proprio queste le caratteristiche che più mi contraddistinguono come giocatrice”.
Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo.
Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali.
Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani.
L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore.
«L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni».
Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film».
Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.
"A Civitanova Marche le imprese attive sono aumentate di 30 unità in un anno, passando dalle 4.466 di agosto 2025 alle 4.496 di agosto 2026". Un dato che, secondo ViviAmo Civitanova, racconta di una città che continua a fare impresa nonostante le difficoltà del commercio urbano. L'associazione presieduta da Manola Gironacci accende però i riflettori sulle dinamiche interne al settore e chiede all'amministrazione comunale maggiore attenzione alle attività commerciali.
"I dati mostrano una città che continua a fare impresa", sottolinea ViviAmo Civitanova, invitando però a leggere più nel dettaglio i numeri relativi al commercio. Il settore G, che comprende commercio all'ingrosso e al dettaglio, tra agosto 2025 e agosto 2026 è infatti passato da 1.164 a 1.131 imprese, con una diminuzione di 33 unità.
L'associazione ha quindi approfondito il dato prendendo in considerazione la situazione al 30 giugno 2026 e confrontandola con quella dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il commercio complessivo è passato da 1.165 a 1.133 imprese, con un calo di 32 unità. La flessione, però, riguarda soprattutto il commercio all'ingrosso, sceso da 559 a 522 imprese, mentre il commercio al dettaglio è cresciuto da 606 a 611 attività, con un saldo positivo di cinque imprese.
Anche nei singoli comparti del dettaglio emergono andamenti differenti. L'abbigliamento resta stabile a quota 116 imprese, mentre calzature e articoli in pelle passano da 30 a 31, orologi e gioielleria da 5 a 6 e gli articoli sportivi da 5 a 8. In diminuzione, invece, il comparto del pesce, da 30 a 28 imprese, e quello delle farmacie, da 12 a 10. Le altre categorie risultano nel complesso sostanzialmente stabili.
Numeri che, precisa ViviAmo Civitanova, devono essere letti con attenzione. Si tratta infatti di imprese registrate e classificate in base all'attività economica e non necessariamente di singoli negozi o vetrine fisiche presenti nelle strade della città.
"Proprio per questo", evidenzia l'associazione, "l'approfondimento consente di comprendere meglio ciò che sta accadendo all'interno del settore". E il dato che viene considerato più significativo è quello relativo alla capacità del commercio al dettaglio di mantenere una sostanziale tenuta in un contesto nazionale caratterizzato da difficoltà per i centri urbani.
"Nonostante un contesto nazionale difficile per il commercio urbano, Civitanova conserva una struttura commerciale e imprenditoriale capace di resistere e trasformarsi", sostiene ViviAmo Civitanova.
Da qui la richiesta di una strategia più strutturata da parte dell'amministrazione. L'associazione indica tra le priorità "una programmazione costante, un confronto con le categorie, interventi sull'accessibilità e sui parcheggi, la promozione commerciale e iniziative in grado di portare persone in città durante tutto l'anno".
"Civitanova possiede tutte le potenzialità per andare ben oltre il ruolo di città commerciale di riferimento delle Marche e per diventare uno dei punti di riferimento del commercio urbano del Centro Italia", afferma ViviAmo Civitanova. "La forza imprenditoriale c'è. Quello che manca è una politica capace di riconoscerla, sostenerla e accompagnarla".
L'associazione presieduta da Manola Gironacci torna quindi a chiedere che il commercio urbano venga riportato tra le priorità della programmazione cittadina. "Le strategie - conclude ViviAmo Civitanova - devono essere costruite insieme a chi ogni giorno investe, lavora e alza una serranda a Civitanova".
I dati citati nel comunicato provengono dalla Camera di Commercio delle Marche – InfoCamere, Registro delle Imprese, con elaborazione di ViviAmo Civitanova APS.
Sono partite oggi, martedì 22 settembre, le Giornate di Ambientamento dell'Università di Camerino, l'iniziativa che ogni anno accompagna l'ingresso delle nuove matricole nella vita accademica. L'appuntamento ha coinciso con l'avvio ufficiale delle lezioni del nuovo anno accademico e ha visto la partecipazione di centinaia di studentesse e studenti nelle sedi di Camerino e San Benedetto del Tronto.
Organizzate dal servizio Tutorato dell'Ateneo, le giornate mirano a facilitare l'ingresso dei nuovi iscritti nel mondo universitario, fornendo loro informazioni pratiche, strumenti operativi e momenti di confronto diretto con docenti e strutture.
Nella città ducale, il benvenuto ufficiale si è svolto presso l'Auditorium Benedetto XIII, dove il rettore Graziano Leoni, la delegata del rettore per il Tutorato Simonetta Boria e il presidente del Consiglio delle Studentesse e degli Studenti, Edoardo Pettinari, hanno accolto le matricole illustrando servizi, opportunità e informazioni utili per l'avvio del percorso di studi.
Nel pomeriggio gli incontri sono proseguiti nelle Scuole di Bioscienze, Giurisprudenza, Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute e Scienze e Tecnologie, dove gli studenti hanno potuto approfondire la conoscenza dei propri corsi di laurea e visitare aule e laboratori.
In contemporanea, presso il Polo didattico di San Benedetto del Tronto, le matricole del corso di laurea in Biologia della Nutrizione sono state accolte dal prorettore vicario Emanuele Tondi, dalla professoressa Boria e dal corpo docente del corso.
"Le giornate di ambientamento rappresentano un momento importante per orientarsi al meglio nella vita universitaria Unicam", ha dichiarato il rettore Leoni, sottolineando il ruolo centrale della componente studentesca nell'Ateneo. Leoni ha augurato alle matricole di essere protagoniste della propria formazione, "cogliendo appieno ogni opportunità" e coltivando "i momenti di socialità con i compagni di corso, nel segno dell'onestà e della fiducia reciproca".
Anche la professoressa Boria ha espresso soddisfazione per l'iniziativa, parlando di "una grande emozione" nell'accogliere gli studenti che iniziano il loro percorso formativo, tra presentazioni delle attività didattiche, illustrazione dei servizi e visite guidate alle strutture.
Il programma delle Giornate di Ambientamento proseguirà il 24 settembre ad Ascoli Piceno, mentre l'ultimo appuntamento è previsto l'11 novembre a Matelica.
All’indomani della sentenza del Tar sul ricorso promossa contro l’accorpamento scolastico, l’Amministrazione comunale di Caldarola, in sintonia con gli altri Comuni del comprensorio dell’IC “De Magistris”, interviene per fare chiarezza.
L’azione legale era stata intrapresa con l’obiettivo prioritario di salvaguardare l’identità e l’autonomia dell’Istituto De Magistris, nella profonda convinzione — rimasta immutata — che il provvedimento della Regione Marche rappresenti una penalizzazione immotivata per il territorio. Un’azione che priva la popolazione di un presidio essenziale per la tenuta e la rinascita dell'area interna. L'Amministrazione conferma quindi integralmente le proprie riserve sulla Delibera di Giunta Regionale (DGR 2052/2024), approvata — viene sottolineato — senza un preventivo e doveroso ascolto delle istanze dei Comuni, del mondo scolastico e dei cittadini. Una linea di tutela condivisa sin dall'inizio dal Consiglio d’Istituto, dal Collegio Docenti, dalle organizzazioni sindacali e dalla stessa Provincia di Macerata.
«Non si tratta di una semplice questione di correttezza formale degli atti, come sostenuto dall’ex assessore regionale Biondi e dalla Giunta — spiegano dal Comune — ma di precise scelte politiche. Decisioni che, al di là dei proclami, finiscono per penalizzare ancora una volta le comunità montane e ricomprese nel cratere sismico, ponendosi in aperto contrasto persino con gli indirizzi del Consiglio regionale e con il parere della Commissione consiliare. Scelte di questo tipo alimentano un clima di sfiducia che ostacola i quotidiani tentativi di risollevare le nostre zone dal declino accentuatosi dopo il sisma del 2016».
Pur prendendo atto della decisione dei giudici amministrativi — che ha confermato la nascita del nuovo Istituto Omnicomprensivo "Leopardi-Frau-De Magistris" — l'Amministrazione intende rispondere direttamente ai dubbi e alle preoccupazioni della cittadinanza sulle ricadute pratiche della sentenza.
Cosa cambia nell'operatività quotidiana? Dal punto di vista didattico e organizzativo, nessun cambiamento: il plesso scolastico di Caldarola, così come quelli degli altri Comuni della rete, rimane pienamente operativo sul territorio. Le attività didattiche, gli orari e i servizi scolastici proseguiranno regolarmente. L'unica variazione riguarda la presenza del Dirigente scolastico e della segreteria amministrativa, che non saranno più di stanza in loco se non in modo sporadico. A testimonianza della vitalità del plesso, la prima classe della scuola primaria registra quest'anno ben 23 iscritti, un dato significativo e in controtendenza rispetto a molte altre realtà limitrofe.
Lo sguardo al futuro L’attenzione, gli investimenti e la presenza del Comune a supporto degli alunni, delle famiglie e del personale scolastico rimarranno immutati. Nel frattempo, l'impegno per superare un assetto giudicato penalizzante non si ferma: l'Amministrazione ha infatti già approvato una delibera di Giunta con la quale propone a Regione e Provincia di Macerata una revisione del piano di ridimensionamento, orientando l'accorpamento verso il bacino di Tolentino, ritenuto ambito geografico e sociale più omogeneo e funzionale alle esigenze della popolazione locale.
È stato un autentico incontro fra storia, tradizione, arte e musica il concerto di sabato, inserito nel programma della 37ª edizione del Settembre Musicale Montecosarese. Una serata pensata per riscoprire le radici del territorio e far rivivere, attraverso le note, la memoria di un luogo ricco di storia e tradizioni.
A valorizzare ulteriormente la suggestiva cornice che ha accolto l’evento è stata la presentazione iniziale dedicata alla storia e alle particolarità della Chiesa delle Anime, curata dal prof. Fabrizio Quattrini, presidente del Centro Studi Montecosaresi. Un momento introduttivo che ha permesso al pubblico di conoscere meglio il luogo nel quale, di lì a poco, la musica avrebbe preso vita.
Il concerto, dal titolo “Florilegio”, ha visto protagonisti due straordinari musicisti: il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero. I due artisti hanno accompagnato l’esecuzione con spiegazioni e racconti sui brani proposti, creando un rapporto particolarmente diretto con il pubblico e un’atmosfera di ascolto e attenzione davvero speciale.
“Florilegio” significa letteralmente “raccolta di fiori” e il titolo non è stato scelto casualmente. Tutti i brani eseguiti erano infatti legati, in modi diversi, al mondo dei fiori, divenuti il filo conduttore dell’intero percorso musicale.
Nella tradizione cristiana e popolare, i fiori assumono anche un profondo significato spirituale: rappresentano un ponte tra il mondo terreno e quello dell’aldilà, diventando simbolo di preghiera, memoria e suffragio per le anime sante del Purgatorio. Ed è così che la Chiesa delle Anime ha incontrato “Florilegio”: un luogo legato alla memoria e alla preghiera si è idealmente vestito di fiori, trasformando la musica in un delicato omaggio alla vita e alla spiritualità.
Al termine del concerto, la serata ha lasciato spazio a un momento particolarmente significativo, dedicato alle famiglie Regini di Civitanova Marche e Centioni di Montecosaro: la Chiesa delle Anime è stata scelta anche come luogo di custodia del pianoforte che oggi si può ammirare al suo interno, uno strumento generosamente donato alla Corale Santa Cecilia dalle due famiglie. Un gesto di grande generosità che la Corale ha voluto pubblicamente riconoscere con la consegna di un attestato di ringraziamento ai rappresentanti delle famiglie. Un semplice riconoscimento, ma carico di significato, per esprimere gratitudine per la sensibilità e la generosità dimostrate.
È stata così una conclusione particolarmente sentita per una serata che ha saputo unire la bellezza della musica alla valorizzazione della storia locale, in un luogo capace di raccontare, attraverso le sue pietre, la sua spiritualità e le sue tradizioni, una parte importante della memoria di Montecosaro.
Il Settembre Musicale Montecosarese, coordinato dal direttore artistico Giorgio Quattrini e condotto dalla presentatrice ufficiale Maria Tiziana Pepi, è organizzato dalla Corale Santa Cecilia di Montecosaro e dal blog Montecorriere, con il sostegno del Banco Marchigiano e del Comune di Montecosaro, che ha dato anche il patrocinio.
Terzo appuntamento con la ventesima edizione de I Martedì dell’Arte, la tradizionale rassegna culturale curata dall’Associazione Arte, guidata da Anna Donati, con il contributo del Comune di Civitanova e dell’Azienda Teatri.
Martedì 22 settembre 2026 la professoressa Maria Letizia Papiri terrà una lectio su Dal ‘900 ad oggi: Le accademie e la rivoluzione dell’elettronica.
Tutti gli incontri si terranno alle 18 al cine-teatro Cecchetti di Civitanova, sempre ad ingresso libero.
Il calendario di quest’edizione prevede trenta incontri di alto profilo, che si snoderanno lungo un fitto percorso culturale da settembre a maggio. Tra gli ospiti che saliranno in cattedra figurano: Mauro Perugini, Valerio Vernesi, Maria Letizia Papiri, Roberto Mancini, Giorgio Medori, Giancarlo Trapanese, Yuri Marano, Sauro Bedini, Vito Mancino; Andrea Foresi, Stefano Papetti, Fulvio Rusticucci, Stefano Finocchi, Andrea Baffoni, Mario Savini; Giulio Vesprini, Francesco Sagripanti, Peppe Barbera, Andrea Rebichini, Luciano Mei, Pierluigi Cavalieri.
Al termine dei corsi, se richiesto, verrà rilasciato un attestato di partecipazione dall’Azienda Teatri di Civitanova. Il programma potrebbe subire variazioni.
Una giornata di profonda emozione e solenne riconoscimento per la comunità di Matelica. Nella cornice del Teatro Lauro Rossi di Macerata, in occasione della cerimonia istituzionale promossa dalla Prefettura, è stata conferita la Medaglia d'Onore alla memoria del concittadino Carlo Brugnola, nato nel 1915 e Internato Militare Italiano durante la Seconda guerra mondiale. A ritirare il prestigioso riconoscimento dalle mani del viceprefetto è stato il nipote Roberto Brugnola, affiancato sul palco dal sindaco di Matelica Denis Cingolani.
L'onorificenza rende omaggio alla fermezza morale di un uomo che, all'indomani dell'8 settembre 1943, scelse di rifiutare categoricamente l'adesione alla Repubblica Sociale Italiana e ogni forma di collaborazione con il nazifascismo. Una decisione di pura coscienza che pagò a caro prezzo con la deportazione, la prigionia nei lager, i lavori forzati e la privazione della libertà, condividendo il destino degli oltre seicentomila soldati italiani che opposero un no al totalitarismo.
"La nostra comunità ha vissuto una giornata di profonda emozione e orgoglio – ha dichiarato il sindaco Denis Cingolani –. Con questa onorificenza le istituzioni hanno voluto rendere omaggio al coraggio straordinario di un uomo che scelse la sofferenza della prigionia rispetto al compromesso morale. Il grande sacrificio di Carlo Brugnola e dei suoi commilitoni rappresenta una pagina di eroismo silenzioso che non dobbiamo dimenticare: il loro no è il pilastro su cui poggia la nostra democrazia".
Il primo cittadino ha poi ribadito il valore pedagogico del ricordo per i più giovani: "Questo riconoscimento consegna ai ragazzi il testimone della memoria, affinché sappiano che la libertà non è una conquista scontata ma il frutto del sacrificio di chi ci ha preceduto. A nome di tutta Matelica esprimo la più profonda gratitudine alla famiglia Brugnola".
Intelligenza artificiale, nuove professioni, social media, sostenibilità, pari opportunità e orientamento saranno al centro di "Let’s Giovani 2026", il festival organizzato dal comune di Corridonia e dedicato alle nuove generazioni. L'appuntamento è in programma da mercoledì 23 a venerdì 25 settembre, con tre giornate di incontri, workshop, talk e attività pratiche pensate per accompagnare i giovani nella costruzione del proprio percorso personale e professionale.
La manifestazione, patrocinata da Regione Marche e Provincia di Macerata, nasce con l'obiettivo di creare uno spazio di incontro e partecipazione tra ragazzi, scuola, università, imprese e mondo dell'innovazione. Lo slogan scelto per la prima edizione è "Ispirare. Creare. Partecipare.", con un programma che alterna momenti formativi e occasioni di confronto diretto.
Il festival prenderà il via mercoledì 23 settembre, dalle 8 alle 14, negli spazi dell'Istituto comprensivo Manzoni-Lanzi e dell'Ipsia Corridoni, con il modulo "Immagina il tuo futuro". Gli studenti affronteranno temi come intelligenza artificiale, professioni del futuro, rischi e opportunità dei social media, educazione finanziaria, sostenibilità e pari opportunità. Previsto anche il laboratorio "La professione che non esiste ancora", dedicato ai lavori del 2040 e al superamento degli stereotipi di genere.
Nel pomeriggio il programma si sposterà sull'attività laboratoriale. Dalle 15 alle 19, all'IPSIA Corridoni, Unicam proporrà "IA Playground: Scoprire, creare e sperimentare l'Intelligenza Artificiale", curato dal professor Alessandro Marcelletti. I partecipanti potranno confrontarsi concretamente con dati, algoritmi, etica, privacy e bias cognitivi attraverso l'utilizzo di Teachable Machine.
Contemporaneamente, dalle 17.30 alle 19, il Cag "Pippo per gli amici" ospiterà "La voce che comunica", laboratorio curato da David Romano su dizione e public speaking. La prima giornata si concluderà alle 21 a Villa Fermani con il talk "Let’s Talk, Let’s Dream: Aluccio si racconta", condotto dal giornalista Marco Belardinelli, dedicato a sogni, idee e prospettive future dei giovani. In caso di maltempo l'incontro si svolgerà al Teatro Lanzi.
Giovedì 24 settembre sarà invece dedicato alla robotica. Dalle 15 alle 19, sempre all'Ipsia Corridoni, il workshop "Robot in azione: Programmare, collaborare e costruire scenari intelligenti", curato da Unicam, permetterà ai partecipanti di sperimentare programmazione, sensori e problem solving attraverso i dispositivi Sphero BOLT.
Proseguirà anche il laboratorio sulla comunicazione, mentre dalle 19.30 a Villa Fermani è previsto l'aperitivo partecipativo "#chicforLifE - Il futuro più chic è quello che scegli tu", curato da Barbara Trasatti e patrocinato dalla Commissione per le pari opportunità tra uomo e donna della Regione Marche. Il confronto sarà dedicato a stereotipi, libertà di scelta, pari opportunità e rispetto nelle relazioni, con le riflessioni dei ragazzi che confluiranno nella stesura del Manifesto dei Giovani 2026.
La serata del 24 settembre si chiuderà con "Let’s Show: Voci, emozioni e relazioni", dalle 21 alle 23 a Villa Fermani, con Il Doppiatore Marchigiano, la coach adolescenziale Roberta Cesaroni e la presentazione di Lara Gentilucci. In caso di pioggia l'appuntamento sarà trasferito al Teatro Velluti.
Venerdì 25 settembre, giornata conclusiva del festival, dalle 15 alle 17 il CAG "Pippo per gli amici" ospiterà "Let's Grow! Storie, idee e connessioni", un confronto con giovani imprenditori del territorio promosso da Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo. Parteciperanno Riccardo Chiacchiera ed Emanuele Formentini di HO'OP sneakers, Eleonora Vecchi e Cristian Gambadori di Bad Vices games e Andrea Illuminati di Havana natural food.
Alla stessa ora, all'IPSIA Corridoni, UniMC proporrà il workshop "Non temere la macchina. Non sottovalutarla. Impara a comprenderla.". Il laboratorio, curato dalla professoressa Benedetta Petroselli e dal professor Andrea D'Antona, affronterà GenAI, AI slop, bias e deepfake, attraverso esercitazioni pratiche e casi di studio industriali.
Alle 18, al CAG, spazio ai "Let’s Awards", con la presentazione dei progetti realizzati durante il festival, la consegna degli attestati e l'assegnazione dei riconoscimenti. In questa occasione sarà presentato ufficialmente anche il Manifesto dei Giovani 2026, incentrato su parità di genere, pari opportunità e contrasto agli stereotipi.
La tre giorni si concluderà a partire dalle 21 a Villa Fermani con "Let’s Future & Party". La serata si aprirà con un talk sull'intelligenza artificiale insieme al professor Emanuele Frontoni, moderato da Barbara Trasatti, per poi proseguire con il dj set di DJ Zary. In caso di maltempo l'evento si svolgerà al Teatro Lanzi.
"Con 'Let’s Giovani' apriamo un confronto rivolto ai giovani sulle sfide del futuro", sottolinea il sindaco Giuliana Giampaoli, evidenziando la volontà di favorire un dialogo intergenerazionale attraverso linguaggi e strumenti capaci di aiutare i ragazzi a comprendere i cambiamenti in corso. "Il futuro è già qui, affrontiamolo con curiosità e consapevolezza", aggiunge.
Per l'assessore alle Politiche Giovanili Gemma Acciarresi, invece, la prima edizione rappresenta "un punto di partenza" per un progetto destinato a crescere negli anni. L'obiettivo, spiega, è creare uno spazio nel quale i giovani possano incontrarsi, imparare, confrontarsi e avere un ruolo da protagonisti nella comunità.
L'iniziativa vede la collaborazione di numerosi enti e realtà del territorio, tra cui Help S.O.S. Salute e Famiglia ODV, A.Ge. Corridonia, EquiLibri, Confartigianato Imprese, IPSIA Corridonia, Istituto comprensivo Manzoni-Lanzi, UniMC, Università di Camerino, Banca Macerata e Cosmari. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito e aperti alla cittadinanza.
Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI.
Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi.
Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense.
Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo.
Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione.
Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande.
Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale?
"La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo.
Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario.
Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio".
Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI?
"Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti.
Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi.
La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili.
Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze".
Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte?
"Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri.
Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità.
È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare.
Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti.
Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali".
Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi?
"I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità.
Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana.
Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti.
Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono.
Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione.
Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".
Un incontro nel Palazzo Apostolico che ha portato idealmente Porto Recanati e la sua comunità davanti a Papa Leone XIV. È quello vissuto ieri, domenica 20 settembre, dal sindaco Andrea Michelini, che dopo aver partecipato alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico ha avuto l'opportunità di incontrarlo personalmente nella Sala Ducale.
Durante il momento di saluto e fraternità, Michelini ha omaggiato Papa Leone XIV con lo Stemma del Comune di Porto Recanati, realizzato dal conterraneo Biagio Biagetti, artista che nel 1921-1922 fu nominato da Papa Benedetto XV Direttore Artistico per le pitture dei Sacri Palazzi Apostolici e dei Musei Vaticani.
Un dono dal forte valore simbolico, che il sindaco ha consegnato a nome dell'intera comunità portorecanatese. "In quel momento non ero solo: con me c'era idealmente tutta Porto Recanati", ha raccontato Michelini, sottolineando come l'incontro abbia rappresentato l'occasione per portare al Santo Padre "il calore della nostra comunità, il volto della nostra gente, le nostre tradizioni e l'affetto di una città".
A rendere possibile l'incontro è stato padre Bruno Silvestrini, concittadino di Porto Recanati, Custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità della Sagrestia Pontificia. Proprio nella giornata di domenica padre Bruno ha celebrato inoltre il 50° anniversario della sua professione religiosa.
Il religioso, legato da un rapporto di amicizia e fraternità con il Santo Padre, ha avuto un ruolo centrale nel presentare il sindaco Michelini a Papa Leone XIV in occasione della giornata di festa.
Per Porto Recanati, dunque, un momento particolare che ha unito la dimensione istituzionale a quella religiosa e al legame con una figura della comunità cittadina che da cinquant'anni vive la propria missione all'interno della Chiesa.
"Un filo indissolubile di amicizia, fraternità e appartenenza che unisce Porto Recanati al cuore della Chiesa", ha sottolineato il sindaco, che al termine dell'incontro ha espresso la propria emozione per aver potuto rappresentare la città davanti al Santo Padre.
"Grazie, Santità, per questo momento che conserveremo nel cuore. E grazie a Padre Bruno per aver reso possibile questo incontro così significativo per la nostra comunità", ha concluso Michelini.
A Tolentino sono state elevate sanzioni a seguito dei problemi provocati dal maltempo sulle strade di campagna, dove l'acqua piovana proveniente dai terreni ha trascinato sulla carreggiata fango e detriti. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal Comune, hanno riguardato i casi in cui sono state riscontrate responsabilità dirette.
La forte ondata di pioggia che ha interessato nei giorni scorsi il territorio comunale ha provocato diversi smottamenti, soprattutto lungo la viabilità rurale. In alcuni punti, il dilavamento del terreno ha invaso la sede stradale, rendendo più difficoltosa la circolazione.
Il Comune ricorda quindi a proprietari dei terreni e terzisti l'importanza di realizzare e mantenere fossi di scolo in grado di convogliare correttamente le acque meteoriche, come previsto dal Regolamento di Polizia Rurale.
L'ente sottolinea che proprio la "mancata corretta regimentazione delle acque provenienti dai campi ha contribuito, in alcuni casi, al riversamento di terreno e detriti sulle strade". Laddove sono state accertate responsabilità, sono state quindi elevate le relative sanzioni.
Per ripristinare le condizioni di normalità sono intervenuti il servizio di reperibilità e gli operai dell'Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzioni del Comune di Tolentino, impegnati nelle operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle diverse situazioni riscontrate.
Essere ordinati non riguarda soltanto il modo in cui si organizza una casa o una scrivania. Per alcune persone l’ordine diventa un vero e proprio metodo per affrontare le giornate, gestire gli impegni e ritrovare rapidamente ciò che serve. Un ambiente organizzato può infatti influenzare anche la percezione di calma e controllo: approfondiamo meglio l’argomento?
Le persone ordinate desiderano il controllo?
Chi ama l’ordine tende a costruire intorno a sé ambienti prevedibili, nei quali ogni oggetto occupa uno spazio preciso e ogni attività segue una logica facilmente riconoscibile. A casa come in ufficio, avere tutto a posto (e soprattutto a portata di mano) è un modo per muoversi con maggiore naturalezza tra le attività quotidiane, senza perdere tempo a cercare documenti, strumenti o oggetti di uso frequente.
L’ordine, in questo senso, non coincide necessariamente con una ricerca ossessiva della perfezione. Può diventare piuttosto una forma di organizzazione pratica che riduce il numero di decisioni da prendere durante la giornata. Una scrivania libera, un archivio suddiviso con criterio o una cucina nella quale ogni utensile ha il proprio posto rendono più immediata la gestione dello spazio.
Anche piccoli accorgimenti contribuiscono a mantenere questa sensazione di controllo: gli intercalari e separatori per ottimizzare l’archivio dell’ufficio aiutano, per esempio, a suddividere documenti e pratiche secondo categorie precise, evitando che le informazioni si accumulino senza un criterio. Se l'organizzazione risponde alle proprie esigenze, trovare ciò che serve è semplice e l'ambiente funzionale.
Qual è l'effetto sulla salute mentale
Un ambiente ordinato favorisce la percezione di maggiore tranquillità proprio perché riduce gli stimoli visivi e rende lo spazio leggibile. Nel momento in cui gli oggetti si accumulano senza una collocazione precisa, l'occhio continua a ricevere informazioni e il cervello deve gestire una quantità maggiore di elementi, anche quando non sono direttamente coinvolti nell'attività che si sta svolgendo.
L’ordine può inoltre rafforzare la sensazione di autonomia, perché stabilire dove collocare gli oggetti e adottare una routine organizzativa aiuta a intervenire concretamente sull'ambiente che ci circonda. Non serve quindi trasformare la casa o l'ufficio in uno spazio perfettamente simmetrico: l'obiettivo è creare un sistema che funzioni per chi lo utilizza.
Il successo di Marie Kondo
Il rapporto tra ordine, benessere e organizzazione ha trovato una delle sue figure più conosciute in Marie Kondo, autrice e consulente giapponese che ha trasformato il riordino in un vero fenomeno internazionale. Il suo approccio ha attirato l'attenzione perché propone di guardare agli oggetti presenti in casa non soltanto in termini di utilità, ma anche rispetto al legame che la persona mantiene con ciò che possiede.
Il metodo KonMari seleziona gli oggetti e invita a mantenere ciò che conserva un significato positivo, lasciando andare ciò che non viene più utilizzato o apprezzato. L'organizzazione arriva quindi dopo una fase di scelta consapevole: prima si decide che cosa merita di rimanere, poi si stabilisce come sistemarlo.
Il successo di questa filosofia mostra quanto il tema dell'ordine abbia superato la semplice dimensione domestica. Riordinare può diventare un modo per ripensare le proprie abitudini, eliminare ciò che occupa spazio senza offrire più valore fino ad ottenere ambienti coerenti con il proprio modo di vivere.
La soluzione migliore resta quella che facilita la quotidianità senza trasformare l'organizzazione in una fonte di pressione.