Spara e uccide un corvo imperiale mentre torna dalla sua proprietaria: cacciatore denunciato a Caldarola
Cronaca
23/09/2026 10:17

Spara e uccide un corvo imperiale mentre torna dalla sua proprietaria: cacciatore denunciato a Caldarola

 Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola. Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile. Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco. La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale. I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo. Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana. Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna. (corvo e cornacchia) 

Spara e uccide un corvo imperiale mentre torna dalla sua proprietaria: cacciatore denunciato a Caldarola

Spara e uccide un corvo imperiale mentre torna dalla sua proprietaria: cacciatore denunciato a Caldarola
23/09/2026 10:17

 Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola. Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile. Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco. La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale. I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo. Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana. Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna. (corvo e cornacchia) 

Cronaca

Montefano, tenta la "truffa dello specchietto" a una 78enne: denunciato un giovane

Montefano, tenta la "truffa dello specchietto" a una 78enne: denunciato un giovane

23/09/2026 17:12

I Carabinieri della Stazione di Montefano hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata un giovane di 26 anni, originario di Noto (Siracusa), disoccupato e già noto alle forze dell'ordine. Il reato contestato è quello di tentata truffa. L'episodio risale al 1° agosto scorso, nel centro cittadino. Una donna di 78 anni, residente in zona, si trovava alla guida della propria auto quando è stata affiancata dal giovane, che ha cercato di mettere in atto la cosiddetta "truffa dello specchietto". Si tratta di un raggiro ormai diffuso, che consiste nel simulare un falso incidente stradale per ottenere dalla vittima denaro contante come risarcimento immediato. La pronta reazione dell'anziana ha però mandato a monte il piano. A seguito della segnalazione, i militari hanno avviato gli accertamenti e, attraverso l'attività investigativa, hanno raccolto elementi concordanti a carico del 26enne, arrivando a identificarlo come presunto responsabile. Il giovane è stato quindi denunciato all'autorità giudiziaria. 

Fiastra, tragedia in campagna: donna muore  dopo un giorno e mezzo di agonia

Fiastra, tragedia in campagna: donna muore dopo un giorno e mezzo di agonia

23/09/2026 14:22

È morta ieri sera, dopo un giorno e mezzo di agonia, una donna di 84 anni che da anni viveva a Fiastra e che da tempo soffriva di depressione. Il dramma si è consumato lunedì, poco prima delle 13, in una zona isolata di campagna, dove l'anziana ha compiuto un gesto estremo contro se stessa. A dare l'allarme è stato un agricoltore che si trovava nelle vicinanze e che, avendo sentito le urla della donna, ha immediatamente richiesto soccorso. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 e i carabinieri. Le condizioni dell'84enne sono apparse fin da subito gravissime: dopo le prime cure, la donna è stata trasportata all'ospedale di Torrette e successivamente trasferita in elicottero al Centro ustioni di Pisa, struttura specializzata nella cura dei casi più critici. Nonostante l'impegno dei sanitari e i tentativi di salvarle la vita, l'anziana è morta ieri sera: il suo cuore ha smesso di battere a circa un giorno e mezzo di distanza dal drammatico gesto.    

Attualità

Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese

Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese

23/09/2026 16:00

Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro. Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano. E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive. Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi. Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea. Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11. E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi. In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue. E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%. C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato. Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire. A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.

Civitanova, demolita la struttura per i rifiuti del porto: "Era diventata una discarica a cielo aperto"

Civitanova, demolita la struttura per i rifiuti del porto: "Era diventata una discarica a cielo aperto"

23/09/2026 13:17

Sono in corso, e termineranno oggi, i lavori di demolizione di una struttura in cemento situata all'interno del Porto di Civitanova Marche, nei pressi dei cantieri portuali. L'edificio, in origine destinato alla raccolta differenziata a servizio degli operatori portuali, era diventato negli anni una vera e propria discarica a cielo aperto, a causa del mancato rispetto delle modalità di conferimento da parte di chi vi si serviva. Una situazione che aveva trasformato progressivamente l'area in una grave criticità sotto il profilo del decoro, dell'ambiente, della sicurezza e dei costi per la collettività. L'intervento risolutivo arriva al termine di un percorso di incontri operativi che hanno coinvolto l'assessore all'Ambiente Giuseppe Cognigni, l'assessore con delega al Porto Roberto Pantella, il funzionario del Demanio Paolo Raganini, insieme alle aziende che operano nell'area portuale. "Con questo intervento chiudiamo una pagina di degrado e restituiamo decoro, sicurezza e dignità a un'area situata all'interno del Porto", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica, che ringrazia gli assessori Cognigni e Pantella, il Demanio e le società portuali per aver affrontato la criticità, trasformando quello che definisce un costo insostenibile e un grave problema di sicurezza e decoro in un'opportunità di civiltà e rispetto per il territorio. I numeri raccontano bene la gravità della situazione: l'area produceva dai 50 ai 60 quintali al mese di rifiuti indifferenziati di ogni genere, con un costo per le casse pubbliche di circa 90 mila euro all'anno solo per il trasporto e lo smaltimento fuori provincia. A questo si sommavano gravi criticità legate alla sicurezza, tra cui la presenza sul posto di materiali pericolosi come bombole di gas. Con l'abbattimento della struttura il problema viene ora risolto alla radice, e d'ora in avanti la gestione della raccolta differenziata all'interno del porto avverrà in modo regolare e controllato, affidata direttamente alle aziende preposte.   "Mettere fine a questa situazione era un atto dovuto nei confronti della città e dei cittadini", dichiara l'assessore Giuseppe Cognigni, che ricorda come il sito generasse decine di quintali al mese di rifiuti indifferenziati, con un esborso per la collettività di circa 90 mila euro annui per lo smaltimento fuori provincia. Oltre al danno economico e ambientale, sottolinea l'assessore, c'erano evidenti e impellenti problemi di sicurezza: l'area torna ora libera e, da questo momento in avanti, la gestione della differenziata avverrà in modo ordinato e sicuro attraverso le ditte preposte.

Politica

Pioraco - Gallerie chiuse fino a ottobre, i sindaci contro Anas: "Pazienza finita, pronti ad azioni legali"

Pioraco - Gallerie chiuse fino a ottobre, i sindaci contro Anas: "Pazienza finita, pronti ad azioni legali"

22/09/2026 18:20

La chiusura delle gallerie di Pioraco sulla SS 361 Septempedana è destinata a proseguire fino alla fine di ottobre e i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata alzano il livello della protesta. Matteo Cicconi, Pietro Tapanelli e Vincenzo Felicioli contestano le modalità con cui Anas sta gestendo i lavori e chiedono che venga garantito il transito continuativo sulla strada, annunciando, in caso contrario, il ricorso alle sedi giudiziarie competenti. Il provvedimento, inizialmente previsto per il periodo dal 14 al 25 settembre, era stato disposto per consentire il completamento dei lavori di unione tra le gallerie "Scoglio del Paradiso" e "della Cartiera". La nuova proroga porta invece le limitazioni fino alla fine di ottobre, prolungando ulteriormente i disagi per le comunità dell'Alta Valle del Potenza. Secondo i tre sindaci, la decisione sarebbe stata comunicata senza un preventivo confronto istituzionale. La vicenda, ricordano, affonda le proprie radici nel distacco roccioso dell'autunno 2021, quando alcuni massi caddero sulla carreggiata colpendo un'automobile. Da allora, quello che avrebbe dovuto essere un intervento risolutivo si è protratto nel tempo tra ritardi nell'acquisizione dei casseri, periodi di stallo dei cantieri e successive proroghe delle scadenze. La chiusura notturna della strada rappresenta un problema particolarmente rilevante per il territorio. La SS 361 è infatti il principale collegamento della vallata e l'unico accesso stradale diretto a Pioraco, oltre a costituire un collegamento fondamentale per Sefro e Fiuminata. Le limitazioni alla circolazione nelle ore notturne incidono, secondo i primi cittadini, sui turni serali e notturni degli addetti alle attività industriali del polo cartario, sul rientro delle famiglie e sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a ricorrere a percorsi alternativi. A guidare la protesta è il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, che contesta soprattutto l'ulteriore allungamento dei tempi: "Siamo stanchi di subire la totale indifferenza per le comunità montane. Avevamo concordato due settimane di sacrificio dal 14 al 25 settembre per chiudere una partita aperta nel novembre 2021. Apprendere solo per vie traverse che la chiusura notturna slitterà fino a fine ottobre costituisce un insulto al nostro senso civico e alla lealtà istituzionale". Cicconi ribadisce quindi la necessità di una soluzione che permetta di mantenere aperta la strada: "La SS 361 non è un cantiere sperimentale abbandonato a sé stesso: è l'unica via d'accesso a Pioraco. Non accetteremo più rinvii, né chiusure di nessun tipo, né di giorno né di notte. Non lasceremo i nostri borghi ostaggio di un cantiere eterno". Dura anche la posizione del sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, che parla di una situazione legata a una programmazione che, a suo giudizio, non sarebbe stata adeguata: "Abbiamo dimostrato comprensione negli anni scorsi, riconoscendo che i lavori di consolidamento fossero necessari dopo l'evento franoso del 2021. Oggi però siamo di fronte a una totale incapacità di programmazione". Il primo cittadino di Fiuminata contesta anche le modalità di comunicazione delle decisioni: "Dilatare i tempi all'infinito e farlo comunicando le decisioni all'ultimo minuto significa paralizzare l'intera economia locale". Da qui la richiesta ad Anas di intervenire per garantire la continuità della circolazione: "L'Alta Valle del Potenza non è una periferia dimenticata: o si adotta all'istante un modello operativo che mantenga aperta la carreggiata senza alcuna interruzione, oppure chiameremo la magistratura a fare piena luce su ritardi, varianti e responsabilità contrattuali". Il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli parla invece di "pazienza finita", dopo anni di modifiche ai cronoprogrammi e periodi di stallo. "Non è ammissibile che per collegare due gallerie e mettere in sicurezza poche decine di metri si impieghino anni di transito a singhiozzo e si chieda ancora di chiudere la strada", afferma. Tapanelli chiede quindi la revoca immediata dei blocchi alla circolazione notturna e soluzioni tecniche compatibili con il transito continuo. "Il diritto alla mobilità non si svende. Il comportamento dei vertici di Anas è ingiustificabile sotto il profilo tecnico e amministrativo", sostiene il sindaco, annunciando anche possibili iniziative legali: "In caso contrario, affiancheremo la protesta civile con ogni azione legale consentita dalla legge: presenteremo un esposto per interruzione di pubblico servizio e chiederemo il risarcimento dei danni arrecati ai nostri territori".   I tre sindaci chiedono infine la convocazione immediata di un tavolo di crisi in Prefettura, alla presenza dei dirigenti regionali e nazionali di Anas. La richiesta è quella di ottenere garanzie formali sul mantenimento del transito e sulla conclusione definitiva dei lavori. "Nessuna nuova proroga sarà accettata", ribadiscono i primi cittadini, avvertendo che, in assenza di risposte, la vertenza approderà nelle aule giudiziarie competenti.

Tetto agli stranieri in classe, Acquaroli plaude: "Gli insegnanti chiedevano una risposta"

Tetto agli stranieri in classe, Acquaroli plaude: "Gli insegnanti chiedevano una risposta"

22/09/2026 14:48

Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso pieno sostegno alla misura annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un tetto al numero di alunni stranieri per classe. "Voglio fare un plauso alla presidente Meloni e al governo, perché questo è un tema molto sentito che aspettava una risposta da tanto tempo", ha dichiarato Acquaroli, spiegando di aver raccolto negli anni le testimonianze di numerosi insegnanti in difficoltà nel gestire classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri. Il tema ha aperto un fronte di tensione all'interno del centrodestra marchigiano dopo le critiche mosse ieri da Daniele Silvetti, sindaco di Ancona (Forza Italia) e vicepresidente vicario dell'Anci, secondo cui le scuole avrebbero bisogno di "integrazione vera, autentica, e non di numeri". Interpellato sul punto, Acquaroli ha preso le distanze dalla posizione del collega di partito: "Quella è la posizione personale di Silvetti e non c'entra niente con la posizione del centrodestra, che è compatta sul tema". Il governatore ha poi ribadito la sua lettura della misura, sottolineando che introduce un riferimento amministrativo su una questione già molto sentita nelle scuole. Ha infine chiarito che, a suo avviso, il tema dell'integrazione resta distinto dalla capacità didattica dei docenti: "Credo che l'integrazione sia un fenomeno che non abbia nulla a che vedere con la capacità di insegnare bene nelle nostre scuole".

Sanità

Sanità, come vanno le Marche nei Livelli essenziali di assistenza

Sanità, come vanno le Marche nei Livelli essenziali di assistenza

23/09/2026 18:00

Le Marche restano adempienti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nel 2024 registrano un peggioramento dei punteggi rispetto all'anno precedente. A pesare maggiormente è la prevenzione, che perde 9 punti, mentre cresce l'assistenza distrettuale e diminuisce quella ospedaliera. Nel dettaglio, secondo il monitoraggio 2024 del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute, il punteggio delle Marche per la prevenzione collettiva e sanità pubblica passa da 74 a 65 punti. È il calo più marcato tra le tre aree considerate e porta la regione a collocarsi al 18° posto per questo indicatore nel confronto nazionale. Diverso il dato dell'assistenza distrettuale, che sale da 83 a 85 punti, mentre l'assistenza ospedaliera scende da 91 a 87. Tutti e tre i valori restano comunque sopra la soglia di 60 punti, fissata dal sistema come livello di sufficienza. Il Nuovo Sistema di Garanzia monitora infatti i LEA attraverso una serie di indicatori distribuiti in tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ogni area riceve un punteggio da 0 a 100 e, per essere considerata adempiente, una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre: i risultati non possono compensarsi tra loro. Nel 2024 le Marche superano la soglia in tutte le aree. A livello nazionale, le uniche realtà che non raggiungono il livello richiesto in almeno una macro-area sono Calabria, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia. Guardando invece al confronto complessivo, le Marche totalizzano 237 punti, contro i 248 del 2023. Si tratta della somma dei tre punteggi di macro-area, elaborata dalla Fondazione GIMBE sui dati del Ministero della Salute: il Ministero, infatti, non attribuisce un unico punteggio complessivo alle Regioni. Con 237 punti, le Marche si trovano all'11° posto, a pari merito con il Lazio. In testa al confronto elaborato da GIMBE ci sono Veneto (288), Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Il dato marchigiano restituisce quindi un quadro a due velocità: l'assistenza distrettuale migliora di 2 punti, mentre la prevenzione perde 9 punti e l'assistenza ospedaliera 4. Il risultato complessivo elaborato da GIMBE scende così di 11 punti in un anno, pur mantenendo le Marche sopra la soglia di garanzia in tutte e tre le aree.

Macerata, screening cardiovascolare gratuito al Val di Chienti: sabato arriva l’Unità Mobile

Macerata, screening cardiovascolare gratuito al Val di Chienti: sabato arriva l’Unità Mobile

22/09/2026 18:50

Una giornata dedicata alla prevenzione cardiovascolare con controlli gratuiti aperti a tutti. Sabato 26 settembre l’Unità Mobile di Prevenzione Sanitaria sarà presente nel piazzale del Centro Commerciale Val di Chienti, dove i cittadini potranno sottoporsi a uno screening cardiologico senza costi. L’iniziativa è promossa dal Rotary Club di Macerata e dal Rotary Club Macerata "Matteo Ricci", in collaborazione con il Rotary International – Distretto 2090, con il supporto di Croce Verde e Croce Rossa. Le attività si svolgeranno dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. A bordo dell’unità mobile saranno presenti il dottor Palpacelli e il dottor Luzi, direttore dell'UOC di Cardiologia di Macerata. L'obiettivo è portare la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati quotidianamente dalla popolazione, favorendo l'accesso ai controlli e richiamando l'attenzione sull'importanza della salute cardiovascolare e della prevenzione dei fattori di rischio. Lo screening rappresenta anche un'occasione per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita corretto, nell'ottica di una maggiore attenzione alla propria salute. "La prevenzione è tanto più efficace quanto più riesce a raggiungere le persone nei luoghi della loro quotidianità  spiegano i promotori –. Con questa iniziativa vogliamo offrire ai cittadini un’opportunità semplice e gratuita per dedicare attenzione alla propria salute e, allo stesso tempo, contribuire a diffondere una maggiore cultura della prevenzione". L'appuntamento è aperto alla cittadinanza e rientra nelle attività attraverso cui il Rotary rinnova il proprio impegno sul territorio sui temi della salute, della prevenzione e della sensibilizzazione della comunità.

Sport

Macerata, il derby d'allenamento va a Fano: la Fisiomed cede 1-3 dopo il successo con la Lube

Macerata, il derby d'allenamento va a Fano: la Fisiomed cede 1-3 dopo il successo con la Lube

23/09/2026 20:00

La Essence Hotels Fano si aggiudica per 1-3 l’allenamento congiunto contro la Gruppo Associati Fisiomed Macerata. Al Banca Macerata Forum sono i fanesi a farla da padrone nell’amichevole contro i biancorossi, per un ritorno dolce per l’ex Karyagin. Gli ospiti vincono meritatamente, facendo la differenza a muro e in battuta, mentre Macerata, reduce dalla vittoria nel derby contro la Lube Civitanova, soffre specialmente nel secondo e terzo parziale. Nessun dramma in casa biancorossa, dato che la preparazione è ancora lunga, mentre Fano mostra un buon potenziale per un’A2 da protagonista. Si parte e Macerata trova il break (10-8), rintuzzato dal turno in battuta di Tondo (11-11). Gli ospiti mettono la testa avanti grazie ad un muro su Randazzo (17-18), per poi trovare il +2 grazie ad un errore in ricezione locale (20-22). Randazzo mura Pinali alla prima palla set Essence, ma alla seconda a disposizione l’opposto campione del mondo 2022 chiude (23-25). Si torna in campo e mentre il muro fanese fa male, i maceratesi sono troppo fallosi: il vantaggio ospite tocca il +6 (7-13). L’ace di Bisotto rintuzza il tentativo di avvicinamento Fisiomed (10-16), mentre un errore di Dadash aumenta il distacco (12-19). I ragazzi di Bonitta tengono senza grossi patemi e raddoppiano, chiudendo 17-25. Nel terzo parziale Macerata soffre: Pinali fa subito male al servizio (1-6), e il muro ospite fa buona guardia (2-8). Macerata soffre per superare i centrali avversari (4-12), mentre Fano controlla agevolmente e sfrutta i problemi in ricezione della Fisiomed per allungare ancora (13-22). Un servizio di Diaferia gonfia la rete e fissa il 16-25. Nel quarto parziale continua il copione, con il muro Essence e i troppi errori in avanti a condizionare l’avvio (4-8). Fisiomed reagisce di orgoglio e tra le battute di Dadash e una reazione del proprio muro ribalta il punteggio (10-8). Il persiano fa il suo dovere sotto rete, mentre gli ospiti invece non trovano il campo (14-9). Meschiari va in battuta e riduce il distacco ma Frage chiude il miniset (15-12). Capitolo allenamenti congiunti futuri: il 4 i due sestetti si ritroveranno a campi invertiti. Intanto la Fisiomed tornerà in campo sabato 26 per il Memorial Furiassi Valenti da ospitare al Banca Macerata Forum contro Pineto e Campobasso. La Essence invece affronterà al Palas Allende la Volley Terni Academy, mentre sabato farà visita alla Conad Reggio Emilia. Nota a margine: Simon Plaskie è stato eliminato con il suo Belgio dalla Slovenia (3-1) ai quarti di finale dell’Europeo e rientrerà presto a disposizione di coach Giannini. GRUPPO ASSOCIATI FISIOMED MACERATA 1: Novello 4, Dadash 9, Marchetti 4, Esposito, Zillio 6, Diaferia 4, Becchio, Frage 6, Randazzo 8, Sandu 4, Marchisio (L), Dolcini (L). All. Giannini. ESSENCE HOTELS FANO 3: Pinali 14, Trillini 8, Cattaneo 5, Tondo 10, Falcioni 1, Bisotto 3, Boschini 4, Meschiari 5, Karyagin 8, Pascucci 2, Zenolla 2, Benedicenti (L), Usanza (L). All. Bonitta. PARZIALI: 23-25, 17-25, 16-25, 15-12. Ace: Macerata 2, Fano 9. Errori in battuta: Macerata 17, Fano 16. Muri: Macerata 5, Fano 9.

Sarnano, dopo i lavori riapre la piscina comunale: investimento da un milione

Sarnano, dopo i lavori riapre la piscina comunale: investimento da un milione

23/09/2026 19:30

La piscina comunale coperta di Sarnano torna a disposizione della comunità dopo un importante intervento di riqualificazione ed efficientamento energetico. La riapertura ufficiale è in programma sabato 26 settembre alle 17:30, con una cerimonia aperta a tutta la cittadinanza. I lavori hanno interessato gli impianti, l'edificio e l'accessibilità degli spazi, con un progetto esecutivo dal valore complessivo di un milione di euro. L'intervento è stato finanziato per 700mila euro attraverso il programma Sport e Periferie 2020 e per i restanti 300mila euro dal comune di Sarnano. Tra le opere realizzate figurano la sostituzione di infissi e vetrate, la realizzazione del cappotto termico, il rinnovo della copertura e l'adeguamento degli impianti e degli ambienti interni. Una parte significativa dell'intervento ha riguardato anche l'accessibilità della struttura, con l'adeguamento degli spogliatoi e l'installazione di un sistema che consente alle persone con disabilità di accedere alla piscina con maggiore autonomia e sicurezza. A questi lavori si sono aggiunte alcune migliorie realizzate in seguito alla gara d'appalto, tra cui un sistema radiante negli spogliatoi e un impianto fotovoltaico da circa 10 kW. Il Comune ha inoltre completato gli interventi nel locale tecnico, con il potenziamento degli impianti idraulici e termici, l'installazione di una nuova caldaia e lavori sull'unità di trattamento dell'aria. "La riapertura della piscina è un momento importante per Sarnano: restituiamo alla comunità un luogo dedicato allo sport, alla salute e alla socialità", commenta il sindaco Fabio Fantegrossi. "Gli interventi realizzati ci consentono di offrire una struttura più accessibile, efficiente e funzionale, a beneficio delle famiglie, degli utenti e delle associazioni sportive".

Economia

Da Cinecittà al Gruppo Rainbow: Nicola Maccanico assume la guida di Colorado Film

Da Cinecittà al Gruppo Rainbow: Nicola Maccanico assume la guida di Colorado Film

21/09/2026 17:35

Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo. Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali. Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani. L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore. «L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni». Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film». Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.

ViviAmo Civitanova: "Il commercio tiene, ma manca una politica capace di sostenerlo"

ViviAmo Civitanova: "Il commercio tiene, ma manca una politica capace di sostenerlo"

20/09/2026 11:50

"A Civitanova Marche le imprese attive sono aumentate di 30 unità in un anno, passando dalle 4.466 di agosto 2025 alle 4.496 di agosto 2026". Un dato che, secondo ViviAmo Civitanova, racconta di una città che continua a fare impresa nonostante le difficoltà del commercio urbano. L'associazione presieduta da Manola Gironacci accende però i riflettori sulle dinamiche interne al settore e chiede all'amministrazione comunale maggiore attenzione alle attività commerciali. "I dati mostrano una città che continua a fare impresa", sottolinea ViviAmo Civitanova, invitando però a leggere più nel dettaglio i numeri relativi al commercio. Il settore G, che comprende commercio all'ingrosso e al dettaglio, tra agosto 2025 e agosto 2026 è infatti passato da 1.164 a 1.131 imprese, con una diminuzione di 33 unità. L'associazione ha quindi approfondito il dato prendendo in considerazione la situazione al 30 giugno 2026 e confrontandola con quella dello stesso periodo dell'anno precedente. Il commercio complessivo è passato da 1.165 a 1.133 imprese, con un calo di 32 unità. La flessione, però, riguarda soprattutto il commercio all'ingrosso, sceso da 559 a 522 imprese, mentre il commercio al dettaglio è cresciuto da 606 a 611 attività, con un saldo positivo di cinque imprese. Anche nei singoli comparti del dettaglio emergono andamenti differenti. L'abbigliamento resta stabile a quota 116 imprese, mentre calzature e articoli in pelle passano da 30 a 31, orologi e gioielleria da 5 a 6 e gli articoli sportivi da 5 a 8. In diminuzione, invece, il comparto del pesce, da 30 a 28 imprese, e quello delle farmacie, da 12 a 10. Le altre categorie risultano nel complesso sostanzialmente stabili. Numeri che, precisa ViviAmo Civitanova, devono essere letti con attenzione. Si tratta infatti di imprese registrate e classificate in base all'attività economica e non necessariamente di singoli negozi o vetrine fisiche presenti nelle strade della città. "Proprio per questo", evidenzia l'associazione, "l'approfondimento consente di comprendere meglio ciò che sta accadendo all'interno del settore". E il dato che viene considerato più significativo è quello relativo alla capacità del commercio al dettaglio di mantenere una sostanziale tenuta in un contesto nazionale caratterizzato da difficoltà per i centri urbani. "Nonostante un contesto nazionale difficile per il commercio urbano, Civitanova conserva una struttura commerciale e imprenditoriale capace di resistere e trasformarsi", sostiene ViviAmo Civitanova. Da qui la richiesta di una strategia più strutturata da parte dell'amministrazione. L'associazione indica tra le priorità "una programmazione costante, un confronto con le categorie, interventi sull'accessibilità e sui parcheggi, la promozione commerciale e iniziative in grado di portare persone in città durante tutto l'anno". "Civitanova possiede tutte le potenzialità per andare ben oltre il ruolo di città commerciale di riferimento delle Marche e per diventare uno dei punti di riferimento del commercio urbano del Centro Italia", afferma ViviAmo Civitanova. "La forza imprenditoriale c'è. Quello che manca è una politica capace di riconoscerla, sostenerla e accompagnarla". L'associazione presieduta da Manola Gironacci torna quindi a chiedere che il commercio urbano venga riportato tra le priorità della programmazione cittadina. "Le strategie - conclude ViviAmo Civitanova - devono essere costruite insieme a chi ogni giorno investe, lavora e alza una serranda a Civitanova". I dati citati nel comunicato provengono dalla Camera di Commercio delle Marche – InfoCamere, Registro delle Imprese, con elaborazione di ViviAmo Civitanova APS.

Scuola e università

Unicam, l'Europa finanzia Stay-EU: a Camerino nasce il Centro di Eccellenza sul "diritto a restare"

Unicam, l'Europa finanzia Stay-EU: a Camerino nasce il Centro di Eccellenza sul "diritto a restare"

23/09/2026 18:30

L'Europa finanzia a Camerino un nuovo Centro di Eccellenza Jean Monnet dedicato al "diritto a restare". Si chiama Stay-Eu il progetto della Scuola di Giurisprudenza dell'Università di Camerino, sostenuto dall'Unione europea attraverso il programma Erasmus+, che punta a trasformare la possibilità di rimanere nei territori in una questione concreta di servizi, lavoro, opportunità e qualità della vita. Il progetto nasce dall'esperienza delle aree interne e dei territori colpiti dal sisma, con l'obiettivo di studiare quali condizioni debbano essere garantite affinché persone e comunità possano scegliere di costruire il proprio futuro nei luoghi in cui vivono. STAY-EU analizzerà quindi il "diritto a restare" come chiave di lettura delle politiche europee di solidarietà e coesione territoriale, concentrandosi su alcune delle principali criticità che interessano le aree interne: spopolamento, accesso ai servizi essenziali, abitazione e perdita di opportunità. Particolare attenzione sarà dedicata anche ai territori colpiti da calamità e agli effetti del cambiamento climatico. In questo percorso Camerino e il territorio interessato dal sisma diventeranno un vero e proprio living laboratory europeo, dal quale sviluppare conoscenze e metodologie che potranno essere applicate anche ad altre aree interne, remote o interessate da situazioni post-emergenziali. Il nuovo Centro di Eccellenza svilupperà attività di ricerca e didattica universitaria, ma anche formazione destinata a professionisti, dipendenti pubblici e amministratori, laboratori territoriali e iniziative rivolte alla società civile. Il progetto coinvolgerà inoltre studiosi europei e internazionali. "L'Europa ha costruito una grande libertà: quella di muoversi. Oggi dobbiamo interrogarci anche sulle condizioni necessarie per essere liberi di restare. Restare non può significare rinunciare a servizi, lavoro e opportunità", sottolinea la professoressa Lucia Ruggeri, direttrice della Scuola di Giurisprudenza Unicam. "Con STAY-EU vogliamo trasformare l'esperienza delle aree interne e dei territori colpiti dalle calamità in conoscenza utile anche alla definizione delle politiche europee". La nascita di STAY-EU si inserisce inoltre nel percorso di JUSTFEST 2026, quest'anno dedicato al tema "Il lavoro che (ci) cambia". Il 24 settembre, all'Auditorium dell'Accademia della Musica "Franco Corelli" di Camerino, il TALK JUSTFEST ospiterà tra gli altri Carla Michelini, Programme Manager della DG REGIO della Commissione europea. Il confronto metterà in relazione trasformazioni del lavoro, politiche europee di coesione e capacità dei territori di offrire alle nuove generazioni opportunità per costruire il proprio futuro. JUSTFEST proseguirà poi il 25 settembre con due appuntamenti inseriti nel programma di SHARPER – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori. In mattinata, all'Auditorium Benedetto XIII, JUSTPLAY UNICAM coinvolgerà gli studenti delle scuole superiori in un'attività interattiva dedicata al diritto e al lavoro. Alle 17.30, alla Rocca del Borgia, il festival si concluderà invece con "Passaggi di diritto. Il lavoro in 8 prospettive", una staffetta giuridica aperta alla cittadinanza durante la quale otto docenti della Scuola di Giurisprudenza affronteranno il tema del lavoro attraverso differenti prospettive del diritto. Con STAY-EU, dunque, l'esperienza di Camerino e delle aree interne marchigiane entra in un progetto di dimensione europea, con l'obiettivo di trasformare le difficoltà vissute dai territori in conoscenze e strumenti utili per affrontare il futuro.

Unicam, torna Sharper: ricerca e divulgazione protagoniste da Camerino a Civitanova

Unicam, torna Sharper: ricerca e divulgazione protagoniste da Camerino a Civitanova

23/09/2026 16:00

Intelligenza artificiale, neuroscienze, matematica, fisica quantistica, diritto, biodiversità e sostenibilità saranno al centro della settima edizione di Sharper all'Università di Camerino. L'appuntamento con la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori è fissato per venerdì 25 settembre, con un programma che coinvolgerà non solo Camerino, ma anche Civitanova Marche, Castelraimondo e San Benedetto del Tronto. "SHARPER – SHAring Researchers' Passion for Extreme Regions" è un evento associato all'iniziativa Msca and Citizens dell'Unione Europea e finanziato nell'ambito delle Azioni Marie Skłodowska-Curie del programma Horizon Europe. L'edizione 2026 interesserà 13 città italiane, tra cui Camerino, con il coordinamento della società di comunicazione scientifica Psiquadro e la partecipazione di università, enti di ricerca e istituzioni culturali. A Camerino l'iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune. "È per noi una grande soddisfazione poter far parte anche quest'anno del progetto Sharper", sottolinea il rettore di Unicam Graziano Leoni, ricordando come l'ateneo aderisca alla Notte dei Ricercatori fin dalla sua istituzione, nel 2005. "Raccontare ai cittadini, partendo dai giovanissimi, come la buona ricerca contribuisca al loro benessere è fondamentale per la democrazia e la crescita sociale del Paese ed è uno dei compiti più alti dell'università", aggiunge. A Camerino il programma prenderà il via già alle 8.15 all'I.I.S. Varano-Antinori con "Pov: sei un algoritmo. Decisioni amministrative e nuove tecnologie", attività curata dalla professoressa Gloria Mancini Palamoni e dalla dottoressa Sara Scalini della Scuola di Giurisprudenza. Gli studenti si confronteranno con casi concreti nei quali algoritmi e intelligenza artificiale entrano nei processi decisionali della Pubblica Amministrazione, analizzando opportunità e rischi dell'amministrazione digitale. Sempre in mattinata spazio alle neuroscienze con "Brain, una questione di equilibrio", percorso interattivo dedicato al funzionamento del cervello attraverso quiz, domande e video. I temi saranno piacere e dipendenza, sonno e insonnia, socialità e isolamento. L'iniziativa, curata dal Center for Neuroscience Unicam, coinvolgerà l'I.I.S. Varano-Antinori di Camerino e successivamente la Scuola dell'Infanzia "Manfredi-Gravina" di Castelraimondo. Tra gli appuntamenti della mattinata anche "JustPlay Unicam", gioco interattivo sul diritto del lavoro rivolto agli studenti delle scuole superiori e organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza nell'ambito di JustFest. Dalle 10 alle 18, al Polo di Bioscienze, sarà invece possibile cimentarsi con "Wire Loop – Earthworm Game", un'installazione interattiva che riproduce la rete di tane e gallerie realizzate dai lombrichi nel terreno. L'attività permetterà di conoscere più da vicino il ruolo di questi organismi nell'ecosistema ed è curata dalla dottoressa Martina Coletta del Laboratorio di Biodiversità del Suolo e Monitoraggio. Alle 10:30, ancora al Varano-Antinori, la professoressa Paola Scocco e il CIS Lab proporranno "Tra consapevolezza e responsabilità: la Citizen Science come strumento di umanesimo scientifico", incontro dedicato alla partecipazione dei cittadini nei processi di ricerca e alla sensibilizzazione sui temi dello sviluppo sostenibile. SHARPER farà quindi tappa a Civitanova Marche, dove alle 13.45, all'I.I.S. Da Vinci, la Sezione di Matematica della Scuola di Scienze e Tecnologie presenterà "Accendi i sensi: la Matematica 'in Viaggio'". Partendo dal funzionamento del navigatore dello smartphone, l'incontro mostrerà quanta matematica sia presente in attività quotidiane come localizzare la propria posizione, scegliere un percorso o proteggere i propri dati. Nel pomeriggio il programma tornerà a Camerino, alla Rocca del Borgia presso Enjoy & Friends. Alle 15 è in programma "Disegnare le Terre Mutate", dialogo tra immagini, parole e territori dedicato al fumetto sul Cammino nelle Terre Mutate realizzato da Valerio Barchi. Il fumettista dialogherà con Marco Giovagnoli, docente della Scuola di Giurisprudenza e autore del Piccolo dizionario sociale del terremoto, in un incontro coordinato dalla professoressa Catia Eliana Gentilucci. Alle 16 sarà la volta della fisica quantistica con "Giocare (e vincere) con la Fisica Quantistica!", incontro curato dal professor David Vitali. Il pubblico sarà accompagnato alla scoperta di alcuni dei principi della teoria quantistica attraverso il gioco e la probabilità, con la possibilità di sperimentare anche il gioco QTRIS. A chiudere gli appuntamenti camerti, dalle 17.30 alle 19, sarà la "Staffetta giuridica – Passaggi di diritto. Il lavoro in 8 prospettive", inserita nel Just Fest. Otto docenti della Scuola di Giurisprudenza si passeranno simbolicamente il testimone attraverso brevi interventi dedicati ai diversi modi in cui il lavoro può essere analizzato dal punto di vista giuridico e alle trasformazioni di diritti, regole e società. L'ultima tappa sarà San Benedetto del Tronto, dove SHARPER si intreccerà con il Nutrimente Festival, in programma il 25 e 26 settembre al Polo didattico Unicam e al Mercato Ittico. Laboratori, conferenze e spettacoli proporranno un percorso attraverso le connessioni tra scienza, cibo, cultura, tradizione e innovazione. Con SHARPER, Unicam porta così la ricerca fuori dai laboratori, proponendo attività pensate per pubblici diversi e linguaggi accessibili. Una giornata che punta a favorire il confronto diretto tra il mondo scientifico e la cittadinanza e a mostrare come la ricerca sia già parte della vita quotidiana e possa contribuire ad affrontare le sfide del futuro. (Foto di repertorio)

Cultura

Cingoli, nasce il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani

Cingoli, nasce il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani

23/09/2026 19:40

Cingoli si arricchisce di un nuovo spazio dedicato all’arte, all’artigianato e alla valorizzazione delle tradizioni locali. Sabato 26 settembre, alle 16.30, in Corso Garibaldi, sarà inaugurato il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani, un progetto che punta a diventare un punto di riferimento per la comunità, mettendo insieme creatività, tipicità del territorio e formazione. A dare vita all'iniziativa è Ivana Marchegiani, imprenditrice cingolana con 36 anni di esperienza professionale nel settore. Un ritorno alle origini per la fondatrice, che torna a vivere nel luogo in cui è nata attraverso un progetto rinnovato e più ampio, pensato come un piccolo polo culturale aperto alla comunità. Nel nuovo laboratorio troveranno spazio l'artigianato artistico, la valorizzazione dei prodotti tipici e delle identità locali, insieme a momenti dedicati alla formazione e alla crescita culturale. L'obiettivo è creare un luogo d'incontro dove poter creare, apprendere e condividere esperienze legate al sapere artigiano e alla bellezza. Marchegiani ha ricevuto dalla Regione Marche il riconoscimento di Maestra Artigiana e Bottega Scuola ed è iscritta all'Albo dei mestieri artistici e tradizionali. Per i suoi meriti professionali le è stata inoltre riconosciuta l'iscrizione all'Albo d'Oro delle imprese artigiane della Camera di Commercio di Macerata. Il progetto guarda quindi al futuro senza rinunciare al legame con la storia e con l'identità di Cingoli, proponendo uno spazio nel quale tradizione e creatività possano incontrarsi e diventare occasione di formazione e condivisione. L'inaugurazione di sabato sarà anche un momento di festa e convivialità, con un brindisi aperto a tutti coloro che vorranno partecipare all'avvio della nuova attività. 

Montecosaro, musica e memoria nella Chiesa delle Anime: successo per il concerto "Florilegio"

Montecosaro, musica e memoria nella Chiesa delle Anime: successo per il concerto "Florilegio"

20/09/2026 14:20

È stato un autentico incontro fra storia, tradizione, arte e musica il concerto di sabato, inserito nel programma della 37ª edizione del Settembre Musicale Montecosarese. Una serata pensata per riscoprire le radici del territorio e far rivivere, attraverso le note, la memoria di un luogo ricco di storia e tradizioni. A valorizzare ulteriormente la suggestiva cornice che ha accolto l’evento è stata la presentazione iniziale dedicata alla storia e alle particolarità della Chiesa delle Anime, curata dal prof. Fabrizio Quattrini, presidente del Centro Studi Montecosaresi. Un momento introduttivo che ha permesso al pubblico di conoscere meglio il luogo nel quale, di lì a poco, la musica avrebbe preso vita. Il concerto, dal titolo “Florilegio”, ha visto protagonisti due straordinari musicisti: il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero. I due artisti hanno accompagnato l’esecuzione con spiegazioni e racconti sui brani proposti, creando un rapporto particolarmente diretto con il pubblico e un’atmosfera di ascolto e attenzione davvero speciale. “Florilegio” significa letteralmente “raccolta di fiori” e il titolo non è stato scelto casualmente. Tutti i brani eseguiti erano infatti legati, in modi diversi, al mondo dei fiori, divenuti il filo conduttore dell’intero percorso musicale. Nella tradizione cristiana e popolare, i fiori assumono anche un profondo significato spirituale: rappresentano un ponte tra il mondo terreno e quello dell’aldilà, diventando simbolo di preghiera, memoria e suffragio per le anime sante del Purgatorio. Ed è così che la Chiesa delle Anime ha incontrato “Florilegio”: un luogo legato alla memoria e alla preghiera si è idealmente vestito di fiori, trasformando la musica in un delicato omaggio alla vita e alla spiritualità. Al termine del concerto, la serata ha lasciato spazio a un momento particolarmente significativo, dedicato alle famiglie Regini di Civitanova Marche e Centioni di Montecosaro: la Chiesa delle Anime è stata scelta anche come luogo di custodia del pianoforte che oggi si può ammirare al suo interno, uno strumento generosamente donato alla Corale Santa Cecilia dalle due famiglie. Un gesto di grande generosità che la Corale ha voluto pubblicamente riconoscere con la consegna di un attestato di ringraziamento ai rappresentanti delle famiglie. Un semplice riconoscimento, ma carico di significato, per esprimere gratitudine per la sensibilità e la generosità dimostrate. È stata così una conclusione particolarmente sentita per una serata che ha saputo unire la bellezza della musica alla valorizzazione della storia locale, in un luogo capace di raccontare, attraverso le sue pietre, la sua spiritualità e le sue tradizioni, una parte importante della memoria di Montecosaro. Il Settembre Musicale Montecosarese, coordinato dal direttore artistico Giorgio Quattrini e condotto dalla presentatrice ufficiale Maria Tiziana Pepi, è organizzato dalla Corale Santa Cecilia di Montecosaro e dal blog Montecorriere, con il sostegno del Banco Marchigiano e del Comune di Montecosaro, che ha dato anche il patrocinio.

Eventi

Il coraggio di dire no: Recanati ricorda i suoi 352 internati militari

Il coraggio di dire no: Recanati ricorda i suoi 352 internati militari

23/09/2026 17:00

Domenica 20 settembre l'Ancr ha riunito famiglie, istituzioni e associazioni. Al centro i nomi e le storie dei militari che dissero NO dopo l'8 settembre 1943 Prima dei convegni, delle targhe, delle divise e delle medaglie ci sono i nomi, e dietro i nomi ci sono le famiglie. Sono state loro le vere protagoniste della Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani (IMI), promossa domenica 20 settembre a Recanati dall'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Federazione Provinciale di Macerata, con la collaborazione e il patrocinio del Comune. Sono le stesse famiglie che per oltre ottant'anni hanno conservato fotografie, lettere, racconti e silenzi, e che erano già state al centro della cerimonia per la consegna delle Medaglie d'Onore al Teatro Lauro Rossi di Macerata. Il risultato più importante dell'iniziativa è forse questo: aver portato gli IMI fuori dalla dimensione astratta dei numeri per riconsegnarli alla comunità come uomini, soldati, padri, figli e nonni. Lo dimostrava la composizione della sala. Accanto al sindaco Emanuele Pepa, al vicesindaco Roberto Bartomeoli, all'assessore alla Cultura Ettore Pelati e a numerosi amministratori, c'erano i rappresentanti del Comando Militare Esercito Marche, dell'associazionismo combattentistico e d'Arma, dell'Istituto del Nastro Azzurro, dell'Anei, dell'Associazione Arma Aeronautica, dell'Associazione Nazionale Bersaglieri e dell'ANCR, con labari, presidenti e soci di diverse sezioni. Ma soprattutto c'erano i familiari: i discendenti di internati come Secondo Berdini, Giuseppe Gaetti e Amedeo Principi, e di altre famiglie per le quali l'8 settembre è ancora una vicenda domestica prima che materia di libri. Particolarmente significativa la presenza di Graziano Federici, presidente della Federazione provinciale Ancr di Ancona e figlio di Arduino Federici, fante della Divisione "Acqui" e reduce di Cefalonia, tra i militari che nel settembre 1943 scelsero di resistere ai tedeschi pagando quella scelta a un prezzo altissimo. Non un convegno per addetti ai lavori, dunque, ma una comunità riunita intorno alla propria memoria. Il pomeriggio si è aperto con i saluti del vicesindaco Bartomeoli e dell'assessore Pelati, che hanno ribadito l'impegno dell'Amministrazione nel percorso avviato per restituire identità e riconoscimento ai concittadini internati dopo l'8 settembre. Un percorso che non è una ricorrenza occasionale: comprende la ricerca documentaria del Nastro Azzurro, la ricostruzione dei nominativi, il coinvolgimento delle famiglie, la collocazione della targa commemorativa e l'avvio delle procedure per il conferimento delle Medaglie d'Onore. Dopo il ringraziamento del presidente della Federazione provinciale ANCR di Macerata, Albino Mataloni, membro della Giunta Esecutiva nazionale, Mauro Radici, presidente della Sezione ANCR di Macerata e coordinatore regionale Marche, ha tenuto l'intervento "Il coraggio di dire NO degli IMI: combattenti senza armi". Ha ripercorso i passaggi chiave di quella vicenda: il trauma dell'8 settembre 1943, la cattura e il disarmo di centinaia di migliaia di militari, la decisione tedesca di classificarli come Italienische Militärinternierte anziché prigionieri di guerra, le ripetute offerte di aderire alle forze tedesche o alla Repubblica Sociale Italiana. E poi il NO pronunciato dalla grande maggioranza, pagato con lager, fame, lavoro coatto, malattie e, per molti, con la vita. Un NO che Radici ha definito una forma peculiare di Resistenza: militare nell'origine, disarmata nelle condizioni, morale e civile nella scelta. Dati e date alla mano, ha ricordato il lungo vuoto di rappresentazione che ha accompagnato gli IMI nella memoria pubblica, una vicenda nota agli studiosi e custodita nelle famiglie ma per decenni poco visibile nella public history. La richiesta non è di contrapporre memorie, ma di riconoscere anche a questa piena autonomia, dignità e visibilità. Da qui il valore della presenza del commissario Rossano Corradetti, ospite d'onore, protagonista del percorso civile che, con la petizione presentata al Senato, ha contribuito all'istituzione della Giornata nazionale dedicata agli Internati Militari Italiani. Corradetti ha parlato di una battaglia condotta perché la memoria familiare diventasse riconoscimento pubblico dello Stato: il passaggio dalla storia custodita negli archivi, specie tedeschi, alla storia riconosciuta dalla Repubblica. Molto personale l'intervento della professoressa Amneris Ulderigi, che attraverso la vicenda del padre Calizio, internato militare, ha riportato il racconto alla dimensione più intima: quella dei reduci tornati con esperienze difficili da raccontare e dei figli che ne hanno raccolto frammenti, reticenze, parole e silenzi, restituendoli talvolta anche attraverso forme d'arte. È qui che l'incontro ha cambiato registro. Sul grande schermo, accanto alla divisa da internato di un ufficiale del 3° Reggimento Granatieri di Sardegna, hanno cominciato a scorrere 352 nomi: trecentocinquantadue recanatesi ricostruiti grazie al lavoro documentario, non più una cifra generica ma persone delle stesse vie, famiglie e contrade della città. Accanto a loro, un dato che ha restituito la dimensione della tragedia: 24 di quegli uomini non tornarono. Per molti presenti quei cognomi non appartenevano a una storia nazionale astratta: erano il proprio cognome. Il lavoro di ricerca è stato poi raccontato attraverso l'intervista a Mario Barbera Borroni, da anni impegnato in una vasta ricognizione provinciale sugli IMI tra fogli matricolari, archivi e testimonianze. Dalle sue ricerche è emersa la vicenda del bersagliere Edmondo Brunellini, ufficiale del 2° Reggimento Bersaglieri. Dopo lo sfaldamento del reparto, la Bandiera di Guerra non fu consegnata ai tedeschi: venne divisa in lembi e affidata a 13 ufficiali perché la custodissero. Brunellini conservò il proprio frammento per tutta la prigionia, nascondendolo e proteggendolo nei lager fino al ritorno in Italia, e contribuì poi alla ricomposizione della Bandiera, oggi esposta a Roma nel Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate al Vittoriano. Una storia nella storia: quando non era più possibile difendere un territorio, si continuava a difendere un simbolo e, con esso, un giuramento. Il consigliere comunale Michele Brizi ha illustrato il lavoro svolto sul territorio per raggiungere i discendenti, ricostruire le genealogie e mettere in contatto l'Amministrazione con le famiglie: un esempio di ricerca storica che diventa azione civile quando dagli archivi torna alle persone a cui i documenti appartengono. In questo coinvolgimento sta l'aspetto più originale della giornata. L'ANCR non ha voluto costruire una celebrazione chiusa né rivendicare una memoria esclusiva, ma ha svolto la funzione che appartiene alla sua storia: mettere in relazione famiglie, istituzioni, associazioni, ricercatori, Forze Armate e comunità locale. La parte conclusiva dell'incontro è stata affidata alle immagini e alla musica. Con "Obiettivo nei lager", le fotografie clandestine scattate dall'IMI Vittorio Vialli hanno accompagnato le parole di Giovannino Guareschi, anch'egli internato militare: volti scavati, baracche, reticolati, attese, fame e l'ironia come estrema forma di difesa dell'uomo. Per alcuni minuti non è stato necessario spiegare cosa fosse un lager per militari italiani: lo hanno raccontato le immagini di chi c'era dentro e le parole di chi quella prigionia l'aveva vissuta. Dall'Aula Magna la memoria si è poi spostata all'esterno, davanti alla targa dedicata agli IMI di Recanati, per il momento istituzionale. Alla presenza di autorità, rappresentanze militari e associative, labari e soprattutto famiglie, è stata deposta la corona commemorativa. Il Canto degli Italiani, gli onori e le note del Silenzio hanno restituito alla cerimonia la sua essenzialità: nessuna retorica, soltanto nomi, simboli e riconoscenza. Gli IMI non chiedono di sottrarre spazio ad altre memorie della Resistenza e della Liberazione, ma di non essere di nuovo assorbiti, confusi o lasciati ai margini. La giornata di Recanati ha indicato un'altra strada: fare rete senza costruire gerarchie della memoria. Il merito dell'ANCR è stato aver sollecitato una rete civica, istituzionale e associativa in cui ciascuno ha portato la propria competenza e in cui i protagonisti sono rimasti coloro ai quali quella storia appartiene per eredità diretta: le famiglie. Domenica erano nell'Aula Magna a sentire i nomi dei loro padri e dei loro nonni, dopo essere state chiamate dallo Stato a ricevere le Medaglie d'Onore al Teatro Lauro Rossi. Un altro appuntamento è in programma venerdì 25 settembre al Sacrario Militare della Provincia di Macerata, con una Santa Messa dedicata agli IMI. Tra questi momenti c'è qualcosa di più di una commemorazione: c'è una memoria che, dopo troppo tempo, sta finalmente tornando a casa.

Camerino, completato l’asfalto a Santa Lucia: nuovi lavori in arrivo nelle frazioni e nei quartieri

Camerino, completato l’asfalto a Santa Lucia: nuovi lavori in arrivo nelle frazioni e nei quartieri

23/09/2026 15:00

Si sono conclusi i lavori di rifacimento del manto stradale nella frazione di Santa Lucia, a Camerino. L’intervento rientra nel programma di manutenzione della viabilità comunale avviato dall’amministrazione e segue quello già realizzato nella frazione di Valdiea, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la qualità della percorrenza, oltre a garantire maggiore decoro alle strade del territorio. Il programma di interventi proseguirà nei prossimi giorni con nuovi lavori lungo la strada Rio-San Marcello e nel quartiere San Paolo, coinvolgendo quindi anche alcune zone del capoluogo. L'amministrazione comunale ha, inoltre, previsto il rifacimento dell'asfalto e la sistemazione dell'illuminazione pubblica nella frazione di Statte, dove è programmato un intervento di riqualificazione complessiva. "Si tratta di un ulteriore intervento che non è solo di rifacimento del manto stradale, ma di valorizzazione delle nostre frazioni. Nei prossimi giorni continueremo con altri interventi anche nei quartieri di Camerino, proseguendo nell’attività di manutenzione della viabilità comunale iniziata sin dai primi giorni del nostro mandato", sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Falcioni.  

Curiosità

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

21/09/2026 11:30

Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI. Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi. Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense. Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo. Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione. Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande. Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale? "La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo. Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario. Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio". Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI? "Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti. Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi. La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili. Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze". Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte? "Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri. Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità. È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare. Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti. Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali". Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi? "I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità. Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana. Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti. Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono. Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione. Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto. L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".  

Porto Recanati incontra Papa Leone XIV: il sindaco Michelini ricevuto dal Santo Padre

Porto Recanati incontra Papa Leone XIV: il sindaco Michelini ricevuto dal Santo Padre

21/09/2026 09:30

Un incontro nel Palazzo Apostolico che ha portato idealmente Porto Recanati e la sua comunità davanti a Papa Leone XIV. È quello vissuto ieri, domenica 20 settembre, dal sindaco Andrea Michelini, che dopo aver partecipato alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico ha avuto l'opportunità di incontrarlo personalmente nella Sala Ducale. Durante il momento di saluto e fraternità, Michelini ha omaggiato Papa Leone XIV con lo Stemma del Comune di Porto Recanati, realizzato dal conterraneo Biagio Biagetti, artista che nel 1921-1922 fu nominato da Papa Benedetto XV Direttore Artistico per le pitture dei Sacri Palazzi Apostolici e dei Musei Vaticani. Un dono dal forte valore simbolico, che il sindaco ha consegnato a nome dell'intera comunità portorecanatese. "In quel momento non ero solo: con me c'era idealmente tutta Porto Recanati", ha raccontato Michelini, sottolineando come l'incontro abbia rappresentato l'occasione per portare al Santo Padre "il calore della nostra comunità, il volto della nostra gente, le nostre tradizioni e l'affetto di una città". A rendere possibile l'incontro è stato padre Bruno Silvestrini, concittadino di Porto Recanati, Custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità della Sagrestia Pontificia. Proprio nella giornata di domenica padre Bruno ha celebrato inoltre il 50° anniversario della sua professione religiosa. Il religioso, legato da un rapporto di amicizia e fraternità con il Santo Padre, ha avuto un ruolo centrale nel presentare il sindaco Michelini a Papa Leone XIV in occasione della giornata di festa. Per Porto Recanati, dunque, un momento particolare che ha unito la dimensione istituzionale a quella religiosa e al legame con una figura della comunità cittadina che da cinquant'anni vive la propria missione all'interno della Chiesa. "Un filo indissolubile di amicizia, fraternità e appartenenza che unisce Porto Recanati al cuore della Chiesa", ha sottolineato il sindaco, che al termine dell'incontro ha espresso la propria emozione per aver potuto rappresentare la città davanti al Santo Padre. "Grazie, Santità, per questo momento che conserveremo nel cuore. E grazie a Padre Bruno per aver reso possibile questo incontro così significativo per la nostra comunità", ha concluso Michelini.

Varie

Caldarola, la Clinica del Sale dona una tonnellata e mezza di sale esausto: servirà contro il ghiaccio sulle strade

Caldarola, la Clinica del Sale dona una tonnellata e mezza di sale esausto: servirà contro il ghiaccio sulle strade

23/09/2026 14:50

 Un esempio di economia circolare e di collaborazione tra realtà del territorio. La Clinica del Sale di Macerata ha raggiunto un accordo con il comune di Caldarola per la donazione di circa una tonnellata e mezza di sale esausto, che sarà riutilizzato dall’amministrazione comunale per le attività di prevenzione e contrasto alla formazione del ghiaccio durante il periodo invernale. Il sale viene utilizzato all’interno delle stanze della Clinica del Sale e, per le caratteristiche legate al suo impiego in un dispositivo medico, deve essere periodicamente sostituito. Da qui nasce l’idea di individuare una nuova destinazione per un materiale che, pur non potendo più essere utilizzato all’interno della struttura, può ancora svolgere un’importante funzione in altri ambiti. «Ogni anno, essendo un dispositivo medico, dobbiamo cambiare il sale che viene utilizzato a terra nelle grotte del sale e dobbiamo provvedere al suo smaltimento. Si tratta però di un materiale che può essere utilizzato per una serie di attività, ad esempio sulle strade durante l’inverno - spiega la titolare della Clinica del Sale, Tania Marroquin Rayme -. Ogni cabina contiene quasi 750 chili di sale e, complessivamente, al Comune ne doniamo circa una tonnellata e mezza». L’accordo con il Comune di Caldarola rappresenta quindi una modalità concreta per evitare lo smaltimento di un materiale ancora utilizzabile e trasformarlo in una risorsa per il territorio. «È uno spirito di economia circolare: utilizzare in un altro modo un sale che è stato per un anno a terra nelle stanze della clinica e che, terminato il suo utilizzo, può invece trovare una nuova funzione», aggiunge Tania Marroquin Rayme. «Il sale sarà utilizzato principalmente per le strade comunali durante l’inverno, in particolare per contrastare la formazione del ghiaccio attraverso la macchina spargisale - spiega il sindaco di Caldarola -. Potrà essere utilizzato anche per garantire la sicurezza degli spazi davanti agli edifici pubblici, come le scuole e il Comune, ma la destinazione principale sarà quella della viabilità comunale». Tania Marroquin Rayme ha aperto questa attività dopo aver sperimentato su di sé e sulle sue figlie i benefici della haloterapia medica, confermati dalle esperienze positive di molte altre famiglie. «Da quel cambiamento - dice -, vissuto in prima persona, è nata una scelta di cuore: offrire ai miei concittadini un metodo naturale, certificato come dispositivo medico, e un luogo sicuro dove respirare meglio, sentirsi protetti e prendersi cura della salute propria e dei figli».

Tolentino, fossi di scolo mancanti e fango sulle strade: scattano le sanzioni

Tolentino, fossi di scolo mancanti e fango sulle strade: scattano le sanzioni

21/09/2026 15:10

A Tolentino sono state elevate sanzioni a seguito dei problemi provocati dal maltempo sulle strade di campagna, dove l'acqua piovana proveniente dai terreni ha trascinato sulla carreggiata fango e detriti. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal Comune, hanno riguardato i casi in cui sono state riscontrate responsabilità dirette. La forte ondata di pioggia che ha interessato nei giorni scorsi il territorio comunale ha provocato diversi smottamenti, soprattutto lungo la viabilità rurale. In alcuni punti, il dilavamento del terreno ha invaso la sede stradale, rendendo più difficoltosa la circolazione. Il Comune ricorda quindi a proprietari dei terreni e terzisti l'importanza di realizzare e mantenere fossi di scolo in grado di convogliare correttamente le acque meteoriche, come previsto dal Regolamento di Polizia Rurale. L'ente sottolinea che proprio la "mancata corretta regimentazione delle acque provenienti dai campi ha contribuito, in alcuni casi, al riversamento di terreno e detriti sulle strade". Laddove sono state accertate responsabilità, sono state quindi elevate le relative sanzioni. Per ripristinare le condizioni di normalità sono intervenuti il servizio di reperibilità e gli operai dell'Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzioni del Comune di Tolentino, impegnati nelle operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle diverse situazioni riscontrate.

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