È stato il dialogo paziente e delicato di una vigile del fuoco a permettere di riportare a casa un ragazzo di 17 anni con disturbi dello spettro autistico, allontanatosi dalla propria abitazione nelle prime ore della mattinata di oggi. Una storia di soccorso che, accanto all'aspetto operativo, racconta soprattutto l'importanza dell'umanità e della sensibilità di chi si trova a intervenire in situazioni particolarmente delicate.
Il giovane, residente nei pressi del Teatro Romano di Villa Potenza, si era allontanato da casa dopo un momento di particolare difficoltà all'interno dell'abitazione. La madre, non riuscendo più a rintracciarlo, ha iniziato a cercarlo e ha successivamente richiesto l'intervento delle forze dell'ordine.
Nelle ricerche sono stati coinvolti anche i vigili del fuoco, che hanno perlustrato la zona fino a individuare il 17enne mentre camminava lungo una strada.
A quel punto è entrato in gioco l'elemento più delicato dell'intervento. Avvicinare una persona con disturbi dello spettro autistico in una situazione di questo tipo richiede particolare attenzione, evitando gesti improvvisi e rispettando i suoi tempi. Tra i componenti della squadra c'era una giovane vigile del fuoco che ha quindi iniziato ad avvicinarsi con estrema cautela.
La donna ha cominciato a parlargli tranquillamente, senza forzare il contatto. Per quasi mezz'ora, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, è rimasta a dialogare con lui, costruendo progressivamente un rapporto di fiducia. Un approccio paziente che, passo dopo passo, ha permesso di convincere il ragazzo a incamminarsi verso casa.
Una fase tutt'altro che semplice, considerata la particolare situazione. In questi casi, infatti, un approccio troppo diretto può rischiare di aumentare la difficoltà della persona coinvolta, mentre la calma e il rispetto delle sue modalità di relazione possono fare la differenza.
Alla fine il ragazzo è stato riaccompagnato dalla madre, in buone condizioni. Sul posto è poi intervenuta la Polizia per gli accertamenti di competenza.
Un intervento concluso positivamente, dunque, grazie alla collaborazione tra i soccorritori e, soprattutto, alla capacità della vigile del fuoco di trasformare un'operazione di ricerca in un momento di ascolto e relazione, dimostrando come, in determinate situazioni, la sensibilità umana possa essere importante quanto la prontezza operativa.
È stato il dialogo paziente e delicato di una vigile del fuoco a permettere di riportare a casa un ragazzo di 17 anni con disturbi dello spettro autistico, allontanatosi dalla propria abitazione nelle prime ore della mattinata di oggi. Una storia di soccorso che, accanto all'aspetto operativo, racconta soprattutto l'importanza dell'umanità e della sensibilità di chi si trova a intervenire in situazioni particolarmente delicate.
Il giovane, residente nei pressi del Teatro Romano di Villa Potenza, si era allontanato da casa dopo un momento di particolare difficoltà all'interno dell'abitazione. La madre, non riuscendo più a rintracciarlo, ha iniziato a cercarlo e ha successivamente richiesto l'intervento delle forze dell'ordine.
Nelle ricerche sono stati coinvolti anche i vigili del fuoco, che hanno perlustrato la zona fino a individuare il 17enne mentre camminava lungo una strada.
A quel punto è entrato in gioco l'elemento più delicato dell'intervento. Avvicinare una persona con disturbi dello spettro autistico in una situazione di questo tipo richiede particolare attenzione, evitando gesti improvvisi e rispettando i suoi tempi. Tra i componenti della squadra c'era una giovane vigile del fuoco che ha quindi iniziato ad avvicinarsi con estrema cautela.
La donna ha cominciato a parlargli tranquillamente, senza forzare il contatto. Per quasi mezz'ora, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, è rimasta a dialogare con lui, costruendo progressivamente un rapporto di fiducia. Un approccio paziente che, passo dopo passo, ha permesso di convincere il ragazzo a incamminarsi verso casa.
Una fase tutt'altro che semplice, considerata la particolare situazione. In questi casi, infatti, un approccio troppo diretto può rischiare di aumentare la difficoltà della persona coinvolta, mentre la calma e il rispetto delle sue modalità di relazione possono fare la differenza.
Alla fine il ragazzo è stato riaccompagnato dalla madre, in buone condizioni. Sul posto è poi intervenuta la Polizia per gli accertamenti di competenza.
Un intervento concluso positivamente, dunque, grazie alla collaborazione tra i soccorritori e, soprattutto, alla capacità della vigile del fuoco di trasformare un'operazione di ricerca in un momento di ascolto e relazione, dimostrando come, in determinate situazioni, la sensibilità umana possa essere importante quanto la prontezza operativa.
Centinaia di persone, una folla silenziosa e profondamente commossa, hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Andrea Angeli, il peacekeeper e funzionario delle Nazioni Unite scomparso lo scorso 2 settembre nella sua abitazione di Macerata. Nella chiesa di Santa Croce, una comunità composta e partecipe si è stretta attorno al feretro: ambasciatori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e delle forze armate, religiosi e tante persone comuni, unite nel ricordo di un uomo che, nella sua vita e nelle sue missioni in giro per il mondo, aveva la rara capacità di mettere insieme persone e mondi apparentemente lontani.
Tra i presenti anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, il rettore dell’Università di Macerata John Mc Court, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, l’ex sindaco Romano Carancini e, naturalmente, la sorella Teresa, insieme al cognato e ai nipoti di Andrea Angeli.
Una comunità trasversale, proprio come era stata la sua vita: diplomazia e quotidianità, grandi scenari internazionali e legami personali, incontri con i potenti della Terra e rapporti con le persone più semplici. Tutti riuniti nel giorno dell’addio a quell’uomo che sapeva costruire ponti ovunque si trovasse.
A celebrare le esequie è stato padre Mariano Asunis, cappellano dell’Esercito e amico di vecchia data di Andrea Angeli. Un’omelia intensa, ma senza retorica, affidata a poche immagini capaci di restituire il senso di una vita trascorsa al servizio degli altri.
«Grazie per quello che hai seminato. Non è un addio, è un arrivederci». È stato questo uno dei passaggi più intensi. Padre Mariano ha ricordato le parole delle Scritture, «le anime dei giusti sono tra le braccia del Signore», prima di ripercorrere alcune delle tante missioni che avevano portato Angeli in alcuni dei luoghi più difficili del mondo.
Dal Cile al Kenya, dal Kosovo a Sarajevo fino a Nassiriya, attraversando alcuni dei luoghi più tormentati del mondo e incontrando popolazioni colpite dalla guerra e comunità costrette a ricominciare, il racconto è stato quello di un uomo che aveva fatto del dialogo una forma concreta di impegno. Per Andrea Angeli la pace non era soltanto una parola, ma la capacità di incontrare l’altro, comprenderne le ragioni e costruire relazioni anche là dove sembrava più difficile, trasformando il confronto in uno strumento per avvicinare persone e mondi lontani.
E proprio il verbo seminare è diventato la chiave dell’omelia. «Semina, semina, semina. Perché ciò che semini, prima o poi, diventa frutto». Un’immagine semplice, ma perfetta per descrivere il modo in cui Angeli aveva attraversato il mondo: lasciando relazioni, amicizie, gesti e piccoli segni destinati a rimanere.
«Per Andrea la pace non era soltanto una parola», è stato ricordato. Era incontro, dialogo, capacità di riconoscere la diversità e di costruire ponti tra realtà apparentemente inconciliabili.
Nel finale, anche un sorriso, con il ricordo della bicicletta rubata e una battuta rivolta idealmente ad Andrea: «Se incontri coloro che mi hanno rubato la bicicletta, sia ancora tua la missione di andare in giro per il mio Paradiso».
Poi il grazie conclusivo: «Grazie per il tuo esempio, per la tua vicinanza e per la tua amabilità». E ancora: «Non è un addio. È un arrivederci».
Tra gli intervenuti anche il generale di divisione Michele Risi, già comandante delle Truppe Alpine, che ha ricordato la vicinanza di Angeli nel corso delle diverse missioni e un rapporto consolidato nel tempo, nato dall’intreccio tra impegno professionale, stima e amicizia.
Molto commosso anche il direttore della nostra testata, amico fraterno di Andrea Angeli, Guido Picchio, che ha ricordato come, negli ultimi tempi, stesse ultimando il suo ultimo libro proprio all’interno della nostra redazione. Un luogo nel quale Andrea era ormai diventato una presenza familiare, un riferimento, «un buon amico che torna sempre a trovarti».
Particolarmente sentiti, infine, i ricordi dei giornalisti Lao Petrilli e Toni Capuozzo.
Lao Petrilli ha ricordato la capacità di Andrea di sorridere anche nelle circostanze più difficili, quella leggerezza che non era superficialità ma una delle forme con cui riusciva ad affrontare le situazioni più dure. Tra gli insegnamenti lasciati da Angeli, Petrilli ha indicato anche «l’importanza della cerimonia e non della cerimonialità»: il valore autentico dei gesti, degli incontri e delle persone, oltre le formalità e le apparenze.
Toni Capuozzo, storico inviato di guerra, ha ricordato l’eleganza innata di Angeli, mantenuta anche nei momenti più complicati, la sua generosità e soprattutto la capacità di esserci sempre quando serviva, senza clamori o troppe parole.
«Una delle lezioni che ho imparato da Andrea è che le parole servono fino a un certo punto», ha detto Capuozzo, ricordando un uomo che «non aveva bisogno di simboli o clamori». Un’aura innata, quella di Angeli, insieme a quel suo inseparabile pilot bag, sempre pronta a ogni evenienza, come se una nuova partenza potesse arrivare da un momento all’altro.
E poi un ricordo ancora più personale: «Mai visto piangere, sempre visto consolare chi piangeva».
A chiudere gli interventi, il colonnello della riserva dei Carabinieri Bruno Tammaro Iannelli ha affidato alle parole del Cantico delle Creature l’ultimo omaggio ad Andrea, richiamando gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Nel Cantico, ha ricordato Tammaro, la morte corporale è quella dalla quale «nullu homo vivente pò scappare»: una presenza inevitabile, ma che non può cancellare ciò che una persona ha lasciato nel mondo e, soprattutto, negli altri.
E resta allora il ricordo di quella sua «ineffabilità», di quel modo unico di attraversare il mondo, partire e poi ricomparire all’improvviso, quasi senza preavviso, a casa degli amici. Un’assenza che proprio per questo appare ancora più difficile da accettare come definitiva.
Forse è qui che trova posto quella speranza, quasi impossibile, evocata da Toni Capuozzo: che la scomparsa di Andrea sia soltanto un inganno. Che sia partito ancora una volta per un viaggio e che, prima o poi, possa tornare a bussare a una porta, con la naturalezza con cui lo aveva fatto tante volte nella sua vita.
(Interviste video di Federica Ciminari)
È precipitato nel buio da un'altezza di circa cinque-sei metri, finendo lungo il dirupo sottostante il muraglione del castello Magalotti. È quanto accaduto nella tarda serata di ieri, a San Paolo di Fiastra, al termine del concerto di Ginevra Di Marco. Protagonista dell'incidente un giovane che si trovava nella zona insieme ad alcuni amici.
L'episodio si è verificato intorno alle 23, quando l'evento musicale era appena terminato. Il ragazzo si sarebbe allontanato dal gruppo per cercare un luogo appartato dove espletare i propri bisogni fisiologici. Dopo aver oltrepassato una staccionata in legno, avrebbe attraversato una porzione di prato non illuminata, senza rendersi conto di essere arrivato in prossimità del muraglione del castello.
A quel punto è avvenuta la caduta. Il giovane è precipitato oltre il muro, alto diversi metri, per poi rotolare lungo il pendio sottostante.
Sono stati gli amici, accortisi di quanto accaduto, a dare l'allarme e a consentire l'intervento dei soccorritori. Sul posto è arrivato anche il sindaco di Fiastra Giancarlo Ricottini, che ha seguito da vicino le operazioni di soccorso.
Il giovane, fortunatamente, è rimasto sempre cosciente. Una volta raggiunto dai sanitari del 118, è stato preso in carico e trasferito all'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona, per gli accertamenti e le cure del caso. Secondo le prime informazioni, le sue condizioni non sarebbero gravi.
Cinque persone con il volto coperto sarebbero state immortalate mentre si allontanavano dalla gioielleria Giorgini dopo un colpo messo a segno all'alba. È uno degli elementi ora al vaglio dei carabinieri, intervenuti dopo l'allarme scattato nell'attività di viale Regina Margherita, a Potenza Picena.
Il furto è avvenuto intorno alle 5 di ieri mattina. I malviventi hanno prima danneggiato la serranda utilizzando un frullino, quindi hanno sfondato le due porte d'ingresso in vetro servendosi di un estintore.
Una volta riusciti ad accedere all'interno, i ladri hanno preso di mira le vetrine contenenti gioielli, orologi e oggetti di argenteria, mandandole in frantumi e portando via numerosi preziosi. L'entità del bottino non è stata ancora definita con precisione: l'inventario era infatti ancora in corso.
A fornire possibili elementi utili alle indagini ci sono le immagini delle telecamere di sorveglianza della gioielleria. A queste si aggiunge un video girato con un telefono cellulare da una donna, nel quale si vedrebbero cinque persone con il volto travisato mentre si allontanano dopo il raid.
L'allarme ha fatto scattare l'intervento dei carabinieri, arrivati sul posto pochi minuti dopo. I militari hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica del furto e individuare i responsabili. Sotto esame ci sono ora sia i filmati dell'impianto di videosorveglianza dell'esercizio commerciale sia la registrazione effettuata dalla testimone.
Il raid di Porto Potenza arriva a pochi giorni da un altro episodio analogo avvenuto nel Maceratese. Lo scorso 31 agosto, infatti, una farmacia di San Firmano, a Montelupone, era stata presa di mira dai ladri, che avevano sfondato una vetrata utilizzando un furgone come ariete. In quel caso il bottino era stato però decisamente più contenuto, limitandosi al denaro presente nel fondo cassa.
Venti persone identificate, 12 veicoli controllati e quattro soggetti risultati positivi agli accertamenti nella banca dati interforze. È il bilancio del servizio straordinario di prevenzione e controllo del territorio effettuato dalla Polizia di Stato nella notte appena trascorsa a Civitanova Marche, con particolare attenzione al lungomare, alle aree della movida e ai luoghi maggiormente frequentati dai giovani.
Il servizio, disposto dal questore di Macerata Luigi Mangino, ha visto impegnati gli equipaggi della Questura di Macerata insieme a un'aliquota dell'Arma dei Carabinieri. L'attività ha avuto principalmente una funzione preventiva, con una presenza costante nelle zone caratterizzate dalla maggiore concentrazione di giovani e nelle aree prossime ai locali di intrattenimento.
Nel corso della notte gli operatori hanno effettuato numerosi passaggi lungo il litorale e nelle principali zone interessate dall'afflusso giovanile, accompagnando le diverse fasi della serata fino al progressivo deflusso al termine delle attività dei locali.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla viabilità: un posto di controllo è stato effettuato presso Largo Italia, mentre complessivamente sono stati controllati 12 veicoli e identificate 20 persone.
Il bilancio della notte è stato comunque positivo sul fronte dell'ordine e della sicurezza pubblica. Non sono stati registrati interventi di particolare rilievo, mentre anche l'attività della Volante del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche si è svolta senza chiamate o episodi che abbiano richiesto interventi significativi.
La presenza delle forze dell'ordine ha dunque accompagnato lo svolgimento della serata, garantendo un presidio costante nelle fasi considerate più delicate e contribuendo al regolare deflusso dalle zone della movida.
I controlli proseguiranno anche nella giornata di oggi, nell'ambito dei servizi predisposti dalla Questura di Macerata in occasione degli appuntamenti sportivi e delle manifestazioni in programma sul territorio provinciale, con l'obiettivo di garantire le necessarie condizioni di ordine e sicurezza pubblica.
“Noi abbiamo scelto di focalizzarci in un segmento di mercato che è quello degli esperti della meccanica e del tocco. Noi non vogliamo fare tutto, ma vogliamo fare bene. In maniera eccellente”.
Un tocco lungo 70 anni, fatto di passione, impegno e innovazione. Fatar, realtà imprenditoriale specializzata nella produzione di strumenti musicali elettronici e nata in una piccola bottega recanatese nel 1956, arriva ad un traguardo che riempie di orgoglio Marco Ragni, attuale amministratore delegato, nonché figlio del fondatore Lino Ragni.
“Con grande orgoglio siamo arrivati a festeggiare questo momento importante per l'azienda e anche per la famiglia, che da settant'anni si è impegnata nella sviluppo di strumenti musicali ed è riuscita a portare prodotti di eccellenza in tutto il mondo” dice l’amministratore delegato, festeggiando in concomitanza con i settant’anni dell’impresa, anche suoi vent’anni come direttore.
Per l’occasione, le porte dell’azienda si sono aperte per rendere visibili gli spazi in cui ogni giorno si crea la meccanica che scompare sotto le dita di chi suonerà quegli strumenti: un percorso che ne ha rievocato la storia, lo sviluppo e l’innovazione.
“Innovazione – io dico sempre – “non significa cambiare le cose, ma significa riuscire a capire quello che va conservato, perché il nostro mercato è fatto di strumenti musicali, strumenti di tradizione. Quindi dobbiamo capire questa tradizione e riuscire ad utilizzare le tecnologie innovative per portare il prodotto al tocco eccellente” continua Ragni.
A intervenire per l'occasione è stato anche il giornalista Nicola Porro, che in seguto ha aperto il talk: “Il traguardo di Fatar è un grande segnale per tutta Italia, perché noi ci siamo dimenticati – parlando di grandi temi come le guerre e l'intelligenza artificiale che incombe – che l'Italia è maniifatturiera e che ci sono grandissime piccole realtà che rendono ricco il nostro Paese. E una di queste ha compiuto settant'anni”.
Presente alla tavola rotonda tenutasi in occasione dei settant’anni di attività, anche il sindaco di Recanati, Emanuele Pepa: “Ringrazio la famiglia Ragni per aver creduto in un gran progetto che è nato dalle botteghe e che, proprio grazie alla famiglia ha avuto la forza di poter crescere e far crescere una bella realtà nel territorio e anche all’estero, con la stessa Tunisia che ci ha creduto tantissimo ed è cresciuta in maniera esponenziale”.
Special guest della serata, inoltre, il responsabile della logistica di Amazon Italia Lorenzo Barbo, che vent’anni fa ha incrociato la sua strada con quella di Fatar come consulente dell’azienda nell’ambito di un percorso di ristrutturazione aziendale: “Mi lega un rapporto di amicizia con Marco e di affetto nei confronti dell’azienda; quindi, sono veramente onorato di essere stato invitato in un momento in cui si incrociano due strade” – dice Barbo, riferendosi all’apertura del nuovo magazzino nelle Marche, nonché polo logistico Amazon più grande d’Italia.
Il Ceo di Fatar riconosce che il cambiamento e l’innovazione, in questi settant' anni, non hanno riguardato solo la sua realtà. È proprio davanti all’innovazione esterna che lui stesso vede la sfida più grande, perché i nuovi macchinari e le nuove tecnologie oggi sono alla portata di tutti. La risorsa che Ragni mette al centro è quella umana, quella della cultura, del saper fare e della conoscenza dello strumento che da sempre permette di “portare sul mercato un oggetto che ha il valore proprio del territorio”.
Nonostante la nascita e lo sviluppo all’interno del distretto industriale tra Recanati, Osimo e Castelfidardo e il superamento della crisi del settore degli strumenti musicali negli anni Ottanta che ha visto Fatar resistere ed evolvere, l’amministratore delegato non risparmia una riflessione sul ruolo delle istituzioni: “Abbiamo bisogno che qualcuno apra quello zaino pieno di sassi pesanti che abbiamo sulle spalle e inizi a togliere qualcosa. Abbiamo bisogno di semplificare la burocrazia. Preferirei poter sviluppare aziende in un quadro normativo molto più semplificato”.
Non è mancato, infine, il ricordo al padre Lino: “Questi settant’anni li devo dedicare al fondatore, nonché mio padre. Il ricordo che mi rimane è di lui vestito sempre di verde – il colore di Fatar – al tavolo al centro del reparto, che crea a mano i suoi prototipi e che con la lima e gli altri utensili li tasta, alla ricerca del tocco”.
Due distinti episodi, avvenuti nell'arco di poche settimane ad agosto, hanno visto coinvolto lo stesso uomo e portato la Polizia Locale di Civitanova Marche a intervenire prima per il sequestro di un contrassegno per persone con disabilità sospettato di falsificazione e, successivamente, per una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità.
Il primo episodio risale al 4 agosto, in via Martiri delle Foibe. Una pattuglia della Polizia Locale ha sanzionato un veicolo parcheggiato sul marciapiede, in violazione dell'articolo 158 del Codice della Strada. L'auto esponeva un contrassegno per persone con disabilità, la cui data di scadenza non risultava chiaramente leggibile.
Sul posto è arrivato un familiare dell'uomo, in possesso delle chiavi del veicolo, che ha consegnato il documento agli agenti. Dall'esame è emerso che il contrassegno risultava scaduto e, secondo quanto accertato dalla Polizia Locale, è sorto il fondato sospetto che potesse trattarsi di una fotocopia a colori.
La proprietaria dell'auto, moglie dell'uomo, è stata convocata negli uffici della Polizia Locale. La donna ha dichiarato di essere estranea alla vicenda, spiegando che il mezzo, pur essendo intestato a lei, viene abitualmente utilizzato dal marito e di non essere a conoscenza di elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
I successivi accertamenti hanno permesso di verificare che il contrassegno era stato originariamente rilasciato a un congiunto dell'uomo, nel frattempo deceduto, e che il documento risultava già ritirato.
Il contrassegno è stato quindi sequestrato e il provvedimento è stato convalidato dall'autorità giudiziaria. Sono in corso gli accertamenti per stabilire eventuali responsabilità in relazione alle ipotesi di falsità materiale commessa da privato e uso di atto falso.
Il secondo episodio è avvenuto il 28 agosto, lungo via Cesare Battisti. Una pattuglia era impegnata nei rilievi di un incidente stradale quando gli agenti hanno riscontrato la presenza di veicoli in sosta in prossimità dell'intersezione, procedendo con le relative sanzioni.
Sul posto è arrivato l'utilizzatore di uno dei mezzi sanzionati, lo stesso uomo coinvolto nel precedente episodio. Stando a quanto riferito dalla Polizia Locale, l'uomo avrebbe rivolto agli agenti espressioni sprezzanti e ingiuriose, rifiutandosi inizialmente anche di fornire le proprie complete generalità.
Nel momento in cui si è allontanato alla guida del veicolo, avrebbe inoltre rivolto ulteriori epiteti nei confronti del personale operante.
Successivamente convocato negli uffici della Polizia Locale, l'uomo è stato denunciato all'autorità gudiziaria per le ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, previsto dall'articolo 341-bis del Codice Penale, e rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale, ai sensi dell'articolo 651.
«Il rispetto delle regole della strada e la correttezza nei confronti di chi svolge un servizio di controllo sul territorio in qualità di pubblico ufficiale non ammettono eccezioni, indipendentemente dal ruolo o dalla professione di chi si trova a interagire con i nostri operatori», dichiara il dirigente superiore Cristian Lupidi, comandante della Polizia Locale di Civitanova Marche.
Incidente nella notte lungo la SS78, all’altezza dell’Abbadia di Fiastra, nel territorio comunale di Tolentino. Poco dopo l'una due autovetture sono rimaste coinvolte in un violento scontro frontale, per cause che dovranno essere accertate.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Macerata, che hanno provveduto a estrarre gli occupanti dalle due vetture e ad affidarli alle cure del personale sanitario. I feriti sono stati successivamente trasportati all’ospedale di Torrette per gli accertamenti e le cure necessarie.
Momenti di apprensione anche per una delle due automobili, alimentata a metano, che a seguito dell’impatto ha sviluppato un principio d’incendio. Le fiamme sono state rapidamente domate dai Vigili del fuoco, intervenuti anche per mettere in sicurezza i veicoli e l’area interessata dall’incidente.
Restano da chiarire le cause e l’esatta dinamica del frontale. Gli accertamenti sono affidati alle autorità competenti.
Un incontro istituzionale per salutare chi, negli ultimi anni, ha rappresentato un importante punto di riferimento per il territorio. Il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, ha ricevuto il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Tolentino, il maggiore Giulia Maggi, che nei prossimi giorni lascerà la guida del reparto per assumere un nuovo incarico professionale.
In occasione della conclusione del suo mandato, il primo cittadino ha voluto esprimere a nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità settempedana la propria gratitudine per il lavoro svolto, consegnando all’ufficiale dell’Arma una pergamena celebrativa.
Un riconoscimento con il quale la città ha voluto sottolineare l’impegno profuso dal maggiore Maggi nel corso del suo servizio alla guida della Compagnia e la costante attenzione riservata alle esigenze del territorio.
Il maggiore Maggi ha inoltre ricoperto un ruolo particolarmente significativo nella storia dell’Arma in provincia di Macerata, essendo stata la prima donna ad assumere un incarico di comando di tale rilievo. Nel corso del mandato ha saputo costruire un rapporto di collaborazione con le istituzioni locali e di vicinanza con la cittadinanza, mettendo al centro del proprio lavoro i temi della sicurezza, della legalità e della tutela della comunità.
Nel corso dell’incontro, il sindaco Piermattei ha quindi ribadito l’apprezzamento per l’attività svolta e per la disponibilità dimostrata dall’ufficiale nei confronti dell’Amministrazione e della città.
Al termine del saluto istituzionale, il primo cittadino ha rivolto al maggiore Maggi i migliori auguri per il nuovo percorso professionale, auspicando per lei il raggiungimento di nuovi e prestigiosi traguardi.
Un nuovo incarico porterà dunque l’ufficiale lontano dalla Compagnia di Tolentino, ma, come sottolineato dal sindaco,"il legame con la comunità settempedana resterà saldo, nel segno di un rapporto costruito negli anni di servizio sul territorio".
Caldo, siccità e poca acqua nelle falde. A Tolentino scatta la stretta sui consumi per tutelare una risorsa sempre più preziosa. Il sindaco Mauro Sclavi ha firmato un’ordinanza che impone a cittadini e utenti del servizio idrico integrato di utilizzare con la massima attenzione l’acqua potabile distribuita dall’acquedotto pubblico. Il provvedimento è immediatamente esecutivo e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026.
La decisione arriva dopo la richiesta del direttore di ASSM Sandro Meschini e prende atto di una situazione climatica considerata particolarmente critica. La stagione estiva è stata caratterizzata da lunghi periodi siccitosi e temperature molto elevate, ben al di sopra delle medie stagionali, mentre le precipitazioni invernali non sono state sufficienti a garantire un adeguato ripristino delle falde acquifere. Una situazione che sta determinando una generale sofferenza delle risorse idriche e che potrebbe creare problemi anche alla rete di distribuzione in caso di picchi di consumo.
Da qui la necessità di intervenire preventivamente, evitando che la situazione possa arrivare a richiedere misure ancora più drastiche come interruzioni del servizio, razionamenti o turnazioni dell’erogazione.
L’ordinanza chiede innanzitutto agli utenti di utilizzare l’acqua in modo estremamente accorto. Per le utenze domestiche l’indicazione è quella di limitarne l’impiego agli usi alimentari e igienico-sanitari, evitando soprattutto durante le ore diurne e nei momenti di maggiore consumo ogni utilizzo non strettamente necessario.
Sono quindi vietati il lavaggio di cortili e piazzali, il lavaggio domestico delle automobili e degli altri veicoli a motore, il riempimento delle piscine private e delle vasche da giardino, ornamentali e simili, oltre all’innaffiamento dei giardini. Per quanto riguarda gli orti, l’utilizzo dell’acqua potabile resta consentito, ma esclusivamente nelle ore notturne, dalle 22 alle 6.
L’Amministrazione comunale richiama inoltre i cittadini a una serie di comportamenti utili a ridurre gli sprechi. Viene consigliato di controllare periodicamente il contatore, verificando che non registri consumi quando tutti i rubinetti sono chiusi, così da individuare eventuali perdite nascoste. Anche una piccola perdita, infatti, può tradursi nel tempo in un significativo spreco di acqua. L’invito è quindi a intervenire rapidamente in caso di rubinetti, sciacquoni o altri impianti non perfettamente efficienti.
Tra le buone pratiche indicate dal Comune anche l’installazione dei dispositivi frangigetto sui rubinetti, la riduzione della quantità d’acqua utilizzata dagli sciacquoni e un uso più attento di lavatrici e lavastoviglie, da azionare preferibilmente soltanto a pieno carico. Anche durante le normali attività domestiche viene chiesto di evitare di lasciare scorrere inutilmente l’acqua, per esempio mentre ci si lava i denti o ci si rade, e di preferire la doccia al bagno.
L’acqua utilizzata per lavare frutta e verdura può inoltre essere recuperata per innaffiare le piante, mentre quella di cottura della pasta può essere riutilizzata per il lavaggio manuale delle stoviglie.
Il Comune guarda intanto anche all’eventualità che la situazione possa peggiorare. L’ordinanza avverte infatti che, qualora la disponibilità della risorsa dovesse ridursi ulteriormente, potranno essere adottate misure progressive fino all’interruzione della continuità del servizio, al razionamento e alla turnazione delle forniture idriche. In uno scenario ancora più critico, potranno essere limitati progressivamente gli utilizzi la cui priorità è subordinata al consumo umano, compresa l’irrigazione agricola.
A vigilare sul rispetto delle disposizioni sarà il Corpo di Polizia Municipale, che potrà essere affiancato dal personale di Assm incaricato dei controlli. Per i trasgressori sono previste sanzioni amministrative da 25 a 500 euro.
L’appello dell’Amministrazione è dunque rivolto a tutta la cittadinanza: evitare sprechi e utilizzare l’acqua soltanto quando realmente necessario per contribuire a preservare le riserve disponibili e scongiurare, nei prossimi mesi, il ricorso a provvedimenti ancora più restrittivi.
Sono oltre 350 le persone partite dalle Marche alla volta di Bari per partecipare all'iniziativa con la premier Giorgia Meloni in programma oggi al porto pugliese per celebrare il record di longevità raggiunto dal Governo. La delegazione marchigiana è composta da "parlamentari, amministratori, dirigenti, militanti e sostenitori, arrivati in pullman, pulmini e auto". Ad annunciarlo è la senatrice di Fratelli d'Italia Elena Leonardi, che in merito ai risultati raggiunti dall'esecutivo Meloni è chiara:
"Dopo anni di tagli, il Governo Meloni è tornato ad assumere sul fronte della sicurezza: 45mila nuove assunzioni nelle forze dell'ordine, e altre 25mila previste entro la fine della legislatura, con 2.500 unità in più rispetto al turnover - dichiara Leonardi -. I contratti a tempo indeterminato sono aumentati di oltre un milione, gli occupati sono passati da 23,2 a 24,3 milioni, il deficit è sceso dall'8,1% al 3,1% del Pil, e l'export ha raggiunto i 643 miliardi di euro. Sono numeri che dimostrano come la stabilità non sia un traguardo da esibire, ma la condizione che permette a un Paese di programmare, decidere e mantenere gli impegni presi".
Leonardi cita, tra le misure raggiunte, anche il "Bonus Mamme, il Bonus Nido da 3.600 euro, il Bonus Nascite da 1.000 euro, l'incremento dell'indennità di congedo parentale dal 30 all'80% e l'estensione della durata da uno a tre mesi, oltre al taglio del cuneo fiscale e alla riforma dell'Irpef". Citato anche il Fondo sanitario nazionale, "in crescita dai 126 miliardi di euro del 2022 ai quasi 143 miliardi previsti per il 2026".
"Anche le Marche hanno visto risultati concreti in questi anni - dichiara ancora la senatrice portorecanatese -. Sulla ricostruzione, da quando c'è il Governo Meloni il cambio di rotta si vede nei fatti: sono sempre di più le famiglie che sono tornate a vivere nelle proprie case. Sulla cultura, sono stati destinati alle Marche 22,64 milioni di euro tra il 2025 e il 2027, con interventi diffusi tra le province di Macerata, Ancona e Fermo. Sulle infrastrutture prosegue il finanziamento della Pedemontana delle Marche, con 95 milioni di euro stanziati, mentre la Zona economica speciale, annunciata da Giorgia Meloni ad Ancona nell'agosto del 2025, sta già dando i suoi frutti su tutto il fronte economico, sia sul piano occupazionale che su quello imprenditoriale. Anche per quanto riguarda il sociale, il bando nazionale per l'assunzione di psicologi, educatori e pedagogisti negli Ambiti Territoriali Sociali si sta traducendo in nuove assunzioni anche nelle Marche".
Dopo la notizia dell’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito da parte del Consiglio regionale del Veneto, che lo rende di fatto la prima regione governata dal centrodestra a regolamentare le procedure e le tempistiche della pratica, la questione ha riaperto il dibattito.
L’eco di quanto avvenuto, si fa sentire forte anche nella regione Marche, dove già da tempo è depositata in Consiglio regionale una proposta di legge di ugual misura, presentata da parte del consigliere Pd Maurizio Mangialardi nel 2022.
La notizia è stata accolta dalla consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri come una vittoria di civiltà e un atto di sensibilità e responsabilità politica. Ruggeri osserva come il superamento delle barriere ideologiche rappresenti un elemento importante, soprattutto quando il tema sono la dignità dei cittadini e le loro sofferenze, oltre che i loro diritti fondamentali.
"La scelta maturata a Venezia dimostra che anche nell'alveo del centrodestra è possibile un confronto maturo e rispettoso della libertà individuale", afferma Ruggeri.
Secondo la consigliera anche all’interno della coalizione di centrodestra si può avviare un "dialogo maturo, che rispetti le libertà individuali e che consenta ai cittadini di accedere a questo servizio nei giusti tempi e modalità".
È osservando il modello veneto che Ruggeri si augura che la regione Marche possa trarre spunto ed esempio per "sbloccare la situazione" circa "la proposta di legge ad iniziativa del collega Maurizio Mangialardi, che mi vede cofirmataria con convinzione. È giunto il momento che la maggioranza di centrodestra marchigiana dimostri la stessa maturità del Veneto: non possiamo continuare a voltarci dall'altra parte o a rimandare una discussione che riguarda la vita, la dignità e i diritti delle persone".
L’invito è quello di dimostrare pari maturità, avviando il prima possibile un dibattito da svolgersi in Commissione e poi in Aula, due strumenti istituzionali fondamentali e irrinunciabili “per dotare la regione di una norma di civiltà e umanità”.
La legge sul 'fine vita'
La Toscana è stata la prima regione ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, seguita da Sardegna, Emilia Romagna ed ora, Veneto. Il tema di una possibile legge sul 'fine vita' in Italia si muove in uno spazio grigio che non è ancora regolamentato. Per questo le regioni devono muoversi autonomamente, spinte, molto spesso, da numerose raccolte firme indipendenti.
Nonostante questo, nel nostro Paese non è illegale ricorrere ad una pratica simile. Questo è possibile a causa di un precedente storico: una sentenza della Corte costituzionale del 2019 (242/2019) che chiarisce le situazioni in cui il suicidio assistito non può essere punito (e quindi quando è possibile effettuarlo), lasciando comunque grandi difficoltà circa le modalità ed i tempi di attuazione.
Le condizioni da verificare sono che il soggetto richiedente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetto da patologie irreversibili fonti di sofferenza fisica o patologica ritenuta intollerabile e che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (cosa rientri in quest’ultima dicitura è uno degli aspetti più critici perché interpretabile in maniera differente da parte delle aziende sanitarie).
La Corte Costituzionale ha cercato più volte di fare pressione al Parlamento per spingerlo a legiferare sul tema ma senza alcun successo. L'ultimo affossamento risale al 3 giugno scorso, quando il ddl proposto da Alfredo Bazoli durante l'esame in aula di Senato ha subito il rinvio alle commissioni di Giustizia e Affari sociali, con 88 voti favorevoli e 59 contrari.
Con la riapertura delle scuole e il ritorno alla routine quotidiana, per molte famiglie si ripresenta una sfida classica: gestire i preparativi del mattino. Tra la corsa contro il tempo e la campanella che si avvicina, preparare una colazione curata e organizzare la merenda può sembrare l'ennesimo compito impegnativo.
Guardare a questi due momenti attraverso la lente della nutrizione, tuttavia, permette di trasformarli in un'opportunità preziosa: un gesto d'affetto per accompagnare i ragazzi durante la giornata, sostenendone l'energia, la concentrazione e il benessere tra i banchi.
Comprendere cosa accade al nostro organismo al mattino rende ogni scelta più semplice e naturale.
Quando la colazione si basa prevalentemente su zuccheri semplici e cibi raffinati, il livello di glucosio nel sangue sale rapidamente per poi crollare con la stessa velocità. Per uno studente in classe, questa oscillazione si traduce, a metà mattina, in stanchezza improvvisa, calo di attenzione e irritabilità.
Una colazione bilanciata funziona in modo diverso: abbinare ai carboidrati complessi (come pane integrale, fette biscottate o avena) una quota di proteine e grassi sani, presenti in yogurt, latte, bevande vegetali o frutta a guscio, permette di rilasciare l'energia gradualmente, garantendo al cervello un nutrimento costante.
La stessa attenzione vale per la merenda della ricreazione. La pausa di metà mattina è un momento di svago essenziale, ed educare bambini e ragazzi a uno spuntino fresco e nutriente è un investimento sulla loro salute. Alternare i prodotti confezionati con opzioni semplici non significa fare rinunce, ma proporre idee gustose e bilanciate: una porzione di frutta di stagione con qualche mandorla o noce, un piccolo panino integrale con ricotta, hummus o composta di frutta, oppure una fetta di dolce casalingo preparato insieme nel fine settimana.
Coinvolgere i figli in questo percorso è il modo migliore per guidarli verso l'autonomia. Spiegare loro che ciò che mangiamo influisce direttamente su come ci sentiamo mentre studiamo, facciamo sport o stiamo con gli amici aiuta a trasformare la sana alimentazione in una scelta consapevole. Piccoli gesti quotidiani condivisi diventano così un modo concreto per prendersi cura di loro fin dal primo mattino.
Per rendere tutto questo sostenibile anche nelle giornate più frenetiche, il segreto risiede nell'organizzazione. Preparare la tavola o porzionare la frutta secca la sera prima, pianificare insieme un menu settimanale delle merende o tenere a portata di mano contenitori riutilizzabili sono strategie semplici che riducono notevolmente il carico mentale al risveglio.
Trasformare la fretta in serenità non richiede rivoluzioni, ma piccoli passi condivisi che restituiscono alla colazione il suo valore di momento di unione e carica per tutta la famiglia.
«Un grazie al reparto di Cardiochirurgia di Torrette di Ancona, per la scrupolosità, la cura, la dedizione e l'attenzione riservatami in ogni momento della degenza in ospedale». È questo il nucleo della lettera con cui P.A., una donna 68enne di Urbisaglia, ha voluto esprimere la propria gratitudine dopo essere stata sottoposta a un delicato intervento per la sostituzione della valvola aortica.
Un'esperienza che, accanto alla preoccupazione inevitabile legata a un intervento al cuore, ha lasciato nella paziente soprattutto la consapevolezza di essere stata seguita con professionalità e umanità durante tutto il percorso.
Il ringraziamento è rivolto in particolare ai chirurghi Mariano Cefarelli, Filippo Capestro, Michele Galeazzi e Martina Giusti, indicati dalla paziente tra le figure che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua cura. Il riconoscimentosi estende, inoltre, a tutta l'équipe che quotidianamente lavora all'interno del reparto: anestesisti, operatori sanitari e infermieri, per l'attenzione e la disponibilità dimostrate durante la permanenza nella struttura ospedaliera.
La Cardiochirurgia è diretta dal professor Marco Di Eusanio, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e della SOD Cardiochirurgia dell'ospedale di Torrette.
La lettera nasce dunque dal desiderio di raccontare una storia positiva, quella di una paziente che ha trovato nel personale sanitario competenza e attenzione in un momento particolarmente delicato della propria vita.
«È bene sottolineare quando le cose funzionano», è in sostanza il messaggio che accompagna il ringraziamento. Un riconoscimento che assume un significato particolare in un periodo nel quale la sanità pubblica è spesso al centro di critiche e discussioni, tra liste d'attesa, carenza di personale e difficoltà organizzative.
Raccontare anche le esperienze positive significa, però, dare spazio a quella parte della sanità che ogni giorno lavora dietro le quinte, fatta di medici, infermieri, anestesisti, operatori e personale sanitario che accompagnano i pazienti nelle fasi più delicate.
Per la paziente di Urbisaglia, il percorso a Torrette si è concluso con un intervento riuscito e con un sentimento di riconoscenza verso chi si è preso cura di lei.
La prima non è buona per le maceratesi nel girone B di Promozione. Tre sconfitte per le formazioni della nostra provincia impegnate quest’oggi, in attesa di Potenza Picena, Settempeda, Civitanovese e Camerino.
Cade il Casette Verdini 2-1 sul campo del Monturano. Ciaramitaro e Cuccù tra 73’ e 79’ piazzano un uno-due letale per i casettari, che la riaprono nel finale con Russo ma non basta. A domicilio cede anche il Borgo Mogliano, 1-3 contro l’Elpidiense. Belleggia illude in avvio, ma poi Mongiello e la doppietta di Papa tra primo e secondo tempo causano il ko bianconero.
Notte fonda per il Corridonia, che cede 4-0 sul campo della Palmense. Non c’è discussione sul campo degli arancionero, che volano spinti dalle reti di Nazziconi, Varisco e Senghor, oltre all’autorete in mezzo di Marinelli. Guardando gli altri campi l’Azzurra Colli parte bene espugnando 2-1 il campo della Cuprense e l’Azzurra Mariner la imita piegando a domicilio 3-1 l’AFC Fermo. Reti bianche tra Porto Sant’Elpidio e Castel di Lama.
I RISULTATI
Palmense Corridonia 4-0 (12’ Nazziconi, 16’ Varisco, 67’ aut. Marinelli, 76’ Marinelli)
Borgo Mogliano Elpidiense 1-3 (5’ Belleggia, 40’ Mongiello, 45’ 73’ Papa)
Monturano Casette Verdini 2-1 (73’ Ciaramitaro, 79’ Cuccù, 90’ Russo)
Cuprense Azzurra Colli 1-2 (4’ Ciotti, 47’ Tassotti, 62’ aut. Lanza)
Azzurra Mariner AFC Fermo 3-1 (23’ 55' Palladini, 77’ Frascerra, 84' Candidi)
Porto Sant’Elpidio Castel di Lama 0-0
(Credit foto: Corridonia Calcio 1955)
È un debutto da incorniciare quello dell’Aurora Treia nel campionato di Eccellenza. Nel palcoscenico dello Stadio Montefeltro di Urbino, i biancorossi di mister Simone Ricci conquistano i primi, storici punti nel massimo campionato regionale al termine di una gara intensa, combattuta e ricca di emozioni.
Dopo il Derby di Coppa di domenica scorsa, mister Ricci cambia diversi interpreti, affidando il centro della difesa a Cantarini e Hutsol, con Bartolini sulla fascia. In avanti spazio a Sbaffo, supportato da Manna e Senigagliesi. Dall’altra parte mister Mariani presenta un Urbino equilibrato e battagliero, pronto a sfruttare il fattore campo.
I padroni di casa partono con il piede sull’acceleratore e dopo appena un giro di lancette sfiorano il vantaggio con una conclusione potente dalla distanza che termina di pochissimo a lato.
L’Aurora prova a rispondere affidandosi a Senigagliesi, ma la sua punizione non trova compagni pronti alla deviazione vincente. Il grande caldo condiziona però la gara nelle fasi iniziali: i ritmi restano contenuti e le due squadre faticano a trovare continuità nella manovra.
Al 25' arriva la rete che sblocca l’incontro. L’Urbino sorprende la retroguardia biancorossa battendo velocemente un calcio di punizione: pallone in profondità per Bardeggia, che si inserisce alle spalle della difesa ospite e supera la retroguardia dell’Aurora. È dei ducali il primo gol della stagione.
Poco dopo il gioco viene momentaneamente interrotto per un malore accusato da un tifoso presente nella tribuna centrale. Necessario l’intervento dei sanitari della Croce Rossa, prima della successiva ripresa della partita.
E proprio alla ripartenza l’Aurora trova immediatamente la reazione che cercava. Al 33', Buonavoglia raccoglie la sfera e lascia partire una conclusione dalla lunga distanza: il tiro è potente e preciso e non lascia scampo a Petrucci. È un gran gol che rimette tutto in equilibrio e regala ai biancorossi nuova fiducia.
Prima dell’intervallo c’è ancora spazio per un’occasione importante dell’Urbino: Andreoni, da posizione ravvicinata, non riesce però a concretizzare.
La ripresa comincia con un botta e risposta. Prima è Senigagliesi a sfiorare il bersaglio con una conclusione che termina di poco a lato, poi è Cesarini a impensierire la difesa biancorossa con un diagonale che accarezza il palo.
L’Aurora però cresce con il passare dei minuti e al 54' completa la rimonta. Alla riceve e calcia con decisione dalla distanza, trovando la traiettoria giusta per battere Petrucci e portare i cucinieri avanti nel punteggio.
È il momento migliore degli ospiti, che prendono fiducia e sfiorano anche il terzo gol. Ancora Senigagliesi protagonista: la sua conclusione viene deviata e termina in calcio d’angolo.
Al 72' l’episodio che potrebbe cambiare l’inerzia della gara: il neo entrato Ale viene espulso dal direttore di gara Soncin per un fallo a palla lontana commesso a centrocampo. Protesta la squadra ospite ma per l'arbitro della sezione di Voghera la decisione è definitiva.
I padroni di casa si gettano in avanti alla ricerca del pari cercando di sfruttare l'uomo in più. Sugli sviluppi di un calcio piazzato Barbacani è attento a fare sua la sfera dopo un colpo di testa insidioso.
I ducali protestano anche per un presunto fallo di mano in area all' 86' ma il direttore di gara lascia correre. Il triplice fischio arriva dopo 6 lunghi minuti di recupero dove gli attacchi dei giallo-blu non sortiscono gli effetti sperati.
Primi storici tre punti iridati per l'Aurora Treia che rimonta una partita inizialmente in salita. Esce sconfitto l'undici di Mariani autore comunque di una prestazione ordinata.
Il tabellino
LMV Urbino: Petrucci, Andreoni (62' Martinelli), Gurini (82' Innocenti), Gennaioli (58' Boccioletti), Montanari, Pedinelli, Cusimano, Zancocchia, Bardeggia, Cesarini (65' Di Trani), De Arriba (65' Fagotti). A disposizione: Di Ghionno, Tamagnini, Bruzzecchese, Sabattini, Martinelli. Allenatore: Nico Mariani.
Aurora Treia: Barbacani, Petraglia (63' Smetana), Bartolini, Favo, Hutsol, Cantarini, Buonavoglia (63' Ale), Alla, Sbaffo (65' Melchiorri), Manna (65' Nasic), Senigagliesi (91' Calamita). A disposizione: Linares, Giuliodori, Cirrottola. Allenatore: Simone Ricci.
Marcatori: Bardeggia 25', Buonavoglia 33', Alla 54'.
Arbitro : Mirko Soncin - Sezione di Voghera.
Assistenti: Eriseld Nazeraj - Sezione di Fermo; Fabio Catania - Sezione di Fermo.
Note: espulso Ale al 72', angoli 6-4, recuperi 3'-6', presenti oltre 300 spettatori allo Stadio "Montefeltro" di Urbino.
La crisi nazionale ed europea del riciclo della plastica comincia a farsi sentire anche nel Maceratese e rischia di avere conseguenze sulla gestione della raccolta differenziata. Il problema nasce dalla crescente difficoltà di trovare sbocchi di mercato per la plastica raccolta e selezionata, condizionata da una domanda debole, dagli elevati costi di lavorazione e dalla concorrenza della plastica vergine, anche di provenienza extraeuropea, spesso disponibile a prezzi più competitivi.
Le difficoltà del mercato stanno producendo effetti sull’intera filiera. Corepla, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, ha ridotto la frequenza dei ritiri del materiale già selezionato e pressato. Di conseguenza, le ecoballe restano più a lungo negli impianti, occupando progressivamente gli spazi disponibili per lo stoccaggio.
Una situazione che nelle ultime settimane è diventata particolarmente evidente anche nel territorio maceratese, dove il Cosmari ha segnalato il progressivo esaurimento della propria capacità di stoccaggio. Se il sistema non dovesse tornare rapidamente alla normalità, il rischio è che la difficoltà di smaltire il materiale accumulato possa arrivare a ripercuotersi sulla raccolta della plastica nei Comuni.
Tra le ipotesi per fronteggiare temporaneamente l’emergenza c’è il trasferimento del materiale in eccesso verso impianti di termovalorizzazione dell’Emilia-Romagna. Una soluzione che consentirebbe di liberare spazio negli impianti, ma che avrebbe inevitabilmente un costo maggiore, legato soprattutto al trasporto e alla gestione fuori regione. Un aggravio che potrebbe finire per incidere sui piani economico-finanziari del servizio rifiuti e, di conseguenza, sulla Tari.
È proprio per evitare questo scenario che Cna Macerata chiede di valutare con urgenza la possibilità di consentire al Cosmari, in via temporanea e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza, di aumentare la quantità di ecoballe stoccabili nei propri spazi.
«Dobbiamo impedire che una crisi della filiera nazionale del riciclo si trasformi nell’ennesimo aumento a carico del nostro territorio – afferma il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti –. La Tari rappresenta già una voce molto pesante per le famiglie e ancora di più per tante attività economiche. Se esiste la possibilità di gestire temporaneamente maggiori quantitativi di materiale negli spazi del Cosmari, naturalmente garantendo tutte le condizioni di sicurezza, crediamo sia una strada da percorrere rapidamente».
Per Giglietti, infatti, il ricorso a trasferimenti fuori regione dovrebbe essere valutato come extrema ratio: «Non possiamo accettare che per liberare i magazzini si scelga automaticamente la soluzione più costosa e che alla fine il conto venga presentato, come troppo spesso accade, a cittadini e imprese».
Secondo Cna Macerata, la vicenda pone anche un problema di credibilità dell’intero sistema della raccolta differenziata. Da anni cittadini, imprese e amministrazioni vengono invitati a migliorare quantità e qualità della differenziazione dei rifiuti, un’attività che richiede organizzazione, investimenti e costi per il servizio. Se, una volta raccolta e selezionata, una parte della plastica viene destinata alla termovalorizzazione perché il mercato del riciclo non riesce ad assorbirla, il rischio è quello di indebolire la fiducia nel sistema.
«Alle persone chiediamo ogni giorno attenzione, responsabilità e impegno nel separare correttamente i rifiuti – sottolinea Giglietti –. Se poi quel materiale, dopo essere stato raccolto separatamente e selezionato, deve essere trasportato per centinaia di chilometri e avviato a termovalorizzazione, mandiamo ai cittadini un messaggio difficile da spiegare».
La richiesta, quindi, è che l’eventuale ricorso alla termovalorizzazione rimanga una misura eccezionale e temporanea, in attesa di una soluzione strutturale alle difficoltà della filiera.
Per Cna, infatti, l’emergenza attuale rende ancora più evidente la necessità di intervenire sulle cause economiche che stanno mettendo sotto pressione il settore del riciclo. Tra le priorità indicate dalla Confederazione ci sono la creazione di un mercato più solido per le materie prime seconde, incentivi al loro utilizzo, sostegno agli investimenti delle piccole imprese nell’economia circolare e una semplificazione delle norme che ancora ostacolano il recupero e il riutilizzo dei materiali.
L’obiettivo è rendere più conveniente il ricorso alle materie prime seconde rispetto a quelle vergini, favorendo così lo sviluppo di una filiera del riciclo capace di assorbire e valorizzare i materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Per Cna, inoltre, le nuove regole sulla responsabilità dei produttori dovranno tradursi in risultati ambientali concreti e non semplicemente in nuovi costi per imprese e consumatori.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza attuale, ma la tenuta dell’intero modello dell’economia circolare. «La raccolta differenziata è soltanto il primo anello della catena – conclude Giglietti –. Perché l’economia circolare funzioni davvero, ciò che recuperiamo deve tornare ad avere un valore economico e trovare un mercato».
Una sfida che, secondo Cna, richiede interventi strutturali: «È qui che occorre intervenire, rendendo le materie prime-seconde competitive rispetto a quelle vergini e aiutando le imprese che investono nel recupero e nel riutilizzo. Cna lo sostiene da tempo: senza una politica industriale del riciclo rischiamo di avere cittadini sempre più bravi a differenziare e un sistema produttivo che, paradossalmente, non riesce più a utilizzare ciò che raccogliamo».
"Non bisogna abbassare la guardia. Questo è il momento di fare uno scatto di reni: poche chiacchiere e tanti fatti". A dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, Diego Della Valle torna a Pescara del Tronto e rilancia il proprio impegno per la rinascita del territorio. L'imprenditore marchigiano, presidente del gruppo Tod's, ha annunciato la volontà di realizzare almeno un altro stabilimento, se non due, con l'obiettivo di continuare a creare occupazione e contrastare lo spopolamento dell'entroterra.
Della Valle fu tra i primi, subito dopo il sisma del 24 agosto 2016, a individuare nel lavoro uno degli strumenti fondamentali per mantenere vivo il territorio. Nel dicembre dello stesso anno presentò il progetto per la realizzazione di una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto.
I lavori procedettero rapidamente e lo stabilimento venne inaugurato il 20 dicembre 2017, a meno di un anno dalla presentazione del progetto. Un investimento di circa 10 milioni di euro per una struttura di duemila metri quadrati, inizialmente avviata con una cinquantina di dipendenti e progettata per arrivare a un organico di circa cento lavoratori.
Ora, a dieci anni dal sisma, arriva l'annuncio di un possibile nuovo passo in avanti. "In 12 mesi abbiamo costruito uno stabilimento, ne vorremmo fare almeno un altro, se non due", ha dichiarato Della Valle, come riporta Ansa, spiegando che la sfida sarà anche quella di individuare le professionalità necessarie.
"Adesso si tratta di coordinarsi per capire le maestranze, come prenderle e dove trovarle", ha aggiunto l'imprenditore, sottolineando la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni e imprese.
Un modello che, secondo Della Valle, ha già dimostrato di poter funzionare proprio nel caso di Arquata. "La politica locale deve funzionare bene come ha funzionato quando abbiamo costruito l'azienda", ha osservato, ricordando anche il sostegno ricevuto a livello nazionale nella fase di realizzazione dello stabilimento.
"Oggi le imprese devono mettersi a disposizione anche del forte problema sociale che c'è - ha affermato -. Guadagniamo, pensiamo al profitto, ma pensiamo anche a come agevolare la vita delle persone".
Un ragionamento che l'imprenditore estende al rapporto tra mondo economico e istituzioni: "Dobbiamo metterci al centro della vita sociale italiana, insieme alla politica, per cercare di dare risposte sociali vere e farlo in fretta".
Dalle microalghe ai fondi di caffè, passando per le trebbie di birra: la ricerca di Natasha Waris, dottoranda dell’Università di Camerino, arriva sul palcoscenico europeo. La giovane ricercatrice è stata infatti selezionata tra i 100 finalisti europei di EU TalentOn 2026, la competizione scientifica promossa dalla Commissione europea e dedicata a ricercatrici e ricercatori all’inizio della loro carriera.
L’appuntamento è in programma a Brest, in Francia, dal 7 all’11 settembre, dove i finalisti provenienti da diversi Paesi europei si confronteranno per cinque giornate attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività dedicate alle grandi sfide della ricerca europea.
La candidatura di Waris nasce dal suo percorso di dottorato a Unicam ed è stata selezionata nell’ambito della Mission Arena “A Soil Deal for Europe”, collegata alla Missione dell’Unione europea dedicata alla tutela e alla salute dei suoli.
La ricercatrice svolge la propria attività presso il Soil Biodiversity and Monitoring Lab della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, sotto la supervisione della professoressa Antonietta La Terza, responsabile del laboratorio.
Al centro del suo lavoro c’è il progetto AlgaeBrew, finanziato nell’ambito di EU ERA-NET SUSFOOD2, attraverso il quale Natasha studia lo sviluppo e la valutazione di biofertilizzanti e biostimolanti a base di microalghe e sottoprodotti organici.
Tra le materie prime analizzate ci sono anche prodotti di scarto apparentemente lontani dal mondo della ricerca, come fondi di caffè e trebbie di birra. L’obiettivo è capire come questi materiali possano essere trasformati in risorse utili per l’agricoltura, valutandone gli effetti sulle proprietà del suolo, sulla crescita e sulla salute delle piante e sul microbioma della rizosfera.
Una ricerca che si inserisce pienamente nella transizione verso modelli agricoli più sostenibili e circolari: trasformare i flussi di scarto in nuove risorse significa infatti favorire il riciclo dei nutrienti e la salute del suolo, riducendo allo stesso tempo lo spreco di materiali.
La partecipazione a EU TalentOn rappresenterà ora per la dottoranda Unicam un’importante occasione di confronto internazionale. A Brest i 100 giovani ricercatori saranno chiamati a lavorare insieme sulle cinque Missioni europee di Horizon Europe, attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività di confronto dedicate alle grandi sfide della ricerca e dell’innovazione.
Dopo oltre dieci anni, l’Università di Macerata torna a lavorare in Cirenaica, in Libia, con un nuovo importante progetto di ricerca dedicato al patrimonio archeologico dell’antica Cirene.
Il 28 luglio, a Tripoli, è stato sottoscritto un nuovo permesso di lavoro nei siti archeologici tra l’Ateneo maceratese e il Department of Antiquities (DoA) della Libia. A firmare l’accordo sono stati Emanuela Stortoni, docente di Archeologia pubblica e Metodologie della ricerca archeologica dell’Università di Macerata, e il presidente del Dipartimento, Mohamed Faraj Mohamed al-Faloos.
L’intesa avrà una durata di cinque anni e consentirà all’Università di Macerata di sviluppare un programma di studi e ricognizioni nel territorio di Cirene, la prima colonia greca in Africa, nell’area dell’attuale Shahhat.
Il progetto, già avviato con le prime ricognizioni nel 2025, punta in particolare allo studio dell’antico paesaggio e interesserà alcune aree ancora scarsamente documentate. Tra queste figurano Gasr Battah, Siret el-Bab, la necropoli di Snibat el-Awila, la necropoli di Balagrae e il complesso di Siret el-Giamel.
La ricerca, condotta con il supporto del DoA di Cirene, diretto da Adel Bufejra, si avvarrà di un approccio multidisciplinare e di tecnologie avanzate. Le attività comprenderanno ricognizioni sul terreno, rilievi Gps, immagini satellitari, riprese con drone, fotogrammetria e sistemi Gis.
L’obiettivo è quello di censire le principali testimonianze archeologiche della chora cirenaica, nei settori meridionale, orientale e occidentale, ricostruendo i rapporti tra insediamenti, necropoli e antichi percorsi viari e monitorando al tempo stesso lo stato di conservazione di un patrimonio diffuso e particolarmente fragile.
Una prima mappatura delle evidenze archeologiche ha già permesso di delineare un quadro particolarmente ricco. Dall’età greca a quella romana e bizantina, il territorio conserva fortificazioni, abitati, impianti produttivi e necropoli monumentali, inseriti in una fitta rete viaria che in passato collegava città, villaggi, porti e aree desertiche.
Non solo ricerca sul campo. L’accordo prevede infatti anche il coinvolgimento degli operatori locali e lo sviluppo di iniziative di formazione e valorizzazione del patrimonio. Una particolare attenzione sarà riservata alle attività didattiche rivolte alle scuole locali e agli studenti universitari italiani e libici, con l’obiettivo di favorire occasioni di confronto, formazione e scambio culturale.
La nuova missione, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si inserisce nella lunga tradizione di studi e attività archeologiche condotte dall’Università di Macerata in Libia, anche nella regione della Tripolitania.
Con la firma della nuova licenza quinquennale, l’Ateneo consolida dunque la propria presenza scientifica nel Paese e torna a confrontarsi direttamente con un patrimonio ancora in larga parte inesplorato e oggi particolarmente esposto a rischi, in una regione che da millenni rappresenta un crocevia di popoli, culture e scambi, al centro delle dinamiche del Mediterraneo.
Il cinema torna protagonista a Civitanova Marche con la dodicesima edizione del Civitanova Film Festival, in programma dal 9 al 18 ottobre prossimi. Una rassegna che, anche quest’anno, manterrà il grande schermo al centro della scena, aprendosi però a teatro, musica, letteratura e ad altri linguaggi capaci di dialogare con il cinema.
A fare da filo conduttore all’edizione 2026 sarà “Il torto e la ragione”, un tema particolarmente attuale scelto dai direttori artistici Peppe Barbera e Michele Fofi per interrogarsi sulle contrapposizioni che caratterizzano il presente.
«In questo periodo storico, dove sembra normale doversi schierare – spiegano Barbera e Fofi – ci vogliamo interrogare sulle reali distanze fra il torto e la ragione e sugli strumenti che abbiamo per non cedere ad una contrapposizione schematica e divisiva».
Un tema che il festival affronterà attraverso il cinema, mettendo in discussione le convinzioni personali e invitando il pubblico a confrontarsi anche con il punto di vista dell’altro. «Il cinema è pieno di eroi ed antagonisti, di riscatti e rivalse, di scontri ed incontri», sottolineano i direttori artistici, indicando nella settima arte lo strumento per raccontare «i flussi della vita, i torti, le ragioni e se c’è una parte dove stare».
Oltre 300 corti da tutto il mondo
Il cuore del Civitanova Film Festival resta il concorso internazionale dedicato ai cortometraggi, che anche per questa edizione ha fatto registrare una partecipazione significativa: sono state oltre 300 le opere arrivate da ogni parte del mondo.
Dopo la selezione degli organizzatori, saranno 12 i cortometraggi chiamati a contendersi i diversi riconoscimenti del festival. Tra i premi spicca quello assegnato dalla giuria tecnica al miglior corto, intitolato al regista civitanovese Stelvio Massi.
Accanto al concorso internazionale torna anche Corti Young, il progetto pensato per avvicinare gli studenti al linguaggio cinematografico. Il mini-concorso coinvolgerà le scuole del territorio, chiamando i ragazzi a votare la loro opera preferita all’interno di una selezione di cortometraggi dedicati a temi vicini alla loro esperienza.
Giorgio Pasotti omaggia Ennio Morricone
In attesa di conoscere nelle prossime settimane gli altri protagonisti e il programma completo, il festival ha già annunciato il primo grande ospite dell’edizione 2026: Giorgio Pasotti.
L’attore sarà protagonista il 16 ottobre al Teatro Rossini, dove salirà sul palco insieme al Quintetto Saverio Mercadante per un atteso omaggio a Ennio Morricone, uno dei più importanti compositori della storia del cinema.
Un appuntamento che unisce recitazione e musica e che si inserisce tra gli spettacoli fuori abbonamento della Stagione di Prosa civitanovese.
Le prevendite per lo spettacolo saranno attive su Vivaticket dal 15 settembre.
Il programma completo del Civitanova Film Festival sarà svelato nelle prossime settimane, insieme agli altri ospiti e agli appuntamenti che accompagneranno i dieci giorni della manifestazione.
Il CFF è promosso e organizzato dall’APS Favolacce, dall’Azienda dei Teatri e dal Comune di Civitanova Marche.
Cala il sipario sull’edizione 2026 del Teatro della Comunità, storico progetto che da anni porta teatro, cultura e partecipazione negli spazi della città. Dopo quattordici serate di prove e il debutto davanti al pubblico, i registi Marco Di Stefano e Tanya Khabarova affidano ai ringraziamenti il bilancio di un’esperienza che ha coinvolto attori, tecnici, volontari, sostenitori e cittadini.
Il numero 113 del Teatro della Comunità ha trovato casa al parco Trovellesi, a Fontespina, in un anfiteatro da circa 200 posti che nel corso delle prove ha attirato la curiosità degli abitanti della zona e dei frequentatori del parco.
Al centro dello spettacolo, il tema dei defunti che protestano perché non vengono più ricordati, affrontato con una chiave grottesca e metaforica, ma anche con poesia e leggerezza.
«Lo spettacolo è stato avvincente – racconta Marco Di Stefano – e il tema metaforico e grottesco dei defunti che protestano perché non ricordati è stato giocato con poesia e leggerezza».
Tra gli elementi scenici più particolari, un vecchio telefono, diventato nella storia il tramite tra l’aldilà e il mondo dei vivi. Una scelta che ha assunto anche un valore generazionale: «I più giovani non ne avevano mai toccato uno», osserva Di Stefano.
Nel racconto, un funzionario e il suo assistente, interpretati rispettivamente da Stefano Bianchi e Raffaele Ripari, hanno fatto da filtro alle richieste che i defunti rivolgevano ai vivi. Tra i personaggi che hanno lasciato il segno anche quello interpretato da Gina Moschettoni, protagonista di un delirante percorso culinario ispirato alla Grande abbuffata.
Ma a conquistare il pubblico è stato l’intero gruppo degli interpreti. «Tutti gli attori, per una volta, bravissimi, erano assolutamente in parte ed efficaci, dal più piccolo al meno giovane», sottolinea Di Stefano. Il risultato sono stati grandi applausi durante e al termine della rappresentazione.
Il regista rivolge quindi un lungo ringraziamento a quanti hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo: da Giovanni Scarpetta, per le riprese e l’assistenza, a Gold TV, per le riprese e le interviste, fino al Comune di Civitanova Marche, che da anni sostiene il progetto.
«Ci auguriamo che in futuro si possa ripetere», è l’auspicio di Di Stefano, che sottolinea come senza la collaborazione di tutte le persone coinvolte sarebbe stato impossibile portare avanti il laboratorio.
Sul palco si sono alternati Stefano Bianchi, Monia Ciminari, Maria Vittoria Bianchi, Gianfranco Gironacci, Maria Stortini, Daniel Trefoloni, Gina Moschettoni, Marco Zamponi, Seidi Pettinelli, Raffaele Ripari, Ibrahima Ndao, Alice Cingolani, Maria Pezzotta, Renata Sacchi, Pierina Santini, Wanny Vitolo, Luca Massetani e Flavio Ottani.
Le musiche sono state curate da Tanya Khabarova e Antonio Ferdinando Di Stefano, mentre Eliseo Mozzica Freddo si è occupato di luci e audio, con la collaborazione di Giovanni Scarpetta.
Con la conclusione dell’edizione 2026, il Teatro della Comunità chiude così un altro capitolo della propria lunga storia. Un progetto che, oltre alla rappresentazione finale, continua a vivere soprattutto nel percorso condiviso tra gli attori e nella capacità di trasformare un luogo della città in uno spazio di incontro, cultura e partecipazione.
Una città in movimento, tante discipline da scoprire e soprattutto tantissimi bambini, ragazzi e famiglie. Grande successo per la Festa dello Sport di Recanati, che sabato 5 settembre ha animato piazza Leopardi, corso Persiani e corso Cavour, trasformando il centro storico in un grande spazio dedicato allo sport, all’incontro e alla condivisione.
"Lo sport è uno dei luoghi nei quali una comunità cresce e impara a stare insieme. Questa giornata lo ha dimostrato concretamente, mettendo fianco a fianco discipline diverse, generazioni diverse e tante realtà della nostra città. È stata una grande occasione di conoscenza reciproca, partecipazione e condivisione" ha commentato con soddisfazione il sindaco Emanuele Pepa.
Sono state 24 le società sportive del territorio protagoniste della manifestazione, con stand, dimostrazioni e momenti di coinvolgimento del pubblico.
Un vero e proprio open day a cielo aperto che ha offerto alle associazioni l’opportunità di presentare le proprie attività e, allo stesso tempo, a tanti giovani e alle loro famiglie di avvicinarsi alle diverse discipline praticate in città.
La grande partecipazione registrata nel corso del pomeriggio ha confermato ancora una volta quanto lo sport rappresenti per Recanati non soltanto un’attività importante per il benessere e la crescita dei più giovani, ma anche uno straordinario strumento di socialità e aggregazione. La Festa è stata anche l’occasione per valorizzare il lavoro quotidiano delle società, degli allenatori, dei dirigenti e dei tanti volontari che consentono a centinaia di ragazzi e ragazze di praticare sport durante tutto l’anno.
"È stata davvero una bella festa e la risposta della città ci rende particolarmente soddisfatti – commenta l’assessore allo Sport Maurizio Paoletti –. Vedere così tante società insieme e così tante persone partecipare dimostra la vitalità del movimento sportivo recanatese. Dietro ogni associazione ci sono passione, impegno e un grande lavoro quotidiano, che come Amministrazione vogliamo continuare a sostenere e valorizzare".
Una giornata di festa, dunque, che ha portato nel cuore di Recanati l’energia e la ricchezza del suo mondo sportivo, confermando il valore di un appuntamento capace di unire sport e comunità.
Torna di nuovo l'appuntamento per le visite guidate in notturna al Castello di Pitino, percorsi organizzati per far scoprire ai cittadini, ai turisti e afli appassionati le meraviglie storiche ed arichettoniche dello storico borgo fortificato.
Nella giornata di domenica 6 settembre, alle ore 21:00 la guida turistica abilitata dalla Regione Marche e dal Ministero del Turismo Paola Pistoni, accompagnerà i partecipanti in un suggestivo itineriario volto ad approffondire la ricca storia del castello, la sua importanza difensiva e la leggendaria torre a pianta circolare che svetta sulle colline circostanti.
L’appuntamento è fissato direttamente davanti alla porta d’ingresso del castello. Per affrontare il percorso in modo confortevole e in piena sicurezza lungo gli accessi della struttura, gli organizzatori raccomandano ai partecipanti di indossare calzature sportive.
La quota di partecipazione è di 5 euro a persona, mentre l’ingresso è gratuito per i minori fino a 10 anni.
La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata tramite un messaggio WhatsApp al numero 338.8007012.
Si erano diplomati all’Istituto Tecnico Commerciale “A. Gentili” di Macerata nel 1976. Cinquant’anni dopo, 21 ex compagni di classe hanno voluto ritrovarsi proprio lì, nello storico Palazzo degli Studi che allora ospitava la loro classe: la 5ª A.
Un appuntamento nato dal desiderio di rivedersi, ricordare gli anni della scuola e celebrare insieme un traguardo importante. La foto di gruppo davanti a quello che per loro è stato un luogo significativo della giovinezza ha immortalato il momento, riportando per qualche istante tutti indietro nel tempo.
Dopo lo scatto celebrativo, la comitiva si è trasferita all’Agriturismo Moretti di Macerata per un pranzo definito scherzosamente “frugale”. Una tavola imbandita che è diventata il pretesto per trascorrere alcune ore in allegria, tra ricordi, nostalgie, aneddoti e qualche immancabile pettegolezzo rimasto per anni nel cassetto della memoria.
Oggi hanno 69 anni e, nonostante mezzo secolo di vita trascorso dal diploma, hanno ancora la stessa voglia di incontrarsi e condividere il piacere della compagnia. Molte cose sono cambiate, naturalmente, ma lo spirito sembra essere rimasto quello di allora: la curiosità, l’ironia e soprattutto il piacere di stare insieme.
Nel frattempo, le loro vite hanno preso direzioni diverse. Impiegati, professionisti, bancari, imprenditori e lavoratori impegnati in tanti settori hanno costruito nel corso degli anni le proprie esperienze personali e professionali. Per la maggior parte, oggi, sono pensionati, alle prese con una quotidianità scandita dagli affetti familiari, dai figli, dai consorti e dai nipoti.
Cinquant’anni sono tanti e hanno inevitabilmente lasciato il segno. Le differenze tra i percorsi individuali sono numerose, ma quando la classe si ritrova emerge ciò che ancora li accomuna: il ricordo di una stagione importante della vita e il piacere di condividere nuovamente tempo, emozioni e sorrisi.
Chi avrebbe potuto immaginare, allora, quanto sarebbe stata intensa la vita nei cinquant’anni successivi? Oggi, guardandosi indietro, ciascuno porta con sé una storia diversa, fatta di scelte, soddisfazioni, difficoltà e cambiamenti. Eppure, davanti a una fotografia o seduti intorno a una tavola, la distanza del tempo sembra improvvisamente accorciarsi.
È questo, forse, il valore più autentico di una rimpatriata: scoprire che alcuni legami resistono agli anni e che il piacere di ritrovarsi può essere ancora forte, nonostante le strade della vita si siano inevitabilmente allontanate.
La 5ª A si considera, non senza una buona dose di ironia, una vera “classe di ferro”. E il proposito per gli anni a venire è chiaro: continuare a mordere la vita, costruendo un futuro piacevole e dignitoso e, soprattutto, senza perdere l’occasione di ritrovarsi.
Il prossimo appuntamento, dunque, è già idealmente fissato: nei prossimi anni, ancora insieme e, possibilmente, ancora tutti presenti. Perché mezzo secolo dopo il diploma, la voglia di fare l’appello non è ancora passata.
I 21 partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico, proprio come in classe, sono: Alessandra Ardu, Cristina Bentivoglio, Flavia Buschittari, Maria Cristina Cervigni, Patrizia D’Addio, Maurizio Del Savio, Walter Galassi, Lanfranco Giuliani, Stefano Marcolini, Mauro Mari, Marcella Maroni, Rosaria Monachesi, Giuliana Moretti, Tiziana Morettini, Mauro Palazzini, Angelo Piermarini, Anita Ricci, Filippo Scarponi, Simonetta Sperandini, Loredana Tacconi, Flavia Tartaglini.
È già un successo la collaborazione esclusiva realizzata tra l'artista Zara Larsson e Winx Club, un duo che ha acceso l'attenzione del pubblico e dei social. L'universo delle amatissime fate incontra quello della popstar internazionale in un crossover che porta la magia di WInx nel cuore della cultura pop contemporanea e che unisce musica, animazione, moda e nuove generazioni.
Oltre 50.2 milioni di visualizzazioni complessive in tutto il mondo tra Instagram, TikTok e YouTube per i contenuti dedicati alla collaborazione, accompagnate da più di 600.000 condivisioni e repost.
Questi numeri sono testimoni della capacità del progetto di intercettare pubblici diversi, unendo la fanbase internazionale di Zara Larsson a quella di Winx club, che attraversa le generazioni.
La performance live di "Midnight Sun", successo dell'artista del 2025 nominato ai Grammy Awards come Best Dance Pop Recording, si fonde perfettamente con la presenza delle fate e con l'inconfondibile stile animato che ha reso Winx Club un classico internazionale.
Un estratto del video sarà disponibile all'interno dei nuovi episodi di "Winx Club: The Magic is Back", la cui stagione completa sarà lanciata in Italia su Rai Gulp e RaiPlay nel mese di settembre. Sei nuovi episodi sono inoltre già disponibili su Netflix.
Anche la 'Dance Challenge', format ormai consolidato sui social che invita il pubblico a replicare alcuni passa di danza 'reinterpretati' dalla popstar nel mondo Winx sulle note di Midnight Sun, ha ottenuto grande partecipazione ed un elevato numero di visualizzazioni sui profili social ufficiali di Winx Club.
Chi è Zara Larsson
Zara Larsson è una delle artiste più influenti della scena pop contemporanea. A soli dieci anni aveva già conquistato il grande pubblico, vincendo “Talang” (la versione svedese di “Got Talent”).
Da allora è diventata una vera star mondiale, con una solida fanbase e miliardi di stream. I suoi successi, tra cui “Symphony” (realizzato insieme ai Clean Bandit), “Lush Life” e “Never Forget You”, hanno ottenuto numerose certificazioni multi-platino e raggiunto le classifiche di tutta Europa, Regno Unito e Stati Uniti.
Nel corso della sua carriera si è aggiudicata cinque MTV Europe Music Awards, quattro Grammy Awards, tre Nickelodeon Kids' Choice Awards, ed è stata candidata ai BRIT Award e agli MTV Video Music Awards.
Il successo di Raimbow e Winx Club
Fondato nel 1995, il Gruppo Rainbow è una delle eccellenze della creatività italiana nel mondo dell’intrattenimento, in grado di competere con i colossi globali, vantando prodotti trasmessi in oltre 130 Paesi che spaziano dall’animazione al live action fino al licensing.
Rainbow si afferma con il successo planetario della saga Winx Club, divenuto un fenomeno della cultura pop. Winx è entrato nell’immaginario collettivo e continua a ispirare nuove generazioni di fan in tutto il mondo. Tra i principali motivi di questo grande successo, la capacità del concept originario di svilupparsi in nuovi percorsi di racconto, sempre al passo con i tempi e senza mai perdere di vista i valori identitari della saga.
Sin dal suo esordio nel 2004 Winx Club ha conquistato milioni di giovani e ha raggiunto traguardi straordinari: 9 stagioni animate coprodotte con Rai, 3 film per il cinema, 4 film per la TV, 2 serie animate coprodotte con Netflix, 2 stagioni live-action Netflix Original "Fate - The Winx Saga" e milioni di fan in tutto il mondo.
Quando un’esistenza giunge al termine, il lutto trasforma il senso di ciò che resta: ridimensiona le futilità quotidiane e ci insegna ad abitare con maggiore autenticità il tempo che ci è concesso. Trascorriamo gran parte della vita immersi nella routine, inconsapevoli, inseguendo falsi bisogni e ambizioni di poco conto che ci distraggono dalla nostra finitudine. Poi, quando la scomparsa di una persona cara sopraggiunge all'improvviso, il dolore acuto ci spezza dentro, rivelandoci in un istante il significato più profondo del nostro cammino.
Le anime gentili tendono ad andarsene senza clamore, nel silenzio, dimostrando un’accettazione del flusso dell'esistenza che spesso comprendiamo tardi. Questa esperienza ci pone di fronte alla precarietà della condizione umana, svelando senza veli l'illusione di un tempo che crediamo infinito.
Da quel momento, ogni istante acquista una densità diversa: ogni sguardo e ogni gesto diventano preziosi, sottraendosi per sempre alla superficialità. La vita ritrova la sua misura più intensa, mentre il brusio del superfluo sfuma in un sottofondo in cui la musica cambia ritmo e melodia.
La morte, in fondo, restituisce verità all’esistenza e riordina le priorità: ciò che un tempo appariva fondamentale si scopre improvvisamente banale. Tuttavia, la perdita di una figura luminosa non si dissolve nel vuoto, ma si radica nel cuore di chi l’ha amata. La sua energia interiore si fonde con chi resta, trasformandosi in un’eredità che ridisegna la trama delle relazioni umani: nulla e nessuno potrà più essere come prima. Si conquista così un’inedita essenzialità.
Le incomprensioni e le futili discussioni perdono di senso per far spazio a ciò che conta davvero: legami autentici, emozioni manifeste e congruenza nell’agire. Comprendiamo che non c’è più tempo per sprecarlo. La gentilezza seminata in vita continua a portare i suoi frutti: chi ha avuto la grazia di essere toccato da quella luce tende, spesso inconsciamente, a rifletterla sugli altri. In questo modo, l'esistenza di chi se ne va trova un riscatto nella sua stessa permanenza nel tempo.
Chi ha vissuto nel rispetto e nella sensibilità lascia dietro di sé un’impronta luminosa capaci di guidare gli altri anche nell’assenza. Il dolore acuto dell'inizio cede così il passo a una vera e propria metamorfosi: la presenza, un tempo fisica, diventa voce e guida interiore. I valori e la visione del mondo di chi non c'è più vengono assimilati da chi rimane. Chi resta si trova allora a fare i conti con la propria identità passata, con quella versione di sé che esisteva in relazione a chi è scomparso.
Se la memoria delle dinamiche quotidiane tende a sfumare, rimane invece intatto il ricordo di come ci si sentiva accanto a quella persona. La morte non interrompe la relazione tra due anime, ne muta soltanto la forma. Ed è precisamente in questa nuova dimensione che impariamo a camminare di nuovo: non più fianco a fianco a chi abbiamo amato, ma attraverso l’amore che ci ha lasciato in eredità, facendo della sua assenza la nostra guida più profonda.
(Buon viaggio Andrea…)
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all'avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica riferita all’assistenza agli anziani e nello specifico le problematiche riferite all’effettiva qualifica di lavoro domestico.
Ecco la risposta dell’avvocato Pantana alla domanda posta da una lettrice di Macerata che chiede: "È possibile considerare lavoro domestico l’attività svolta da un lavoratore assunto da un’associazione per assistere una persona anziana presso la sua abitazione o una struttura di ricovero, anche quando il beneficiario dell’assistenza non coincide con il datore di lavoro?".
Il tema risulta molto attuale ed importante considerato che l’assistenza agli anziani viene sempre più spesso organizzata attraverso associazioni, cooperative e altri soggetti esterni che assumono o individuano lavoratori destinati a prestare la propria attività direttamente presso le abitazioni o le strutture nelle quali vivono le persone assistite, ponendo così il problema di stabilire quando tali prestazioni possano essere ricondotte alla disciplina del lavoro domestico e quando, invece, debbano essere inquadrate secondo le regole ordinarie.
A fare chiarezza sulla questione è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso di un’associazione di promozione sociale che aveva instaurato alcuni rapporti di lavoro qualificandoli come domestici con lavoratori incaricati dell’assistenza agli anziani; i lavoratori, tuttavia, svolgevano la propria attività presso le abitazioni degli anziani o presso le strutture nelle quali erano ricoverati e, a seguito di un accertamento ispettivo, l'Inps aveva contestato la natura domestica di tali rapporti, chiedendo l’applicazione della disciplina contributiva ordinaria e delle relative sanzioni; l’associazione aveva contestato il verbale dell'Inps, sostenendo che avrebbe dovuto essere considerata soprattutto la natura delle mansioni svolte, essendo queste rivolte alla cura e all’assistenza degli anziani e quindi strettamente collegate alle esigenze della loro vita quotidiana.
A tal proposito si rileva che, secondo la L. n. 339/1958 e il D.P.R. n. 1403/1971, per poter parlare di lavoro domestico non è sufficiente che le mansioni siano rivolte alla cura della persona o alla gestione della vita quotidiana, ma è necessario che la prestazione sia resa presso il datore di lavoro e sia finalizzata al funzionamento della sua vita familiare e al soddisfacimento dei suoi bisogni personali, cosicché se l’associazione risulta essere il datore di lavoro e la persona anziana il beneficiario dell’assistenza senza alcun rapporto di convivenza o di stabile comunità con l’associazione, è da escludersi la natura di lavoro domestico da parte dei pone in essere l’attività di assistenza.
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice, si può affermare che: "L’attività di assistenza prestata a favore di una persona anziana non può essere qualificata come lavoro domestico per il solo fatto che le mansioni svolte siano funzionali alla cura e alla vita quotidiana dell’assistito, essendo necessario che la prestazione sia resa presso il datore di lavoro e sia destinata al soddisfacimento dei suoi bisogni personali e al funzionamento della sua vita familiare o, nei casi ammessi, di una comunità stabile assimilabile alla famiglia; quando invece il datore di lavoro assume il personale per destinarlo ad assistere soggetti terzi, viene meno uno degli elementi essenziali del lavoro domestico e non può essere applicato il relativo regime contributivo agevolato" (Cass. civ., sez. IV, ord. 31 agosto 2026, n. 24869).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.