La Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva ha raggiunto quest'anno un traguardo importante e lo ha festeggiato nel fine settimana appena trascorso, con la manifestazione pronta a proseguire anche il prossimo weekend.
Un anniversario che porta con sé una storia fatta di persone. Tra i protagonisti dei primi anni c'è don Peppe, ricordato durante la festa come una delle figure che più hanno creduto nella sagra e nella sua capacità di diventare un momento di incontro. Attorno a quel piatto semplice, la polenta, negli anni si è costruita una vera occasione di convivialità, capace di coinvolgere non soltanto la comunità parrocchiale, ma anche le tante persone che gravitano attorno a Santa Maria in Selva e Treia.
«Cinquant'anni di fatiche, di soddisfazioni, di grande lavoro», ha raccontato Antonio Pettinari, sottolineando come nel tempo sia cresciuta non solo la comunità parrocchiale, ma anche quelle che vivono il territorio. E proprio la polenta, nella visione di don Peppe, rappresentava uno strumento per avvicinare le persone: un piatto attorno al quale la famiglia si riuniva e affrontava insieme anche le difficoltà più grandi.
Un'idea di comunità che negli anni ha superato anche i confini della festa. Santa Maria in Selva fa infatti parte dell'Associazione nazionale polentari d'Italia, nata proprio dalla volontà di mettere in rete realtà accomunate dalla tradizione della polenta.
E oggi quella stessa filosofia continua grazie al lavoro dei volontari. «Grazie all'aiuto di tutto il comitato e alla collaborazione di tutti i ragazzi», ha spiegato Gabriele Soldini, ricordando il ruolo dei tanti impegnati durante le serateche, con le loro magliette gialle sono pronti ad occuparsi delle diverse necessità della manifestazione, con l'obiettivo di far sentire gli ospiti «come a casa loro».
Poi c'è lei, naturalmente: la polenta. Il menù propone diverse interpretazioni della pietanza simbolo della sagra: dal classico condimento con sugo di papera a quello con salsiccia, passando per il baccalà e per la possibilità di abbinare papera e salsiccia. La novità di quest'anno è la versione dolce con la sapa. A completare il menù ci sono carne alla brace e alla griglia, patatine fritte, insalata e frittelle.
A tavola, però, non si esaurisce la festa. Ogni sera è accompagnata dall'animazione e dalla musica, con diversi gruppi coinvolti nel programma. E il colpo d'occhio restituisce l'immagine di una manifestazione che continua ad attirare persone: le lunghe file davanti agli stand sono diventate una delle fotografie più evidenti di queste serate.
Tra gli ospiti e degustatori non sono mancati anche Luciano e Simona Sileoni della Lube, arrivati a Santa Maria in Selva per assaggiare le specialità della sagra.
Ma per i 50 anni c'è anche un altro modo per raccontare questa storia. È la mostra fotografica “Dove le anime s'incontrano” di Mirko Pizzichini, dedicata ai volti di chi la sagra la rende possibile. Ritratti che spostano l'attenzione dal piatto alle persone: perché una sagra non è soltanto ciò che arriva sulla tavola, ma è soprattutto l'intreccio di storie, relazioni e umanità che si crea attorno a quella tavola.
E la festa non è ancora finita. Il prossimo weekend la Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva tornerà con un appuntamento in più rispetto agli anni passati: il venerdì sera. Una serata pensata anche per coinvolgere maggiormente i giovani, con il gruppo Sugar Club e, a seguire, il dj set di Luca Moretti.
Cinquant'anni dopo, dunque, la polenta resta il simbolo. Ma il vero ingrediente della sagra sembra essere rimasto quello di sempre: stare insieme.
La Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva ha raggiunto quest'anno un traguardo importante e lo ha festeggiato nel fine settimana appena trascorso, con la manifestazione pronta a proseguire anche il prossimo weekend.
Un anniversario che porta con sé una storia fatta di persone. Tra i protagonisti dei primi anni c'è don Peppe, ricordato durante la festa come una delle figure che più hanno creduto nella sagra e nella sua capacità di diventare un momento di incontro. Attorno a quel piatto semplice, la polenta, negli anni si è costruita una vera occasione di convivialità, capace di coinvolgere non soltanto la comunità parrocchiale, ma anche le tante persone che gravitano attorno a Santa Maria in Selva e Treia.
«Cinquant'anni di fatiche, di soddisfazioni, di grande lavoro», ha raccontato Antonio Pettinari, sottolineando come nel tempo sia cresciuta non solo la comunità parrocchiale, ma anche quelle che vivono il territorio. E proprio la polenta, nella visione di don Peppe, rappresentava uno strumento per avvicinare le persone: un piatto attorno al quale la famiglia si riuniva e affrontava insieme anche le difficoltà più grandi.
Un'idea di comunità che negli anni ha superato anche i confini della festa. Santa Maria in Selva fa infatti parte dell'Associazione nazionale polentari d'Italia, nata proprio dalla volontà di mettere in rete realtà accomunate dalla tradizione della polenta.
E oggi quella stessa filosofia continua grazie al lavoro dei volontari. «Grazie all'aiuto di tutto il comitato e alla collaborazione di tutti i ragazzi», ha spiegato Gabriele Soldini, ricordando il ruolo dei tanti impegnati durante le serateche, con le loro magliette gialle sono pronti ad occuparsi delle diverse necessità della manifestazione, con l'obiettivo di far sentire gli ospiti «come a casa loro».
Poi c'è lei, naturalmente: la polenta. Il menù propone diverse interpretazioni della pietanza simbolo della sagra: dal classico condimento con sugo di papera a quello con salsiccia, passando per il baccalà e per la possibilità di abbinare papera e salsiccia. La novità di quest'anno è la versione dolce con la sapa. A completare il menù ci sono carne alla brace e alla griglia, patatine fritte, insalata e frittelle.
A tavola, però, non si esaurisce la festa. Ogni sera è accompagnata dall'animazione e dalla musica, con diversi gruppi coinvolti nel programma. E il colpo d'occhio restituisce l'immagine di una manifestazione che continua ad attirare persone: le lunghe file davanti agli stand sono diventate una delle fotografie più evidenti di queste serate.
Tra gli ospiti e degustatori non sono mancati anche Luciano e Simona Sileoni della Lube, arrivati a Santa Maria in Selva per assaggiare le specialità della sagra.
Ma per i 50 anni c'è anche un altro modo per raccontare questa storia. È la mostra fotografica “Dove le anime s'incontrano” di Mirko Pizzichini, dedicata ai volti di chi la sagra la rende possibile. Ritratti che spostano l'attenzione dal piatto alle persone: perché una sagra non è soltanto ciò che arriva sulla tavola, ma è soprattutto l'intreccio di storie, relazioni e umanità che si crea attorno a quella tavola.
E la festa non è ancora finita. Il prossimo weekend la Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva tornerà con un appuntamento in più rispetto agli anni passati: il venerdì sera. Una serata pensata anche per coinvolgere maggiormente i giovani, con il gruppo Sugar Club e, a seguire, il dj set di Luca Moretti.
Cinquant'anni dopo, dunque, la polenta resta il simbolo. Ma il vero ingrediente della sagra sembra essere rimasto quello di sempre: stare insieme.
Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI.
Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi.
Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense.
Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo.
Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione.
Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande.
Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale?
"La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo.
Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario.
Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio".
Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI?
"Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti.
Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi.
La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili.
Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze".
Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte?
"Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri.
Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità.
È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare.
Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti.
Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali".
Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi?
"I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità.
Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana.
Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti.
Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono.
Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione.
Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".
Ruba un marsupio con denaro e documenti personali all'interno di un centro scommesse, a Corridonia, ma viene identificato dai carabinieri grazie alle testimonianze e alle immagini della videosorveglianza. È stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata un 22enne, nato ad Ancona e residente a Macerata, ritenuto responsabile di furto aggravato.
I fatti risalgono allo scorso 1° settembre, quando all'interno di un centro scommesse di Corridonia è stato sottratto il marsupio di proprietà di un 58enne del posto. All'interno c'erano denaro contante e documenti personali.
I carabinieri della stazione di Corridonia hanno avviato immediatamente le indagini, procedendo alla ricostruzione di quanto accaduto. Gli accertamenti hanno coinvolto anche alcune delle persone presenti nel locale al momento del furto e hanno consentito di acquisire ulteriori elementi attraverso la visione dei filmati del sistema di videosorveglianza interna.
L'attività investigativa ha portato all'individuazione del giovane, nei cui confronti i militari hanno raccolto, secondo quanto riferito dai carabinieri, elementi di reità ritenuti univoci e concordanti. Il 22enne, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine, è stato quindi denunciato in stato di libertà per furto aggravato alla Procura della Repubblica di Macerata.
Sono stati resi noti i dati Istat dell’inflazione di agosto, a seguito dei quali l’Unione Nazionale Consumatori ha redatto la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.
Macerata è sul podio per inflazione più alta d’Italia (al mese di agosto), attestandosi al terzo posto (+4,3%) e vedendo una spesa aggiuntiva per famiglia media di 938 euro (che la posiziona al 24esimo posto). Il comune marchigiano segue quello di Siracusa (+4,5%) con un aumento di 1039 euro e Reggio Calabria (+4,6%) interessata da un aumento di 943 euro.
Relativamente alle altre città della Regione presenti nella classifica, Ascoli Piceno vede una posizione molto più bassa nella graduatoria nazionale, presentando un’inflazione del 3,4% e un rincaro stimato di 742 euro.
Ancona, invece, registra un’inflaziona ancora più bassa (3,0%) osservando un rincaro di 700 euro e posizionandosi all’ultimo posto tra le dieci città con i rincari annui più bassi.
La Regione Marche, nella sua media totale, si classifica al quindicesimo posto, con l'inflazione annua del mese di agosto al 3,4% e un rincaro di 770 euro. La media regionale e anche quella maceratese, quindi, superano quella nazionale pari al 3,3%.
La stessa Unione Nazionale Consumatori ha anche classificato le voci che hanno interessato il rincaro percentuale mensile di agosto. Nella top 20, al primo posto compare il trasporto marittimo, ma il gasolio per il riscaldamento si attesta già al quarto posto con un +10,7% e vedrà un probabile e notevole aumento con l'arrivo della stagione più fredda. Il gas, infine, pur stabilendosi in quattordicesima posizione vede un rincaro del 6,2%, mentre la benzina di 6,3%.
Si rifiuta di sottoporsi agli accertamenti alcolemici tramite etilometro e il passeggero inveisce contro i militari. È quanto successo durante gli usuali servizi di controllo della circolazione stradale da parte dei Carabinieri della Stazione di Camerino, impegnati nel territorio di Matelica.
L'automobilista, un 35enne nato a San Severino Marche e residente a Esanatoglia, è stato quindi denunciato in stato di libertà, e i carabinieri hanno provveduto al ritiro immediato della patente di guida, con la successiva applicazione della sospensione.
Durante le operazioni di controllo, il passeggero della stessa vettura, un cittadino di Perugia di 28 anni, anch'egli residente a Esanatoglia, ha inveito e minacciato i militari durante le operazioni di controllo. Anche per lui è immediatamente scattata la denuncia in stato di libertà per il reato di minaccia a pubblico ufficiale.
Era in evidente stato di alterazione psicofisica quando ha iniziato a minacciare e insultare i carabinieri intervenuti per identificarlo. È quanto accaduto nella mattinata di giovedì scorso all’area di servizio “IP”, lungo la Strada Statale 77 “Val di Chienti”, nel territorio di Tolentino.
Un 28enne di origini marocchine, residente a Treia e già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato in stato di libertà per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.
L’intervento dei militari dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Tolentino è scattato a seguito di una segnalazione arrivata al numero di emergenza 112. La richiesta riguardava la presenza nell’area di servizio di un uomo in evidente stato di alterazione, verosimilmente dovuto all’abuso di sostanze alcoliche.
I carabinieri, una volta raggiunto il posto, hanno avviato le procedure per l’identificazione del giovane. Durante gli accertamenti, però, il 28enne avrebbe rivolto ai militari frasi apertamente minacciose e offensive dell’onore e del decoro, opponendo una resistenza di tipo verbale.
Considerata la persistente alterazione psicofisica, i militari hanno richiesto l’intervento del personale sanitario. Il giovane è stato quindi trasportato all’ospedale di Macerata, dove è stato sottoposto alle cure e agli accertamenti del caso.
Al termine degli accertamenti, il 28enne è stato denunciato in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.
Principio d'incendio all'interno di un'azienda in via dell'Artigianato, a Montecassiano. L'allarme è scattato poco prima delle ore 16:00, quando, per cause ancora in corso di accertamento, le fiamme hanno avvolto il filtro di aspirazione dei fumi collegato a un macchinario per il taglio laser. La combustione ha generato del fumo all'interno del capannone, spingendo il personale presente a richiedere l'intervento immediato dei soccorsi.
Sul posto è giunta tempestivamente una squadra dei Vigili del Fuoco del comando centrale di Macerata. Gli operatori hanno domato l'incendio prima che le fiamme potessero propagarsi al resto della struttura o ad altri macchinari vicini. Successivamente, i pompieri hanno provveduto alla bonifica del filtro interessato e alla completa messa in sicurezza dell'area aziendale.
Non si registrano feriti né persone intossicate tra i lavoratori presenti al momento dell'incendio.
Un controllo di routine nella zona portuale si è concluso con una denuncia a piede libero per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere.
L'episodio si è verificato in via Leonardo Da Vinci, dove i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile del N.O.R.M. della Compagnia di Civitanova Marche, impegnati nei consueti servizi di pattugliamento per il contrasto alla criminalità locale, hanno fermato un uomo di 52 anni per una verifica di polizia.
L'uomo, di origine marocchina, senza fissa dimora e già noto alle forze dell'ordine, ha insospettito i militari, che hanno deciso di procedere con una perquisizione personale. L'accertamento ha confermato i dubbi degli operanti: nelle disponibilità del 52enne sono stati infatti trovati due coltelli, uno con una lama di 4 centimetri e l'altro di 8,3 centimetri, armi per le quali la legge non prevede il rilascio di alcuna licenza.
I Carabinieri hanno immediatamente posto sotto sequestro le armi bianche e deferito l'uomo in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria.
Due giornate all’insegna dell’ambiente, del senso civico e della cura del bene comune. Anche a San Severino Marche ha partecipato a “Puliamo il Mondo”, la campagna nazionale promossa da Legambiente che, in città, ha visto protagonisti il circolo “Il Grillo”, presieduto da Francesco Ranciaro, e gli alunni dell’Istituto comprensivo “P. Tacchi Venturi”.
A collaborare all’iniziativa anche l’Amministrazione comunale e il gruppo comunale di Protezione Civile, coordinato da Dino Marinelli.
A scendere in campo sono stati soprattutto gli studenti settempedani, che, armati di guanti e sacchetti, hanno dedicato il loro tempo alla pulizia degli spazi esterni del plesso scolastico e dell’intera area di borgo Conce.
Un’attività concreta che ha permesso di raccogliere una notevole quantità di rifiuti: cartacce, vaschette, contenitori di plastica e materiali di vario genere accumulatisi nel tempo. Tra i ritrovamenti anche un oggetto decisamente ingombrante e insolito: una grande poltrona abbandonata, recuperata dagli studenti e successivamente presa in carico per il corretto smaltimento.
Un episodio che, al di là della curiosità, ha riportato l’attenzione sul problema dell’abbandono dei rifiuti e sull’importanza di comportamenti rispettosi degli spazi comuni. Prendersi cura dell’ambiente, infatti, significa anche rispettare i luoghi che ogni giorno vengono vissuti dalla comunità, evitando di trasformarli in discariche a cielo aperto.
L’iniziativa ha avuto anche un importante valore educativo: per gli studenti è stata un’occasione per confrontarsi concretamente con le conseguenze dei comportamenti poco rispettosi e comprendere come la tutela del territorio parta anche dai piccoli gesti quotidiani.
La giornata si è conclusa con la soddisfazione di organizzatori, insegnanti e ragazzi, ma soprattutto con la consapevolezza che il senso civico si costruisce anche attraverso esperienze concrete. E proprio dai più giovani è arrivato un messaggio semplice ma significativo: il bene comune appartiene a tutti e tutti possono contribuire a mantenerlo pulito e decoroso.
C’è una frase che in queste settimane sta comparendo sempre più spesso sui social: “Kinda chic to…”.
Più o meno significa: “È quasi chic fare…”.
E dopo quei puntini può esserci di tutto. Restare a casa il sabato sera, indossare di nuovo lo stesso vestito, portare i capelli naturali, mangiare da soli, chiamare un’amica prima di prendere una decisione. Fare cose normalissime, insomma, ma raccontate con quella punta di ironia che le rende improvvisamente desiderabili.
Il bello del trend è proprio questo: prende qualcosa che fino a ieri non avremmo neppure pensato di mostrare e lo trasforma in una piccola dichiarazione di stile.
Kinda chic to repeat outfits.Quasi chic rimettere lo stesso vestito.
E forse, dopo anni passati a mostrarci sempre nuovi, perfetti, interessanti e possibilmente impegnati in qualcosa di molto instagrammabile, la vera novità è diventata questa: essere normali.
Ammetto che la cosa mi diverte molto.
Perché sui social abbiamo costruito per anni una specie di vita parallela, quella in cui la colazione è sempre bellissima, i capelli vengono bene anche al mare, la casa è ordinata, il tramonto arriva esattamente quando serve e nessuno litiga mai appena prima di scattare una foto.
Poi arriva Kinda chic e ci dice che può essere elegante anche fare qualcosa di assolutamente ordinario.
E forse aveva ragione da tempo.
Indossare un vestito comprato dieci anni fa perché ci piace ancora. Restare a casa invece di uscire per forza. Fare personalmente una telefonata invece di mandare l’ennesimo messaggio. Dire “non lo so”. Ammettere che dobbiamo ancora imparare qualcosa.
Naturalmente, essendo un trend, sappiamo già come andrà a finire. Fra un po’ vedremo Kinda chic scritto dappertutto, usato per qualsiasi cosa, finché qualcuno non inventerà la frase successiva e passeremo tutti oltre.
Ma prima che succeda, una piccola lezione possiamo portarcela a casa.
Un trend funziona davvero quando non viene semplicemente copiato, ma quando ci metti dentro qualcosa di tuo.
Per un negozio potrebbe essere: Kinda chic to indossare ancora il cappotto comprato da noi dieci anni fa.
Per un’azienda: Kinda chic to rispondere personalmente a un cliente.
Per un professionista: Kinda chic to dire “questa cosa devo ancora impararla”.
E per una persona qualsiasi?
Potrebbe essere semplicemente: Kinda chic to smettere ogni tanto di voler sembrare interessante.
Perché forse siamo arrivati al punto in cui l’imperfezione, la semplicità e persino la normalità ci sorprendono più della perfezione.
Ed è curioso: abbiamo passato anni a costruire vite da mostrare.Adesso sembra quasi chic tornare a viverle.
CHIC / NON CHIC
CHIC: prendere un trend e usarlo per raccontare qualcosa di tuo.NON CHIC: copiarlo identico solo perché in quel momento lo fanno tutti.
Si è conclusa ieri, alla Terrazza dei Popoli di Macerata, la Festa dell'Unità organizzata dal Partito Democratico. La seconda giornata ha visto alternarsi momenti di confronto politico e dibattito, insieme alla parte conviviale della manifestazione, prima dell'appuntamento conclusivo dedicato al libro di Piero Carboni sulle nuove élite.
Nel corso della giornata si è tenuto anche un confronto tra le forze politiche e i movimenti locali che hanno sostenuto, alle recenti elezioni amministrative, la candidatura di Gianluca Tittarelli. Al centro dell'incontro le prospettive di un percorso politico comune e il futuro della città.
La Festa si è poi chiusa con il dibattito sul volume di Piero Carboni, dedicato alle nuove élite e ai rapporti tra potere economico, finanziario, tecnologico e politico. Un confronto che ha posto l'attenzione, in particolare, sui rischi legati alla concentrazione del potere nelle mani di un numero ristretto di soggetti e sulle possibili interconnessioni con la dimensione politica.
Al termine della manifestazione, il Partito Democratico di Macerata ha espresso soddisfazione per l'andamento della Festa, sottolineando la partecipazione registrata nelle due giornate. "Siamo molto soddisfatti del risultato di questa Festa dell'Unità perché abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo posti: aprire la Festa alla città, ai cittadini, alle organizzazioni sociali, alle associazioni e alle forze politiche e civiche del territorio", hanno dichiarato dal Pd maceratese.
Tra gli elementi evidenziati dal partito c'è anche la scelta della Terrazza dei Popoli come sede della manifestazione. "Abbiamo riportato la Festa dell'Unità nel cuore della città, come accadeva un tempo, e la risposta dei cittadini è stata positiva. Non solo iscritti e simpatizzanti del Pd, ma persone che hanno scelto di partecipare, incontrarsi, ascoltare e confrontarsi", hanno aggiunto dal circolo.
Per il Pd di Macerata, l'appuntamento rappresenta quindi l'avvio di un percorso politico rivolto alla città, con l'intenzione di rafforzare il rapporto con cittadini, associazioni e realtà del territorio.
"Vogliamo una politica fatta di ascolto, analisi e proposte, ma anche di iniziative concrete. Perché la politica non si fa soltanto con il pensiero e con le parole: si fa anche con l'azione. E intorno alle azioni concrete le persone possono riconoscersi, partecipare, mobilitarsi e tornare a sentirsi parte di una comunità", è la posizione espressa dal Partito Democratico.
Il bilancio della Festa, dunque, viene letto dal Pd non soltanto in termini di partecipazione alla manifestazione, ma anche come occasione per riaprire un confronto sul futuro politico di Macerata e sulle modalità con cui costruire un rapporto più diretto con la comunità.
"La Festa si conclude, ma il lavoro comincia adesso. Quello di costruire, insieme alla città, un percorso politico nuovo, fondato sull'ascolto, sulla partecipazione e sulla capacità di trasformare le idee in iniziative concrete", conclude il Pd maceratese.
È stata ufficialmente depositata e protocollata questa mattina la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica. A sottoscrivere il documento sono stati i consiglieri del gruppo "Vince Civitanova" insieme al consigliere indipendente Nicolò Renzi, al fianco di altri esponenti dell'assise cittadina provenienti da diverse collocazioni politiche.
La decisione rappresenta il punto di arrivo di una spaccatura maturata all'interno della maggioranza. I firmatari hanno ribadito come la scelta di sfiduciare il primo cittadino nasca dalla volontà di rispettare l'impegno preso con i cittadini nelle elezioni amministrative del 2022, quando la coalizione di centrodestra si presentò unita con un programma e un progetto politico ben definiti.
Secondo la nota diffusa dal gruppo "Vince Civitanova" e da Renzi, a rompere il patto con l'elettorato sarebbe stato lo stesso Ciarapica: «Nel corso del mandato ha scelto una diversa collocazione politica, posizionandosi al di fuori del perimetro della coalizione con cui era stato eletto e mettendosi addirittura contro lo stesso centrodestra». Da qui la scelta di sostenere la mozione, presentata come un atto di coerenza verso il progetto votato dai cittadini tre anni fa.
Il testo passa ora alla fase consiliare, dove verrà discusso e votato dall'aula. I promotori hanno precisato che la mozione resta aperta all'adesione di tutti i consiglieri che, attraverso autonome valutazioni, vorranno votare per la fine dell'amministrazione Ciarapica, sottolineando che «il mandato degli elettori viene prima di qualsiasi convenienza politica
Il ridimensionamento degli orari del punto prelievi e del servizio di fisioterapia del poliambulatorio di San Ginesio finisce al centro della presa di posizione dello SPI CGIL di Tolentino, che raccoglie le istanze della popolazione anziana e non solo del territorio.
Il disagio, spiega il sindacato, è iniziato nel mese di giugno, quando, per esigenze legate al periodo feriale, il punto prelievi e l'accettazione presenti all'interno del poliambulatorio hanno ridotto la propria attività, passando da due a una mezza giornata di presenza. Una situazione che, secondo lo SPI, non sarebbe stata ancora riportata agli orari precedenti al periodo estivo.
«Nulla da eccepire sul sacrosanto diritto alle ferie per i lavoratori dipendenti – sottolinea il sindacato – ma quello che ci lascia con l'amaro in bocca è il mancato ripristino delle aperture una volta terminato tale periodo».
Per lo SPI CGIL, il poliambulatorio rappresenta un presidio importante per San Ginesio e per i comuni del territorio. Il bacino di utenza, considerando anche le realtà limitrofe, viene stimato in circa 4.000-4.500 persone, con una popolazione caratterizzata in larga parte dalla presenza di persone anziane.
Particolare attenzione viene posta proprio al punto prelievi e al servizio di fisioterapia, anch'esso interessato, secondo il sindacato, da una riduzione della presenza, passata da due a una sola giornata.
«La popolazione, composta prevalentemente da over, trova solo lì una prima risposta sanitaria per situazioni non gravi», evidenzia lo SPI, rimarcando anche il valore che il poliambulatorio assume in un territorio classificato come area interna, già alle prese con le conseguenze dello spopolamento e con i disagi legati al terremoto.
È proprio sul tema dei servizi nelle aree interne che interviene Angela Brancadori dello SPI Tolentino: «La domanda che ci poniamo è come si possa pensare di dare tutela a un territorio riducendo servizi, e riducendo proprio quelli di natura sanitaria».
Brancadori sottolinea inoltre il valore che, oltre alla prestazione sanitaria in sé, assume la presenza fisica degli operatori: «Vero, trattasi solo di un prelievo, ma lo sportello, l'infermiere rappresentano un valore aggiunto dal lato umano e un primo contatto in materia di salute».
Da qui l'auspicio del sindacato che la riduzione sia legata esclusivamente alla gestione del periodo estivo e che il servizio possa tornare quanto prima alla precedente organizzazione.
«Ci auspichiamo che sia solo la coda della turnazione feriale – conclude lo SPI CGIL – e che si ritorni quanto prima agli orari pre-estivi».
Il sindacato, dunque, chiede il ripristino delle precedenti aperture, richiamando l'importanza di mantenere i servizi sanitari di prossimità soprattutto nei territori più fragili e con una significativa presenza di popolazione anziana.
Un vista dell’Ottobre Rosa, il mese internazionale dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il mare di Civitanova torna a farsi eccezionale strumento di rinascita, cura e speranza. Dal 25 al 27 settembre gli spazi del Club Vela Portocivitanova ospiteranno la nuova edizione di “Giro di Boa”, l'iniziativa che utilizza la navigazione a vela d’altura come percorso terapeutico e di supporto psicofisico per le donne con un passato di malattia oncologica alle spalle.
Il progetto, nato dalla sinergia tra il Wonderful Sailing Team, le sezioni A.N.D.O.S. di Milano e Roma e le associazioni locali “Come Ginestre” e “Le Orchidee”, conta sui patrocini del Coni Marche, del Comune e dell’Ordine Regionale degli Psicologi, oltre al prezioso supporto logistico del club velico cittadino. Saranno ben venti le partecipanti, giunte da ogni angolo d'Italia, che nel fine settimana si cimenteranno in un corso gratuito di vela d'altura guidato da istruttori federali. Tra lezioni teoriche, manovre tra le onde e il dibattito pubblico di sabato pomeriggio con le dottoresse Lorena Verdecchia e Serena Peroni, le protagoniste concluderanno la tre giorni domenica mattina, partecipando direttamente alla veleggiata sociale del club.
Un’iniziativa in forte crescita che in soli due anni ha raddoppiato i suoi numeri, arrivando a schierare ben quattro imbarcazioni messe generosamente a disposizione dagli armatori Ciotti, Gismondi, Marsili e Menghi. Le ideatrici Laura Bartolini e Serena Peroni hanno espresso grande emozione per un progetto che intende la vela come metafora di vita e di rilancio personale, un pensiero condiviso da Daniela Bossi, presidente A.N.D.O.S. Milano, che ne auspica la trasformazione in un appuntamento fisso a livello nazionale.
A rimarcare il valore umano e sociale della manifestazione sono stati anche la presidente del Club Vela Cristiana Mazzaferro, il numero uno del CONI regionale Fabio Luna e il vicesindaco Claudio Morresi, concordi nel sottolineare come lo sport e la solidarietà, quando fanno squadra, "sappiano restituire forza, fiducia e risposte concrete alle sfide più complesse del nostro territorio".
La Spagna mette a segno due vittorie, la Serbia ne aggiunge una. Sono i primi verdetti del tabellone principale della seconda edizione del Delta Motors Tolentino Open, torneo WTA 125 con un montepremi di 115 mila dollari, in programma fino a domenica sui campi in terra battuta dell’Associazione Tennis Tolentino.
Ad aprire la serie dei successi è stata Guiomar Maristany Zuleta de Reales. La catalana, classe 1999, ha superato la greca Despina Papamichail con un netto 6-3 6-3, conquistando così l’accesso al secondo turno.
Molto più combattuta la sfida vinta dalla connazionale Leyre Romero Gormaz, 24enne di Valencia e quinta testa di serie del torneo. Per avere ragione della slovena Polona Hercog, giocatrice di grande esperienza ed ex numero 35 del mondo, sono servite quasi tre ore di battaglia.
Romero ha ceduto il primo set al tie-break, prima di reagire con autorità nel secondo, chiuso 6-1. Nel parziale decisivo la spagnola ha dovuto invece inseguire a lungo. Dopo lo scambio iniziale di break, Hercog ha mantenuto il vantaggio fino al tie-break, nel quale Romero è riuscita a cambiare passo proprio nel momento decisivo: avanti dal 2-2, ha conquistato cinque degli ultimi sei punti, chiudendo la sfida sul 6-7 6-1 7-6 con una precisa smorzata.
In rimonta anche la serba Mia Ristic, che ha eliminato l’olandese Arantxa Rus per 4-6 6-0 6-3. Rus, semifinalista a Tolentino nel 2025, era tornata nelle Marche già nei giorni scorsi per preparare al meglio il torneo insieme al coach Julian Alonso, ma il percorso si è interrotto al primo turno.
L’attesa, ora, è tutta per la giornata di martedì, quando il torneo entrerà nel vivo con una forte presenza italiana. Saranno infatti nove le azzurre impegnate nel singolare, grazie anche alle qualificazioni superate da Dalila Spiteri e Jessica Pieri.
La siciliana ha conquistato il pass per il main draw battendo 6-3 6-4 la croata Iva Primorac Pavicic. Al primo turno affronterà la francese Alice Tubello.
Netto anche il successo di Jessica Pieri, capace di imporsi 6-0 6-3 sulla ceca Aneta Kucmova. Per la toscana ci sarà subito una sfida dal sapore particolare: dall’altra parte della rete troverà infatti Ginevra De Angelis, giovane giocatrice di Tolentino pronta al debutto nel circuito WTA davanti al pubblico di casa.
Ha invece sfiorato l’impresa Enola Chiesa. La piemontese, impegnata nel turno decisivo delle qualificazioni, ha ceduto alla svedese Lisa Zaar per 3-6 6-3 7-6 al termine di una sfida ricca di emozioni. Chiesa ha avuto anche quattro match-point nelle fasi finali del terzo set, senza però riuscire a chiudere l'incontro.
Il programma di martedì al Tennis Tolentino prevede 14 incontri complessivi, 11 di singolare e 3 di doppio, distribuiti sui tre campi del circolo, con inizio alle 10.30.
Sul Centrale il programma si aprirà con un incontro di doppio. A seguire tornerà in campo la finalista dell'edizione 2025, Nuria Brancaccio, opposta all'argentina Maria Lourdes Carle.
Successivamente sarà la volta del derby italiano tra Zantedeschi e Lombardini.
Grande attesa anche per la sessione serale, che prenderà il via alle 18. Ad aprire il programma sarà proprio il derby Pieri-De Angelis, sfida particolarmente significativa per il pubblico tolentinate. A seguire spazio al confronto tra la marchigiana Jennifer Ruggeri e l'austriaca Julia Grabher.
Il Delta Motors Tolentino Open non è soltanto tennis. Lunedì, due protagoniste del tabellone di doppio, l'italiana Angelica Moratelli e la croata Lucija Ciric Bagaric, hanno approfittato della giornata per conoscere alcune delle bellezze di Tolentino.
Accompagnate dal presidente del Tennis Tolentino Marco Sposetti e da Yaro Abdoul, WTA Tournament Relations, le due giocatrici hanno visitato la Basilica di San Nicola da Tolentino, uno dei luoghi simbolo della città.
A fare da guida è stato Luca Romagnoli, responsabile della comunicazione del Comune di Tolentino, che ha illustrato alle tenniste le caratteristiche della facciata, del soffitto a cassettoni, della cripta e del celebre Cappellone, capolavoro trecentesco noto per la qualità della sua decorazione pittorica.
Un momento fuori dal campo che conferma il legame tra il torneo internazionale e il territorio, con il tennis che diventa anche occasione per far conoscere ai protagonisti e agli ospiti del WTA le bellezze artistiche e culturali di Tolentino.
La giornata di martedì sarà arricchita anche da una serie di iniziative collaterali.
In mattinata, al Tennis Tolentino, è previsto il corso di formazione riconosciuto dall’Ordine dei giornalisti “Come si racconta un evento internazionale di sport tramite l'ufficio stampa: l'esempio del WTA di tennis di Tolentino”.
Nel pomeriggio, invece, è in programma un incontro amichevole di tennis tra alcuni rappresentanti dei gruppi regionali USSI, l'Unione Stampa Sportiva Italiana, di Marche e Umbria.
Prosegue inoltre al Politeama “F. Moschini” la mostra “Il Tennis nel Fumetto”, raccolta di una decina di tavole a tema tennistico realizzate dall'artista di fama internazionale Giulio De Vita. L'esposizione, organizzata da Acca Academy e curata da Roberto Gigli, è visitabile gratuitamente fino a venerdì 25 settembre, dalle 16 alle 19.30.
I risultati
Singolare, primo turno: Guiomar Maristany Zuleta de Reales (Esp) b. Despina Papamichail (Gre) 6-3 6-3; Mia Ristic (Srb) b. Arantxa Rus (Ned) 4-6 6-0 6-3; Leyre Romero Gormaz (Esp) b. Polona Hercog (Slo) 6-7 6-1 7-6.
Da completare: Federica Urgesi (Ita)-Oksana Selekhmeteva (Esp); Laura Samson (Cze)-Noemi Basiletti (Ita).
Qualificazioni, turno decisivo: Dalila Spiteri (Ita) b. Iva Primorac Pavicic (Cro) 6-3 6-4; Lisa Zaar (Swe) b. Enola Chiesa (Ita) 3-6 6-3 7-6; Jessica Pieri (Ita) b. Aneta Kucmova (Cze) 6-0 6-3; Katerina Tsygourova (Sui) b. Aneta Laboutkova (Cze) 6-2 6-2.
Nel post-gara di Civitanovese-Elpidiense, il tecnico degli adriatici Claudio Labriola si mostra soddisfatto di questi tre punti, pesanti non solo dal punto di vista pratico ma anche psicologico, dato che i tifosi non vedevano i rossoblù vincere a domicilio da 302 giorni.
"È una vittoria importante, cercata, voluta e anche meritata per quanto fatto in campo. Sapevamo che dovevamo affrontare questa partita con l’obbligo di vincere dato che il successo in casa mancava da tanto. Siamo riusciti finalmente a regalarla ai nostri tifosi. Ora si riparte con fiducia e tanti lati positivi come il non aver incassato gol".
"Il futuro è più roseo, anche se è ancora lunghissima. Ora si può rifiatare al meglio prima di tornare con la testa al campo, per il prossimo match di sabato a Corridonia - aggiunge Labriola - . Avevamo partite ravvicinate vista la coppa, adesso possiamo far recuperare alcuni ragazzi che non stanno ancora al meglio. Miglioreremo di condizione, e ciò sarà importante per partire al meglio come abbiamo fatto oggi. Ci sta poi soffrire come è successo nel finale. Era importante vincere e faccio i miei complimenti ai ragazzi".
Anche il tecnico ospite Morelli è contento per la prestazione dei suoi, ma amareggiato per come sia arrivata la sconfitta, quando sembrava che il risultato positivo fosse vicino: "Sapevamo della forza della Civitanovese e delle difficoltà che avremmo incontrato. Abbiamo cercato di ribattere colpo su colpo, tanto che siamo partiti bene anche se poi abbiamo subito la Civitanovese. Siamo stati bravi poi a venire fuori, avendo potenziali occasioni da gol. Nel secondo tempo la partita è stata equilibrata: rimane del rammarico dato che sembrava che il match si fosse addormentato e si potesse portare a casa quantomeno il punto. Su una palla in uscita che abbiamo perso siamo stati puniti ma resta il rammarico. Abbiamo fatto una bella prestazione".
L’Elpidiense ha un progetto giovane ma partito bene: "È innegabile che alleno una squadra con dei valori, ottimi giocatori che la società mi ha messo a disposizione - conclude Morelli -. Sicuramente non sono stati chiesti obiettivi specifici ma sono stati effettuati investimenti importanti. Stiamo lavorando bene ed è nostro obiettivo fare il meglio".
Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo.
Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali.
Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani.
L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore.
«L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni».
Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film».
Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.
"A Civitanova Marche le imprese attive sono aumentate di 30 unità in un anno, passando dalle 4.466 di agosto 2025 alle 4.496 di agosto 2026". Un dato che, secondo ViviAmo Civitanova, racconta di una città che continua a fare impresa nonostante le difficoltà del commercio urbano. L'associazione presieduta da Manola Gironacci accende però i riflettori sulle dinamiche interne al settore e chiede all'amministrazione comunale maggiore attenzione alle attività commerciali.
"I dati mostrano una città che continua a fare impresa", sottolinea ViviAmo Civitanova, invitando però a leggere più nel dettaglio i numeri relativi al commercio. Il settore G, che comprende commercio all'ingrosso e al dettaglio, tra agosto 2025 e agosto 2026 è infatti passato da 1.164 a 1.131 imprese, con una diminuzione di 33 unità.
L'associazione ha quindi approfondito il dato prendendo in considerazione la situazione al 30 giugno 2026 e confrontandola con quella dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il commercio complessivo è passato da 1.165 a 1.133 imprese, con un calo di 32 unità. La flessione, però, riguarda soprattutto il commercio all'ingrosso, sceso da 559 a 522 imprese, mentre il commercio al dettaglio è cresciuto da 606 a 611 attività, con un saldo positivo di cinque imprese.
Anche nei singoli comparti del dettaglio emergono andamenti differenti. L'abbigliamento resta stabile a quota 116 imprese, mentre calzature e articoli in pelle passano da 30 a 31, orologi e gioielleria da 5 a 6 e gli articoli sportivi da 5 a 8. In diminuzione, invece, il comparto del pesce, da 30 a 28 imprese, e quello delle farmacie, da 12 a 10. Le altre categorie risultano nel complesso sostanzialmente stabili.
Numeri che, precisa ViviAmo Civitanova, devono essere letti con attenzione. Si tratta infatti di imprese registrate e classificate in base all'attività economica e non necessariamente di singoli negozi o vetrine fisiche presenti nelle strade della città.
"Proprio per questo", evidenzia l'associazione, "l'approfondimento consente di comprendere meglio ciò che sta accadendo all'interno del settore". E il dato che viene considerato più significativo è quello relativo alla capacità del commercio al dettaglio di mantenere una sostanziale tenuta in un contesto nazionale caratterizzato da difficoltà per i centri urbani.
"Nonostante un contesto nazionale difficile per il commercio urbano, Civitanova conserva una struttura commerciale e imprenditoriale capace di resistere e trasformarsi", sostiene ViviAmo Civitanova.
Da qui la richiesta di una strategia più strutturata da parte dell'amministrazione. L'associazione indica tra le priorità "una programmazione costante, un confronto con le categorie, interventi sull'accessibilità e sui parcheggi, la promozione commerciale e iniziative in grado di portare persone in città durante tutto l'anno".
"Civitanova possiede tutte le potenzialità per andare ben oltre il ruolo di città commerciale di riferimento delle Marche e per diventare uno dei punti di riferimento del commercio urbano del Centro Italia", afferma ViviAmo Civitanova. "La forza imprenditoriale c'è. Quello che manca è una politica capace di riconoscerla, sostenerla e accompagnarla".
L'associazione presieduta da Manola Gironacci torna quindi a chiedere che il commercio urbano venga riportato tra le priorità della programmazione cittadina. "Le strategie - conclude ViviAmo Civitanova - devono essere costruite insieme a chi ogni giorno investe, lavora e alza una serranda a Civitanova".
I dati citati nel comunicato provengono dalla Camera di Commercio delle Marche – InfoCamere, Registro delle Imprese, con elaborazione di ViviAmo Civitanova APS.
Nelle scuole della provincia di Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana, la percentuale più alta tra gli ambiti territoriali delle Marche. È il dato che emerge dalle rilevazioni dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'anno scolastico 2026/27, diffuse all'indomani dell'annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un numero massimo di studenti stranieri per classe e di nuove misure sull'insegnamento dell'italiano.
Secondo i dati elaborati dall'Usr Marche, nell'intera regione sono 29.185 gli alunni con cittadinanza non italiana su 187.389 iscritti, pari al 15,57% della popolazione scolastica. La percentuale sale al 18,33% nell'ambito territoriale di Macerata, dove gli alunni stranieri sono 7.114 su 38.804 iscritti. Seguono Ancona con il 15,68%, Ascoli Piceno e Fermo con il 14,47% e Pesaro e Urbino con il 14,11%.
Un dato che, secondo la fotografia dell'Usr, non si traduce automaticamente in una concentrazione generalizzata nelle singole scuole. Su 208 istituzioni scolastiche marchigiane, 191 si trovano infatti al di sotto della soglia del 30% indicata come criterio ordinario dalla circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010. Le concentrazioni superiori riguardano 17 sedi, cinque delle quali ospitano un CPIA, strutture rivolte per loro natura anche all'istruzione degli adulti e a un'utenza in larga parte straniera.
Il tema arriva al centro del dibattito nazionale proprio mentre il governo si prepara a intervenire sulla materia. Meloni ha annunciato per il prossimo Consiglio dei ministri un provvedimento che dovrebbe prevedere un tetto al numero di studenti stranieri per classe, l'obbligo per i genitori di alcuni alunni con difficoltà di inserimento di imparare l'italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola.
Nel frattempo, nelle Marche strumenti specifici per l'inclusione linguistica sono già presenti da anni. Dall'anno scolastico 2025/26 la classe di concorso A-23, dedicata all'insegnamento dell'italiano come lingua seconda, è stata estesa alle scuole secondarie anche al di fuori dei CPIA, con docenti specializzati destinati alle classi in presenza di determinate condizioni legate alla presenza di studenti neoarrivati o con competenze linguistiche ancora iniziali.
A questo si aggiungono laboratori di italiano L2, corsi di potenziamento linguistico, doposcuola, sportelli per l'italiano dello studio e attività di tutoraggio tra pari, attivati dalle scuole attraverso le risorse nazionali e l'autonomia progettuale degli istituti.
Un ruolo centrale è svolto anche dai CPIA, che collaborano con le scuole nella valutazione delle competenze linguistiche degli alunni neoarrivati e nei percorsi individualizzati. Gli stessi centri organizzano inoltre corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell'italiano rivolti agli adulti, frequentati anche dai genitori degli studenti, oltre ai percorsi di formazione civica previsti dalla normativa.
L'Usr sottolinea quindi anche il ruolo delle famiglie. In diversi territori le scuole collaborano con Comuni e terzo settore per promuovere corsi di italiano destinati ai genitori, sportelli di mediazione e iniziative dedicate alla conoscenza del sistema scolastico e delle regole della convivenza civile.
Particolare attenzione viene riservata agli studenti neoarrivati, seguiti come alunni con bisogni educativi speciali di tipo linguistico attraverso un Piano Didattico Personalizzato. Si tratta, precisa l'USR, di una misura temporanea destinata ad accompagnare lo studente nella fase di apprendimento della lingua, senza certificare alcun deficit.
"La situazione nelle Marche è nell'insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione", dichiara la direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per le Marche Donatella D'Amico.
D'Amico riconosce tuttavia la presenza di situazioni di maggiore concentrazione e indica la necessità di un lavoro condiviso con gli enti del territorio: "Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità".
Da qui la richiesta di una maggiore sinergia con i Comuni e con il terzo settore, anche attraverso strumenti che possano favorire una distribuzione più equilibrata degli studenti tra le diverse scuole. Tra le ipotesi indicate dalla direttrice generale c'è anche quella di un servizio di trasporto scolastico che consenta di ampliare le possibilità di scelta delle famiglie.
D'Amico chiede inoltre "una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione". L'obiettivo indicato dall'Usr è quello di rafforzare un sistema che coinvolga scuola, famiglie, amministrazioni e realtà del territorio: "La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte, anche accompagnando le famiglie nell'apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza".
Confronto positivo, concreto e operativo tra il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, il direttore generale Paola Bichisecchi e John McCourt, rettore dell’Università di Macerata e presidente del Comitato regionale di coordinamento delle università marchigiane, intervenuto in rappresentanza del sistema universitario regionale.
Al centro dell’incontro, la volontà di rafforzare la collaborazione tra le quattro università e il sistema delle imprese, mettendo a disposizione del tessuto industriale marchigiano competenze complementari nel campo della ricerca, della formazione, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. Particolare attenzione è stata riservata all’intelligenza artificiale, da considerare non soltanto come un nuovo strumento tecnologico, ma come una trasformazione culturale, organizzativa e produttiva. Per accompagnare efficacemente le imprese servono infatti, accanto alle competenze tecniche, formazione, gestione dei dati, cybersecurity, conoscenze giuridiche, tutela della proprietà intellettuale e capacità di ripensare processi, prodotti, servizi e modelli d’impresa.
È emersa la necessità di accrescere la capacità del mondo universitario di comprendere e tradurre in progetti concreti le esigenze delle imprese e, allo stesso tempo, di rendere più facilmente accessibili al sistema produttivo le competenze, le infrastrutture e i risultati della ricerca presenti negli atenei.
«Le università marchigiane vogliono lavorare insieme a sostegno del tessuto industriale regionale», ha sottolineato McCourt. «Dobbiamo superare frammentazioni e competizioni sterili nell’accesso a risorse limitate, senza cancellare le specificità dei singoli atenei. La strada è integrare competenze complementari e presentarci come un sistema capace di accrescere la forza complessiva delle Marche».
«Per le imprese è fondamentale poter accedere in modo semplice e diretto alle migliori competenze presenti nel territorio», ha osservato Cardinali. «Una collaborazione più strutturata con le università può aiutarci a trasformare ricerca, innovazione e nuove tecnologie in applicazioni concrete, crescita e occupazione qualificata».
Questa impostazione è coerente con la linea indicata a livello nazionale dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che nella sua relazione all’Assemblea 2026 ha sottolineato come «l’AI non è una tecnologia che possiamo semplicemente acquistare e integrare nei nostri sistemi, è un ecosistema che dobbiamo costruire».
Il confronto si colloca inoltre nel percorso sviluppato da CRUI e Confindustria e nell’«alleanza strategica tra chi genera conoscenza e chi la trasforma in valore, tra chi forma e chi produce», richiamata dal vicepresidente nazionale di Confindustria per Education e Open Innovation, Riccardo Di Stefano.
Confindustria Marche e il sistema universitario regionale condividono la necessità di incrementare gli investimenti pubblici e privati in ricerca, innovazione e capitale umano. Senza un salto di qualità, le Marche rischiano di perdere terreno rispetto ai territori più dinamici. Una collaborazione stabile tra università e imprese può invece contribuire a rendere la regione più moderna, competitiva e attrattiva per i giovani.
La priorità è allineare ricerca e innovazione alle esigenze reali del territorio e individuare alcuni ambiti nei quali sperimentare forme concrete di collaborazione: trasferimento tecnologico, formazione continua, tesi e tirocini in impresa, dottorati industriali e progetti pilota costruiti a partire da problemi aziendali reali.
Il dialogo avviato si inserisce pienamente nella riflessione che Confindustria Marche porterà avanti con “Industria Marche 2026 – Il coraggio di cambiare. Imprese, investimenti e politica industriale per tornare a crescere”, in programma venerdì 2 ottobre alle ore 9.30 presso la sede di Confindustria Marche ad Ancona.
Come primo seguito operativo, è stato concordato di organizzare a breve un incontro tra i rettori dei quattro atenei marchigiani e il Consiglio di presidenza di Confindustria Marche. L’obiettivo sarà definire un’agenda condivisa, individuare le priorità del sistema produttivo e verificare le condizioni per avviare alcuni progetti comuni.
Lavorare insieme significa creare le condizioni per trattenere e attrarre talenti, contrastare la fuga dei giovani e restituire fiducia nella capacità delle Marche di innovare e crescere come sistema.
È stato un autentico incontro fra storia, tradizione, arte e musica il concerto di sabato, inserito nel programma della 37ª edizione del Settembre Musicale Montecosarese. Una serata pensata per riscoprire le radici del territorio e far rivivere, attraverso le note, la memoria di un luogo ricco di storia e tradizioni.
A valorizzare ulteriormente la suggestiva cornice che ha accolto l’evento è stata la presentazione iniziale dedicata alla storia e alle particolarità della Chiesa delle Anime, curata dal prof. Fabrizio Quattrini, presidente del Centro Studi Montecosaresi. Un momento introduttivo che ha permesso al pubblico di conoscere meglio il luogo nel quale, di lì a poco, la musica avrebbe preso vita.
Il concerto, dal titolo “Florilegio”, ha visto protagonisti due straordinari musicisti: il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero. I due artisti hanno accompagnato l’esecuzione con spiegazioni e racconti sui brani proposti, creando un rapporto particolarmente diretto con il pubblico e un’atmosfera di ascolto e attenzione davvero speciale.
“Florilegio” significa letteralmente “raccolta di fiori” e il titolo non è stato scelto casualmente. Tutti i brani eseguiti erano infatti legati, in modi diversi, al mondo dei fiori, divenuti il filo conduttore dell’intero percorso musicale.
Nella tradizione cristiana e popolare, i fiori assumono anche un profondo significato spirituale: rappresentano un ponte tra il mondo terreno e quello dell’aldilà, diventando simbolo di preghiera, memoria e suffragio per le anime sante del Purgatorio. Ed è così che la Chiesa delle Anime ha incontrato “Florilegio”: un luogo legato alla memoria e alla preghiera si è idealmente vestito di fiori, trasformando la musica in un delicato omaggio alla vita e alla spiritualità.
Al termine del concerto, la serata ha lasciato spazio a un momento particolarmente significativo, dedicato alle famiglie Regini di Civitanova Marche e Centioni di Montecosaro: la Chiesa delle Anime è stata scelta anche come luogo di custodia del pianoforte che oggi si può ammirare al suo interno, uno strumento generosamente donato alla Corale Santa Cecilia dalle due famiglie. Un gesto di grande generosità che la Corale ha voluto pubblicamente riconoscere con la consegna di un attestato di ringraziamento ai rappresentanti delle famiglie. Un semplice riconoscimento, ma carico di significato, per esprimere gratitudine per la sensibilità e la generosità dimostrate.
È stata così una conclusione particolarmente sentita per una serata che ha saputo unire la bellezza della musica alla valorizzazione della storia locale, in un luogo capace di raccontare, attraverso le sue pietre, la sua spiritualità e le sue tradizioni, una parte importante della memoria di Montecosaro.
Il Settembre Musicale Montecosarese, coordinato dal direttore artistico Giorgio Quattrini e condotto dalla presentatrice ufficiale Maria Tiziana Pepi, è organizzato dalla Corale Santa Cecilia di Montecosaro e dal blog Montecorriere, con il sostegno del Banco Marchigiano e del Comune di Montecosaro, che ha dato anche il patrocinio.
Terzo appuntamento con la ventesima edizione de I Martedì dell’Arte, la tradizionale rassegna culturale curata dall’Associazione Arte, guidata da Anna Donati, con il contributo del Comune di Civitanova e dell’Azienda Teatri.
Martedì 22 settembre 2026 la professoressa Maria Letizia Papiri terrà una lectio su Dal ‘900 ad oggi: Le accademie e la rivoluzione dell’elettronica.
Tutti gli incontri si terranno alle 18 al cine-teatro Cecchetti di Civitanova, sempre ad ingresso libero.
Il calendario di quest’edizione prevede trenta incontri di alto profilo, che si snoderanno lungo un fitto percorso culturale da settembre a maggio. Tra gli ospiti che saliranno in cattedra figurano: Mauro Perugini, Valerio Vernesi, Maria Letizia Papiri, Roberto Mancini, Giorgio Medori, Giancarlo Trapanese, Yuri Marano, Sauro Bedini, Vito Mancino; Andrea Foresi, Stefano Papetti, Fulvio Rusticucci, Stefano Finocchi, Andrea Baffoni, Mario Savini; Giulio Vesprini, Francesco Sagripanti, Peppe Barbera, Andrea Rebichini, Luciano Mei, Pierluigi Cavalieri.
Al termine dei corsi, se richiesto, verrà rilasciato un attestato di partecipazione dall’Azienda Teatri di Civitanova. Il programma potrebbe subire variazioni.
Sport, memoria e solidarietà si sono incontrati lo scorso fine settimana alla parrocchia di Taccoli per la ventesima edizione del Memorial "Luca, Alessio e Cristina", la manifestazione nata per ricordare tre giovani vittime di un incidente e diventata negli anni un appuntamento consolidato per il territorio di San Severino Marche.
La due giorni ha richiamato numerosi partecipanti, coinvolgendo sia i più giovani sia gli adulti. Il programma si è aperto sabato con la gimkana ciclistica dedicata ai bambini, che ha visto la partecipazione di circa 60 giovanissimi. Domenica, invece, spazio alle attività rivolte agli adulti, con circa 120 iscritti impegnati in diverse discipline: un percorso in e-bike su due differenti lunghezze, un giro escursionistico con moto stradali e l'attesa prova speciale di enduro.
Tra gli ospiti della manifestazione anche Valentino Corsi, pluricampione e già vincitore della "Sei giorni internazionale di enduro" a Bergamo, dove ha conquistato il titolo di Campione del mondo a squadre per club con il Team Italia. Al termine delle attività si è svolto il momento conviviale, seguito dalle premiazioni e dai ringraziamenti rivolti a quanti hanno contribuito alla riuscita dell'iniziativa.
All'appuntamento ha portato il proprio saluto anche il sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei, che ha rivolto un omaggio alle famiglie dei tre giovani e ringraziato gli ideatori del Memorial, Aldo Liuti e Luciano Geronzi.
Il valore della manifestazione è stato anche quello della solidarietà: l'intero ricavato sarà infatti devoluto alla onlus "Sorrisi per l'Etiopia", associazione attiva da circa vent'anni con progetti dedicati alla solidarietà, allo sviluppo e all'istruzione in Africa.
"Manifestazioni come questa dimostrano quanto la nostra comunità sappia stringersi attorno a valori autentici come la solidarietà, l'amicizia e la promozione dello sport sano", ha dichiarato il sindaco Rosa Piermattei. "Vedere così tanti partecipanti, dai più piccoli agli adulti, uniti nel ricordo e nella beneficenza a favore di chi ha più bisogno, è motivo di profondo orgoglio per l'intera città".
Piermattei ha quindi rivolto un ringraziamento agli organizzatori e a quanti hanno collaborato all'evento: "Un ringraziamento speciale va agli ideatori, a tutti i volontari della parrocchia di Taccoli e a quanti si spendono con generosità per la riuscita di eventi che fanno bene al cuore e al nostro territorio".
"La Serra – Laboratorio di Cucina e Musica" si prepara a inaugurare la stagione autunno-inverno 2026-2027 con una nuova proposta dedicata a musica, cucina e intrattenimento. L'appuntamento è fissato per venerdì 25 settembre, quando debutterà "Velvet Green", il nuovo format del venerdì sera.
La serata inaugurale unirà cucina, musica dal vivo e clubbing, con un programma articolato che avrà come protagonista l'International Dinner Live di Sagi Rei, cantante e musicista israeliano naturalizzato italiano, noto per il suo particolare stile soul e per le reinterpretazioni in chiave acustica di alcuni celebri brani della dance anni Novanta.
Il suo progetto "Emotional Songs" ha portato a una nuova veste brani come "L’Amour Toujours", "Freed from Desire", "Rhythm Is a Dancer", "What Is Love" e "Show Me Love", trasformati attraverso voce e chitarra in versioni più intime e acustiche.
Sagi Rei sarà quindi il protagonista della cena inaugurale, in un programma che punta a combinare l'atmosfera del live con quella della musica dance e dell'intrattenimento serale. Dopo il dinner live, la serata proseguirà con l'after show affidato ad Alessandrino e Jacopo Lilli, prima del passaggio alla parte dedicata al clubbing con Fabrizio Breviglieri.
La direzione artistica dell'intero progetto è affidata ad Aldo Ascani, recentemente premiato ai Dance Music Awards come miglior art director d'Italia. Per la serata inaugurale è prevista inoltre una formula particolare per il pubblico: dopo cena l'ingresso sarà libero, una scelta pensata dalla struttura per accompagnare il debutto della nuova stagione e coinvolgere anche chi non prenderà parte alla cena.
Con "Velvet Green", La Serra punta dunque a proporre un appuntamento fisso del venerdì sera nel quale convivono ristorazione, spettacolo e musica, inaugurando così il calendario autunno-inverno 2026-2027. L'appuntamento è per venerdì 25 settembre, con Sagi Rei per l'International Dinner Live, Alessandrino e Jacopo Lilli per l'after show e Fabrizio Breviglieri per il clubbing.
Un incontro nel Palazzo Apostolico che ha portato idealmente Porto Recanati e la sua comunità davanti a Papa Leone XIV. È quello vissuto ieri, domenica 20 settembre, dal sindaco Andrea Michelini, che dopo aver partecipato alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico ha avuto l'opportunità di incontrarlo personalmente nella Sala Ducale.
Durante il momento di saluto e fraternità, Michelini ha omaggiato Papa Leone XIV con lo Stemma del Comune di Porto Recanati, realizzato dal conterraneo Biagio Biagetti, artista che nel 1921-1922 fu nominato da Papa Benedetto XV Direttore Artistico per le pitture dei Sacri Palazzi Apostolici e dei Musei Vaticani.
Un dono dal forte valore simbolico, che il sindaco ha consegnato a nome dell'intera comunità portorecanatese. "In quel momento non ero solo: con me c'era idealmente tutta Porto Recanati", ha raccontato Michelini, sottolineando come l'incontro abbia rappresentato l'occasione per portare al Santo Padre "il calore della nostra comunità, il volto della nostra gente, le nostre tradizioni e l'affetto di una città".
A rendere possibile l'incontro è stato padre Bruno Silvestrini, concittadino di Porto Recanati, Custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità della Sagrestia Pontificia. Proprio nella giornata di domenica padre Bruno ha celebrato inoltre il 50° anniversario della sua professione religiosa.
Il religioso, legato da un rapporto di amicizia e fraternità con il Santo Padre, ha avuto un ruolo centrale nel presentare il sindaco Michelini a Papa Leone XIV in occasione della giornata di festa.
Per Porto Recanati, dunque, un momento particolare che ha unito la dimensione istituzionale a quella religiosa e al legame con una figura della comunità cittadina che da cinquant'anni vive la propria missione all'interno della Chiesa.
"Un filo indissolubile di amicizia, fraternità e appartenenza che unisce Porto Recanati al cuore della Chiesa", ha sottolineato il sindaco, che al termine dell'incontro ha espresso la propria emozione per aver potuto rappresentare la città davanti al Santo Padre.
"Grazie, Santità, per questo momento che conserveremo nel cuore. E grazie a Padre Bruno per aver reso possibile questo incontro così significativo per la nostra comunità", ha concluso Michelini.
A Piediripa la panchina rossa contro la violenza sulle donne si veste d'arte. È stata completata oggi l’installazione della copertura realizzata all’uncinetto sulla panchina situata nel parco pubblico tra via Metauro e via Mincio, un intervento nato con l’obiettivo di coniugare sensibilizzazione e valorizzazione dell’artigianato locale.
La nuova veste della panchina è stata realizzata dalle "Uncinettine" dell’oratorio della parrocchia di San Vincenzo Maria Strambi, che hanno messo a disposizione della comunità il proprio tempo e le proprie competenze manuali. L’installazione è avvenuta in concomitanza con la Festa del Santo Patrono San Vincenzo Maria Strambi.
L’iniziativa nasce dalla proposta avanzata da Gabriella Vergari, nell'ambito delle attività del Consiglio Comunale delle Donne e nel suo precedente ruolo di consigliera di quartiere. La proposta è stata successivamente recepita e approvata all’unanimità dal Consiglio di Quartiere di Piediripa.
"L’idea nasce dal desiderio di creare un’opera unica nel suo genere e di dare risalto e prestigio all’artigianato locale, valorizzando le competenze manuali del territorio", spiega la stessa Gabriella Vergari.
Accanto al valore artistico e artigianale, l'intervento punta soprattutto a mantenere alta l'attenzione sul tema della violenza di genere. La panchina vuole infatti diventare un punto di riferimento visivo per il quartiere, ricordando quotidianamente l’importanza della prevenzione, dell’ascolto e del contrasto all’isolamento.
"Oltre al valore simbolico, la panchina intende porsi come un presidio visivo quotidiano di sensibilizzazione per l’intero quartiere. L'obiettivo è trasformare uno spazio pubblico in un promemoria costante sull'importanza della prevenzione e dell'ascolto, ricordando che il contrasto alla violenza di genere passa prima di tutto dal superamento dell’isolamento", aggiunge l'ex consigliera Vergari.
Un messaggio reso ancora più evidente da un dettaglio inserito nella stessa copertura: sulla spalliera è stato intrecciato in bianco il numero 1522, il recapito del servizio pubblico gratuito attivo 24 ore su 24 dedicato alle donne vittime di violenza e stalking.
A Tolentino sono state elevate sanzioni a seguito dei problemi provocati dal maltempo sulle strade di campagna, dove l'acqua piovana proveniente dai terreni ha trascinato sulla carreggiata fango e detriti. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal Comune, hanno riguardato i casi in cui sono state riscontrate responsabilità dirette.
La forte ondata di pioggia che ha interessato nei giorni scorsi il territorio comunale ha provocato diversi smottamenti, soprattutto lungo la viabilità rurale. In alcuni punti, il dilavamento del terreno ha invaso la sede stradale, rendendo più difficoltosa la circolazione.
Il Comune ricorda quindi a proprietari dei terreni e terzisti l'importanza di realizzare e mantenere fossi di scolo in grado di convogliare correttamente le acque meteoriche, come previsto dal Regolamento di Polizia Rurale.
L'ente sottolinea che proprio la "mancata corretta regimentazione delle acque provenienti dai campi ha contribuito, in alcuni casi, al riversamento di terreno e detriti sulle strade". Laddove sono state accertate responsabilità, sono state quindi elevate le relative sanzioni.
Per ripristinare le condizioni di normalità sono intervenuti il servizio di reperibilità e gli operai dell'Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzioni del Comune di Tolentino, impegnati nelle operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle diverse situazioni riscontrate.
Essere ordinati non riguarda soltanto il modo in cui si organizza una casa o una scrivania. Per alcune persone l’ordine diventa un vero e proprio metodo per affrontare le giornate, gestire gli impegni e ritrovare rapidamente ciò che serve. Un ambiente organizzato può infatti influenzare anche la percezione di calma e controllo: approfondiamo meglio l’argomento?
Le persone ordinate desiderano il controllo?
Chi ama l’ordine tende a costruire intorno a sé ambienti prevedibili, nei quali ogni oggetto occupa uno spazio preciso e ogni attività segue una logica facilmente riconoscibile. A casa come in ufficio, avere tutto a posto (e soprattutto a portata di mano) è un modo per muoversi con maggiore naturalezza tra le attività quotidiane, senza perdere tempo a cercare documenti, strumenti o oggetti di uso frequente.
L’ordine, in questo senso, non coincide necessariamente con una ricerca ossessiva della perfezione. Può diventare piuttosto una forma di organizzazione pratica che riduce il numero di decisioni da prendere durante la giornata. Una scrivania libera, un archivio suddiviso con criterio o una cucina nella quale ogni utensile ha il proprio posto rendono più immediata la gestione dello spazio.
Anche piccoli accorgimenti contribuiscono a mantenere questa sensazione di controllo: gli intercalari e separatori per ottimizzare l’archivio dell’ufficio aiutano, per esempio, a suddividere documenti e pratiche secondo categorie precise, evitando che le informazioni si accumulino senza un criterio. Se l'organizzazione risponde alle proprie esigenze, trovare ciò che serve è semplice e l'ambiente funzionale.
Qual è l'effetto sulla salute mentale
Un ambiente ordinato favorisce la percezione di maggiore tranquillità proprio perché riduce gli stimoli visivi e rende lo spazio leggibile. Nel momento in cui gli oggetti si accumulano senza una collocazione precisa, l'occhio continua a ricevere informazioni e il cervello deve gestire una quantità maggiore di elementi, anche quando non sono direttamente coinvolti nell'attività che si sta svolgendo.
L’ordine può inoltre rafforzare la sensazione di autonomia, perché stabilire dove collocare gli oggetti e adottare una routine organizzativa aiuta a intervenire concretamente sull'ambiente che ci circonda. Non serve quindi trasformare la casa o l'ufficio in uno spazio perfettamente simmetrico: l'obiettivo è creare un sistema che funzioni per chi lo utilizza.
Il successo di Marie Kondo
Il rapporto tra ordine, benessere e organizzazione ha trovato una delle sue figure più conosciute in Marie Kondo, autrice e consulente giapponese che ha trasformato il riordino in un vero fenomeno internazionale. Il suo approccio ha attirato l'attenzione perché propone di guardare agli oggetti presenti in casa non soltanto in termini di utilità, ma anche rispetto al legame che la persona mantiene con ciò che possiede.
Il metodo KonMari seleziona gli oggetti e invita a mantenere ciò che conserva un significato positivo, lasciando andare ciò che non viene più utilizzato o apprezzato. L'organizzazione arriva quindi dopo una fase di scelta consapevole: prima si decide che cosa merita di rimanere, poi si stabilisce come sistemarlo.
Il successo di questa filosofia mostra quanto il tema dell'ordine abbia superato la semplice dimensione domestica. Riordinare può diventare un modo per ripensare le proprie abitudini, eliminare ciò che occupa spazio senza offrire più valore fino ad ottenere ambienti coerenti con il proprio modo di vivere.
La soluzione migliore resta quella che facilita la quotidianità senza trasformare l'organizzazione in una fonte di pressione.