Incidente intorno alle 7.30 di questa mattina in via Bramante a Macerata, all’altezza del polo universitario Bertelli. A scontrarsi sono stati un camion e un furgone che, in seguito all’impatto, è finito fuori dalla carreggiata. Il bilancio è di un ferito: si tratterebbe del conducente del furgone.
L’incidente è avvenuto sull’asfalto bagnato, una condizione che potrebbe aver contribuito allo scontro. La dinamica esatta è comunque ancora in fase di accertamento.
Sul posto è intervenuta la Polizia locale per effettuare i rilievi e ricostruire quanto accaduto. Presenti anche i soccorsi stradali Aci Carlini per la rimozione dei mezzi coinvolti.
L’incidente ha provocato lunghe code e rallentamenti nella zona, con disagi per gli automobilisti durante le prime ore della mattinata. Le operazioni si sono concluse intorno alle 9, dopo la rimozione dei mezzi e dei detriti e il ripristino delle condizioni di sicurezza della carreggiata. Il traffico è quindi tornato regolare.
Incidente intorno alle 7.30 di questa mattina in via Bramante a Macerata, all’altezza del polo universitario Bertelli. A scontrarsi sono stati un camion e un furgone che, in seguito all’impatto, è finito fuori dalla carreggiata. Il bilancio è di un ferito: si tratterebbe del conducente del furgone.
L’incidente è avvenuto sull’asfalto bagnato, una condizione che potrebbe aver contribuito allo scontro. La dinamica esatta è comunque ancora in fase di accertamento.
Sul posto è intervenuta la Polizia locale per effettuare i rilievi e ricostruire quanto accaduto. Presenti anche i soccorsi stradali Aci Carlini per la rimozione dei mezzi coinvolti.
L’incidente ha provocato lunghe code e rallentamenti nella zona, con disagi per gli automobilisti durante le prime ore della mattinata. Le operazioni si sono concluse intorno alle 9, dopo la rimozione dei mezzi e dei detriti e il ripristino delle condizioni di sicurezza della carreggiata. Il traffico è quindi tornato regolare.
Avrebbe inventato un presunto sequestro per chiedere denaro alla madre e far fronte ad alcuni debiti. Per questo un trentenne di Macerata, già noto alle forze dell'ordine, è stato denunciato in stato di libertà dai Carabinieri con l'accusa di simulazione di reato.
La vicenda è emersa nella mattinata del 20 ottobre, quando una donna di 58 anni si è presentata alla caserma dei Carabinieri di Macerata per segnalare l'allontanamento del figlio, avvenuto due giorni prima, il 18 ottobre.
La donna ha raccontato ai militari di aver ricevuto diversi messaggi dal giovane, nei quali sosteneva di essere trattenuto contro la propria volontà da alcune persone. Nei messaggi avrebbe inoltre chiesto l'invio urgente di somme di denaro, spiegando di averne bisogno per affrontare debiti pregressi.
Ricevuta la segnalazione, i Carabinieri della Stazione di Macerata, con il supporto dei colleghi della Sezione Operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia, hanno avviato immediatamente gli accertamenti per verificare quanto riferito e rintracciare il trentenne.
Le ricerche hanno dato esito positivo in breve tempo: il giovane è stato individuato nell'abitazione di una conoscente, a Macerata, in buone condizioni di salute.
Gli ulteriori accertamenti hanno permesso di escludere che fosse stato privato della libertà personale da altre persone. Secondo quanto ricostruito dai militari, sono stati inoltre raccolti elementi a sostegno dell'ipotesi che l'intera vicenda fosse stata inventata.
Al termine delle verifiche, il trentenne è stato denunciato in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria per simulazione di reato.
Incidente stradale intorno alle 6.30 di questa mattina lungo la SP78, nei pressi della Riserva naturale Abbadia di Fiastra. A scontrarsi sono stati un’autovettura e una motocicletta. In seguito all’impatto, la moto ha preso fuoco.
Sul posto è intervenuta la squadra dei vigili del fuoco di Macerata, che ha provveduto a spegnere le fiamme e a mettere in sicurezza l’automobile coinvolta nell’incidente.
Il motociclista ha riportato ferite lievi. Presenti anche i Carabinieri, impegnati negli accertamenti del caso, e il personale sanitario per prestare assistenza al ferito.
La strada è stata chiusa al traffico il tempo necessario per consentire le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza dell’area.
Rinnovata per il terzo anno di seguito la collaborazione tra il gruppo medico Fisiomed e la squadra di pallavolo femminile Cbf Balducci Helvia Recina.
Una collaborazione che va al di là del solo elemento di sponsor e che si concentra anche e soprattutto sulla possibilità, per la squadra di serie A1, di contare sul supporto di un official medical partner.
"Fare sport ad alti livelli necessita di avere accanto eccellenze di alto livello, per questo tre anni fa ci siamo voluti avvicinare a Fisiomed. Un rapporto che in questi tre anni si è basato sulla cura, che il gruppo ha sempre garantito alle nostre ragazze; sulla fiducia reciproca e sulla volontà di continuare insieme verso un futuro che speriamo di rappresentare" - dichiara il presidente della Consulta di Serie A1 Pietro Paolella -. "Ciò che ci unisce al gruppo Fisiomed è la stessa volontà di osare. Entrambi, ai nostri esordi, abbiamo deciso di credere nelle nostre potenzialità e di rischiare, venendo poi ripagati".
Anche l'amministratore del Gruppo Fisiomed Enrico Falistocco evidenzia le somiglianze presenti nei loro percorsi, entrambi partiti da un piccolo centro cittadino per poi arrivare al raggiungimento di importanti risultati a livello territoriale ma anche nazionale.
"Fisiomed mette a disposizione delle ragazze una vasta gamma di servizi per la prevenzione e per la diagnostica, con una particolare attenzione alla celerità, che in un settore come quello dell'A1 è fondamentale. È molto importante per noi riuscire a portare avanti questa collaborazione perchè crediamo nel valore dello sport e siamo sempre felici di supportare questo mondo, soprattutto quando possiamo offrire personale preparato e tecnologie all'avanguardia".
L'elemento della prevenzione è quello che sta più a cuore all'allenatore Valerio Lionetti: "Riuscire ad anticipare dei piccoli infortuni, per evitarli e riuscire a portare avanti il benessere della squadra è molto importante. La tempistica è un elemento fondamentale nella gestione degli infortuni e la presenza e l'intervento di Fisiomed in questo senso è per noi molto utile, la priorità che da alla squadra è fondamentale".
Alla conferenza stampa di oggi, erano presenti anche le ragazze della squadra: la schiacciatrice Susan Shut, la centrale Chiara Landucci, il libero Melissa Tesi, il capitano Giorgia Caforio, il centrale Alessia Mazzon, l'opposto Clara Decortes.
Prima la protesta sulla gru in piazza San Nicola, poi il confronto con il sindaco. La vicenda dei quattro operai saliti lunedì sulla struttura per denunciare il mancato pagamento degli stipendi (leggi qui) si sposta ora sul terreno delle verifiche e della tutela dei lavoratori. Martedì pomeriggio Mauro Sclavi ha ricevuto i protagonisti della protesta, che gli hanno raccontato le difficoltà vissute nei rapporti di lavoro e chiesto un aiuto per individuare una soluzione.
Un incontro cordiale, nel corso del quale gli operai hanno riconosciuto di aver scelto una forma di protesta eccessiva. «La loro protesta era assolutamente sbagliata ed esagerata», hanno ammesso, spiegando di aver voluto soprattutto attirare l'attenzione sulla propria situazione e precisando che il loro gesto non deve essere imitato. Tra le richieste rivolte al primo cittadino anche quella di una collaborazione per reperire un alloggio.
Restano da chiarire le presunte irregolarità denunciate dai lavoratori, che dovranno essere accertate dagli organi competenti. Gli operai hanno riferito di rapporti di lavoro che, a loro dire, non sarebbero stati rispettati e di difficoltà nel trovare interlocutori in grado di rappresentarli e tutelarne i diritti.
Sclavi ha ascoltato le loro testimonianze, invitandoli a rivolgersi agli uffici preposti e alle forze dell'ordine per affrontare le controversie nelle sedi opportune. Ma il sindaco ha anche colto l'occasione per lanciare un messaggio chiaro: «Salire su una gru è pericoloso e sbagliato. Prima incontriamoci, parliamo e affrontiamo insieme i problemi per trovare soluzioni praticabili».
La protesta riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro nei cantieri della ricostruzione post-sisma, in un territorio interessato da un'intensa attività edilizia e da una crescente presenza di manodopera. «Consideriamo legittime le rimostranze di chi lavora e presta la propria opera e che quindi, giustamente, deve essere pagato per quanto pattuito con il contratto», sottolinea Sclavi. Il problema, secondo il primo cittadino, è trovare strumenti efficaci per risolvere le controversie senza arrivare a gesti estremi.
Sindacati, Ispettorato del lavoro e uffici legali possono intervenire per dirimere le situazioni più delicate. Anche il Comune, ha ricordato il sindaco, può offrire assistenza per individuare soluzioni praticabili.
«I contratti di lavoro devono essere chiari e tutelare i lavoratori oltre alle imprese», rimarca Sclavi, che chiede controlli e verifiche nei cantieri. La ricostruzione, con il suo enorme fabbisogno di manodopera, sta modificando anche il tessuto sociale del territorio. «Ci troviamo a dover contrastare fenomeni che mai si erano verificati nelle nostre zone», osserva il sindaco, auspicando che non si ripetano episodi simili.
L'obiettivo è passare dalle parole ai fatti. Sclavi ha annunciato l'intenzione di chiedere al Prefetto la convocazione di un tavolo tecnico che riunisca associazioni di categoria, sindacati, sindaci dei territori interessati dalla ricostruzione e forze dell'ordine. L'intento è coordinare controlli e accertamenti nei cantieri, individuare eventuali anomalie e prevenire nuove situazioni di tensione.
Il sindaco ha inoltre ringraziato tutti coloro che hanno contribuito a gestire la vicenda: Polizia di Stato e mediatori, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Locale, sanitari del 118, Croce Rossa, sindacati e amministrazione comunale di Gagliole, dove vivono tre dei quattro uomini coinvolti e che si è attivata per garantire loro vitto e alloggio.
«Ho seguito ogni fase della trattativa che, fortunatamente, con l'apporto di tutti si è conclusa dopo circa undici ore, positivamente. I ragazzi hanno accolto le nostre proposte e hanno deciso di scendere», ha ricordato Sclavi.
La protesta si è chiusa, dunque, con il ritorno a terra degli operai. Ora la partita si sposta sui rapporti di lavoro denunciati e sulla necessità di verificare quanto accade nei cantieri. Perché il diritto a essere pagati per il lavoro svolto deve trovare risposte concrete, senza che la disperazione porti a mettere a rischio la propria incolumità.
Il territorio camerte e l'intera vallata piangono la scomparsa della maestra Tiziana Pieroni, venuta a mancare all’età di 55 anni dopo una malattia. La notizia della sua scomparsa ha suscitato un'ondata di profondo cordoglio in tutti i centri in cui la docente ha prestato servizio, lasciando un ricordo indelebile tra colleghi, famiglie ed ex alunni.
L'amministrazione comunale di Muccia ha voluto ricordare con parole cariche di affetto Tiziana: "Anche se per un solo anno, hai insegnato nella nostra scuola primaria e ti sei fatta amare dai bambini, che ti ricordano ancora con tanto affetto, nonostante siano ormai ragazzi. Una persona dolce, disponibile, sempre sorridente. Fai buon viaggio maestra".
Parole di profonda gratitudine sono arrivate anche dalla direzione e dalle insegnanti della Scuola dell’Infanzia "Maria Ausiliatrice" e del Nido "Felice Cambriani" di Camerino, insieme alla Parrocchia di San Venanzio, che la "ricordano con immensa gratitudine per i lunghissimi anni di amorevole servizio, la straordinaria bontà, la costante disponibilità e l'inconfondibile sorriso con cui ha accompagnato la crescita di intere generazioni di bambini".
Tiziana Pieroni lascia nel dolore il marito Vincenzo, il padre Gino e il fratello Fabio. La camera ardente è stata allestita presso la Casa Funeraria Malasisi in località Torre del Parco, a Camerino. I funerali si terranno venerdì 23 ottobre: il corteo muoverà dalla casa funeraria alle ore 10:30 per raggiungere la Basilica di San Venanzio a Camerino, dove alle ore 11:00 sarà celebrato il rito funebre.
Un controllo stradale a Trodica si è trasformato in un accertamento sulla regolarità dei documenti. La Polizia locale di Morrovalle ha denunciato un uomo di 29 anni, di nazionalità pakistana e residente a Corridonia, dopo aver riscontrato un'anomalia nella sua carta d'identità elettronica: il microchip risultava completamente rimosso.
L'episodio è avvenuto durante un servizio di vigilanza sul territorio condotto dagli agenti del comando guidato dalla comandante Cinzia Latini. La pattuglia ha fermato un'auto di grossa cilindrata e, nel corso del controllo, il conducente ha dichiarato di non avere momentaneamente con sé la patente di guida.
Per procedere all'identificazione, gli operatori hanno quindi richiesto i documenti personali, tra cui la carta d'identità e il permesso di soggiorno. È stato proprio esaminando il documento elettronico che gli agenti hanno notato un foro rettangolare in corrispondenza dello spazio destinato al microchip, che risultava asportato.
Il personale della Polizia locale ha sequestrato la carta e accompagnato il ventinovenne in Questura per completare le procedure di identificazione. Dagli accertamenti successivi è emerso inoltre che la patente di guida risultava scaduta.
Al termine delle verifiche, l'uomo è stato denunciato per l'ipotesi di falsità materiale. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica, mentre sono in corso ulteriori accertamenti per verificare eventuali altre violazioni.
La vicenda riporta l'attenzione sui controlli relativi alla regolarità dei documenti di identificazione. Il microchip della carta d'identità elettronica contiene dati e informazioni utilizzati per le verifiche di autenticità e per le funzionalità digitali del documento. La sua rimozione, nel caso specifico, ha fatto scattare gli approfondimenti degli agenti.
Tragico ritrovamento oggi pomeriggio nelle campagne di San Ginesio, al confine con il territorio di Ripe. Un uomo di 81 anni, di origine straniera, è stato trovato senza vita in un terreno agricolo.
L’allarme è scattato intorno alle 17.30, quando un conoscente dell’anziano ha rinvenuto il corpo e ha subito chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri, ma per l’uomo non c’era più nulla da fare: i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
I militari dell’Arma hanno effettuato i rilievi di rito per ricostruire l’accaduto. Sulla base delle prime informazioni, si sarebbe trattato di un gesto volontario.
"Nella provincia di Macerata la spesa per la casa assorbe ormai il 40% del reddito familiare medio. Trovare un appartamento in affitto a canoni sostenibili è diventato un'impresa quasi impossibile". È l'allarme lanciato da Rocco Gravina (Cisl Macerata-Civitanova Marche) ed Emanuela Ripari (Sicet Cisl Marche) della Cisl, che tracciano un quadro preoccupante del mercato abitativo nel territorio maceratese, tra aumento dei canoni, difficoltà economiche delle famiglie e crescita degli sfratti.
I numeri riportati nell'analisi dell'organizzazione sindacale fotografano una situazione sempre più difficile: sono 133 gli sfratti calendarizzati in provincia, di cui 104 per morosità incolpevole. Nel capoluogo, inoltre, "l'incidenza raggiunge l'8% ogni mille famiglie", un valore che, secondo la Cisl, colloca Macerata "tra le città italiane di dimensioni demografiche analoghe con i livelli più elevati di tensione abitativa".
"Accelerare gli sfratti significa scegliere di far esplodere un'emergenza abitativa", avvertono Gravina e Ripari, sottolineando come la crisi colpisca soprattutto chi dispone di risorse economiche limitate. Secondo i dati citati dai sindacalisti, oltre il 47% degli inquilini appartiene a famiglie in condizione di povertà e circa il 13% dei residenti vive in affitto. Tra i nuclei più fragili figurano anche numerose famiglie con figli minorenni.
La questione abitativa, evidenzia la Cisl, si intreccia con quella sociale e con le politiche rivolte ai giovani e alle persone straniere. "Senza una casa a costi sostenibili nessuna politica di integrazione, come nessuna politica per i giovani, può davvero funzionare", osservano i rappresentanti sindacali.
A rendere ancora più complesso il quadro è la crescita dei prezzi degli affitti, che negli ultimi anni ha superato nettamente quella delle retribuzioni. "Dal 2019 a oggi i canoni di locazione in città sono cresciuti più del doppio rispetto alle retribuzioni medie", rilevano Gravina e Ripari.
Una dinamica che costringe i nuclei familiari a comprimere altre voci di spesa, dai consumi alle cure sanitarie, fino al risparmio. La difficoltà nel trovare abitazioni a prezzi accessibili riguarda Macerata e le città della costa, dove la disponibilità di alloggi destinati alla locazione stabile viene descritta come "cronicamente insufficiente".
Tra i fattori che incidono sul mercato, la Cisl indica "la diffusione degli affitti turistici e delle locazioni brevi stagionali, che possono spingere i proprietari a privilegiare formule temporanee rispetto ai contratti di lunga durata". Il risultato è una riduzione delle opportunità per famiglie, lavoratori e giovani coppie, mentre i pochi appartamenti disponibili raggiungono prezzi difficilmente sostenibili per chi percepisce stipendi ordinari.
Anche l'accesso all'edilizia residenziale pubblica incontra ostacoli. I bandi per le case popolari producono "graduatorie lunghe, a fronte di un numero limitato di alloggi immediatamente disponibili". Per il sindacato, il piano casa del Governo deve quindi essere accompagnato da misure concrete di sostegno, capaci di rispondere alle necessità di chi non riesce a sostenere i costi del mercato privato.
Nel capoluogo sono già state avviate alcune iniziative per ampliare l'offerta abitativa. Il comune di Macerata ha attivato un protocollo d'intesa con Erap Marche per il recupero di un immobile degradato nel centro storico, da trasformare in alloggi destinati alle giovani coppie. È stata inoltre avviata un'indagine esplorativa di mercato per individuare complessi immobiliari privati da destinare all'edilizia residenziale sociale.
Interventi che rappresentano un primo passo, ma che, secondo Gravina e Ripari, non esauriscono le necessità del territorio. Tra le proposte avanzate dalle parti sociali c'è l'attivazione di "vere e proprie agenzie comunali di intermediazione immobiliare".
Riguardo Macerata, la "domanda di stanze è altissima, ma la disponibilità di appartamenti in centro storico è crollata per via dei tanti cantieri legati alla ricostruzione post-sisma e alle ristrutturazioni edilizie - dicono i sindacalisti -. Le stanze singole sono passate da una media storica di 170 euro a un punto di partenza minimo di 200-240 euro al mese, escluse le utenze. Nelle zone più richieste i prezzi per una camera di qualità medio-alta oscillano stabilmente sopra questa soglia. Le stanze doppie mantengono una forbice compresa tra i 150 e i 200 euro al mese per posto letto. A questo aumento lineare si somma il rincaro dei costi di gestione (luce, gas, condominio)".
"A fronte - concludono i sindacalisti Cisl Emanuela Ripari e Rocco Gravina - di un'entrata mensile media di circa 700 euro per chi vive con la pensione minima, un affitto concordato per un bilocale in quartieri come Collevario o Santa Croce richiede mediamente tra i 380 e i 450 euro, escluse le spese. L'anziano si trova a dover scegliere se pagare il locatore o destinare le restanti poche decine di euro all'acquisto di generi di prima necessità e farmaci".
Educare i più giovani a un uso consapevole della rete, aiutarli a riconoscere i pericoli del web e promuovere una cultura della legalità. Sono questi gli obiettivi di "Una vita da social", la campagna itinerante della Polizia di Stato che ha fatto tappa a Macerata, coinvolgendo gli studenti delle scuole del capoluogo in un percorso dedicato alla sicurezza online e alla prevenzione del cyberbullismo.
Protagonista dell’iniziativa è il truck della Polizia Postale, allestito come un’aula didattica multimediale. Al suo interno, i ragazzi possono partecipare ad attività interattive, guardare video e mettersi alla prova attraverso giochi pensati per avvicinarli ai temi della sicurezza digitale. Un modo per affrontare con un linguaggio accessibile i rischi legati alla navigazione in rete e ai comportamenti che possono avere conseguenze anche al di fuori dello schermo.
«Per noi è una giornata molto importante – ha spiegato la primo dirigente della Polizia di Stato di Macerata, Maria Nicoletta Pascucci –. Il truck della Polizia Postale attraversa diverse città italiane e questa volta abbiamo avuto l’opportunità di ospitarlo anche a Macerata. È un mezzo allestito con strumenti multimediali rivolti alle nuove generazioni, attraverso i quali i nostri operatori illustrano i rischi legati alla navigazione in rete. I video interattivi e le attività proposte sono studiati per coinvolgere i ragazzi e aiutarli a comprendere i pericoli del mondo digitale».
Presente all’iniziativa anche l’assessore comunale alla Sicurezza, Paolo Renna, che ha sottolineato l’importanza di giornate dedicate alla sensibilizzazione dei più giovani. Al centro, il valore della prevenzione come strumento fondamentale per tutelare la propria incolumità e quella degli altri, tanto nel mondo digitale quanto nella vita quotidiana. Un percorso che passa dalla conoscenza dei rischi, dalla consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti e dall’educazione al rispetto delle regole, online e fuori dalla rete.
L’iniziativa non si è fermata alla sicurezza informatica. Accanto al truck è stato allestito un villaggio della legalità, con stand dedicati alle diverse specialità della Polizia di Stato, per offrire agli studenti l’opportunità di conoscere più da vicino strumenti, attività e competenze degli operatori.
Presente lo stand della Polizia Postale, con brochure e materiale informativo sui rischi della rete, ma anche quello della Polizia Scientifica, dove i ragazzi possono scoprire le attrezzature utilizzate nelle attività investigative e il lavoro svolto dagli specialisti. Spazio anche alla Polizia Stradale, impegnata nella sensibilizzazione sui comportamenti corretti alla guida e sulla prevenzione degli incidenti.
«Abbiamo coinvolto diverse scuole del capoluogo, che hanno aderito in maniera molto positiva – ha aggiunto Pascucci –. Stiamo registrando un continuo afflusso di studenti. Accanto alla Polizia Postale, la Polizia Scientifica mostra gli strumenti del proprio lavoro, mentre la Polizia Stradale affronta il tema della sicurezza sulla strada. È importante sensibilizzare i ragazzi anche sui rischi legati alla guida dei ciclomotori, soprattutto in una fascia d’età in cui molti iniziano a utilizzare il motorino».
“Una vita da social” è la campagna educativa itinerante promossa dalla Polizia di Stato per sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’utilizzo responsabile di internet e dei social network. Il progetto affronta le diverse forme di prevaricazione digitale, dal cyberbullismo alla diffusione non consensuale di immagini e video intimi, fino ai rischi legati ai contatti online e alla condivisione di contenuti personali.
L’obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni in rete, fornendo ai ragazzi strumenti utili per riconoscere le situazioni pericolose e sapere a chi rivolgersi in caso di difficoltà.
Attraverso il confronto diretto con gli operatori e le attività proposte, la tappa maceratese ha portato così la prevenzione fuori dalle aule scolastiche, trasformando l’incontro con la Polizia in un’occasione di apprendimento e partecipazione. Un percorso che punta a ricordare come la sicurezza digitale, al pari di quella stradale, passi anche dalla conoscenza dei rischi e dalla responsabilità individuale.
Circa quindici lavoratori, in gran parte di origine egiziana, hanno scioperato questa mattina nel cantiere Erap di via Alfieri, a Macerata, nell’area dell’ex Genio Civile. Al centro della protesta il mancato pagamento degli stipendi da luglio, nonostante i dipendenti siano ancora impegnati nelle attività di cantiere.
I lavoratori sono alle dipendenze della Sogema, impresa che opera in subappalto per Baiocco. A sostegno della mobilitazione è intervenuta la Fillea CGIL di Macerata, che si è immediatamente attivata contattando Erap, in qualità di committente, e le due imprese coinvolte, per sollecitare una soluzione rapida alla vertenza. Tra le richieste avanzate, anche l’anticipo delle somme arretrate, così da garantire ai lavoratori il pagamento delle retribuzioni dovute e scongiurare un ulteriore inasprimento della protesta.
La vicenda riporta l’attenzione sul problema dei salari non corrisposti nella filiera degli appalti e dei subappalti. Per la Fillea Cgil si tratta di un nuovo episodio che conferma le preoccupazioni espresse da mesi dal sindacato, a poche ore dalla protesta dei lavoratori saliti sulla gru a Tolentino.
«La frammentazione degli appalti non può diventare un alibi per scaricare le responsabilità e lasciare senza salario chi lavora», è la posizione del sindacato, che chiede ai committenti e alle imprese appaltatrici controlli effettivi lungo tutta la filiera. Il rispetto delle retribuzioni, della normativa vigente e dei contratti collettivi, sottolinea la Fillea, deve essere garantito in ogni passaggio del sistema degli appalti.
Il sindacato rinnova infine la propria disponibilità a sostenere i lavoratori in difficoltà su tutto il territorio provinciale e invita a segnalare tempestivamente i primi mancati pagamenti, anche quando riguardano una sola mensilità, o eventuali violazioni contrattuali.
Intervenire fin dalle prime criticità, conclude la Fillea Cgil, è fondamentale per tutelare i diritti dei lavoratori, prevenire l’aggravarsi dei conflitti e garantire la legalità, soprattutto nei cantieri del cratere sismico interessati dalla ricostruzione.
"Non basta indignarsi, bisogna fermare la proposta". Strada Comune prende posizione contro l’ordine del giorno che punta a sostituire il gettone di presenza dei consiglieri comunali di Macerata con un’indennità mensile di funzione e chiede che venga ritirato. Il gruppo invita, inoltre, tutte le forze di opposizione a unirsi nella battaglia e a votare contro l'iniziativa, giudicata inopportuna rispetto alle priorità della città.
"La nostra contrarietà è netta - affermano il portavoce Andrea Tonnarelli e il consigliere comunale Alberto Cicarè -. La politica è responsabilità e servizio alla comunità e non può considerare il proprio trattamento economico una priorità".
"Nessuno intende negare che l’attività di un consigliere comunale non si esaurisce nelle ore trascorse in aula e richiede studio, preparazione, confronto e responsabilità", si legge nella nota dei due esponenti di Strada Comune, che aggiungono come "riconoscere l’impegno di chi svolge un mandato elettivo non significa necessariamente condividerne la soluzione economica proposta".
Per Cicarè e Tonnarelli, infatti, "il bene comune deve venire prima dell’interesse di chi è chiamato a rappresentarlo". Un passaggio del comunicato riguarda la definizione dell’iniziativa come proposta "bipartisan" e "trasversale", circolata nelle ultime ore. Strada Comune contesta questa rappresentazione: "Ne avremmo parlato in Consiglio comunale al momento di trattare l’argomento, ma ci sono state uscite sui mezzi di stampa e sui social che hanno puntato a far emergere un’immagine lontana dalla realtà, come se la proposta fosse ascrivibile all’intero Consiglio comunale", sostengono Tonnarelli e Cicarè.
La nota specifica che "solo due consiglieri di opposizione l’hanno sottoscritta" e che mancano anche le firme di diversi consiglieri di maggioranza. Da qui la critica alla comunicazione che ha accompagnato l’iniziativa: "La realtà va raccontata bene, altrimenti dal populismo si cade nella scorrettezza".
Il gruppo ribadisce quindi di non voler lasciare spazio a equivoci sulla propria posizione e sposta l’attenzione dalle dichiarazioni alle azioni concrete: "Se giudichiamo questa iniziativa inopportuna e contraria alle priorità della città, dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza e la coerenza di agire di conseguenza. Non basta dichiararsi indignati o prendere le distanze: occorre fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità istituzionali per impedire che questa proposta venga portata avanti".
L’appello è rivolto a tutte le forze di opposizione, al di là delle appartenenze politiche: "Uniamoci nel chiedere il ritiro dell’ordine del giorno e impegniamoci a votare contro". L’obiettivo, spiegano, non è alimentare "contrapposizioni strumentali e personali", ma difendere un principio politico e istituzionale condiviso.
Strada Comune chiama in causa anche la maggioranza, invitandola a riflettere sull’opportunità di proseguire con la proposta. Nel comunicato viene richiamato il precedente aumento, "fino al massimo consentito dalla legge, delle indennità di carica del sindaco, della giunta e del presidente del Consiglio comunale".
Secondo il gruppo, insistere anche sull’indennità mensile per i consiglieri rischierebbe di aumentare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica: "Ai cittadini non servono politici che chiedono di essere rassicurati sul valore economico del proprio ruolo. Servono amministratori capaci di dimostrare, ogni giorno, il valore del proprio impegno".
"Noi la politica la facciamo per scelta e per passione; per questo consideriamo assolutamente fuori contesto questa proposta che, anche indirettamente, rischia di far apparire come un privilegiato chi è stato eletto a esercitare una funzione pubblica", concludono Tonnarelli e Cicaré.
Altri 2 milioni di euro per aumentare la capacità di assunzione della sanità marchigiana. La Giunta regionale ha approvato un nuovo incremento del tetto di spesa per il personale delle aziende sanitarie e ospedaliere, portando a oltre 970 milioni di euro il limite complessivo del Servizio sanitario regionale. Per l’Ast di Macerata sono previsti 205.185 euro aggiuntivi, destinati a sostenere il potenziamento dei servizi sul territorio.
Si tratta del terzo intervento del 2026, dopo i 9,5 milioni di euro approvati a gennaio e i 4,6 milioni di giugno. Con l’ultimo provvedimento, l’aumento complessivo del tetto di spesa autorizzato nel corso dell’anno supera così i 16 milioni di euro.
Le risorse sono ripartite tra le cinque Aziende sanitarie territoriali, l’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche e l’Inrca. Nel dettaglio, 335.100 euro sono destinati all’Ast di Pesaro Urbino, 610.323 euro a quella di Ancona, 205.185 euro a Macerata, 313.208 euro a Fermo e 236.184 euro ad Ascoli Piceno. All’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche spettano 250mila euro, mentre all’Inrca sono assegnati 50mila euro.
L’obiettivo è rafforzare la sanità territoriale, sostenere l’attivazione delle Case della Comunità e potenziare i nuovi ambulatori dedicati ai bisogni non differibili, collegati con i pronto soccorso. Per queste strutture sono previste anche risorse aggiuntive destinate alle Case della Comunità di Vallefoglia, Cupramontana, Sassoferrato, Arcevia, Porto Sant’Elpidio, Montegiorgio e Ripatransone, che si aggiungono alle 29 inizialmente individuate con personale già finanziato.
«Con questo provvedimento diamo ulteriore sostegno alla sanità marchigiana. È il terzo intervento della Giunta dall’inizio dell’anno per aumentare la capacità di assunzione delle aziende del Servizio sanitario regionale», ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, sottolineando la necessità di rafforzare i servizi negli ospedali e sul territorio.
Tra gli esempi citati dall’assessore figura Montegiorgio, dove il personale aggiuntivo dovrà contribuire anche al progetto Smart Village: un modello di welfare e assistenza sociosanitaria domiciliare personalizzata rivolto soprattutto agli over 75, con l’obiettivo di favorire l’autonomia delle persone anziane e la permanenza nella propria abitazione.
L’aumento delle risorse si inserisce in un percorso che, nei mesi scorsi, ha già interessato anche l’Ast di Macerata. Ad aprile la Regione aveva approvato i nuovi piani occupazionali per le aziende sanitarie di Macerata e Fermo, programmando rispettivamente 172 e 104 nuove assunzioni. I posti riguardano in larga parte personale sanitario, tra medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari, oltre a figure amministrative.
Resta tuttavia da verificare in quale misura gli incrementi del tetto di spesa si traducano in nuovi ingressi e in un effettivo rafforzamento dei servizi. Il tema è stato sollevato anche dalla Cisl Fp Marche, che il 14 ottobre, dopo un incontro con la Regione, ha definito positivo l’aumento delle risorse per il personale, giudicandolo però ancora parziale rispetto al fabbisogno delle aziende sanitarie.
Il sindacato ha chiesto di conoscere i dati sulle assunzioni già effettuate e ha espresso la preoccupazione che una parte dei reclutamenti possa essere stata assorbita dalle necessità della rete ospedaliera, anziché essere destinata al potenziamento dell’assistenza territoriale. Una questione rilevante soprattutto in vista dell’operatività delle Case della Comunità e dei nuovi servizi che dovrebbero contribuire a garantire risposte più vicine ai cittadini.
L’incremento del tetto di spesa rappresenta quindi un margine economico aggiuntivo per il reclutamento del personale. La sua ricaduta concreta dipenderà dalle procedure di assunzione, dalla disponibilità dei professionisti e dalla capacità delle aziende sanitarie di destinare le nuove risorse ai servizi che ne hanno maggiore necessità.
Il titolo dell’argomento che oggi trattiamo nella rubrica “Sano a sapersi” è un detto popolare che si sente ripetere spesso in più ambiti, nel sociale, nel culturale, nel religioso e persino in quello economico. Riusciamo a comprendere che è un modo efficace per alimentare il nostro benessere se facciamo del bene a noi stessi, ma anche agli altri così da costruire un bene sempre più allargato intorno a noi.
È un ragionamento che sconfina nella valutazione dei valori umani, nei principi morali, negli insegnamenti cristiani e nelle migliori speculazioni di pensiero che ci sono state tramandate. Che tanti uomini e donne non riescano a difendersi e fuggire dalle tentazioni che creano malessere e negatività fa parte della nostra natura, ma una volta trovati gli antidoti, risulta chiaro che fare del bene ci fa bene, proprio alla nostra salute, alimenta il benessere.
Fare del bene però è un vago concetto generale, bisogna riempirlo di contenuti. Ognuno nella sua vita deve trovare la sua via del bene, o più vie, ricercando e confrontandosi con la realtà che sta vivendo.
Proprio per riempire di contenuti la lunga prefazione che ci siamo permessi, oggi incontriamo una signora, Beatrice Bistocco, che da qualche anno, oltre che al suo lavoro di estetista alle Terme S. Lucia di Tolentino, anche in questo caso distribuendo benessere, coltiva un altro impegno di grande valenza benefica, un contributo all’alleviamento di sofferenze e limiti di tanti uomini e donne residenti nelle zone più povere del mondo. Lo fa come collaboratrice di un’associazione umanitaria denominata “Africa Mission”.
Signora Beatrice, ci parli di “Africa Mission” e della sua attività.
“Africa Mission” è un’associazione umanitaria nata 50 anni fa ad opera di Vittorio Pastori, un ristoratore di Varese, che aveva seguito il suo vescovo curandone le attività curiali nella diocesi di Piacenza.
Proprio su istigazione del vescovo Monsignor Manfredini, egli fece un viaggio in Africa e precisamente in una zona tra le più povere dell’Uganda, la regione di Karamoja, un territorio semidesertico tre volte grande quello delle Marche dove vivono circa 1 milione di abitanti, tutti piccoli agricoltori e pastori con grossi problemi per la loro stessa sopravvivenza soprattutto per la mancanza di acqua. Fu un impulso per creare “Africa Mission” con la sede principale a Piacenza.
In seguito, Vittorio Pastori fu consacrato presbitero e conosciuto da tutti come don Vittorione per la sua imponente stazza. È venuto a mancare 30 anni fa, ma la sua opera si è ingrandita. Negli anni ha contribuito all’assistenza in molte parti del mondo, ma la sua operatività principale è rimasta proprio in quella zona dell’Uganda. Oggi “Africa Mission” conta organizzazioni di collaborazione in tredici regioni italiane, una delle più importanti si trova nella provincia di Pesaro qui nelle Marche. Poi a Tolentino ci sono anch’io che posso contare sull’aiuto di tanti amici.
Cosa fa “Africa Mission” nella regione di Karamoja in Uganda?
“In un territorio come quello, non molto diverso da come lo vide allora don Vittorione, “Africa Mission” si occupa soprattutto della realizzazione di pozzi d’acqua. Non è un’opera semplice, perché per arrivare alle falde acquifere bisogna scavare ben oltre 50 metri. Ne sono stati realizzati molti e questa opportunità dell’acqua ha aiutato in qualche maniera a migliorare la vita degli abitanti.
Altre emergenze della zona sono la scuola e la sanità. “Africa Mission” anche in queste necessità sta facendo molto, in collaborazione con i missionari Comboniani che hanno una buona presenza in quella terra. Io stessa mi sono recata come altri volontari in Karamoja per un mese negli ultimi due anni.
È davvero speciale la sensazione che hai nel constatare il grande bisogno che quella gente ha di te e la loro riconoscenza. Nell’ambito di un’educazione a nuovi mestieri per loro sconosciuti soprattutto nel campo artigianale, sto seguendo un progetto per insegnare a tagliare e cucire le stoffe”.
Oltre al bene che portate a chi ha bisogno, qual è il bene che ricevete da questa vostra azione?
“Sicuramente io sono soddisfatta, più serena, più disponibile, più aperta in tutti i contesti della mia vita quotidiana, quando sono qui a casa. È una sensazione di benessere che ho ricevuto cercando il benessere di chi, proprio per la loro estrazione geografica, ne ha ricevuto davvero poco. A volte con i miei amici volontari dell’associazione diciamo che dobbiamo ringraziare piuttosto che essere ringraziati”.
Penso che abbiate bisogno di un sostegno economico. Come lo recherate?
“Ci sono donazioni liberali di vario tipo, manifestazioni per recuperare risorse. Vorrei segnalare e invitare tutti a partecipare ad una cena di beneficenza per “Africa Mission” che si svolgerà a Tolentino nel ristorante Bellini venerdì 13 novembre alle ore 20.30. Era stata comunicata in precedenza un’altra data, ma ripeto presso il ristorante Bellini il 13 novembre alle ore 20.30. La cena molto gustosa ha un costo di 30 euro, una parte andrà a favore della nostra missione”.
Arrivano rinforzi nella Maceratese. La società biancorossa ha ufficializzato nelle scorse ore l'acquisto di Simone Tardini, che vestirà la maglia biancorossa nella stagione 2026/2027. Corridoniense, classe 2008, Tardini è un esterno difensivo mancino. Nonostante la giovane età, il ragazzo mostra un curriculum ricco: dopo i primi passi nel Corridonia, ha proseguito il suo percorso nelle giovanili della Fermana e del Gubbio, dove ha militato fino alla categoria Primavera.
Lo scorso anno ha debuttato tra i grandi, militando in Eccellenza con la maglia del Trodica. Tardini sposa la causa biancorossa dopo i primi mesi del 2026-27 nella Vigor Senigallia, dove ha militato nella prima parte di questa stagione. Il suo innesto sicuramente rinforza il pacchetto 'under' a disposizione di mister Alfonsi.
Il giocatore si presente così ai microfoni della Rata: "Sono contento di approdare in una squadra che ho sempre seguito e a cui sono legato fin da bambino. Sono pronto a dare tutto per questi colori". Tardini, appena arrivato, ha preso parte ad una prima seduta di allenamento con la squadra nella giornata odierna sul campo Dei Pini. Forza fresche perciò su cui contare per la difficile ed importante prossima giornata, che prevede il derby a domicilio contro il K-Sport Montecchio Gallo.
È ricominciato il lavoro in casa Trodica. Gli uomini di mister Buratti sono rientrati in campo dopo il pirotecnico pareggio di Urbino, un 3-3 che ha lasciato i biancazzurri a quota 10 punti, nella pancia del gruppo. Il punto del San Francesco ha comunque lasciato vari aspetti su cui lavorare e del rammarico, date le due reti di vantaggio con cui il Trodica aveva chiuso il primo tempo.
Tommaso Pallotta, difensore classe 2007, si esprime così sull'incontro di domenica scorsa: "La partita con l'Urbino è stata folle, siamo entrati in campo molto bene con la giusta mentalità facendo subito due gol e mettendo in difficoltà i nostri avversari per gran parte della partita. Poi però, con due episodi, sono riusciti a riprenderci per poi farci il terzo. Restiamo sicuramente con l’amaro in bocca nonostante il nostro 3 a 3".
Un avvio di campionato con risultati e prestazioni comunque positivi in una squadra che è cambiata negli uomini, ma non nelle ambizioni: "È un inizio di stagione positivo: abbiamo fatto delle bellissime prestazioni su campi importanti come Fermo e Fermignano, ma anche in casa non siamo da meno dove cito le prestazioni con Montegranaro e Aurora Treia. Quindi siamo soddisfatti di questo inizio di stagione ma con ancora molta, molta fame e voglia". Ora testa per la squadra del Cavallino al prossimo match, domenica in casa del Matelica.
Il caro energia torna a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, con una stangata che, nelle Marche, potrebbe avvicinarsi ai 918 milioni di euro nel 2026. È la stima elaborata dal Centro Studi Cna Marche sulla base di un aumento medio del 20% dei prezzi di energia e carburanti. Un rincaro che rischia di sottrarre risorse ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle aziende, mettendo sotto pressione la competitività del sistema produttivo regionale.
Secondo l'analisi della Cna che proietta sull'intero anno l'andamento dei consumi e della spesa energetica, a livello nazionale il conto complessivo per benzina, gasolio, elettricità e gas potrebbe raggiungere i 206 miliardi di euro. Si tratta di oltre 33 miliardi in più rispetto al 2025 e di una cifra superiore anche ai 202 miliardi registrati nel 2022, durante la precedente crisi energetica.
Le conseguenze sarebbero significative sia per le famiglie, con un aggravio medio superiore ai 500 euro annui, sia per le imprese, per le quali il costo aggiuntivo medio supererebbe i 4.500 euro.
Nel dettaglio regionale, la maggiore spesa stimata ammonta a circa 918 milioni di euro. Di questi, oltre 328 milioni ricadrebbero sulle famiglie marchigiane, mentre circa 589 milioni graverebbero sulle imprese. Un impatto rilevante per un territorio in cui il tessuto economico è composto in larga parte da piccole e medie attività, spesso particolarmente esposte alle variazioni dei costi energetici.
A incidere è soprattutto la dinamica dei carburanti. Nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati richiamati dalla CNA, i consumi di gasolio per autotrazione sono diminuiti del 4,3%, ma la spesa è aumentata del 12,6%. Per la benzina si registra invece una crescita dei consumi del 4,8%, accompagnata da un incremento della spesa del 9,6%.
Se la tendenza dovesse proseguire, il conto annuale dei carburanti arriverebbe a 74,4 miliardi di euro, contro i 66,6 miliardi dell'anno precedente.
La pressione sui bilanci si avverte anche nel Maceratese, dove i prezzi dei carburanti restano elevati. In base ai dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 13 ottobre, la benzina self-service costa in media 2,020 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge i 2,224 euro.
Valori che incidono direttamente sui costi di esercizio di numerose attività economiche del territorio, dal manifatturiero al sistema casa, dall'agroalimentare all'autoriparazione, fino al settore dei trasporti. Per queste imprese, l'aumento delle spese per carburanti, elettricità e gas rischia di comprimere i margini e ridurre la capacità di investire.
«Ogni misura che contribuisce a ridurre il prezzo alla pompa è positiva – sottolinea Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata – ma occorre prestare attenzione a come viene distribuito lo sforzo lungo la filiera. Non sarebbe equilibrato se una parte rilevante della calmierazione finisse per gravare proprio sui gestori degli impianti, spesso piccole imprese che rappresentano l'ultimo anello della catena. È necessario che il contributo alla riduzione dei prezzi sia sostenibile e proporzionato lungo tutti i passaggi della filiera».
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto i carburanti. Anche le bollette di elettricità e gas continuano a rappresentare una voce di spesa critica, rendendo necessario un intervento che vada oltre le misure temporanee.
Per la CNA, la riduzione strutturale del costo dell'energia deve diventare una priorità della politica economica. Tra le proposte avanzate a livello nazionale figura l'istituzione, nella prossima legge di bilancio, di un fondo da un miliardo di euro all'anno per sostenere la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici destinati all'autoproduzione delle imprese. L'obiettivo è ridurre la spesa energetica e limitare la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati.
«Per le nostre imprese bollette e carburanti più cari significano meno risorse per investire, innovare e creare occupazione – conclude Giglietti –. Servono interventi immediati, ma anche strumenti che consentano alle aziende di diventare progressivamente meno dipendenti dalle oscillazioni dei mercati energetici. Per un territorio produttivo come il nostro è una questione di competitività e di capacità di programmare il futuro».
C'è Gina, 70 anni, pensionata, che con il denaro ha sempre avuto un rapporto difficile e conflittuale. Una vita trascorsa a cercare di far quadrare i conti, tra lavori che la impegnavano giorno e notte e un matrimonio complicato e opprimente dal quale è riuscita a uscire contando sulle proprie forze. Oggi ha raggiunto traguardi importanti: ha pagato la casa e ha permesso alla figlia di studiare fino alla laurea in Scienze infermieristiche.
C'è Sara, manager che ha saputo affrontare le difficoltà di un percorso personale e professionale complesso, superando lo scetticismo di chi le suggeriva di lasciar perdere. Ha trasformato gli ostacoli in opportunità, conquistando la libertà di scegliere e di costruire qualcosa di realmente suo, fino a cambiare vita.
E c'è Giada, giovane docente di lettere nella scuola secondaria, alle prese con un precariato che rende incerto il futuro. «Ho aperto il mio primo fondo pensionistico – spiega – spinta dal desiderio di garantirmi un cuscinetto previdenziale, un paracadute capace di darmi sicurezza in un mercato futuro non proprio a misura dei giovani, per usare un eufemismo».
Tre storie diverse, un unico filo conduttore: la ricerca dell'autonomia economica, una conquista che per le donne continua a essere particolarmente difficile.
Proprio da queste testimonianze ha preso le mosse il primo Forum nazionale sull'indipendenza economica e finanziaria al femminile, promosso da Banco Marchigiano e svoltosi venerdì nella sala conferenze dell'istituto di credito a Civitanova Marche. L'iniziativa è stata organizzata da INHUB, associazione nata per accompagnare le imprese verso modelli organizzativi più inclusivi, e ha riunito voci ed esperienze del mondo economico, accademico e sociale.
Al centro della giornata, l'educazione finanziaria come strumento di consapevolezza, la disparità di genere nelle opportunità economiche e il diritto delle donne a costruire il proprio futuro in autonomia. Temi affrontati nella tavola rotonda moderata dalla giornalista Ester Viola, con la partecipazione di autorevoli ospiti, tra cui l'ex ministra Elsa Fornero, intervenuta in collegamento.
«Promuovere la cultura e l'educazione finanziaria è indispensabile». È il messaggio di Massimo Tombolini, direttore generale di Banco Marchigiano, che ha sottolineato come le donne abbiano ancora troppo spesso meno occasioni di partecipare alle decisioni economiche e possano, di conseguenza, sentirsi meno sicure nell'affrontarle.
Le risposte, secondo Tombolini, devono partire dall'educazione finanziaria fin dalla giovane età, attraverso un linguaggio semplice e strumenti pratici. Fondamentale anche l'orientamento, per conoscere prodotti e opportunità come conti correnti, investimenti e previdenza integrativa e imparare a scegliere con consapevolezza. A questo si aggiunge la responsabilità degli istituti di credito, chiamati ad ascoltare e accompagnare le persone senza dare nulla per scontato.
«L'autonomia economica è una condizione di libertà e di pari opportunità, e noi vogliamo contribuire a costruirla», ha affermato Tombolini.
Per tradurre questo impegno in iniziative concrete, Banco Marchigiano ha annunciato un conto corrente dedicato alle donne, gratuito per 24 mesi a partire dal 16 ottobre. Presentato anche un «passaporto finanziario», pensato come un percorso a tappe per accompagnare le donne verso una piena cittadinanza finanziaria, attraverso strumenti e azioni utili a rafforzare la propria indipendenza.
Molto applaudito l'intervento in collegamento di Elsa Fornero, economista ed ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha posto l'accento sulla necessità di cambiare prospettiva per superare le disuguaglianze economiche e sociali.
«È necessario un mindset, ossia un mutamento di prospettiva che, oltre a ridurre le profonde discriminazioni legate ai divari salariali, riporti al centro l'autonomia delle donne e il loro diritto a scelte davvero libere da un padre, da un marito e anche dallo Stato», ha dichiarato.
Per Fornero, occorre affrancarsi da una logica assistenziale che ha spesso caratterizzato le politiche italiane rivolte alle lavoratrici: un sistema che prima produce o alimenta discriminazioni nel mercato del lavoro e poi cerca di compensarle attraverso bonus, sussidi e misure previdenziali.
Ripercorrendo la propria esperienza di governo, l'ex ministra ha ricordato le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere risorse per intervenire sul mercato del lavoro. «Se io non ho risorse non posso cambiare il mondo del lavoro», ha raccontato di aver detto a Palazzo Chigi, ricordando lo stanziamento di 200 milioni di euro.
Fornero ha inoltre rievocato la battaglia per introdurre il congedo obbligatorio per i padri, una misura che, nonostante le resistenze legate ai costi, venne introdotta perché rappresentava un primo passo verso una maggiore condivisione delle responsabilità familiari.
«Significava accendere almeno una lampadina», ha ricordato.
Il peso del lavoro di cura, tradizionalmente attribuito alle donne, resta infatti uno degli ostacoli alla loro indipendenza. Fornero ha anche criticato le scelte politiche che in passato favorirono il ritorno delle donne in famiglia attraverso strumenti come le baby pensioni, giudicandole irresponsabili sia nei confronti delle lavoratrici sia per la sostenibilità dei conti pubblici.
L'educazione finanziaria comincia anche tra le mura domestiche. A sottolinearlo è stata Monica Rivelli, responsabile Sviluppo progetti di FEduF, la Fondazione per l'Educazione finanziaria e al Risparmio, che promuove percorsi educativi nelle scuole.
«Non è facile parlare di denaro. Non è stato facile farlo nelle scuole, dove siamo presenti con progetti di educazione finanziaria, e non lo è nelle famiglie, dove è ancora considerato un po' un tabù», ha spiegato.
Secondo Rivelli, affrontare apertamente questi temi permette ai ragazzi di sviluppare maggiori competenze. La famiglia rappresenta infatti la prima agenzia di socializzazione economica: i figli imparano non soltanto da ciò che viene loro raccontato, ma anche dagli esempi quotidiani. Un genitore che pianifica le spese e gestisce il bilancio familiare trasmette abitudini che possono diventare strumenti utili per il futuro.
Lo stesso meccanismo riguarda gli stereotipi di genere, che possono condizionare fin dall'infanzia il rapporto con il denaro e la percezione delle proprie capacità economiche.
Sul ruolo di questi condizionamenti si è soffermata anche Giulia Bettin, professoressa di Economia politica alla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, richiamando l'attenzione sugli stereotipi che continuano a influenzare le opportunità e le scelte delle donne.
L'importanza di un sostegno concreto alle donne è stata evidenziata anche da Roberta Famà, Chief ESG, Brand e Rapporti istituzionali di Cassa Centrale Banca.
«Il mondo del credito cooperativo agisce avendo relazioni concrete con i territori. Questo ci permette di aiutare le donne con l'educazione finanziaria e di essere un supporto alla consapevolezza», ha spiegato.
Un'attenzione particolare va a chi si assume la maggior parte degli impegni legati alla cura di mariti, figli e anziani, rinunciando talvolta a un reddito personale, alla tutela previdenziale e alla possibilità di costruire una propria autonomia economica.
Un tema che si intreccia con quello della violenza economica, una forma di sopraffazione che può manifestarsi attraverso il controllo delle risorse, la limitazione dell'accesso al denaro e la dipendenza finanziaria dal partner.
Elisa Giusti, responsabile del servizio antiviolenza Il Faro, ha approfondito le diverse situazioni in cui le disparità economiche possono nascondere dinamiche di controllo e abuso, mettendo in evidenza quanto la disponibilità di risorse proprie sia importante per la libertà personale.
Il Forum di Civitanova ha così messo in luce una questione che va oltre la gestione del denaro: l'indipendenza economica è una condizione essenziale per scegliere, progettare il proprio futuro e sottrarsi a situazioni di dipendenza e sopraffazione.
Le storie di Gina, Sara e Giada raccontano percorsi differenti, ma convergono sullo stesso punto: la libertà finanziaria non si costruisce soltanto attraverso il reddito, ma anche con conoscenze, consapevolezza, opportunità e strumenti concreti. Una sfida che chiama in causa famiglie, scuole, imprese, istituzioni e sistema bancario, affinché l'autonomia delle donne diventi sempre più una possibilità reale e non un traguardo da conquistare da sole.
Quarant’anni dopo il diploma, il registro è ancora aperto. Qualche capello è sparito, qualcuno è diventato bianco e gli occhiali sono ormai quasi indispensabili, ma lo spirito è rimasto quello dei ragazzi del 1986.
Da luglio 1986 a ottobre 2026: gli ex studenti dell’Istituto tecnico commerciale “F. Corridoni” si sono ritrovati per festeggiare i 40 anni dal diploma di ragioniere, in una rimpatriata che, più che una cena, si è trasformata in un viaggio nel tempo.
C’è chi ha percorso centinaia di chilometri pur di non mancare all’appello. Perché certi appuntamenti non si possono perdere, soprattutto quando ad aspettarti ci sono persone con cui hai condiviso cinque anni di scuola e una quantità imprecisata di marachelle.
È bastato sedersi a tavola perché tornassero a galla interrogazioni da incubo, compiti in classe, episodi esilaranti e gli indimenticabili professori e professoresse. Quelli che quarant’anni fa facevano tremare le ginocchia e che oggi, incredibilmente, fanno sorridere al solo ricordo.
Tra un aneddoto e l’altro, qualcuno ha dimostrato una memoria sorprendente, riportando alla luce episodi che altri avrebbero volentieri lasciato sepolti nel 1986. Qualcun altro, invece, ha continuato a negare ogni responsabilità. Proprio come allora.
Ma dietro le risate e le immancabili prese in giro c’è qualcosa che va ben oltre la nostalgia. Quei ragazzi, infatti, non sono rimasti soltanto ex compagni di scuola: sono diventati amici, per alcuni amici veri, di quelli che ci sono sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Legami costruiti sulla fiducia e sul sostegno reciproco, che nemmeno quarant’anni sono riusciti a scalfire.
Anche chi non ha potuto partecipare ha voluto essere presente con messaggi e abbracci a distanza. Un segno che, in fondo, quella classe non si è mai davvero sciolta.
A rispondere all’appello, questa volta senza il timore di un’interrogazione, sono stati Alfredo Benedetti, Paolo Carpineti, Tonino Marini, Paolo Sciocchetti, Claudio Santini, Gianluca Bevilacqua, Antonio Santini, Bibiana Vagni, Sabina Boschi, Fabio Scoponi, Silvia Biondi, Giuseppe Berrettoni, Simona Tassetti, Franco Moschini, Fabio Compieta e Paola Gnocchini.
Un elenco che, quarant’anni dopo, somiglia ancora a quello del vecchio registro di classe. Con una differenza: stavolta nessuno rischiava un brutto voto, al massimo qualche presa in giro.
E quando è arrivata la torta con quel numero, 40, qualcuno avrà certamente pensato a un errore di contabilità. Possibile che sia passato tutto questo tempo? Eppure è bastata una serata per ritrovarsi di nuovo diciottenni, con la stessa voglia di ridere, scherzare e stare insieme.
Una cosa ha messo tutti d’accordo: mai più aspettare così tanto per rivedersi. Meglio organizzare incontri più frequenti, prima che per riconoscersi servano le fotografie dell’album di classe.
Del resto, dopo quarant’anni di bilanci, dare e avere, entrate e uscite, questi ragionieri un conto lo sanno ancora fare benissimo: 40 anni trascorsi, migliaia di ricordi, infinite risate e amicizie che non hanno prezzo. Il bilancio? Decisamente in attivo.
L'Università di Camerino inaugura il suo 691° anno accademico guardando all’Europa e al ruolo della conoscenza nella costruzione di una comunità sempre più integrata. "Essere Università, costruire Europa" è il tema scelto per la cerimonia in programma mercoledì 28 ottobre, alle ore 10, all’Auditorium Benedetto XIII di Camerino, appuntamento che quest'anno si intreccia con la dimensione internazionale dell'Ateneo.
L’inaugurazione si svolgerà nell’ambito della KreativEU Week, la settimana dedicata alle attività dell'Alleanza europea di cui Unicam è l'unico partner italiano, in programma dal 26 al 31 ottobre. Un’occasione per valorizzare il legame tra la storia dell’università camerte e il suo impegno nella cooperazione internazionale, mettendo al centro il contributo degli atenei alla costruzione dell’Europa attraverso formazione, ricerca e partecipazione.
La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e del sindaco di Camerino Roberto Lucarelli. Seguiranno gli interventi di Edoardo Pettinari, presidente del Consiglio degli studenti e delle studentesse, di Subeide Mari, rappresentante del personale tecnico e amministrativo, e del direttore generale Andrea Braschi.
Spazio poi alla dimensione europea con João Freitas Coroado, presidente dell’Alleanza KreativEU, che interverrà sul tema “KreativEU: una visione europea per l’università”. Il rettore Graziano Leoni terrà quindi la relazione inaugurale dal titolo “Essere Università, costruire Europa”.
A completare gli interventi sarà Giulia D'Agnone, rappresentante del personale docente e ricercatore e docente di Diritto dell’Unione europea della Scuola di Giurisprudenza di Unicam, con una riflessione dedicata a "Università e integrazione europea: conoscenza, partecipazione, futuro".
La mattinata proseguirà con il KreativEU Day, durante il quale saranno allestite postazioni dedicate alle università dell’Alleanza. Studenti, docenti e partecipanti potranno così conoscere più da vicino gli atenei coinvolti e le opportunità offerte dalla collaborazione internazionale.
KreativEU, undici università per un progetto europeo
Avviata nel gennaio 2025 e cofinanziata dalla Commissione europea attraverso l’azione “European Universities” del programma Erasmus+, KreativEU riunisce undici università di altrettanti Paesi, con l’obiettivo di costruire un’Università Europea fondata sulla cultura, sulla creatività e sul patrimonio condiviso.
Oltre all’Italia, partecipano al progetto atenei di Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Turchia. L’iniziativa proseguirà fino al 2028 e dispone di un finanziamento complessivo di 14,4 milioni di euro, di cui oltre 1,5 milioni destinati all'Università di Camerino. Il coordinamento del progetto per Unicam è affidato al professor Renato De Leone.
L’Alleanza punta a rafforzare la cooperazione tra gli atenei nei campi della didattica, della ricerca e della mobilità internazionale, riconoscendo nel patrimonio culturale europeo una risorsa per promuovere innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile.
In questo contesto, Unicam guida le attività dedicate alla creazione del Campus Universitario Europeo KreativEU, contribuendo allo sviluppo di spazi e strumenti condivisi a disposizione di studenti, docenti, ricercatori e personale delle università partner.
L’inaugurazione del nuovo anno accademico diventa così anche un momento per ribadire la vocazione internazionale dell’Ateneo camerte e il ruolo della formazione universitaria nella costruzione di relazioni, competenze e opportunità oltre i confini nazionali.
Recanati si prepara ad accogliere un’opera di grande valore artistico e storico: la Madonna delle fragole di Lucas Cranach, realizzata negli anni Quaranta del Cinquecento, sarà esposta da sabato 24 ottobre al Museo Civico di Villa Colloredo Mels, dove resterà fino a marzo 2027. Il dipinto avrà uno spazio espositivo dedicato all’interno del percorso museale, offrendo a cittadini e visitatori l’occasione di ammirare da vicino uno dei protagonisti della pittura europea del XVI secolo.
L’arrivo dell’opera sarà celebrato sabato mattina, alle 9.30, con una cerimonia ufficiale a Villa Colloredo. Saranno presenti il sindaco di Recanati, Emanuele Pepa, l’assessore alla Cultura Ettore Pelati, il direttore del Museo diocesano di Freising, Christoph Kürzeder, la vicedirettrice Carmen Roll e il responsabile della collezione Steffen Mensch. Interverranno inoltre l’architetto Giovanni Issini, in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, e il professor Stefano Papetti.
L’esposizione della Madonna delle fragole si inserisce in un progetto di collaborazione culturale tra Recanati e il Museo diocesano di Freising, in Baviera. Lo scambio ha portato in Germania l’Annunciazione di Lorenzo Lotto, proveniente dal patrimonio artistico recanatese e concessa in prestito per la mostra Save Our Souls, inaugurata al Museo diocesano di Freising.
Un’iniziativa che punta a rafforzare i rapporti tra le due istituzioni museali e a promuovere il patrimonio artistico dei rispettivi territori, creando nuove occasioni di incontro tra arte, turismo e cultura.
«Siamo onorati di ospitare la Madonna delle fragole nella nostra città», ha dichiarato il sindaco Emanuele Pepa, sottolineando come l’iniziativa rappresenti un’opportunità per rafforzare la presenza di Recanati nel panorama artistico europeo e dare maggiore visibilità al territorio anche oltre i confini nazionali. Il primo cittadino ha inoltre ringraziato quanti hanno contribuito alla realizzazione dello scambio di opere.
L’assessore alla Cultura Ettore Pelati ha richiamato l’attenzione anche sull’accoglienza riservata all’Annunciazione di Lorenzo Lotto in Germania. Il 18 ottobre ha partecipato, insieme ad amministratori marchigiani e al commissario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli, all’inaugurazione della mostra Save Our Souls a Freising, davanti a un pubblico numeroso.
«Un’occasione unica, questa, che ha reso ancora più palese quanto questa mostra rappresenti, per il nostro territorio, un’opportunità speciale per farsi conoscere e scoprire, attirando turisti e appassionati che aspettano solo di godersi l’ospitalità del nostro territorio», ha affermato Pelati.
Con l’arrivo della Madonna delle fragole, Recanati prosegue dunque il percorso di valorizzazione del proprio patrimonio culturale attraverso collaborazioni internazionali e iniziative capaci di richiamare l’attenzione di studiosi, appassionati e visitatori. Dal 24 ottobre, Villa Colloredo Mels diventerà il luogo in cui questo dialogo tra Italia e Germania prenderà forma attraverso due opere, due storie artistiche e un progetto comune di promozione della cultura.
Sono 34 i beni storici già accreditati nella nuova Rete delle Dimore e dei Parchi Storici delle Marche, di cui 11 in provincia di Macerata. Il progetto, promosso dalla Regione in attuazione della legge regionale del 2021 e coordinato da Fondazione Marche Cultura, punta a mettere in connessione castelli, ville, dimore storiche, parchi e giardini per renderli più conosciuti e accessibili, rafforzando l'offerta culturale e turistica del territorio.
La Rete nasce con l'obiettivo di trasformare un patrimonio diffuso in un sistema riconoscibile, capace di collegare luoghi, istituzioni, proprietari, gestori, associazioni e comunità. L'intento è favorire nuove opportunità di visita e promozione, valorizzando allo stesso tempo la storia e le peculiarità paesaggistiche delle diverse aree marchigiane.
La distribuzione dei beni già accreditati interessa tutte e cinque le province: sette si trovano nell'Anconetano, sei nell'Ascolano, otto nel Fermano, undici nel Maceratese e due nel Pesarese. Tra i luoghi inseriti nella Rete figurano il Castello della Rancia di Tolentino, Palazzo Buonaccorsi a Macerata e il Parco storico e Villa La Quiete di Treia, insieme a numerose altre realtà di interesse storico, architettonico e paesaggistico.
Il percorso di accreditamento rimane aperto e progressivo, attraverso procedure regionali articolate per annualità, con l'obiettivo di ampliare nel tempo il numero dei siti coinvolti.
“La Rete delle Dimore e dei Parchi Storici delle Marche nasce dalla volontà di riconoscere, tutelare e valorizzare un patrimonio diffuso che appartiene profondamente alla storia, all'identità e al paesaggio della nostra regione”, dichiara il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. Mettere questi luoghi in relazione, aggiunge, significa renderli più visibili e fruibili, promuovendo una conoscenza consapevole e sostenibile e nuove opportunità per i territori.
Una mappa per scoprire il patrimonio marchigiano
Tra gli strumenti previsti c'è una sezione dedicata sul portale istituzionale della Regione, nell'area Cultura. Sarà realizzata una mappa georeferenziata con schede descrittive dei singoli beni, immagini, informazioni storico-culturali, indicazioni per la visita e collegamenti ai siti ufficiali. I visitatori potranno esplorare le realtà accreditate per provincia e scoprire anche il patrimonio culturale e paesaggistico circostante.
Il coordinamento delle attività di documentazione, comunicazione e valorizzazione è affidato a Fondazione Marche Cultura. Il presidente Andrea Agostini sottolinea che il valore del progetto consiste nella capacità di trasformare un patrimonio già esistente in un sistema più accessibile e condiviso, attraverso strumenti informativi e contenuti rivolti anche a nuovi pubblici.
La Rete coinvolge inoltre realtà impegnate nella tutela e nella promozione culturale, tra cui FAI Marche, ADSI Marche, Italia Nostra e Legambiente, insieme a proprietari, gestori, enti locali e altri soggetti del territorio.
Eventi e promozione anche a livello nazionale
Un altro obiettivo è mettere in relazione le iniziative già esistenti, evitando sovrapposizioni e favorendo una programmazione coordinata di aperture, eventi e occasioni di visita. Tra gli appuntamenti interessati figurano le Giornate FAI di Primavera e d'Autunno, le Giornate Nazionali delle Case dei Personaggi Illustri, la Giornata Nazionale ADSI, le Giornate Europee del Patrimonio e le iniziative dedicate alle Case della Memoria e ai parchi.
È prevista anche un'attività di comunicazione nazionale, con il coinvolgimento delle testate specializzate Finestre sull'Arte e Il Giornale dell'Arte, per dare maggiore visibilità al patrimonio storico e paesaggistico marchigiano.
L'obiettivo finale è favorire un turismo culturale più consapevole e diffuso, trasformando dimore, castelli, ville e giardini in luoghi da conoscere e visitare, capaci di custodire la memoria delle comunità e generare nuove opportunità culturali, sociali ed economiche.
Sarà Simona Molinari con "La donna è mobile" a inaugurare la 57ª edizione di Macerata Jazz Winter, al via venerdì 23 ottobre. Il primo appuntamento della rassegna porterà sul palco del Teatro Lauro Rossi uno spettacolo tra musica e teatro dedicato alla libertà espressiva delle donne, inserito in un programma che coinvolgerà anche il Centrale, nel cuore del centro storico.
La serata si svilupperà in tre momenti: alle 19.30 l’aperitivo in concerto con Naima al Centrale, alle 21.15 lo spettacolo di Simona Molinari al teatro e, dalle 23.30, il ritorno al locale per la prima jam session della stagione.
Organizzata da Musicamdo Jazz, con la direzione artistica di Daniele Massimi e la promozione del Comune di Macerata attraverso l’assessorato alla Cultura, la rassegna è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche, in collaborazione con I-Jazz, Università di Macerata e Consorzio Marche Spettacolo. Il cartellone proseguirà fino al 5 gennaio 2027, con sei concerti al Teatro Lauro Rossi, altrettanti aperitivi musicali e jam session al Centrale.
Un percorso che rinnova una tradizione nata nel 1970 con Paolo Piangiarelli, quando allo Sferisterio prese vita il primo Festival Internazionale del Jazz di Macerata.
Simona Molinari al Lauro Rossi con “La donna è mobile”
Il momento centrale della serata inaugurale sarà alle 21.15 al Teatro Lauro Rossi, dove Simona Molinari presenterà "La donna è mobile", spettacolo scritto insieme a Simona Orlando che intreccia canzoni, narrazione e teatro per raccontare le molteplici sfaccettature dell’identità femminile.
Il titolo richiama la celebre aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi, ma ne propone una lettura diversa: la donna “mobile” diventa simbolo di libertà, cambiamento e capacità di scegliere autonomamente il proprio percorso, superando convenzioni e stereotipi.
Il viaggio musicale attraversa generi ed epoche, dall’opera lirica alle sonorità contemporanee, passando per Lucio Dalla, Milly e Billie Eilish. Ironia e leggerezza si alternano a momenti più intensi, in uno spettacolo che mette al centro le storie di donne capaci di affermare la propria voce e di aprire nuove strade.
Ad accompagnare la cantautrice sarà una band interamente femminile: Sade Mangiaracina al pianoforte e alle tastiere, Francesca Remigi alla batteria, Chiara Lucchini ai sassofoni e al flauto ed Elisabetta Pasquale al basso elettrico. Un organico che valorizza il contributo delle donne non soltanto come interpreti, ma anche come musiciste e protagoniste della creazione artistica.
Dal Centrale alla jam session: una serata tra musica e convivialità
L’apertura della 57ª edizione è fissata alle 19.30 al Centrale, in piazza della Libertà, con “Il gusto del jazz”, il progetto che affianca agli spettacoli in teatro appuntamenti musicali più informali.
A inaugurare il ciclo sarà Naima, formazione composta da Marta Giulioni alla voce, Nico Tangherlini al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Tommaso Agostinelli alla batteria. L’aperitivo in concerto offrirà al pubblico un primo momento di incontro con la musica dal vivo, confermando il ruolo del Centrale come spazio di riferimento per la rassegna e per la vita culturale del centro storico.
Alle 23.30 la serata tornerà nello stesso locale con la prima jam session della stagione. Musicisti e appassionati potranno così prolungare l’esperienza del concerto attraverso l’improvvisazione e il confronto musicale, in un appuntamento destinato ad accompagnare le diverse serate del festival.
Una mostra per ricordare Carlo Pieroni
L’edizione 2026 di Macerata Jazz sarà anche l’occasione per ricordare Carlo Pieroni, fotografo e amico del festival, scomparso lasciando un patrimonio di immagini legate alla musica dal vivo e alla storia della manifestazione.
A lui sarà dedicata una mostra fotografica che ripercorrerà, attraverso il suo sguardo, il rapporto costruito negli anni con musicisti, organizzatori e pubblico. Un omaggio alla sensibilità artistica di Pieroni e al contributo della fotografia nel custodire la memoria dei concerti e dei protagonisti della rassegna.
Si rinnova inoltre la collaborazione con l’Università di Macerata attraverso IMPROVEisACTION, il laboratorio curato da Emanuela Sabbatini, responsabile dell’ufficio stampa e della comunicazione del festival. Gli studenti saranno coinvolti direttamente nelle attività dello staff di Musicamdo, sperimentando sul campo il lavoro di comunicazione culturale e il racconto degli eventi.
Il 3 novembre arriva Matteo Paggi con Fabrizio Bosso
Il secondo appuntamento di Macerata Jazz Winter è in programma martedì 3 novembre, alle 21.15, al Teatro Lauro Rossi, con il progetto “Giraffe” del trombonista marchigiano Matteo Paggi e la partecipazione straordinaria del trombettista Fabrizio Bosso.
L’incontro porterà sul palco le composizioni originali di Paggi, in un percorso musicale che intreccia jazz, influenze rock, ricerca melodica ed elettronica. La presenza di Bosso arricchirà il progetto con il suono della sua tromba, per un nuovo appuntamento del cartellone che accompagnerà Macerata fino all’inizio del 2027.
Un viaggio alla scoperta delle radici marchigiane, tra storie di emigrazione, tradizioni popolari, musica, poesia e danza. Nasce a Recanati il Festival delle tradizioni marchigiane, iniziativa ideata dal gruppo folk Li Matti de Montecò in collaborazione con il Centro Studi Tradizioni Popolari, Giaconi Editore, il Museo dell'Emigrazione Marchigiana, l'Università delle Arti e Italea.
L'appuntamento è per sabato 24 ottobre, alle 17, all'Auditorium Centro Mondiale della Poesia di Recanati. L'ingresso sarà libero e il programma proporrà un pomeriggio dedicato alla cultura e all'identità del territorio, attraverso testimonianze, approfondimenti e momenti di spettacolo. Dalle 15 sarà inoltre possibile visitare il Museo dell'Emigrazione Marchigiana.
A moderare l'incontro saranno Monia Scocco e Fabio Macedoni, che accompagneranno il pubblico attraverso gli interventi di studiosi, ricercatori ed esperti di tradizioni locali.
Ad aprire gli interventi sarà Luigi Petruzzellis, responsabile del Museo dell'Emigrazione Marchigiana di Recanati, con un approfondimento sulle testimonianze della tradizione popolare conservate dagli emigrati marchigiani. Seguirà Fiorenzo Santini, giornalista, sociologo e ricercatore, che racconterà storie e vicende legate all'emigrazione regionale.
Concetta Ferrara, direttrice del Sistema Museale Piceno, si concentrerà invece sul ruolo dei borghi e dei musei locali come presidi di cultura, comunità e territorio. A seguire, Gabriella Piccioni, presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari “Radici del Futuro”, proporrà una riflessione sulle tradizioni e sulle radici marchigiane, con riferimenti all'opera di Giacomo Leopardi.
Proprio il poeta recanatese sarà al centro anche di un omaggio musicale curato da Li Matti de Montecò, che proporranno canti e stornelli legati alla tradizione popolare e alle suggestioni che hanno ispirato le sue opere.
Il programma proseguirà con Francesco Ricci, tecnico specializzato nella costruzione di fisarmoniche, che parlerà degli strumenti musicali tradizionali, tra storia, caratteristiche e prospettive future.
Spazio anche alla poesia in vernacolo civitanovese, affidata a Bruno Francinella, per valorizzare una forma espressiva che conserva parole, modi di dire e memorie della comunità.
A chiudere il festival sarà un workshop di danza aperto a tutti, dedicato al saltarello, ballo tradizionale che rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della cultura popolare marchigiana. Un'occasione per passare dall'ascolto alla partecipazione diretta, riscoprendo i passi e i ritmi della tradizione.
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Recanati, dal Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche e dalla F.I.T.A.C.S.
Sessant'anni da festeggiare insieme, tra ricordi, sorrisi e amicizie che resistono al passare del tempo. È stato questo lo spirito che ha accompagnato la festa dei coscritti del 1966 di Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, ai quali si è unito anche un rappresentante di Belforte del Chienti, ritrovatisi sabato scorso per celebrare il raggiungimento dei sessant'anni.
Un compleanno speciale, trasformato in un'occasione per ritrovarsi, ripercorrere le tappe della propria vita e riscoprire il valore delle radici comuni. Perché, al di là delle esperienze e dei percorsi personali, ci sono ricordi e legami capaci di attraversare gli anni e mantenere intatto il senso di appartenenza a una comunità.
La serata, organizzata da Noemi Paola Riccardi, Maria Staffolani, Alberto Girolami e Paolo Mariantoni, si è aperta al centro di comunità, nella chiesa Beato Francesco Piani di Caldarola. Qui i partecipanti si sono riuniti per ringraziare per il dono della vita e dedicare un pensiero ai coetanei scomparsi, Tullia Biondi e don Salvatore Sicignano, ricordati con affetto.
La festa è proseguita al ristorante La Torre del Parco di Camerino, dove la cena conviviale ha lasciato spazio ai racconti e ai tanti ricordi condivisi.
Tra una battuta e un aneddoto, sono riaffiorati gli anni dell'infanzia, i tempi della scuola, le amicizie e le esperienze della giovinezza. Momenti di vita che hanno riportato i presenti indietro nel tempo, quando si cresceva insieme e il futuro appariva ancora tutto da scoprire.
Sessant'anni rappresentano una tappa importante, fatta di esperienze, famiglie, soddisfazioni e cambiamenti. Ritrovarsi per festeggiarla insieme ha significato anche riconoscere il valore di una storia condivisa, costruita negli anni e capace di unire persone e territori.
Una serata all'insegna della convivialità e della memoria, con la consapevolezza che, anche quando la vita porta ciascuno lungo strade diverse, le amicizie di un tempo e le radici comuni continuano a rappresentare un patrimonio prezioso da custodire.
Una serata speciale, vissuta nel segno dell’amicizia, della convivialità e dei ricordi di una vita. I nati nel 1950 di Potenza Picena si sono ritrovati nei giorni scorsi per una reunion che ha riportato insieme volti familiari e storie di una generazione, unita da esperienze condivise e da un legame con il territorio che il tempo non ha scalfito.
All’iniziativa, nata da un’idea di Mario Properzi e Leonarda Ciuccarelli promotori e organizzatori dell’incontro, hanno aderito più di trenta “cinquantini”, desiderosi di trascorrere qualche ora in compagnia e riscoprire il piacere di stare insieme.
La cornice scelta per l’appuntamento è stata quella dello storico ristorante Le Scalette, nel cuore del centro storico cittadino. Qui, attorno alla tavola, la cena si è trasformata in un’occasione per riannodare i fili della memoria, tra racconti, aneddoti e ricordi di un passato comune.
Tra una portata e l’altra, la conversazione ha ripercorso le tappe di una vita, facendo riaffiorare episodi, volti ed esperienze che hanno accompagnato i partecipanti nel corso degli anni. Non sono mancati sorrisi ed emozioni, in un’atmosfera resa ancora più coinvolgente dalla gioia di ritrovarsi e dalla consapevolezza di appartenere a una stessa comunità.
A impreziosire la serata è stata la musica del sax di Arturo Sargentoni, che con le sue note ha accompagnato i momenti conviviali, regalando all’incontro un tocco di eleganza e suggestione.
La reunion si è così trasformata in molto più di una semplice cena: un’occasione per celebrare l’amicizia, valorizzare i legami costruiti nel tempo e riscoprire il valore di una storia condivisa.
L’auspicio dei partecipanti è che l’iniziativa possa ripetersi anche in futuro, diventando un appuntamento capace di rinnovare nel tempo il piacere di ritrovarsi e il senso di appartenenza alla comunità di Potenza Picena.
E se nei vostri quartieri
Tutto è rimasto come ieri
Senza le barricate
Senza feriti, senza granate
Se avete preso per buone
Le "verità" della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti
Era il 1973 quando "Storia di un impiegato" di Fabrizio De Andrè usciva sul mercato discografico italiano. Un concept album che parla, per l’appunto, della storia di un impiegato. La vita di un uomo che osserva da lontano le rivolte del Sessantotto e che poi decide di ribellarsi in maniera violenta e solitaria, costruendo una bomba artigianale da far esplodere davanti al Parlamento.
A spingere l'impiegato verso questa decisione sono i venti del Maggio Francese, la serie di rivolte che avevano interessato la città di Parigi proprio nel 1968, quando i gruppi studenteschi della città decidono di organizzarsi per protestare contro l’intervento sproporzionato della polizia che aveva caricato i manifestanti dopo l’occupazione dell’università della Sorbona.
Questa miccia trova riscontro nell’opinione pubblica e il 13 maggio venne indetto uno sciopero generale che vide la partecipazione di 9 milioni di persone.
E se vi siete detti
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
E proprio in quel maggio francese De Andrè trova l’ispirazione per scrivere "Canzone del Maggio", adattamento di "Chacun de vous est concerné" della cantautrice francese Dominique Grange.
De André riprende i concetti espressi dal brano di Grange per veicolare un messaggio diretto proprio all'impiegato: "Siete lo stesso coinvolti". Anche se non attivamente, anche se non come parte effettiva della protesta, siete lo stesso coinvolti perché ognuno ha una responsabilità.
Allora, forse, quello che si tenta di evidenziare è l’immobilismo e la poca solidarietà verso chi cerca di protestare. Una paura che può essere compresa, perché la manifestazione che esplode in violenza può spaventare, ma pone allo stesso tempo davanti a problemi e difficoltà che non andrebbero ignorati. Problemi che, molto spesso, vengono messi all'angolo con altrettanta violenza nella speranza di cancellare un messaggio.
L'attualità in un brano di cinquantatrè anni fa, dovrebbe far riflettere, senza polarizzare, sulle motivazioni che spingono ancora oggi i cittadini a continuare quel gioco a cui si credeva avrebbero giocato poco.
Un bosco più ricco di biodiversità, con alberi di diverse caratteristiche e piccoli habitat naturali capaci di offrire rifugio a numerose specie. È l’obiettivo del progetto di interventi selvicolturali nelle faggete del Monte San Vicino, che sarà presentato al pubblico il prossimo 17 novembre.
L’iniziativa punta a sperimentare un modello di gestione forestale che non si limiti a conservare il bosco nella sua configurazione attuale, ma ne favorisca l’evoluzione verso una maggiore complessità ecologica e strutturale. Il progetto interesserà una porzione di faggeta del Demanio forestale regionale, ricompresa nella rete europea Natura 2000, all’interno della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, gestita dall’Unione Montana Potenza Esino Musone.
Al centro degli interventi c’è la volontà di aumentare la varietà degli ambienti che il bosco può offrire alle specie che lo abitano. Le attività previste riguarderanno la struttura della faggeta, con particolare attenzione agli alberi di interesse ecologico, alle specie arboree accessorie e ai grandi esemplari. Saranno inoltre valorizzati il legno morto e i cosiddetti dendromicrohabitat: cavità, fessure e altre strutture naturali che possono diventare rifugi e risorse per numerosi organismi.
Un approccio che può sembrare controintuitivo: per favorire la biodiversità, infatti, può essere necessario intervenire sul bosco stesso. Un tronco a terra, un albero morto o una piccola apertura nella copertura forestale non rappresentano necessariamente segnali di degrado. Se gestiti in modo consapevole e sulla base di valutazioni scientifiche, possono contribuire alla creazione di condizioni favorevoli alla vita di specie diverse.
Il progetto coinvolge la Regione Marche, l’Università Politecnica delle Marche e l’Unione Montana Potenza Esino Musone, con il sostegno di Snam Rete Gas. La collaborazione mette in relazione gestione del territorio, ricerca scientifica e conservazione degli ecosistemi forestali, con l’intento di sperimentare interventi pianificati e illustrarne le motivazioni alla comunità.
La presentazione del 17 novembre sarà l’occasione per approfondire gli obiettivi dell’iniziativa e spiegare le ragioni delle scelte selvicolturali. All’incontro saranno invitate le amministrazioni comunali dell’Unione Montana, i Carabinieri forestali, le associazioni ambientaliste e quelle impegnate nell’educazione ambientale, oltre alla cittadinanza.
Il percorso proseguirà con ulteriori attività di comunicazione e divulgazione, dedicate a illustrare nel dettaglio gli interventi, le motivazioni scientifiche e i risultati attesi. L’obiettivo è coinvolgere non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche chi vive e frequenta il Monte San Vicino, favorendo la conoscenza del progetto e il confronto sul futuro di un patrimonio naturale condiviso.