Diversi giovani soccorsi dai sanitari del 118 mentre giacevano sdraiati nei prati dei giardini pubblici o collassati sui muretti del lungomare per l'abuso di alcol, due sanzioni scattate per ubriachezza molesta e due accesi litigi interrotti prima che degenerassero in rissa.
È il bilancio del servizio straordinario di controllo del territorio condotto a Civitanova Marche nella notte tra sabato 1° e domenica 2 agosto dalla polizia di stato con il supporto dell'Arma dei carabinieri e della guardia di finanza.
Gli interventi più delicati hanno riguardato le emergenze sanitarie legate all'eccesso di bevande alcoliche, con le pattuglie interforze che hanno dovuto prestare assistenza a più ragazzi in forte stato di alterazione etilica, disponendone il trasporto al pronto soccorso; due di loro sono stati sanzionati formalmente per ubriachezza molesta in luogo pubblico.
Gli agenti hanno sedato sul nascere anche violenti diverbi scoppiati all'uscita dei locali della movida: un gruppo di quattro giovani tra i 23 e i 28 anni, provenienti dalla provincia di Ancona, è stato bloccato dalle volanti del commissariato nei pressi di un parco dopo essere stato allontanato dagli addetti alla sicurezza del locale in cui si trovavano, mentre poco più tardi gli operatori sono dovuti intervenire per dividere due amici di 23 e 25 anni di Osimo arrivati alle mani per futili motivi fuori da un altro esercizio pubblico.
I controlli, coordinati nell'ambito del piano di vigilanza estiva disposto dal questore della provincia di Macerata e condiviso in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, hanno visto presidiare le principali vie di accesso, il litorale e i luoghi di ritrovo. Il bilancio complessivo dell'attività registra 65 persone identificate (di cui 9 con precedenti di polizia), 9 veicoli sottoposti a verifiche e 2 sanzioni per ubriachezza molesta.
Diversi giovani soccorsi dai sanitari del 118 mentre giacevano sdraiati nei prati dei giardini pubblici o collassati sui muretti del lungomare per l'abuso di alcol, due sanzioni scattate per ubriachezza molesta e due accesi litigi interrotti prima che degenerassero in rissa.
È il bilancio del servizio straordinario di controllo del territorio condotto a Civitanova Marche nella notte tra sabato 1° e domenica 2 agosto dalla polizia di stato con il supporto dell'Arma dei carabinieri e della guardia di finanza.
Gli interventi più delicati hanno riguardato le emergenze sanitarie legate all'eccesso di bevande alcoliche, con le pattuglie interforze che hanno dovuto prestare assistenza a più ragazzi in forte stato di alterazione etilica, disponendone il trasporto al pronto soccorso; due di loro sono stati sanzionati formalmente per ubriachezza molesta in luogo pubblico.
Gli agenti hanno sedato sul nascere anche violenti diverbi scoppiati all'uscita dei locali della movida: un gruppo di quattro giovani tra i 23 e i 28 anni, provenienti dalla provincia di Ancona, è stato bloccato dalle volanti del commissariato nei pressi di un parco dopo essere stato allontanato dagli addetti alla sicurezza del locale in cui si trovavano, mentre poco più tardi gli operatori sono dovuti intervenire per dividere due amici di 23 e 25 anni di Osimo arrivati alle mani per futili motivi fuori da un altro esercizio pubblico.
I controlli, coordinati nell'ambito del piano di vigilanza estiva disposto dal questore della provincia di Macerata e condiviso in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, hanno visto presidiare le principali vie di accesso, il litorale e i luoghi di ritrovo. Il bilancio complessivo dell'attività registra 65 persone identificate (di cui 9 con precedenti di polizia), 9 veicoli sottoposti a verifiche e 2 sanzioni per ubriachezza molesta.
Tragico incidente stradale nella mattinata lungo la strada che collega Castelsantangelo sul Nera a Visso: un motociclista di 46 anni, originario di Terni, ha perso la vita a seguito di un violento impatto con un capriolo che ha attraversato improvvisamente la carreggiata.
Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, l'uomo stava viaggiando in sella alla propria moto insieme ad altri due centauri quando, subito dopo l'uscita da una curva, si è trovato di fronte l'animale selvatico senza avere il tempo di impostare alcuna manovra di emergenza per evitarlo, per poi finire contro una pianta.
L'impatto, avvenuto intorno alle ore 11:00, si è rivelato estremamente violento, facendo sbalzare e perdere il controllo del mezzo al centauro 48enne, provocandogli traumi rivelatisi poi fatali. Nello scontro è deceduto anche l'animale.
Sul posto sono tempestivamente intervenuti gli operatori sanitari del 118 unitamente ai carabinieri per effettuare i rilievi di rito e gestire la viabilità, ma per il quarantottenne non c'è stato nulla da fare: è deceduto poco dopo il sinistro.
Un dramma si è consumato nella mattinata di oggi, intorno alle ore 11:00, in una zona di campagna nel territorio comunale di Colmurano, dove un uomo di 35 anni di origine marocchina è stato trovato privo di vita all'interno del garage di un vicino.
L'allarme è scattato immediatamente, portando sul posto la centrale operativa del 118 con l'automedica, i vigili del fuoco e le pattuglie dei carabinieri per i rilievi di rito. All'arrivo dei soccorritori, purtroppo, per il giovane uomo non c'era ormai più nulla da fare: secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine, il 35enne si sarebbe tolto la vita impiccandosi all'interno del locale.
Appresa la terribile notizia, la famiglia si è precipitata fuori dall'abitazione travolta da un profondo e straziante dolore per l'accaduto. Spetterà ora ai carabinieri completare tutti gli accertamenti del caso per chiarire l'esatta dinamica della tragedia.
Un tasso alcolemico "record" pari a oltre quattro volte il limite consentito e uno schianto autonomo avvenuto nel pieno della notte nel centro cittadino di Tolentino. È il bilancio dei controlli straordinari sulla sicurezza stradale condotti dalle pattuglie del comando provinciale dei carabinieri di Macerata, che hanno portato al deferimento a piede libero all'autorità giudiziaria di tre persone e al ritiro immediato delle rispettive patenti di guida.
A Castelraimondo, i carabinieri della locale stazione hanno fermato una 34enne di Fabriano alla guida di una Opel Mokka: sottoposta all'etilometro, la donna ha fatto registrare un valore record pari a 2,15 g/l, incappando nel ritiro della patente per la successiva sospensione.
A Tolentino, invece, i carabinieri dell'aliquota radiomobile sono intervenuti durante la notte per un incidente stradale autonomo senza feriti nel centro urbano: al volante un 46enne di origini ucraine e domiciliato a San Cipriano d'Aversa, risultato positivo con un tasso di 1,61 g/l (oltre tre volte la soglia di legge), con conseguente sequestro del mezzo e ritiro del titolo di guida.
Infine a Camerino, i carabinieri della stazione di Serravalle di Chienti hanno sorpreso un 75enne residente nel posto con valori alcolemici pari a 1,36 g/l al primo test e 1,29 g/l alla seconda prova: anche per l'anziano automobilista è scattata la denuncia a piede libero unitamente al ritiro della patente per la sospensione.
"Un uomo che non si interessa allo Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita a una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”.
Sostituite Stato con Comune e Atene con Macerata – che pure si picca d’essere l’Atene delle Marche, ma, a giudicare dagli ultimi assessorati alla cultura, più che un’aspirazione sembra una forma di vanagloria – e avrete, partendo da questa altissima affermazione di Pericle, la spiegazione del perché un giornalista debba occuparsi di osservare l’amministrazione pubblica. Per non essere, o sentirsi, inutile.
Lo spiego a beneficio di qualche consigliere di Fratelli d’Italia che si è recentemente eretto a giudice della professionalità e delle intenzioni altrui.
Così ieri ho seguito il Consiglio comunale dedicato agli aggiustamenti di bilancio. Era l’ultimo giorno utile per approvare questi provvedimenti. Due articoli del Tuel (Testo unico degli enti locali) che avrebbero richiesto, da parte della maggioranza, la massima attenzione e il massimo rispetto, non foss’altro perché senza l’approvazione del bilancio – compresi gli aggiustamenti – si rischia lo scioglimento del Consiglio.
Ebbene, la giunta Parcaroli è stata salvata dalla minoranza, che non ha infierito sul fatto che il governo cittadino abbia trascurato un atto fondamentale. Un eccesso di sicurezza che, da qui a qualche mese, questa amministrazione potrebbe pagare a caro prezzo.
L’assessora al Bilancio, la segretaria comunale di Forza Italia, l’avvocatessa Barbara Antolini, ha pensato bene di andare in ferie e di non illustrare all’aula i conti. Una fuga dalle proprie responsabilità o dalle difficoltà del momento?
La circostanza singolare è che non è stato il sindaco Sandro Parcaroli – che ha costruito la propria fama di imprenditore di successo e dunque dovrebbe avere dimestichezza con i bilanci – a fare le veci dell’assessora, ma ha passato la parola alla vicesindaca Francesca D’Alessandro, professoressa laureata in lettere classiche e apprezzata insegnante, che si occupa, tra le altre deleghe, non certo di contabilità, ma di disabilità.
Forse proprio per questo ruolo le è toccato illustrare la delicata – per non dire critica – situazione finanziaria del Comune.
Così, nonostante i cittadini maceratesi versino ogni mese all’avvocatessa Antolini 5.796 euro lordi come indennità di carica, hanno dovuto ascoltare le cifre dal dirigente Andrea Castellani, rafforzando l’idea, a mio avviso sbagliata, che il bilancio sia un fatto esclusivamente tecnico e non politico.
E invece non è certo Castellani a decidere di attingere ai fondi di riserva – peraltro disciplinati con rigore dal Tuel – per far fronte a spese ordinarie che l’amministrazione ha deciso di classificare come straordinarie.
Non è certo Castellani a decidere di concedere continue anticipazioni di cassa alle ditte che stanno realizzando i lavori autorizzati dalla coppia di assessori agli appalti Andrea Marchiori e Tristano Luchetti, con l’obiettivo di allungare la conclusione dei cantieri evitando, fin dove possibile – ma la scadenza si avvicina – i rendiconti del Pnrr, di complessa gestione.
Non è il dirigente – peraltro competente – a poter stabilire che sulle piscine e sul centro fiere si debba prendere tempo perché ancora non è stato individuato un gestore.
Né è il dirigente a poter decidere di non prevedere accantonamenti, fortemente raccomandati dai revisori dei conti, nell’eventualità che il Comune debba tornare a sostenere i mutui sospesi per dieci anni a causa del terremoto.
Il consigliere del Pd Andrea Perticarari ha ben evidenziato come il Comune di Macerata abbia un bilancio ormai ingessato: non può accendere nuovi mutui e non dispone di margini significativi di cassa.
Un quadro contabile di questo tipo avrebbe richiesto – in assenza dell’assessora competente, dove l’aggettivo è riferito alla delega e non certo alle capacità personali – una forte assunzione di responsabilità politica da parte del sindaco Sandro Parcaroli.
Responsabilità che, però, ieri non si è vista.
Il primo cittadino è rimasto in silenzio dietro i suoi occhiali scuri. Pare abbia problemi agli occhi e di questo occorre dispiacersi, augurandogli una pronta guarigione. A me, tuttavia, quel momento ha richiamato alla memoria Totò nella straordinaria interpretazione di Rosario Chiarchiaro ne “La patente” di Pirandello.
In particolare quelle parole con cui il personaggio rivendica il riconoscimento ufficiale della propria fama:
“Io stesso sono andato a fornire le prove che non solo mi ero accorto da più d’un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna, ma le prove documentate e testimonianze irripetibili dei fatti spaventosi su cui è edificata incrollabilmente la mia fama di jettatore!”.
E poi l’invocazione al giudice:
“Io voglio, signor giudice, un riconoscimento ufficiale della mia potenza, non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza spaventosa, che è ormai l’unico mio capitale!”.
Mutatis mutandis, questo sembra essere il capitale politico di cui gode Sandro Parcaroli, sostenuto dal duo Lucentini-Buldorini e poi difeso da Francesco Acquaroli per evitare lo sfaldamento del centrodestra.
Con questa sorta di patente di “inoperosa indispensabilità”, Parcaroli si è ritrovato nuovamente sindaco. Un sindaco che, però, ieri non ha sentito il dovere politico di spiegare ai cittadini come stanno realmente i conti del Comune.
Forse perché ha altri bilanci a cui pensare: quelli della sua ex Med, la storica impresa di commercio di ausili elettronici che oggi affronta una fase difficile con licenziamenti, tra cui – secondo quanto emerso – anche quello del figlio Stefano Parcaroli; oppure quelli del progetto dell’ex Vere Italie, conclusosi con un risultato negativo e oggi trasformato, con le insegne di Di Gusto, in un locale gestito da altri imprenditori e diventato uno dei ristoranti più apprezzati della città.
Resta però una domanda: quella di Parcaroli come homo oeconomicus è stata davvero una storia di successo? Oppure i conti in ordine erano garantiti dalla consulenza del commercialista di fiducia Stefano Quarchioni?
Si è così realizzato ciò che il consigliere di maggioranza Marco Caldarelli aveva rappresentato con chiarezza: il Consiglio comunale esprime un’autonomia di giudizio molto più ampia rispetto al passato.
Dopo l’intervento, preparato e puntuale, della consigliera Alice Verdicchio (Movimento 5 Stelle) sui conti comunali, è emerso come l’assemblea consiliare abbia mostrato, almeno sugli aggiustamenti di bilancio, un livello di competenza superiore a quello manifestato dalla giunta.
Lo stesso vale per gli interventi di Luciano Pantanetti – contrario alla manovra – e soprattutto del consigliere di Fratelli d’Italia Alberto Tombesi, esponente della maggioranza ma capace di esprimere valutazioni autonome.
Il quadro emerso è chiaro: il Comune di Macerata ha davanti due possibilità. Ridurre al minimo la spesa, perché le disponibilità finanziarie sono limitate, oppure aumentare il peso sui cittadini attraverso tariffe e sanzioni.
Cittadini che già stanno pagando una Tari in costante aumento, conseguenza – secondo il giudizio del consigliere Perticarari – di una gestione dei rifiuti tutt’altro che positiva, anche alla luce del passato ruolo di Parcaroli come presidente della Provincia.
In entrambi i casi sarebbe servita una precisa assunzione di responsabilità politica del sindaco. Ieri, però, non è arrivata.
E così restano aperti gli interrogativi su come saranno finanziati i grandi progetti annunciati dalla giunta: Data Center, nuovo Palazzetto dello Sport, rampa Zara e tutte quelle “magnifiche sorti e progressive” inserite nel programma amministrativo di Parcaroli.
Senza dimenticare la questione dell’ospedale, per il quale – come evidenziato dalla Corte dei Conti – risultano disponibili 2,5 milioni di euro a fronte di un investimento stimato intorno ai 180 milioni. Anche questo potrebbe diventare un punto critico per l’amministrazione.
E proprio sull’ospedale si inserisce anche la questione dell’area destinata alla nuova struttura sanitaria. Un tema che sembra aver creato tensioni all’interno della maggioranza, in particolare nei rapporti tra il sindaco e il presidente della Commissione urbanistica Silvano Iommi.
La questione riguarda soprattutto la superficie individuata: la Regione sostiene che siano sufficienti nove ettari, mentre il dirigente dell’ufficio tecnico Tristano Luchetti, sostenuto dall’assessore competente Andrea Marchiori, continua a mantenere come destinata ad attività sanitaria un’area di 24 ettari.
Una scelta che potrebbe comportare la necessità di una Valutazione ambientale strategica (Vas). Ed è forse proprio questo uno degli elementi che rende meno semplice il percorso amministrativo, anche alla luce del nuovo assetto della Provincia, oggi guidata da Alessandro Gentilucci e non più da Parcaroli.
Sta di fatto che ieri, in Consiglio comunale, la maggioranza è andata sotto su un tema legato alla trasparenza e alle informazioni ai cittadini.
Il consigliere del Pd Andrea Perticarari ha chiesto al sindaco chiarimenti sul malfunzionamento del nuovo angiografo dell’ospedale e, più in generale, una relazione completa sulla situazione del servizio diagnostico.
La risposta di Parcaroli è stata:
“Ho telefonato al direttore dell’Ast Alessandro Marini, mi ha detto che il 5 agosto fanno il collaudo e la macchina torna in funzione”. Una risposta che non ha soddisfatto Perticarari, il quale ha ribadito la richiesta di una relazione dettagliata sul servizio.
A quel punto il presidente del Consiglio comunale Francesco Luciani ha cercato di chiudere il confronto invitando il consigliere di opposizione a non insistere: “Ha risposto”. Ma, per la prima volta, è intervenuto il neo-consigliere di maggioranza Claudio Carbonari, che ha riconosciuto la necessità di maggiore chiarezza:
“Ha ragione Perticarari, sulla salute servono informazioni puntuali”.
Messa ai voti, la proposta del Pd è stata approvata. Un segnale significativo, perché racconta di un Consiglio comunale che sembra rivendicare un ruolo più autonomo rispetto alla giunta.
Nel frattempo Andrea Blarasin è passato al gruppo vicino a Vannacci e dai banchi dell’aula sono arrivati, da più parti, distinguo, interrogazioni e ordini del giorno.
Torna alla mente lo slogan dei coloni americani contro il dominio britannico: “No taxation without representation”. La sensazione emersa dal Consiglio comunale è proprio questa: un’assemblea che vuole contare di più e che chiede maggiore spazio decisionale. Tra tre mesi tornerà il momento del bilancio.
Resta da capire se ci sarà nuovamente l’assessora Barbara Antolini a illustrarlo all’aula. Perché, in politica, non esistono rimpasti gratis.
C’è anche una giovane civitanovese tra gli allievi della Marina Militare impegnati nell’esperienza formativa a bordo dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola simbolo della Marina italiana. Si tratta di Sophia Damen, che sta vivendo il primo anno del proprio percorso di formazione come allieva ufficiale.
Per gli studenti dell’Accademia Navale di Livorno, infatti, il primo anno prevede tradizionalmente l’imbarco sulla storica nave scuola, un’esperienza considerata fondamentale per la crescita professionale e umana dei futuri ufficiali. Un percorso che permette agli allievi di affiancare allo studio la vita di bordo, condividendo attività operative, addestramento e navigazione.
Sophia Damen, residente a Civitanova Marche, sta prendendo parte a questa esperienza proprio mentre l’Amerigo Vespucci è impegnato in una missione internazionale legata alle celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti d’America. Per questo motivo la campagna addestrativa degli allievi si sta svolgendo lungo una serie di tappe nel continente americano.
Secondo il programma comunicato nelle scorse settimane, il viaggio ha previsto scali in alcune delle città più importanti del Nord America, tra cui Baltimora, New York, Boston, Québec e Montréal.
Per la giovane allieva si tratta di un’occasione unica per confrontarsi con la realtà della navigazione internazionale e con la vita a bordo di una delle navi più conosciute al mondo. L’esperienza rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso accademico degli allievi ufficiali della Marina Militare, chiamati a mettere in pratica quanto appreso durante la formazione.
Da Civitanova agli oceani del mondo, Sophia Damen porta così il nome della città marchigiana a bordo dell’Amerigo Vespucci, vivendo in prima persona una delle tradizioni più prestigiose della Marina Militare italiana e un viaggio che resterà una tappa fondamentale della sua carriera.
Un incendio è divampato nel pomeriggio di oggi a Piediripa. Le fiamme hanno interessato una legnaia, rendendo necessario un massiccio intervento dei vigili del fuoco. Sul posto anche i Carabinieri.
L’allarme è scattato intorno alle ore 16. Sul posto sono intervenuti diversi mezzi del comando provinciale dei vigili del fuoco di Macerata, impegnati nelle operazioni di spegnimento e nella messa in sicurezza dell’area.
I pompieri hanno lavorato per circoscrivere il rogo ed evitare che le fiamme potessero propagarsi alle strutture vicine.
Al momento non sono state rese note le cause dell’incendio, che saranno accertate attraverso i successivi sopralluoghi. Non risultano persone coinvolte.
CIVITANOVA – Momenti di apprensione nel tardo pomeriggio di oggi in via Boiardo, dove numerosi passanti hanno segnalato ai carabinieri la presenza di un uomo che si aggirava per strada in mutande e con un coltello in mano.
L'allarme è scattato intorno alle 19, quando alla centrale operativa sono arrivate diverse telefonate che riferivano della singolare e preoccupante situazione. Sul posto sono intervenute due pattuglie della Compagnia dei carabinieri di Civitanova per verificare quanto stava accadendo.
Una volta raggiunta via Boiardo, i militari hanno individuato l'uomo oggetto delle segnalazioni. Dopo essersi rivestito, è stato avvicinato dai carabinieri che hanno cercato di ricostruire la vicenda e comprendere le ragioni del suo comportamento.
Al termine degli accertamenti, i militari hanno proceduto a denunciarlo per il porto del coltello.
L'episodio si è concluso senza conseguenze per le persone presenti, ma ha attirato l'attenzione di numerosi residenti e passanti, preoccupati dalla presenza dell'uomo armato in strada.
Fa discutere a Urbisaglia la scelta di allestire il palco della tradizionale Festa della Maestà nell'area del parcheggio adiacente al cimitero comunale. La vicenda è emersa dopo la segnalazione giunta questa mattina alla redazione di Picchio News da parte di un lettore, che ha raccolto il malcontento di alcuni cittadini presenti davanti al camposanto.
Nelle ultime ore è poi arrivata la presa di posizione ufficiale degli organizzatori della manifestazione, che hanno spiegato le ragioni della scelta, definendola una decisione "difficile, ma fatta con rispetto e senso di responsabilità".
La protesta dei cittadini: "Scelta priva di rispetto e sensibilità"
A farsi portavoce del malumore di diversi residenti è un lettore che, recatosi al cimitero per la consueta visita ai propri cari, ha assistito a scene di forte disappunto tra i presenti. "Un gruppo di donne, visibilmente contrariato, discuteva animatamente della scelta, giudicandola priva di sensibilità e rispetto verso i defunti e verso chi si reca al cimitero per raccoglimento", riferisce la segnalazione.
L'allestimento delle strutture della festa a ridosso del muro perimetrale è stato definito dal segnalante come un'iniziativa "quantomeno infelice" se non una vera e propria "indecenza" che ignora il valore simbolico del luogo. Tra le reazioni più esasperate, c'è "persino chi è arrivato a ipotizzare di trasferire le salme dei propri familiari in altri comuni", sottolinea il lettore. "Per le pie donne presenti, il detto Requiescant in pace sembrava assumere un significato amaro", conclude il cittadino.
La replica degli organizzatori: "Scelta difficile, ma necessaria per la sicurezza"
Di fronte alle preoccupazioni sollevate, l'organizzazione della Festa della Maestà è intervenuta ufficialmente con una nota per spiegare con trasparenza le ragioni del posizionamento. "Comprendiamo perfettamente la sensibilità che questo tema può suscitare. Il cimitero è un luogo caro alla nostra comunità e proprio per questo desideriamo spiegare che non si tratta in alcun modo di una mancanza di rispetto", spiegano i promotori.
La crescita straordinaria registrata dalla manifestazione negli ultimi anni ha infatti reso gli spazi tradizionali del parco insufficienti ad accogliere in sicurezza le migliaia di visitatori previsti. A seguito di numerosi tavoli tecnici con gli enti competenti per l'elaborazione dei piani di Safety e Security, l'ampliamento verso l'area del parcheggio del cimitero si è rivelata l'unica soluzione praticabile.
"Non è stata una decisione presa con leggerezza. Abbiamo valutato diverse alternative, ma nessuna era praticabile dal punto di vista tecnico e della sicurezza. L'unica altra opzione sarebbe stata quella di contingentare gli ingressi con i varchi, escludendo molti cittadini dalla festa", spiegano gli organizzatori, rassicurando comunque che "sarà sempre garantito, ogni sera, il passaggio e la possibilità di accedere al parcheggio, cercando di limitare al minimo ogni disagio e trattando il luogo con la dignità e l'attenzione che merita".
"Sappiamo che non tutti condivideranno questa decisione e rispettiamo ogni opinione espressa con spirito costruttivo - conclude il comunicato -. Chiediamo soltanto di comprendere che questa scelta nasce da valutazioni tecniche approfondite e dalla volontà di garantire una Festa della Maestà sicura, accogliente e aperta a tutti".
"Le tariffe riconosciute ai canili convenzionati delle Marche sono ormai insufficienti a garantire una gestione adeguata delle strutture". È la denuncia della rete "Uniti per Chi Non Ha Voce", che riunisce quindici associazioni animaliste marchigiane e che ha inviato alla Regione Marche una richiesta formale per l'aggiornamento dei contributi giornalieri destinati ai canili.
Attualmente, spiegano le associazioni, molti Comuni riconoscono tra 1,94 e 2 euro al giorno per ogni cane ospitato, una cifra che, secondo la rete, non sarebbe più in grado di coprire nemmeno le spese alimentari.
«Con questi importi non si paga neppure il cibo – sottolineano – figuriamoci le cure veterinarie, il personale, la pulizia, la manutenzione, le utenze, la gestione sanitaria e quella amministrativa».
La richiesta rivolta alla Regione punta all'adeguamento delle tariffe, ferme all'ultimo aggiornamento del 2019, ma anche all'introduzione di criteri uniformi per gli affidamenti, così da evitare gare al massimo ribasso, e a un rafforzamento dei controlli sulla qualità dei servizi offerti dalle strutture convenzionate, comprese quelle gestite dalle Unioni Montane.
Secondo la rete animalista, negli ultimi anni i costi di gestione sono cresciuti in maniera significativa. Il prezzo dei mangimi di qualità sarebbe aumentato tra il 30 e il 40% rispetto al 2019, con incrementi ancora più elevati per gli alimenti destinati a cuccioli, animali anziani o con particolari esigenze sanitarie.
Aumenti che hanno interessato anche le cure veterinarie, dagli antiparassitari ai vaccini, fino ai farmaci e agli interventi chirurgici, senza dimenticare il costo del personale, dell'energia, dell'acqua, dello smaltimento dei rifiuti e della manutenzione ordinaria e straordinaria.
Per le associazioni, mantenere tariffe così basse rischia di compromettere la qualità dell'assistenza agli animali.
A sostegno della richiesta viene richiamata anche la delibera n. 527 del 2025 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), che individua come congrua una tariffa compresa tra 3,50 e 4,50 euro al giorno per cane, ritenuta necessaria per garantire sostenibilità economica, trasparenza e adeguati standard di benessere animale.
La rete evidenzia inoltre come il vero problema dei costi sia rappresentato dall'elevato numero di ingressi nei canili.
«Se si vuole davvero ridurre la spesa pubblica – affermano – occorre investire nella prevenzione del randagismo e nelle politiche di controllo del territorio, piuttosto che continuare a comprimere le tariffe riconosciute alle strutture».
Le quindici associazioni chiedono infine alla Regione Marche un intervento concreto.
«La Regione ha il dovere, ma anche l'opportunità, di adottare un provvedimento chiaro, aggiornato e coraggioso che rimetta al centro la dignità dei cani ospitati e la trasparenza dell'azione amministrativa».
Lo ha recentemente annunziato il ministro Tajani, questa volta senza esibirsi nel suo proverbiale saltello: l’Italia utilizzerà il fondo Safe per il riarmo. Detto fondo prevede che gli Stati dell’Unione Europea possano attingere da Bruxelles una notevole quota di danari per armarsi.
Il giullaresco governo della destra bluette neoliberale si conferma, una volta di più, per quello che realmente è: il nemico dell’interesse nazionale e il servo dell’imperialismo occidentale.
Naturalmente il riarmo viene attuato in funzione antirussa, come se la Russia di Putin fosse in procinto di invadere l’Italia e l’Europa. Al di là del vitreo teatro delle ideologie e della martellante propaganda, sappiamo benissimo che è invece l’Unione Europea che si sta adoperando in ogni modo per occasionare la guerra con la Russia di Putin, fingendo però, con la massima ipocrisia, che sia quest’ultima a cercare il conflitto.
Hanno pure il coraggio di definirsi patrioti, quando in realtà sono nemici della patria e dell’interesse nazionale: dietro il patriottismo ideale si nasconde l’atlantismo imperialistico reale.
Anziché mettere a disposizione fondi per lo Stato sociale e per la scuola, per la sanità e per il lavoro, l’Unione Europea investe sulle armi e sulla guerra, con ciò rivelando una volta di più la propria natura di treno in corsa verso l’abisso.
Intanto, così ha recentemente dichiarato, senza perifrasi, Elly Schlein, vestale della sinistrash fucsia padronale e nemica delle classi lavoratrici: «Il Pd sosterrà l’Ucraina con tutti i mezzi a disposizione».
Non è chiaro se tra i mezzi a disposizione figurino anche i lauti stipendi dei parlamentari e dei senatori della sinistra fucsia, ma è fuor di discussione il fatto che la Schlein difenda strenuamente l’invio di armi al guitto di Kiev, attore Nato.
Schlein ha, inoltre, asserito che Putin ha violato il diritto internazionale. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, domandiamo: forse che Putin lo ha violato più di Washington, strenuamente supportata dalla sinistra come dalla destra italiana?
Insomma, a conti fatti, si tratta della stessa posizione nefanda fatta valere dalla destra bluette neoliberale e filoatlantista di Giorgia Meloni.
Ciò mi permette, una volta di più, di sottolineare come oggi, con la loro omogeneità bipolare, destra e sinistra rappresentino l’alternanza che nega l’alternativa, facendo sempre e comunque valere l’interesse del blocco oligarchico neoliberale e del suo tableau de bord.
D’altro canto, due è il numero minimo per fingere una democrazia.
I militonti della destra e quelli della sinistra (se Sparta piange, Atene non ride...) si illudono oscenamente di poter scegliere tra due paradigmi alternativi, quando in realtà la loro scelta ricade sempre e comunque sul programma delle classi dirigenti senza frontiere, rispetto alle quali destra e sinistra non sono se non gli zelanti maggiordomi.
Nelle inqualificabili parole di Elly Schlein si coagula perfettamente la deplorevole adesione della sinistra al paradigma capitalistico e imperialistico dominante: quel paradigma che essa, quand’era rossa e non si era ancora sbiadita facendosi fucsia, combatteva strenuamente, opponendosi tanto al capitalismo quanto all’imperialismo.
La vestale della sinistra fucsia punta il dito contro Putin, reo di aver violato il diritto internazionale. Curiosamente, però, non punta mai il dito contro Washington, che della violazione del diritto internazionale ha fatto il proprio quotidiano modus operandi.
Anziché sostenere la possibilità di un mondo multipolare, sottratto alla presa dell’imperialismo americano, la sinistra, non diversamente dalla destra, supporta sempre e comunque le irragionevoli ragioni di Washington, demonizzando con la logora categoria della dittatura tutto ciò che, per una ragione o per un’altra, all’imperialismo di Washington opponga resistenza.
Come ricordavo nel mio studio "Sinistrash", la figura che meglio rappresenta la metamorfosi kafkiana della sinistra arcobaleno deve essere ravvisata nel Mattia Pascal pirandelliano, il quale, da un giorno all’altro, decide di cambiare la propria identità e di rinnegare in toto il proprio passato.
Così ha fatto anche la sinistra, facendosi indistinguibile dalla destra e assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia.
Forza Italia Civitanova prende posizione dopo il passaggio dei consiglieri Piero Croia e Nicolò Renzi al gruppo civico “Vince Civitanova”, avvenuto dopo il voto sulla variante urbanistica relativa alla Zona Industriale B.
Il partito di centrodestra ribadisce la volontà di mantenere una linea politica autonoma e coerente, pur prendendo atto delle scelte individuali dei due consiglieri. «Prendiamo atto delle decisioni altrui, ma restiamo fermi sulla nostra identità e sui principi che abbiamo rappresentato agli elettori», è il messaggio della segreteria cittadina.
A intervenire è il segretario comunale di Forza Italia, Paolo Giannoni, che commenta il passaggio dei due esponenti consiliari: «Sorprende leggere delle dichiarazioni relative a una “profonda e sofferta riflessione” che avrebbe portato a questa scelta. Un percorso maturato, però, nello spazio di appena ventiquattr’ore. Comprendiamo la difficoltà di chi si è trovato a scegliere tra una posizione amministrativa e la linea politica del partito. Per noi la lealtà verso gli elettori viene prima di tutto».
Secondo Giannoni, il voto sulla variante urbanistica ha rappresentato un passaggio politico rilevante per il gruppo: «Forza Italia ha fermato un progetto che non rispondeva agli interessi generali della città e alla nostra idea di sviluppo del territorio».
La posizione della segreteria cittadina, indicata come riferimento politico del partito, è stata portata in Consiglio comunale dalla consigliera Paola Fontana, che ha seguito l’indirizzo espresso dagli organismi locali.
«Un partito politico – aggiunge Giannoni – non può limitarsi a ratificare decisioni prese altrove. La segreteria ha il compito di definire una direzione politica e i consiglieri devono confrontarsi con la comunità che li ha eletti. La coerenza con i nostri valori viene prima di qualsiasi automatismo di maggioranza».
Forza Italia conclude confermando la disponibilità al dialogo con chi condivide il progetto politico del partito, ma ribadendo la propria distanza da scelte amministrative ritenute non condivisibili.
La sera del 27 luglio in uno spazio suggestivo, nel centro di Massa Fermana, il borgo al confine tra le province di Macerata e Fermo, con un clima anche piacevole molto ambito in queste giornate afose, si è ritrovata tanta gente per ascoltare la presentazione di un progetto che si propone di diffondere la cultura della salute per la prevenzione della malattia e la ricerca del benessere.
Chi si occupa della rubrica “Sano a sapersi” di Picchio News sarà fra i protagonisti dell’iniziativa creata nell’ambito della attività sociale dell’associazione “Progetto comune APS”, che tra i suoi obiettivi principali ha proprio una comunicazione scrupolosa e sicura.
Nel variegato e molto complesso mondo della sanità, della protezione della salute dei cittadini, l’informazione, la costruzione di una cultura ha avuto sempre un ruolo marginale sopraffatto dalla necessità di un’attenzione prioritaria per condizioni di urgenza dei servizi di diagnosi e cura della malattia.
Organizzazione, risorse professionali ed economiche, lasciate ad iniziative velleitarie e senza continuità sia in ambito pubblico che privato. Ultimamente il clima è in parte cambiato; l’invecchiamento della popolazione, l’aumento vertiginoso delle richieste di assistenza, i periodi di assoluta necessità di gestire situazioni straordinarie, come una pandemia, hanno focalizzato il concetto di prevenzione, di cultura della salute da proporre socialmente per ridurre l’impegno, star meglio e più a lungo, essere eventualmente di aiuto a chi è preposto alla salvaguardia del bene più grande: la salute, appunto.
Nelle structures pubbliche il servizio di comunicazione comincia ad avere le sembianze di un reparto, nelle strutture private i più illuminati stanno costruendo un modello dove c’è una particolare attenzione per la comunicazione, i professionisti medici impegnati nella diagnosi e cura, ma disponibili anche per una buona informazione.
Nel territorio un esempio virtuoso è il gruppo medico Associati Fisiomed. Nella sua nuova sede a Sforzacosta c’è uno spazio apposito dove si svolgono convegni per l’aggiornamento degli operatori sanitari, ma anche un corso di informazione medico-scientifica della UNITRE Macerata e conferenze organizzate da varie associazioni.
Il personale specialistico medico e quello della comunicazione scientifica di Associati Fisiomed partecipano a campagne esterne come quella del CNA nelle aziende associate.
La cultura della salute e la buona informazione non hanno distinzione, non devono assoggettarsi al concetto di servizio pubblico o privato, è un servizio universale, globale dove tutti possono dare il proprio contributo per una comunicazione che risulti uniforme e di qualità, utilizzando i mezzi sempre più numerosi, efficienti e tecnologicamente avanzati.
Di tutto questo si è discusso lunedì scorso a Massa Fermana. A conferma di quanto ho cercato di spiegare, hanno portato il loro contributo l’assessore alla sanità della regione Marche Paolo Calcinaro, l’amministratore unico del centro medico Associati Fisiomed Enrico Falistocco, la presidente di UNITRE Macerata Gloria Pierucci, il rappresentante del distretto del cappello Paolo Marzialetti a testimonianza dell’interesse sociale dell’argomento.
Poi i rappresentanti delle fonti più qualificate e sicure di riferimento per l’organizzazione del progetto: rappresentanti delle AST territoriali, dell’Università politecnica delle Marche, sempre presente e garante in iniziative di questo tipo, delle risorse professionali della medicina privata.
Molto apprezzati e costruttivi gli interventi del Prof. Giampiero Macarri, docente universitario e direttore della U.O. di gastroenterologia dell’AST di Fermo, della Dott.ssa Lucia Isolani, Direttore del servizio di medicina del lavoro AST Macerata, del Prof. Giancarlo Balercia, direttore della clinica di endocrinologia UNIVPM, del Prof. Michele Germani, professore di ingegneria UNIVPM. Per impegni improvvisi ha inviato il suo saluto, senza poter essere presente, il Dott. Daniele Travaglini, specialista in chirurgia vascolare e flebologia e operatore nell’ambito della medicina privata.
Io, Fabrizio Scoccia, giornalista medico-scientifico curatore di questa rubrica e di altre e poi la presidente dell’associazione “Progetto comune APS” Chiara Mariozzi abbiamo detto che un progetto è stato elaborato per riunire le forze necessarie nel territorio e promuovere una cultura della salute sempre più diffusa e sicura.
Il numeroso pubblico presente, molto attento, ci fa pensare che il progetto possa avere un bel futuro. Un grazie speciale al sindaco di Massa Fermana Gilberto Caraceni per la disponibilità e la bella accoglienza.
Il guasto alla Pet-Tc dell’ospedale di Torrette non è ancora completamente risolto, ma l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche assicura che sono in corso tutte le azioni necessarie per garantire la continuità degli esami diagnostici.
Il sistema, spiega la direzione dell’Aou Marche, presenta “un’anomalia tecnica intermittente” sulla quale sono già intervenuti sia il personale del servizio di manutenzione sia i tecnici della casa produttrice. Il problema è legato alla necessità di reperire un componente di ricambio, la cui disponibilità consentirà il ripristino definitivo della piena funzionalità del macchinario.
Nel frattempo l’azienda sanitaria ha predisposto una serie di misure organizzative per evitare disagi ai pazienti. Tra le soluzioni individuate c’è la definizione di accordi con altre aziende sanitarie regionali, in particolare con Ast Macerata, che in passato aveva già collaborato con Torrette per prestazioni della stessa tipologia.
L’obiettivo è garantire la presa in carico dei pazienti esterni e di quelli provenienti da fuori provincia, mantenendo attivi i percorsi assistenziali stabiliti dalle strutture competenti.
L’Aou Marche precisa inoltre che la gestione dei pazienti prosegue anche attraverso le modalità alternative disponibili, compreso l’utilizzo della Risonanza magnetica Pet (Rmn Pet) quando appropriato per i percorsi clinici individuati.
Parallelamente, l’azienda ha valutato positivamente anche l’ipotesi di ricorrere temporaneamente a una Pet-Tc mobile, ovvero un’apparecchiatura installata su un mezzo dedicato che potrebbe essere utilizzata fino al completo ripristino del sistema fisso.
Sono infine in corso ulteriori verifiche e acquisizioni dal mercato per individuare le soluzioni più rapide ed efficaci.
ARES Safety Macerata strappa un prezioso pareggio sul campo di Mia Office Blue Girls Pianoro, nella sedicesima giornata della regular season di Softball Serie A1, che accontenta le due squadre in ottica rispettivamente play out e play off.
Con il successo nella prima partita, Macerata distanzia di quattro gare la Bertazzoni Collecchio, sconfitta dalle Thunders Castelfranco, nella lotta alla salvezza. Pianoro, ora da sola quarta in classica, fa un passo avanti importante verso i play off.
I punteggi stretti nelle due gare (0-2 e 5-4) testimoniano il grande equilibrio e le emozioni del confronto Pianoro tra Mia Office e l'ARES Safety. In Gara 1, Macerata centra subito l’obiettivo minimo della trasferta emiliana, muovere la classifica.
All’ARES Safety sono sufficienti due riprese, la seconda e la sesta, per segnare i due punti decisivi. A firmarli è Giudice che prima colpisce una volata di sacrificio e poi il doppio del 2-0.
Per il resto, partita accorta e Luconi efficace in pedana, riuscendo a contenere una squadra forte come Pianoro. Nella sfida di Gara 2, Mia Office e ARES Safety danno vita ad una partita divertente e sempre equilibrata.
Macerata si porta avanti con un punto nel primo e terzo inning, poi altri due punti nel quinto. Ma nella parte bassa delle stesse riprese anche Pianoro realizza uguale punteggio.
Si arriva al settimo inning sul 4-4, Macerata non gioca bene le sue carte mentre Pianoro si, segnando il punto del 5-4 finale grazie a una volata di sacrificio di Nolan.
Ora ARES Safety Macerata è attesa dalle Thunders a Castelfranco Veneto domenica 9 agosto per l’ultimo match del suo campionato.
La diretta avversaria per l’eventuale play out, Bertazzoni Collecchio, riceverà Italposa Forlì martedì 4 agosto e chiuderà in casa di Quick Mill Bollate sabato 8.
Un match in più per le emiliane che tenteranno di recuperare il gap con Macerata, ma Bollate e Forlì sono decisamente forti e prime due in classifica.
Nella sedicesima giornata, Itas Mutua Rovigo si regala un grande risultato fermando sul pari la capolista Quick Mill Bollate al termine di due partite combattute. Italposa Forlì si affida alle proprie lanciatrici e all'esordio di Piancastelli per espugnare il campo di Rheavendors Caronno e consolidare il secondo posto in graduatoria. Doppiette esterne per MKF Saronno con Lacomes New Bollate e Thunders Castellana con Bertazzoni Collecchio.
RISULTATI 16a GIORNATA SERIE A1
Lacomes New Bollate - MKF Saronno 0-7 e 0-1
Itas Mutua Rovigo - Quick Mill Bollate 1-3 e 1-0
Mia Office Blue Girls Pianoro - ARES Safety Macerata 0-2 e 5-4
Bertazzoni Collecchio - Thunders Castellana 1-6 e -1-5
Rheavendors Caronno - Italposa Forlì 0-2 e 0-6
CLASSIFICA
Quick Mill Bollate (29 vittorie – 3 sconfitte) .906; Italposa Forlì (24 – 8) .750; MKF Saronno (21 – 9) .700; Mia Office Blue Girls Pianoro (19 – 15) .559; Lacomes New Bollate (19 – 17) .528; Thunders Castellana (16 – 18) .471; Rheavendors Caronno (14 – 18) .438; Itas Mutua Rovigo (10 – 22) 0.313; ARES Safety Macerata (8 – 26) .235; Bertazzoni Collecchio (4 – 28) .125.
Stefano Massimi, dell'Associazione Atletica Vomano, si è aggiudicato la 48ª edizione della Marcia dei Quattro Ponti – Memorial Decio Beni, organizzata dall'associazione omonima insieme alla sezione locale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, all'Unicam, all'Avis intercomunale Fiuminata-Pioraco-Sefro, al Consorzio turistico Alta Valle Potenza e a Scarzito.
Massimi ha conquistato il 25° Trofeo Giovanni Grelloni, assegnato al primo classificato assoluto, al termine di una gara combattuta che lo ha visto sfidare fino agli ultimi chilometri Vittore Simone Borromini, del Centro Sportivo Carabinieri, vincitore del 46° Trofeo Alfredo Beni, riservato al primo classificato delle Forze Armate. Tra le donne si è imposta Aurora Bado, prima classificata femminile e quindicesima assoluta, aggiudicandosi il 15° Trofeo Alfredo Costantini.
Stefano Massimi e Vittore Simone Borromini hanno dato vita a una sfida di alto livello, confrontandosi con altri 238 concorrenti lungo i 12,5 chilometri del percorso. I due atleti hanno preso subito il comando della gara, restando appaiati per gran parte del tracciato.
La svolta è arrivata intorno al decimo chilometro, all'altezza della località San Cassiano, quando Massimi ha cambiato ritmo riuscendo a staccare il carabiniere. Borromini, ormai al sicuro dalla rimonta degli inseguitori, ha preferito amministrare la seconda posizione senza rischiare.
Massimi ha così tagliato il traguardo con 24 secondi di vantaggio, conquistando il successo finale. "Sono molto soddisfatto del risultato arrivato dopo tanto allenamento – ha dichiarato dopo l'arrivo –. Percorso duro quanto bello". Sorride anche Borromini: "Sono entusiasta per l'esperienza e per la grande preparazione che il percorso fornisce".
La classifica finale: 1° Stefano Massimi (ASD Atletica Vomano) in 40'28"; 2° Vittore Simone Borromini (Centro Sportivo Carabinieri) in 40'52"; 3° Luca Antonelli (CUS Camerino) in 42'31"; 4° Giorgio Lampa (Space Running) in 42'49"; 5° Gianluca Squadroni (Grottini Team Recanati) in 43'28"; 6° Matteo Collini (Podistica Moretti Corva) in 43'30"; 7° Marco Cecchetti (Avis Sarnano) in 43'37"; 8° Francesco Cacciatore (ASD Atletica Vomano) in 43'54"; 9° Lorenzo Tombolini (AVIS Castelfidardo) in 45'33"; 10° Sina Ghorbanalirad (PRIMA Società Sportiva) in 45'45".
(Articolo di Tommaso Melacotte)
Nove marchigiani su dieci sono insoddisfatti della riduzione o della chiusura delle filiali bancarie nel proprio territorio. È uno dei dati più significativi che emerge dal terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”, che fotografa le conseguenze della progressiva riduzione della presenza degli istituti di credito nelle comunità locali.
Secondo l’indagine, nelle Marche il 91,4% dei cittadini considera negativa la diminuzione degli sportelli bancari nei luoghi in cui vive. La presenza di un bancomat, sottolinea il rapporto, non viene percepita come una sostituzione adeguata del rapporto diretto con il personale bancario.
I numeri raccontano una trasformazione profonda del sistema bancario regionale. Tra il 2020 e il 2025 i comuni marchigiani serviti da banche sono passati da 184 a 143, con una riduzione del 22,3%. Nello stesso periodo le filiali sono scese da 790 a 585, con un calo del 25,9%: significa che in cinque anni sono stati chiusi 205 sportelli, con una media di 3,4 chiusure al mese.
La conseguenza è che oggi 103.439 cittadini marchigiani risiedono in comuni privi di uno sportello bancario.
Una situazione che, secondo Uilca, non riguarda soltanto la comodità di effettuare operazioni bancarie, ma coinvolge anche il ruolo sociale delle banche nei territori. “Dietro ogni sportello chiuso – evidenzia il segretario generale Uilca Fulvio Furlan – c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”.
Il fenomeno viene collegato anche al rischio di ulteriore spopolamento delle aree interne e dei piccoli centri. Per il 63,4% dei cittadini marchigiani, infatti, la presenza di una filiale bancaria rappresenta un elemento che può influenzare la scelta di vivere o meno in un territorio. Inoltre, l’82,3% degli intervistati ritiene che la chiusura degli sportelli contribuisca alla marginalizzazione delle comunità locali.
Tra le criticità evidenziate dal rapporto c’è anche il tema della sicurezza. La riduzione del rapporto diretto con gli operatori bancari potrebbe aumentare la vulnerabilità dei cittadini più fragili rispetto a truffe e frodi. Nelle Marche il 79% delle persone intervistate ritiene che la scomparsa delle filiali favorisca il rischio usura, mentre l’86,6% considera la presenza del personale bancario importante per aiutare i cittadini a difendersi da phishing e truffe online.
La Uilca chiede quindi un cambio di prospettiva: non solo una rete bancaria basata sull’efficienza economica, ma anche un presidio vicino alle persone e ai territori.
“La banca – conclude Furlan – deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone”.
È nato ufficialmente il Gruppo Giovani Imprenditori CNA Macerata. Venerdì scorso, allo Chalet Mosquito di Potenza Picena, si è svolta l'assemblea costitutiva del nuovo raggruppamento di interesse dell'associazione territoriale, al termine di un pomeriggio di confronto, ascolto e lavoro dedicato alle nuove generazioni di imprenditori.
L'iniziativa, dal titolo "Giovani Talenti. Strumenti pratici per crescere insieme", ha riunito imprenditrici e imprenditori provenienti da settori diversi e con esperienze differenti: imprese già strutturate, attività familiari, ditte individuali e giovani che si stanno affacciando al mondo dell'impresa. Una platea eterogenea che rappresenta la composizione del nuovo gruppo e il valore di un percorso pensato per dare spazio a idee, bisogni e proposte concrete.
Al pomeriggio di lavoro hanno preso parte anche la presidente nazionale dei Giovani Imprenditori CNA Selene Re, la direttrice di CNA Macerata Lucia Pistelli e il presidente di CNA Macerata Simone Giglietti. Nel suo intervento, Selene Re ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa, evidenziando la volontà di creare anche nel territorio maceratese uno spazio stabile di confronto e collaborazione, capace di favorire il ricambio generazionale, stimolare l'innovazione e rafforzare la rete tra chi ogni giorno fa impresa.
La giornata si è aperta con gli interventi degli esperti di Uni.Co. e Unipol, che hanno affrontato rispettivamente i temi del credito, dei bandi e dei contributi, e quelli del welfare aziendale, della valorizzazione delle persone e della tutela dell'impresa. Successivamente, il confronto facilitato dai professionisti di Atteggiamento Digitale ha consentito ai partecipanti di lavorare direttamente sulle principali criticità che gli imprenditori affrontano nella gestione quotidiana delle proprie attività.
Dai lavori sono emersi temi molto concreti, tra cui la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata, la gestione del tempo e dell'organizzazione interna, il rapporto con i clienti, la ricerca di collaboratori e manodopera qualificata, il peso della burocrazia, l'incertezza economica e le difficoltà di accesso alla liquidità necessaria per sostenere investimenti e crescita.
Accanto alle criticità, i partecipanti hanno individuato anche gli elementi sui quali costruire il percorso del nuovo gruppo: formazione mirata, capacità di fare rete, pianificazione, creatività, leadership, ascolto, empatia e una maggiore consapevolezza nella gestione dell'impresa. Un lavoro che consentirà a CNA Macerata di sviluppare nei prossimi mesi iniziative, servizi e momenti di confronto partendo dalle reali esigenze espresse dai giovani imprenditori.
Al termine dell'assemblea è stato eletto Filippo Salerno, imprenditore del settore costruzioni, come presidente dei Giovani Imprenditori CNA Macerata. A lui il compito di coordinare il percorso appena avviato e rappresentare le istanze delle nuove generazioni all'interno dell'associazione.
«È stata un'ottima iniziativa e sono convinto che riusciremo a creare un bel team – ha dichiarato il neo presidente Filippo Salerno –. Abbiamo trovato una CNA disponibile ad ascoltarci e per noi questo è molto stimolante, perché significa poter portare idee, esigenze e proposte dentro un'associazione che vuole costruire insieme a noi un percorso vero».
Il neo presidente ha poi indicato le priorità sulle quali il gruppo inizierà a lavorare.
«Nel corso del pomeriggio – ha aggiunto Salerno – sono stati affrontati molti temi sentiti dai giovani imprenditori e abbiamo ragionato su ciò di cui abbiamo bisogno per crescere. Accesso al credito, manodopera e formazione sono alcuni dei punti più delicati emersi dal confronto: saranno anche i primi fronti sui quali lavoreremo come gruppo».
L'Università di Macerata ha pubblicato due bandi per il conferimento di incarichi professionali destinati a rafforzare i servizi di inclusione per gli studenti e le attività di comunicazione legate ai progetti di innovazione didattica.
Il primo avviso riguarda la selezione di un massimo di 15 figure per attività di supporto accademico e mediazione rivolte a studentesse e studenti con disabilità o con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Gli incaricati affiancheranno gli studenti nello studio, nella preparazione degli esami e della prova finale, nei tirocini e nei rapporti con docenti e strutture universitarie.
La selezione avverrà per titoli e colloquio. Possono candidarsi persone con una formazione specifica in ambito pedagogico, educativo o nel sostegno didattico e con esperienza nel settore. Le domande dovranno essere presentate entro le ore 14 del 19 agosto.
Il secondo bando è invece finalizzato all'individuazione di un'esperta o un esperto in comunicazione multimediale per il progetto "MEraviglIA – Metodologie didattiche inclusive e intelligenza artificiale", finanziato nell'ambito del Programma regionale Marche del Fondo sociale europeo Plus 2021-2027.
La figura selezionata si occuperà della progettazione e realizzazione di contenuti audiovisivi e podcast, dell'attuazione del piano di comunicazione, del coordinamento di eventi divulgativi e della promozione dei risultati del progetto attraverso i canali digitali.
Per partecipare è richiesto un titolo accademico di secondo livello, esperienza nella comunicazione di progetti innovativi e la presentazione di un portfolio professionale. Le candidature dovranno essere inviate entro il 26 agosto.
I bandi completi, con i requisiti richiesti e le modalità di presentazione delle domande, sono disponibili nella sezione "Ateneo – Bandi e concorsi – Collaborazioni esterne" del sito dell'Università di Macerata.
L'Università di Camerino festeggia undici nuove specializzande e specializzandi che hanno conseguito il titolo di specialisti in farmacia ospedaliera durante la seduta di diploma svoltasi al Polo Sant’Agostino. Un traguardo fondamentale che consente l'accesso diretto alla dirigenza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), figura strategica per la gestione economica, clinica e organizzativa delle strutture sanitarie.
A guidare il percorso di studi è la scuola diretta dal professor Carlo Cifani, che ha evidenziato l'elevato profilo formativo e la forte selettività dell'accesso: "La scuola provvede alla formazione dei laureati in farmacia o chimica e tecnologia farmaceutiche (CTF) attraverso l'approfondimento teorico e pratico finalizzato all'espletamento della professione nell'ambito delle strutture farmaceutiche ospedaliere e territoriali del Servizio Sanitario Nazionale e/o internazionale. Sono specifici ambiti di competenza la gestione dei medicinali e dei dispositivi medici, la produzione di medicinali anche a carattere sperimentale, l'informazione e la documentazione sul farmaco, la vigilanza sui prodotti sanitari, la vigilanza sull'esercizio farmaceutico. L’accesso alla scuola di specializzazione è molto competitivo e avviene tramite concorso: solitamente sono tra 100 e 120 i partecipanti per 12 posti".
L'offerta didattica si caratterizza per un'intensa attività sul campo, come rimarcato dal direttore della scuola di scienze del farmaco e dei prodotti della salute, professor Gianni Sagratini: "Un percorso formativo della durata di 4 anni che affianca alla didattica in presenza un totale di oltre 5.000 ore di tirocinio in strutture ospedaliere e territoriali della rete formativa dell’università. Le attività professionalizzanti sono incentrate su: farmaco e dispositivo-vigilanza, area gestionale e di governo clinico, gestione operativa, clinico-terapeutica ed economica, management, sperimentazione clinica, galenica clinica, terapie oncologiche e farmaceutica territoriale".
In un panorama sanitario che richiede sostenibilità economica e innovazione continua, l'Università di Camerino conferma la volontà di investire nella crescita di figure manageriali e tecnico-scientifiche avanzate.
A ribadirlo è la pro rettrice alla didattica, professoressa Giulia Bonacucina: "L’Università di Camerino ha investito molto su questa figura professionale, garantendo un percorso formativo potenzialmente completo a partire dai corsi di laurea di Farmacia e CTF, per proseguire con la scuola di specializzazione ed infine con diversi master di II livello per integrare le competenze tecnico-scientifiche con capacità manageriali, necessarie per affrontare efficacemente le sfide emergenti del SSN: innovazione ed evoluzione dei percorsi di cura, delle tecnologie e dei ruoli organizzativi e di governance".
Presentata alla Camera dei Deputati la settima edizione del Ginesio Fest, in programma dal 25 al 30 agosto 2026 a San Ginesio, uno degli appuntamenti culturali più significativi dell'estate marchigiana. Un'edizione che segna un passaggio storico per la manifestazione, con il Premio San Ginesio "All'Arte dell'Attore" che assume ufficialmente il nome di Premio Remo Girone "All'Arte dell'Attore", in omaggio all'attore che ne fu ideatore e punto di riferimento fin dalla nascita del festival.
Nel corso della conferenza stampa romana sono stati annunciati anche i primi vincitori del nuovo riconoscimento: Maria Paiato e Valerio Binasco, due protagonisti assoluti della scena teatrale italiana contemporanea, scelti per rappresentare il valore artistico e umano che il premio intende celebrare.
Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, la senatrice Elena Leonardi, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco, il direttore artistico Leonardo Lidi, il presidente della giuria Alessio Boni e la fondatrice del festival Isabella Parrucci.
Il cambio di denominazione rappresenta un tributo alla figura di Remo Girone, che ha contribuito a costruire l'identità del festival trasmettendo una visione del mestiere dell'attore fondata su rigore, responsabilità, studio e autenticità.
La nuova giuria sarà presieduta da Alessio Boni e composta da Lino Musella, Iaia Forte, Manuela Mandracchia, Rodolfo Di Giammarco, Francesca Merloni e Giampiero Solari.
La cerimonia di consegna del premio aprirà ufficialmente il festival il 25 agosto e sarà condotta da Rebecca Liberati e Christian La Rosa.
Per il quinto anno consecutivo la direzione artistica è affidata a Leonardo Lidi, che ha scelto come filo conduttore della manifestazione il tema "Illusioni".
Un concetto che invita a riflettere sul ruolo del teatro come spazio capace di immaginare il futuro, creare comunità e alimentare nuove possibilità attraverso l'arte.
Lidi ha sottolineato come il Ginesio Fest sia diventato negli anni un luogo di incontro tra grandi maestri e nuove generazioni, offrendo opportunità concrete ai giovani artisti e trasformando San Ginesio in un punto di riferimento nazionale per il teatro contemporaneo.
Nel corso degli interventi è stato ribadito il valore culturale e sociale del festival, considerato un modello di rilancio delle aree interne colpite dal sisma.
Il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone ha definito il Ginesio Fest un esempio virtuoso di integrazione tra spettacolo dal vivo, valorizzazione del patrimonio e sviluppo dei territori.
Sulla stessa linea il sottosegretario regionale Silvia Luconi, che ha evidenziato come il festival rappresenti uno strumento di crescita culturale e promozione delle Marche.
Il sindaco Giuliano Ciabocco ha invece ricordato il percorso iniziato dopo il sisma del 2016, sottolineando come il festival sia diventato uno degli elementi identitari di San Ginesio e parte integrante del cosiddetto "piano della bellezza", capace di accompagnare la ricostruzione attraverso la cultura.
Alessio Boni, presidente della giuria, ha ricordato la figura di Remo Girone definendolo «un maestro capace di scomparire dietro il personaggio, facendo emergere soltanto la verità della scena». Boni ha spiegato di aver accettato con convinzione questo incarico perché il Ginesio Fest rappresenta «un progetto autentico, costruito con qualità, ricerca e onestà», sottolineando inoltre come il teatro sia oggi uno dei pochi luoghi in cui la finzione riesce ancora a raccontare una profonda verità umana.a le novità illustrate durante la conferenza anche il progetto TETA – Teatro e Tavola, sostenuto con 3,5 milioni di euro attraverso il programma Next Appennino.
L'iniziativa, che sarà completata entro il 2028, unirà teatro ed eccellenze enogastronomiche in un nuovo spazio dedicato sia alla valorizzazione del territorio sia all'accoglienza di artisti e compagnie teatrali.
La fondatrice Isabella Parrucci ha inoltre ricordato come il Ginesio Fest sia stato riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i progetti triennali del Fondo nazionale, ottenendo il punteggio più alto nella propria categoria.
Dal 25 al 30 agosto, il pubblico potrà assistere a un programma che alterna prime nazionali, anteprime, spettacoli, laboratori e residenze artistiche.
Tra i protagonisti figurano Antonio Latella, Babilonia Teatri, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Giulia Scotti, Marco Coscucci, Gruppo Uror, Francesco Marilungo, Riccardo Micheletti, Davide Calvaresi, Nicolò Tomassini e lo stesso Leonardo Lidi, che firmerà la regia della prima nazionale de "Il taccuino di Trigorin" di Tennessee Williams.
Il festival si conferma così uno degli appuntamenti culturali più importanti dell'estate marchigiana, capace di coniugare qualità artistica, valorizzazione del territorio e sostegno alle nuove generazioni, trasformando ancora una volta San Ginesio nel cuore pulsante del teatro contemporaneo.
Dopo essere tornato fruibile da cittadini, escursionisti e visitatori, uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico e paesaggistico del territorio settempedano, l' antico castello di Pitino, apre le sue porte per essere ammirato.
Il complesso monumentale situato a circa 11 chilometri dal centro storico e a 660 metri di altitudine, offrirà uno sguardo privilegiato su un paesaggio mozzafiato e su una storia millenaria per tutta l’estate con i seguenti orari di apertura: dal lunedì al giovedì dalle ore 8:00 alle 21:00, dal venerdì alla domenica dalle ore 8:00 alle 24:00.
Al momento l'accesso è consentito a tutta l'area esterna e panoramica del complesso, mentre restano momentaneamente esclusi dalle visite gli interni delle chiese e degli altri locali chiusi, in attesa del completamento di alcune piccole opere di rifinitura. Per valorizzare al meglio questo straordinario scenario, vengono periodicamente organizzate visite guidate condotte da esperti del territorio.
Proprio nei giorni scorsi si è tenuto un affascinante appuntamento in notturna che ha visto un'ampia e partecipata adesione: a guidare i visitatori tra le mura e le suggestioni sotto le stelle è stata la guida abilitata della Regione Marche Paola Pistoni.
L' amministrazione comunale continuerà a promuovere iniziative per far conoscere sempre di più questo prezioso scrigno di storia e bellezza.
Il sito su cui sorge il castello vanta radici antichissime: esso sorge, infatti, su uno dei più importanti insediamenti piceni dell' entroterra maceratese che ha conosciuto una vita ininterrotta dal VII al V secolo a.C., come testimoniato dalle tre necropoli di Monte Penna, Frustellano e Ponte di Pitino, oltre che dai reperti risalenti al Paleolitico riemersi durante gli scavi del Novecento.
Secondo alcune fonti storiche, la prima fondazione medievale si deve al nobile settempedano Marco Petilio nel XII secolo. Il castello vero e proprio fu edificato nel XIII secolo in una posizione altamente strategica per il controllo dell'alta valle del Potenza. Proprio per questo motivo, nel corso dei secoli fu al centro di accese e lunghissime controversie armate tra i Comuni di San Severino Marche, Treia, Cingoli, Tolentino e Camerino.
Nel 1239 fu l'imperatore Federico II di Svevia a cederlo al Comune di San Severino, che ne mantenne il controllo anche in epoca pontificia. Tra le sue pagine belliche più celebri si ricorda l' ultimo assedio dell' estate del 1426 da parte delle truppe pontificie contro la signoria degli Smeducci. Dichiarato di notevole interesse storico-artistico e sottoposto a vincolo nel 1974, il complesso è stato acquistato dal Comune di San Severino Marche il 7 gennaio 1988 per avviarne la definitiva tutela e valorizzazione.
È stata inaugurata ieri la rinnovata piazza Unità d'Italia, uno degli spazi più rappresentativi di Montecassiano. Alla presenza di cittadini, autorità, associazioni e rappresentanti istituzionali, l'Amministrazione comunale ha restituito ufficialmente alla comunità una piazza completamente riqualificata, destinata a diventare ancora di più luogo di incontro, socialità e valorizzazione del centro storico.Nel corso della cerimonia, la sindaca ha sottolineato il significato dell'intervento, evidenziando come la riqualificazione non rappresenti soltanto un'opera pubblica, ma un investimento concreto nella qualità della vita dei cittadini, nella tutela del patrimonio storico e nello sviluppo del borgo.L'intervento ha interessato il completo rifacimento della pavimentazione e dei sottoservizi, migliorando sicurezza, funzionalità e decoro urbano. La piazza era stata riaperta al transito lo scorso 20 luglio, per consentire ai cittadini e alle attività commerciali di tornare a vivere il centro storico, mentre l'allestimento dell'arredo urbano sarà completato nei prossimi mesi con nuove sedute e una rastrelliera per biciclette. Una scelta improntata alla sostenibilità, che valorizza anche gli elementi già esistenti, come le fioriere installate nel 2018.
L'opera è stata realizzata grazie al finanziamento ottenuto attraverso il Bando Regionale "Borghi Accoglienti", nell'ambito del progetto condiviso con i Comuni di Montefano e Montelupone. Il programma comprende inoltre il miglioramento della funzionalità della Taverna San Michele, il potenziamento dell'offerta ricettiva attraverso la collaborazione con la struttura "La Dimora del Borgo" e azioni di promozione turistica del territorio.Durante l'inaugurazione è stato inoltre fatto il punto sui principali interventi che interesseranno nei prossimi mesi il centro storico. Da lunedì 3 prenderanno il via i lavori per il recupero dell'ex Casa Montemarani, destinata a diventare il nuovo archivio comunale grazie a un finanziamento di circa 800 mila euro dell'Ufficio Speciale per la Ricostruzione. Entro settembre saranno completati gli adempimenti necessari per il progetto del Cineteatro, mentre prosegue anche l'iter progettuale per il recupero di Palazzo dei Priori. Nel mese di ottobre inizieranno infine i lavori di ripristino di Via del Comune, finanziati con risorse comunali per un importo di 70 mila euro.Nel suo intervento, la sindaca ha ricordato come le opere pubbliche rappresentino una visione di lungo periodo e ha ribadito l'impegno dell'Amministrazione nel proseguire il percorso di valorizzazione del borgo, investendo su spazi pubblici, cultura, servizi e qualità della vita.Particolarmente significativo il richiamo al valore simbolico della piazza e del suo nome: piazza Unità d'Italia, luogo che richiama il senso di appartenenza e la capacità di una comunità di lavorare insieme per il bene comune.
L'Amministrazione comunale ha infine rivolto un sentito ringraziamento agli uffici comunali, agli operai, alle imprese esecutrici Paoli Martorelli Mauro & C. S.n.c. e Astea, al progettista e direttore dei lavori arch. Fabrizio Fortuna, ad Archeolab Società Cooperativa, alle Forze dell'Ordine, alle associazioni cittadine, agli Sbandieratori e Tamburini, alla Pro Loco, al Fotoclub, al Vivaio Ciucciovè e a tutti i cittadini e alle attività economiche che hanno affrontato con collaborazione i disagi del cantiere.
Il boato esploso alla lettura della classifica finale ha consegnato a Barchetta la vittoria dei Giochi tra Contrade 2026. Si è chiusa così ieri, sabato 1° agosto, una settimana che ha animato Monte San Martino con 20 prove, oltre 160 concorrenti dagli 8 anni agli ultrasettantenni e un pubblico numerosissimo.
Per giorni il paese si è riempito di colori, bandiere, cori e sfottò. C’è stato chi ha gareggiato, chi ha organizzato, chi ha preparato divise e striscioni, chi ha sistemato gli spazi e chi ha sostenuto la propria contrada. Si è gioito, protestato, “gufato” e ci si è presi amichevolmente in giro, in un clima di appassionata partecipazione.
Ideati nel 2010, i Giochi raccolgono e trasformano l’eredità del Palio delle Grazie, nato come gara podistica a staffetta. Nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta per prove, partecipanti e significati, fino a diventare uno dei momenti più identitari per la comunità di Monte San Martino.
Barchetta si è imposta con 2.360 punti, davanti a San Venanzo (2.290), Paese (2.080) e Molino (1.850). Appena 70 punti hanno separato le prime due contrade, al termine di un confronto rimasto aperto fino all’ultimo.
Barchetta era la "vecchietta" della manifestazione, come vengono scherzosamente definite le contrade che non conquistano il trofeo da più tempo. Dopo anni di attesa ha sottratto il titolo a San Venanzo, vincitore della precedente edizione, conquistando la seconda stella della propria storia.
Le capitane Valentina e Camilla Senzacqua hanno lavorato per settimane al coinvolgimento dei partecipanti, alla composizione delle squadre e alle strategie.
«Dopo tanti anni avevamo davvero fame di vincere il trofeo – racconta Valentina –. Nelle prime edizioni siamo stati spesso considerati la contrada Cenerentola, ma negli ultimi anni è cresciuto un gruppo molto unito, capace di fare squadra e sostenersi. Questo è stato il segreto della vittoria. Sollevare finalmente la coppa è stata una gioia enorme, che ci ha ripagato dei tanti sacrifici».
I Giochi hanno unito agonismo e divertimento attraverso prove originali e inclusive, pensate o riadattate alla realtà locale e capaci di valorizzare gli spazi, le abitudini, il linguaggio e la memoria del paese.
Il campetto di calcetto si è trasformato nello stadio del Calcio balilla umano, la piazza principale ha ospitato una gimcana con la balla di fieno e l’ex campo di bocce è diventato l’arena della "Staffetta del cippo". Qui gli atleti si sono passati un testimone in legno di dieci chili, per poi lanciarlo con un gesto simile a quello del getto del peso.
In "Uomini di casa", squadre maschili si sono misurate nel rifare i letti e piegare i panni. Nella tradizionale "Staffetta della vergara", invece, le concorrenti hanno preparato la passata di pomodoro, steso la pannella e montato la chiara dell’uovo.
Alcune prove potevano essere comprese pienamente soltanto da chi conosce le tradizioni locali. È il caso di "Zippaculu", nel quale ragazze e ragazzi portavano sulla schiena un bastone, "zippu", cercando con i propri movimenti di far cadere un bicchiere posto alla sua estremità.
Anche i quiz hanno parlato la lingua e raccontato i luoghi del paese. In "Zzecca la parola" e nella "Ruota della fortuna" sono comparsi modi di dire e frasi familiari alla comunità, come: «Sulla curva de Scopa devi scalare la marcia».
A chiudere idealmente il programma è stata la tradizionale gara di briscola, trasformata nella "maratona olimpica" dei Giochi tra contrade e trasmessa in diretta su un maxi schermo.
Persone di ogni età e storia hanno trovato il proprio posto nelle squadre: il prete ha gareggiato in bicicletta, il macellaio nella prova della pastasciutta e il sindaco si è cimentato nel dodgeball.
Insieme a loro uomini e donne, bambini, giovani e anziani, residenti, figli e nipoti di famiglie emigrate, compagni e fidanzate provenienti da altri paesi e "arruolati" per l’occasione.
La regola che impediva a ogni concorrente di partecipare a più di un gioco ha spinto le contrade a coinvolgere il maggior numero possibile di persone. In un piccolo centro alle prese con lo spopolamento, schierare oltre 160 partecipanti rappresenta una sfida vinta e un modo per far sentire parte del paese anche chi vive altrove o vi ritorna soltanto durante l’estate.
Fondamentale il lavoro dei giovani organizzatori, che per settimane hanno preparato le prove, coordinato le squadre e predisposto gli spazi, rinunciando persino a gareggiare per le rispettive contrade.
Tra loro Lucia Regoli, che al termine delle giornate non nasconde la fatica, ma soprattutto la soddisfazione: «Vedere il paese così pieno di persone è stata una grandissima emozione. Tutti sono stati protagonisti, anche se con ruoli diversi. La soddisfazione più grande è stata vedere tante persone fare qualcosa per la riuscita della manifestazione e sentirsi parte dello stesso momento».
Il pubblico ha apprezzato anche la cura dei dettagli: divise, bandiere, striscioni, apparecchiature tecniche e supporti tecnologici hanno reso ogni gara più coinvolgente. Determinante anche il sostegno della Pro Loco, che ha messo a disposizione attrezzature e materiali.
«Vedi tutti che fanno qualcosa» è stata l’esclamazione raccolta tra gli spettatori che meglio restituisce il clima vissuto nei giorni delle gare.
La vittoria sportiva è andata a Barchetta, ma il successo più grande è stato quello dell’intero paese. Monte San Martino ha saputo trasformare una competizione in un’occasione di incontro, la tradizione in partecipazione e il desiderio di vincere in un sentimento capace di unire generazioni, famiglie e contrade.
Riposte le bandiere e conclusi i festeggiamenti, restano l’eco della piazza piena, le risate, la fatica condivisa, l’urlo dei vincitori e la consapevolezza che un intero paese ha corso, giocato e gioito come una sola comunità.
(Articolo di Leonardo Virgili)
Una serata di emozioni, affetto e gratitudine per don Gianni Compagnucci, parroco della comunità di San Catervo a Tolentino, che nei giorni scorsi ha festeggiato il traguardo dei sessant'anni con una sorpresa organizzata dai suoi parrocchiani.
La festa è stata preparata in occasione della celebrazione della messa nella chiesa di San Catervo, dove la comunità ha voluto rivolgere al sacerdote i propri auguri. La funzione religiosa è stata celebrata da don Gianni insieme a don Ariel Veloz, al priore della Basilica di San Nicola, padre Massimo Giustozzo, e a padre Gabriele Pedicino.
Al termine della celebrazione, il parroco pensava di trascorrere il compleanno in famiglia, ma ad attenderlo c'era una sorpresa organizzata nei minimi dettagli. Una volta entrato nel locale scelto per i festeggiamenti, don Gianni si è trovato davanti decine di parrocchiani pronti ad accoglierlo con entusiasmo e affetto.
Alla serata hanno partecipato anche rappresentanti dell'amministrazione comunale di Tolentino, tra cui il sindaco Mauro Sclavi, il presidente del Consiglio comunale Alessandro Massi, l'assessore Benedetta Lancioni e i consiglieri comunali Monia Prioretti e Silvia Tatò. Presenti anche l'ex sindaco Giuseppe Pezzanesi, i sacerdoti della città e don Fabio Moretti, compagno di seminario di don Gianni.
Un momento di condivisione che ha riunito fedeli, amici e istituzioni cittadine, testimonianza del forte legame costruito negli anni dal parroco con la comunità di San Catervo.
La serata si è conclusa con il tradizionale taglio della torta e il brindisi per i sessant'anni di don Gianni Compagnucci, accompagnato dagli auguri per il suo servizio pastorale e per il cammino portato avanti alla guida della parrocchia.
Un ritorno carico di emozione, memoria e significato. A oltre cinquant'anni dall'acquisto del Castello di Pitino, il dottor Pacifico Fattobene, storico, scrittore e tra i più autorevoli custodi della memoria settempedana, è tornato a visitare l'antico fortilizio dopo il completamento dei lavori di restauro che lo hanno restituito al suo antico splendore.
Classe 1938, Fattobene è considerato da tutti l'ultimo residente del maniero. Nel marzo del 1970 fu proprio lui a sottoscrivere l'atto di compravendita del castello, un momento destinato a entrare nella storia locale. Nella giornata di ieri, dopo il lungo intervento di recupero promosso dall'Amministrazione comunale, ha potuto rivedere quei luoghi ai quali ha dedicato una parte importante della propria vita.
Ad accompagnarlo nella visita sono stati il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, il nipote Nunzio, il coordinatore della Casa di riposo "Lazzarelli", Mauro Marcantonelli, dove Fattobene risiede attualmente, e il presidente del Consiglio comunale, Sandro Granata.
Per lo storico settempedano è stata una visita dal forte valore simbolico. Camminare nuovamente tra le mura del castello restaurato ha rappresentato non solo un momento personale di intensa commozione, ma anche un tributo alla storia e all'identità della città.
Studioso instancabile e autore di numerose pubblicazioni dedicate al territorio, Fattobene ha dedicato l'intera esistenza alla ricerca d'archivio e alla valorizzazione della memoria locale. Dai suoi studi sulla Resistenza e sulla figura di Enrico Mattei fino alle ricerche sulle ultime lettere di Giacomo Leopardi, il suo lavoro ha contribuito a preservare e tramandare il patrimonio storico e culturale della comunità settempedana.
La sua figura è legata anche a numerose curiosità biografiche. Negli anni della formazione frequentò il seminario insieme al futuro cardinale Edoardo Menichelli e a don Giuseppe Branchesi. È inoltre cugino di primo grado del cantautore Renato Zero, che in passato avrebbe manifestato il desiderio di contribuire personalmente al recupero del Castello di Pitino.
La visita è arrivata poche settimane dopo la riapertura ufficiale del complesso monumentale, inaugurato il 4 luglio scorso alla presenza del Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. Il progetto di recupero, che ha interessato il castello, la chiesa di Santa Maria della Pietà e quella di Sant'Antonio Abate, è stato realizzato grazie a un investimento superiore a 1,7 milioni di euro nell'ambito del Piano Nazionale Complementare al Pnrr.
«È stato un momento di straordinaria intensità emotiva e umana poter accompagnare il dottor Pacifico Fattobene tra le mura rinate del Castello di Pitino – ha dichiarato il sindaco Rosa Piermattei –. A lui dobbiamo una gratitudine profonda per la passione e la dedizione con cui, in tutti questi anni, ha custodito la memoria di questo luogo simbolo della nostra città. Vedere la sua emozione davanti al castello restituito alla comunità è stata la testimonianza più autentica del valore di questo intervento. La sua presenza rappresenta il ponte ideale tra la storia che abbiamo ereditato e il futuro che vogliamo costruire per questo straordinario patrimonio».
Ci sono quei primi incontri che, dietro un “piacere di conoscerti”, nascondono la sensazione di un “ritrovarsi”. Uno sguardo, una stretta di mano, due parole e dentro di noi si accende una sensazione di familiarità: un vero déjà-vu dell’anima. Sentiamo subito di poterci fidare, anche se non conosciamo nulla dell’altro.
Crediamo di dover misurare e spiegare tutto con la logica, eppure la vita ci ricorda che la natura umana abita anche dimensioni più sottili. Quel senso di riconoscimento non è un’illusione, ma è la nostra parte più profonda che comunica con noi. La psicologia analitica e la filosofia confermano che, quando incontriamo qualcuno, la nostra mente razionale arriva dopo.
È invece l'inconscio a recepire valori, fragilità e stati emotivi dell'altro, restituendoli sotto forma di intuizione, con quell'inspiegabile fiducia a prima vista.
Carl Gustav Jung ci insegna che l’inconscio vede prima degli occhi. Nella sua opera “Gli archetipi e l'inconscio collettivo”, lo psicoanalista svizzero ha spiegato come la nostra psiche custodisca una galleria di forme primordiali, immagini interiori ed esperienze accumulate non solo durante la nostra vita, ma ereditate dall'esperienza umana globale: gli archetipi.
In particolare, Jung sostiene che non abbiamo soltanto un inconscio personale, fatto di ricordi rimossi, ma anche un inconscio collettivo condiviso da tutti gli esseri umani. Un patrimonio psichico al cui interno si trovano gli archetipi, cioè immagini universali: la madre, l’eroe, l’ombra. Tutti questi orientano il nostro modo di percepire gli altri e il mondo.
Quando incontriamo una persona, l'inconscio lavora in una frazione di secondo. Prima ancora che il nostro cervello possa analizzare l'abito o le parole dell'altro, la psiche ha già decodificato il suo sguardo, la sua postura, la sua energia emotiva e la sua risonanza interiore.
Se i tratti della personalità dell’altro coincidono con un archetipo che portiamo dentro, l'inconscio "riconosce" nell'altro un pezzo del proprio mondo interiore, facendoci sentire al sicuro al di là di ogni ragionamento logico.
Gli altri diventano così specchi che riflettono le nostre paure e i nostri desideri più intimi. E quando una persona ci appare d'un tratto familiare, in realtà stiamo ritrovando una parte di noi stessi.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa al risarcimento danni per fatti accorsi durante il viaggio o vacanza.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana alla domanda posta da una lettrice di Civitanova Marche che chiede: “Sono responsabili l’agenzia viaggi e il tour operator se dopo aver acquistato un pacchetto vacanza “tutto compreso” scoppia un caso gastroenterite tra i turisti del villaggio?”
Il caso di specie ci offre l’occasione di far chiarezza su una questione estremamente attuale, sulla quale ha avuto modo di pronunciarsi la Suprema Corte, riguardo una vicenda in cui una famiglia aveva acquistato un pacchetto turistico “all inclusive” per il soggiorno in un villaggio turistico, ma dopo due giorni dall'arrivo, prima un figlio, poi l'altro e infine la moglie venivano colpiti da gastroenterite e ricoverati nell'ospedale locale; rimane accertato che anche altri ospiti del medesimo villaggio erano stati ricoverati per i medesimi disturbi intestinali, causati da cibi o bevande consumati nel villaggio.ù
A tal proposito risulta utile precisare che il contratto di viaggio vacanza "tutto compreso" si distingue dal contratto di intermediazione di viaggio di cui alla Convenzione di Bruxelles del 1970 (resa esecutiva in Italia con l. n. 1084/1977), in quanto spicca la finalità turistica, che ne permea e connota la causa concreta ( Cassazione civile sez. III, 02/03/2012, n.3256 ; Cassazione civile sez. III, 24/04/2008, n.10651).
Il contratto di viaggio tutto compreso (pacchetto turistico o package) è diretto a realizzare l'interesse del turista-consumatore al compimento di un viaggio con finalità turistica o a scopo di piacere, sicché tutte le attività e i servizi strumentali alla realizzazione dello scopo vacanziero sono essenziali e qualificano la causa e il contratto stesso. Quindi l'organizzatore e il venditore devono operare con la diligenza professionale qualificata dalla specifica attività esercitata, per soddisfare l'interesse creditorio dell'acquirente il pacchetto.
Così si evidenzia la differenza dal contratto di organizzazione o di intermediazione di viaggio, in base al quale un operatore turistico professionale si obbliga verso corrispettivo a procurare uno o più servizi di base (trasporto, albergo, etc.) per l'effettuazione di un viaggio o di un soggiorno.
Rispetto a quest'ultimo, le prestazioni ed i servizi si profilano come separati e vengono in rilievo diversi tipi di rapporto, prevalendo gli aspetti dell'organizzazione e dell'intermediazione con applicazione in particolare della disciplina del trasporto ovvero - in difetto di diretta assunzione da parte dell'organizzatore dell'obbligo di trasporto del cliente - del mandato senza rappresentanza o dell'appalto di servizi.
Nel contratto di viaggio vacanza tutto compreso, invece, la pluralità di servizi ed accessori connota proprio la finalità turistica del contratto nella loro unitarietà funzionale. Si tratta di un'obbligazione di risultato nell'ambito del rischio di impresa (e nel rischio connaturato nell'avvalersi di terzi) nei confronti dell'acquirente e, pertanto, sussiste la responsabilità solidale (Cass. Civ., Sez. III, Ord. n. 1417/2023).
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice ed in linea con la più autorevole giurisprudenza di merito e di legittimità si può affermare che: “Il tour operator risponde dell'inadempimento del contratto di vendita di pacchetto turistico - con conseguente obbligo di risarcire i danni al turista a causa di disservizi o carenze nelle prestazioni promesse e poi concretamente fornite -, sia quando l'inadempimento sia imputabile direttamente al proprio operato o al fatto dei propri ausiliari, sia quando ascrivibile a terzi fornitori di servizi inclusi nel pacchetto turistico dei quali il tour operator si è servito per l'esecuzione dell'obbligazione (Trib. Torino, Sez. III, sentenza n. 3882/2022).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.